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CineCult - Intervista a Luigi Cozzi - Anatomia di un film: "Paganini Horror"

Pubblicato il 22 novembre 2018 da Carlo Dutto


CineCult - Intervista a Luigi Cozzi - Anatomia di un film: "Paganini Horror"

Luigi Cozzi, o Lewis Coates - secondo il nome d’arte utilizzato in passato - mi accoglie nel suo negozio, Profondo Rosso, in via dei Gracchi 260, nel quartiere Prati di Roma, con gentilezza e disponibilità. Amico stretto di Dario Argento, che il negozio lo ha aperto nel 1989 e che qui incontra ogni anno orde di fan durante la notte di Halloween e per cui è stato aiuto regista (Due occhi diabolici del 1990 e La sindrome di Stendhal del 1996), Luigi Cozzi è un vero regista culto, osannato in tutto il mondo per i suoi film di fantascienza e horror, i cui bluray sono ben allineati nel bancone del negozio.

Un luogo magico e simpaticamente spettrale, pieno zeppo di maschere di ogni tipo, oggetti e locandine, che mettono alla prova il più cinefilo dei nerd amanti del genere. Ma anche libri, editi dalla casa editrice di Cozzi stesso, Profondo Rosso Edizioni, che raccontano, nello stile della monografia, film specifici e aspetti del cinema horror e di fantascienza che vale sempre la pena approfondire. Sotto il pavimento, le segrete stanze con il piccolo museo degli orrori, una camminata amarcord tra scenografie e memorabilia dai film di Argento, Michele Soavi e Lamberto Bava, insomma qualche passo nel delirio che non fa mai male. Tralasciando la science fiction, genere da Cozzi preferito, e ricordando i fasti di film come Starcrash e Contamination, ma anche l’assoluto cult Hercules, 1983, vincitore di due mitici Razzie Awards, ci soffermiamo su un film che ha fatto epoca, Paganini Horror , datato 1989, un film un po’ fuori dagli stilemi del regista, che racconta di un gruppo musicale che si chiude in una casa abbandonata per girare un videoclip da uno spartito inedito e maledetto di Paganini, acquistato dal batterista direttamente dal Diavolo in persona. Il cast comprende mister Donald Pleasence, Daria Nicolodi, Pascal Persiano, Jasmine Maimone, Maria Cristina Mastrangeli, Pietro Genuardi, Luana Ravegnini, Giada Cozzi ed Elena Pompei.

Segnalo inoltre, che l’ultima fatica del regista nativo di Busto Arsizio, I Piccoli maghi di Oz, che annovera nel cast anche la ’paganinahorror’ Maria Cristina Mastrangeli, sarà proiettato al Fantafestival di Roma al Cinema Savoy il prossimo 6 dicembre alle ore 20:30, alla presenza, naturalmente, di Lewis Coates!

1) Anno 1989, esce in sala Paganini Horror. Luigi Cozzi, cosa ricordi della preparazione del film?

Paganini Horror è stato concepito e scritto da me intorno al 1985, sceneggiato poi con la collaborazione dell’attrice Daria Nicolodi. Il copione piacque a diverse società, che lo opzionarono nel corso degli anni, senza che nessuna riuscisse però a realizzare il progetto. All’inizio del 1988 il copione finì nelle mani del produttore Fabrizio De Angelis, che si decise finalmente a realizzarlo con la sua Fulvia Film. Nel frattempo avevo leggermente modificato il copione originale, prima con l’aiuto di Raimondo Del Balzo e poi di Dardano Sacchetti. La lavorazione effettiva è iniziata più o meno nel maggio del 1988, se ricordo bene...tre settimane di riprese a Roma e tre o quattro giorni a Venezia. E pensare che doveva essere inizialmente girato in Colombia!

2)Per quanto riguarda il cast, come hai effettuato le scelte, attraverso casting o già avevi in mente attori e personaggi? Come hai fatto a scritturare un attore come Donald Pleasance e cosa ricordi di lui sul set?

L’unica attrice alla quale avevo pensato fin dagli albori del progetto era, ovviamente, Daria Nicolodi, che mi aveva aiutato a stendere i dialoghi definitivi. La protagonista femminile, Jasmine Maimone, l’ho scelta perchè aveva un viso particolare, che mi aveva colpito quando in precedenza l’avevo impiegata in un mio mini-telefilm, imperniato proprio su Paganini, girato per la serie Turno di notte che ho diretto per Dario Argento. Tutti gli altri interpreti li ho scelti facendo un casting normale...tranne Donald Pleasance, che proposi a De Angelis per il ruolo del Diavolo, in quanto sapevo che aveva già girato dei film per quel produttore. E, infatti, riuscii ad averlo senza problemi, in più viveva a Cannes e quindi costava meno il viaggio piuttosto che dagli USA e aveva un cachet più ragionevole di altri grandi attori come lui.

3)Paganini Horror è stato pensato fin dall’inizio anche per il mercato internazionale?

Paganini Horror è stato concepito essenzialmente per il mercato estero, dato che si sapeva che in Italia i film di quel tipo incassavano poco o niente, mentre sui mercati stranieri erano assai richiesti e apprezzati.

4)Nel film ci sono delle scene molto splatter che non si trovano spesso nei tuoi film, tu ami soprattutto il genere della fantascienza, o del fanta-horror....

Paganini Horror è un film di fantascienza sulle dimensioni parallele e sui paradossi temporali truccato da film horror, in quanto di science fiction nessun produttore italiano in quel periodo voleva sentire parlare. Per questo nella vicenda ho forzatamente dovuto inserire sia il Diavolo - anche se molto ironico - e alcune brevi sequenze sanguinarie, sul tipo di quelle che già avevo messo in un mio film precedente, Contamination. Ma, malgrado questo, Paganini Horror è - e rimane - un film del fantastique e non certo un gore o uno splatter, che sono generi che non mi appartengono.

5)Senza scadere nella facile sociologia, il tema del film tocca il rapporto con la società dello spettacolo e come chi la frequenti sia disposto a "vendere l’anima al diavolo" pur di avere successo. Un tema che hai sviluppato nel film anche attraverso i dialoghi, ce lo spieghi?

Sì, il film è effettivamente una parabola simbolica sulla tanta gente che lavora nel mondo dello spettacolo ma facendolo solo e soprattutto per mirare al successo e ai soldi, gente che è disposta a tutto e a qualunque compromesso o rinuncia artistica pur di affermarsi e "arrivare". Gente che purtroppo costituisce la maggioranza nell’ambiente...e non solo in quello artistico, purtroppo.

6) La locandina del film è una di quelle che non si dimenticano facilmente, opera di un Maestro del genere, Enzo Sciotti, ci racconti la storia di questo piccolo capolavoro?

La locandina del film è bellissima. Il poster lo commissionò a Enzo Sciotti uno dei primi produttori che presero in opzione il mio soggetto, Ugo Valenti - lo stesso per il quale avevo già girato Contamination - perchè allora i film nascevano facendo vedere solo il manifesto con allegate le due paginette del soggetto: se ai distributori il manifesto e il soggetto piacevano, si firmavano i contratti di vendita e la lavorazione del film partiva. L’idea alla base del manifesto comunque è mia: un Paganini-zombi che suona il violino, con una casa sinistra sullo sfondo. Per la casa diedi a Sciotti da vedere la copertina di un libro che avevo comprato in America sui poltergeist e i fantasmi, perchè vi era raffigurata proprio la foto di una casa che mi sembrava perfetta per ambientarvi una storia horror, e infatti Sciotti l’ha rifatta uguale-uguale per il suo poster...

7) Altra grande collaborazione, alle musiche, con il Maestro Vince Tempera, ci racconti come avete collaborato per Paganini Horror? La musica che suona Pascal Persiano al pianoforte, dallo spartito diabolico non sembra molto paganiniano...

Quando completai la sceneggiatura di Paganini Horror, la inviai al Maestro Vince Tempera, con il quale ero amico, e gli dissi che lui avrebbe fatto le musiche, pregandolo anche di trovarmi una cantante che sapesse anche recitare in inglese per il ruolo della protagonista. Lui me ne propose una che aveva sotto contratto, alla quale, per "metterla alla prova", io feci interpretare un ruolo nel mini-telefim che nel frattempo girai per RAI-2 - la serie di Giallo - Turno di notte, un ruolo che lei fece bene ma che però mi convinse che non era adatta a fare la protagonista di Paganini Horror; così, quando finalmente girai il film, le proposi di fare non più la parte principale ma quella minore di una delle altre due musiciste. Lei allora si risentì e rifiutò questo "declassamento" e così finì per non apparire per niente nel film, mentre Tempera è rimasto e ha creato un’ottima musica, così come anche di recente mi ha dato delle sue bellissime musiche per il mio ultimo film, I piccoli maghi di Oz.

8)Altro elemento preponderante del film, vero e proprio personaggio della vicenda, la "Casa del Sol", ci racconti tutto su questo edificio e su come avete girato all’interno? Le formule nella stanza della grande clessidra cosa sono?

La strana "Casa del Sol" nel film dovrebbe trovarsi a Venezia, ma in realtà è un edificio di Roma, situato molto vicino alla parte sud del Raccordo Anulare, tra Cinecittà e Ciampino. Era una costruzione singolare, vuota e abbandonata da molto tempo, che fino ad alcuni anni prima era un collegio retto da una comunità di suore, di proprietà del Vaticano. L’abbiamo chiesta in affitto per girare il film e ce l’hanno concessa senza problemi. Era davvero la location ideale, anche per via delle condizioni fatiscenti in cui si trovava. Al tempo stesso le sue notevoli dimensioni hanno reso facili e veloci tutte le riprese. Le formule nella stanza della grande clessidra hanno a che fare con la teoria sulla relatività del tempo di Albert Einstein, secondo la quale lo scorrere del tempo è relativo, come in effetti nel mio film si afferma che il tempo è come un cerchio dal quale non si può uscire perchè non ha mai fine e dove tutto si ripete...

9)Cosa caratterizzava gli horror italiani di fine anni Settanta e degli anni Ottanta? Perchè secondo te riscuotono ancora tanto successo, anche senza effetti speciali hollywoodiani?

L’horror italiano degli anni Settanta e Ottanta, grazie in particolare a Dario Argento e a Lucio Fulci, era sempre all’avanguardia e via via più estremo, essenzialmente visivo e a volte perfino astratto, oltre a essere costantemente alquanto innovativo dal punto di vista cinematografico. Poi però, all’inizio degli anni Novanta, il filone tutta quella creatività si è spenta perchè la televisione si è impossessata del mercato cinematografico e ha preso a dettare legge economicamente anche in fatto di produzione, obbligando gli autori a rinunciare a spingersi oltre e ad auto-censurarsi, se volevano continuare a lavorare nel settore.

10)L’incipit baroccheggiante del film, ce lo racconti in fase di sceneggiatura?

Per Paganini Horror, originariamente intendevo girare una parte dell’inizio come se il film fosse stato ambientato nel Settecento: la sposa del videoclip avrebbe dovuto arrivare alla casa su una carrozza a cavalli etc etc. Poi però, per motivi di budget, tutto questo non è stato più possibile e ho dovuto limitarmi solo a una breve sequenza iniziale vagamente barocca...

11) Girando il mondo in convention horror e di cinema di genere, ti capita di parlare con i fan del film? Cosa ti sottolineano nello specifico del film? Come vorrebbe e per cosa vorrebbe che fosse sempre ricordato?

Il film è stato accolto male dai fan dell’horror al tempo della sua uscita nei cinema, perchè si aspettavano che fosse un nuovo film "alla Fulci", mentre in realtà non lo era per niente. Poi, con gli anni, le nuove generazioni dei fruitori di questo film hanno cominciato a vederlo con la mente sgombra da tutti quegli stupidi preconcetti e l’hanno valutato per ciò che Paganini Horror è in realtà, ovvero un’opera del più puro fantastique che coniuga con sarcasmo e ironia l’horror classico o antico con le moderne teorie fantascientifiche sulla relatività del tempo, sui campi di forza e sui worm-holes dove, andando avanti, si può anche tornare indietro...e così molte persone l’hanno apprezzato e preso a considerarlo come un piccolo classico minore, con davvero numerosi estimatori all’estero e perfino qui in Italia che, giustamente, affermano oggi come Paganini Horror non sia un vero film dell’orrore, ma un film di fantasy o, meglio ancora, come io del resto ho sempre detto, del fantastique in generale.

12) E dopo il focus su Paganini Horror, tre domande che divagano... tuo film horror preferito?

Non ho assolutamente un unico film horror preferito, ma numerosi e mi piacciono tutti in egual misura, anche se tutti per differenti ragioni: si va da Shining a La Notte Del Demonio, da L’uomo Che Ingannò La Morte a L’esorcista, da Gli Invasati a La Notte Delle Streghe, da Occhi Senza Volto al Vampyr del 1932, da The Conjuring a Suspiria...e ancora molti altri, senza nessun preferito in assoluto.

13) Tra quelli che hai scritto o diretto, quale il tuo film preferito e perchè?

Anche qui, non ne ho uno preferito in assoluto, ma diversi e per differenti motivazioni, anche perchè appartengono quasi tutti a generi diversi. Per esempio, Dedicato a una stella è il mio miglior film come regia, Blood On Melies’ Moon il più personale e sentito, Starcrash il più difficile tecnicamente, ma sono più che soddisfatto anche di Contamination, dei due Hercules, di I Piccoli Maghi Di Oz, di Il Tunnel Sotto Il Mondo, Il Vicino Di Casa, L’assassino è Costretto A Uccidere Ancora,Paganini Horror e The Black Cat, tutti molto diversi l’uno dall’altro. Io, infatti, cerco sempre di fare un cinema differente, in tutti i sensi. E questo mi impedisce di avere un film preferito in assoluto. Diciamo che spero sempre che il migliore di tutti sia sempre il prossimo che farò: magari il docu-fiction storico che ho appena iniziato a girare, La Battaglia Di Roma...

14) Ci racconti nel dettaglio la scena di un tuo film che ricordi con piacere?

Di solito, quando giro uno dei miei numerosi film pieni di effetti speciali ottici, che quindi non sono visibili sul set quando effettuo le riprese con gli attori, dato che verranno aggiunti alle scene solo in seguito, gli interpreti rimangono molto perplessi, perchè non capiscono come poi verrà la scena con i trucchi, una volta conclusa la lavorazione e, ovviamente, non sanno come comportarsi quando si girerà. Per questo motivo mi devo spesso dilungare in accurate spiegazioni, affinchè gli attori capiscano che cosa esattamente devono fare e come devono muoversi e reagire quando dirò loro "Azione!". Mi diverto a vedere la faccia sbiancata dei produttori quando vedono il primo montato dei miei film, dove, ovviamente, gli effetti non sono stati ancora aggiunti, perchè solo allora si rendono conto di quanto ancora c’è da lavorare - e da spendere - prima di avere effettivamente finito il film!

Roma, novembre 2018


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