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CineCult - Intervista all’attore Pascal Persiano, da Luigi Cozzi a Lucio Fulci

Pubblicato il 24 gennaio 2019 da Carlo Dutto


CineCult - Intervista all'attore Pascal Persiano, da Luigi Cozzi a Lucio Fulci

Classe 1960, salernitano di nascita, Pascal Persiano inizia la carriera nello spettacolo come modello, dopo una parentesi calcistica, per poi approdare ai fotoromanzi, (“che non ho mai rinnegato, come fanno tanti, anzi!”) da Lancio a Grand Hotel, fino al teatro, televisione e cinema. Ha recitato per autentici registi-cult, tra questi Lamberto Bava (Dèmoni 2), Lucio Fulci (La dolce casa degli orrori e Voci dal profondo), Umberto Lenzi (Cicciabomba), Tinto Brass (Fermo Posta), Bruno Mattei (Omicidio al telefono), ma, soprattutto, ha recitato la parte del batterista che acquista lo spartito maledetto di Paganini dalle mani del Diavolo nel super-cult Paganini Horror, firmato nel 1989 da Luigi Cozzi (QUI l’intervista di CineCult al regista). Pascal arriva all’intervista in motorino dalla zona Colosseo di Roma, dove vive. Grandi sorrisi, grande voglia di raccontarsi, con semplicità e divertimento, una carriera fatta di tanti tasselli, variegati e di sostanza.

Ho iniziato nel 1981, in televisione, con il regista Paolo Poeti, accanto ad Adolfo Celi. Primo ruolo, 15 pose nella miniserie “L’occhio di Giuda”, ero felicissimo, non me lo potrò mai dimenticare”.

Guardando il poster di Paganini Horror, tu sei il terzo nome assoluto e il primo nome maschile. Come è nata la collaborazione con Luigi Cozzi?

Nel 1987, all’interno del programma Portobello di Enzo Tortora veniva mandata in onda una serie tv firmata da Dario Argento, Turno di notte, storia di una tassista che girava a Roma cui capitava qualsiasi cosa. Fui preso per un ruolo proprio da Cozzi per l’episodio ’Ciak si gira’, che vedeva tra i protagonisti Corinne Clery. Cozzi mi richiamò qualche tempo dopo, senza provino, sulla fiducia, proprio per Paganini Horror.

La tua è una parte-cardine del film, da cui ha inizio la vicenda: l’acquisto dello spartito maledetto e le tue prime scene sono con l’attore Donald Pleasence, che interpretava il Diavolo....

All’epoca avevo un inglese fluente e Pleasence fece i complimenti a Cozzi, dopo due giorni che lavoravo con lui a Venezia proprio per come lo parlavo. Tutto il film è girato in inglese, si può vedere leggendo i labiali e devo dire che il doppiaggio italiano non è all’altezza. Io ero felicissimo di lavorare accanto a un mostro sacro come Pleasence, era simpatico e lo studiavo di continuo, nei suoi piccoli gesti, muoveva poco la testa e faceva piccoli movimenti degli occhi. Ricordo la scena in cui gettava i soldi dal campanile recitando ’Piccolo diavolo, piccolo diavolo’, per me era affascinante vedere all’opera un attore grande come lui. Per chi fa questo lavoro con passione gli incontri di questo tipo non possono che arricchirti per sempre!

Cosa ricordi di altro dei colleghi sul set e del set?

Con Luana Ravegnini già ci conoscevamo, Daria Nicolodi fu una grande scoperta, sia come attrice che come professionista e poi ricordo che simpatizzai subito con il milanese Pietro Genuardi. Le riprese sono durate circa quattro settimane e ricordo benissimo la casa dove abbiamo girato, a Ciampino, freddissima, che si prestava così bene alla storia, suggestiva dentro e fuori, isolata e con ampi spazi, ci siamo mossi tutti a nostro agio.

La sceneggiatura del film, la ricordi precisa nei dialoghi e nelle azioni, la cosiddetta ’sceneggiatura di ferro’ o vi era dato spazio all’improvvisazione?

No no, la sceneggiatura era stata scritta didascalica e precisa, poi sul set Cozzi è un regista che ti lascia fare, ti da poche indicazioni, ma precise. Una scena che in qualche modo feci più “mia” è quella all’inizio del film, dopo aver girato la scena della canzone, ho un piano americano dove guardo in macchina e realizzo che andrò ad acquistare lo spartito maledetto. Luigi mi ha fatto i complimenti per quello sguardo, che non era previsto in quel modo. Devo dire, una delle poche persone perbene di questo mondo, mi aveva anche proposto un ruolo nel suo ultimo film, ma ero già impegnato altrove.

Mentre giravate questo film, avreste mai immaginato il successo che avrebbe avuto negli anni e che riscuote tuttora nel mondo?

Mai avrei potuto immaginare che dopo tanti anni avrebbe avuto questo successo. Spesso, come membro Imaie mi arrivano i diritti, quindi ho modo di vedere dove viene replicato e quando in tv, ma i fan mi mandano le locandine da autografare, in molti mi fermano per chiedermi del film. Avevo girato Paganini Horror pensando al fatto mi piaceva fare cose nuove: venivo sempre relegato a ruoli da cattivo, quindi appena potevo facevo delle parti un po’ diverse. Ricordo che, a riprese ultimate, fu fatta un’anteprima e quindi una cena a casa di Luigi per salutare tutto il cast e fu l’ultima volta che vidi la squadra al completo.

Con Lamberto Bava sei in Dèmoni 2: l’incubo ritorna, altro cult in tutto il mondo....

In Dèmoni 2 avevo una piccola parte, meta-cinematografica, girammo agli Studi De Paolis sulla via Tiburtina, in un set con colonnati fatiscenti. Con Lamberto mi trovai bene, ebbi solo una volta un chiarimento con lui perchè maltrattava a parole un giovane attore.

Altro regista culto con cui hai lavorato, Lucio Fulci. Due esperienze uniche, cosa ricordi del regista romano?

Se si sfoglia il libro dedicato a Fulci, Il terrorista dei generi, ci sono stralci di intervista a me sul mio rapporto proprio con lui. Un incontro-scontro. Avevo appena finito di girare Paganini Horror, Fulci si informò dal produttore Fabrizio De Angelis, che con la sua Fulvia Film di via Caroncini ai Parioli produceva gran parte del cinema horror italiano dell’epoca, come fossi io come attore e Fabrizio disse a Fulci: “E’ un bravo attore, ma è un cagac**i”. Quando poi Fulci mi fece fare un provino su parte, seduto mi disse, alla fine: “Mi hanno detto che lei è un bravo attore, ma è un cagaca**i sul set” e io risposi: “Se intende che sono un preciso sul set, che non vado a letto per opportunismo, allora lo sono, però anche di lei mi han detto lo stesso!”. Dopo questo, mi ha chiamato per il film e le riprese furono costellate di bellissimi momenti, io e la figlia Camilla ancora lo ricordiamo con affetto e risate. Poi Fulci mi richiama per un altro film, Voci dal Profondo, ogni volta perdevo 40 minuti per il trucco perchè dovevano invecchiarmi, ma lui voleva me. Sul set era tecnicamente uno dei più bravi con cui abbia mai lavorato, paragonabile solo a Tinto Brass, altro mostro di bravura.

E veniamo proprio a Tinto Brass. Con lui giri uno degli episodi del suo Fermo Posta. Un regista tecnicamente preparatissimo, intellettualmente affascinante e dalla sterminata cultura, cosa ricordi delle riprese?

Un personaggio unico e raro. Quando finii di fare il provino con Brass per Fermo Posta, lui mi chiese se avessi qualche problema con lui, visto che era la terza volta che mi chiamava per un suo film, tra questi L’uomo che guarda. All’epoca era a causa dell’agente che avevo, che non mi permetteva di fare i film con lui. Al tempo stavo sul set di una serie in due puntate per la Rai, Il prezzo del denaro, con Massimo Ranieri per la regia di Maurizio Lucidi, dove interpretavo un usuraio cocainomane e quindi declinai subito anche per Fermo Posta. Ma Brass mi gelò, dicendomi che le riprese del film avvenivano sempre di notte! Quindi mi incastrò!

Due set in contemporanea, roba da record di resistenza e di concentrazione!

Il set di Brass, dove interpretavo un marito che pratica lo scambio di coppia con la moglie, era una villa a Sacrofano, fuori Roma e per quattro giorni, da lunedì a giovedì, iniziavo la mattina alle 7.30, sul set Rai a Cinecittà e alle 19:30 una macchina mi veniva a prendere e mi portava a Sacrofano, alle 22:00 iniziavamo a girare, tutta la notte fino alle 6.30 del mattino. Alle 7.30, di nuovo a Cinecittà, così per quattro giorni, non ho mai dormito, vivevo di caffè e sigarette. L’ultimo giorno sono tornato a casa per riposare un pò e mi addormentai, bloccando le riprese della fiction Rai.

La tua carriera ha poi un picco televisivo con l’entrata nella soap “Centrovetrine”. Qui detieni un vero e proprio, rarissimo record: nell’arco di varie stagioni hai interpretato due personaggi completamente diversi, una vera rarità! Ci racconti questo record personale?

Ehhehe verissimo! Sono entrato in Centovetrine nel 2002 nella parte del cattivo Leonardo Valli. Dovevano essere inizialmente solo 5 pose, l’agente non voleva le facessi, ma io mi impuntai e andai a girare a Rapallo e a Torino. Dopo un mese e mezzo , mi chiamò Daniele Carnacina, il direttore creativo della soap e mi chiede “Lei come è messo per i prossimi 24 mesi?”. Doveva entrare nel cast un attore asiatico ma non era convinto, così la mia parte durò due anni, fino al 2004. Mi trasferii nella zona del canavese dove c’erano gli studi di Telecittà, in un’area molto isolata tra Torino e la Val d’Aosta, diventata davvero una seconda Cinecittà con 400/500 persone a lavorarci, presi una casa in un residence nel paesino di Scarmagno e ogni mattina andavo sul set. Il mio personaggio viene quindi ucciso da Massimo Forti, interpretato da Luca Ward. Ma, colpo di scena, nel 2007 Carnacina mi richiama e mi chiede “Ma come stai con la barba? Gli occhiali li usi? Ti va di rientrare?”....e così entrai di nuovo, nella stessa soap, dal 2008 al 2011, ma con un ruolo da buono, interpretando Davide Risino, un medico dal cuore d’oro che viveva di missioni all’estero. Mi ritrasferii nel Canavese e questa volta presi stanza all’Hotel Santa Fè proprio vicino agli studi. Qualche fan si è accorto del mio ritorno, al tempo facevamo dei record di ascolti, con picchi di 4,5 /4,7 milioni di spettatori, alle due del pomeriggio!

Ma l’horror è un vestito tagliato su misura per Pascal Persiano....ti abbiamo visto all’ultima edizione del FantaFestival con “Notte Nuda”, di Lorenzo Lepori. Ci racconti questo connubio artistico?

Premetto una curiosità, io non sono mai stato fan dei film horror, ma adoro girarli! Venendo a Notte Nuda , è un piccolo miracolo di film, girato in soli cinque giorni, frutto del mio incontro il giovane regista toscano Lorenzo Lepori. La sua famiglia è quella delle scarpe, che vende mocassini in tutto il mondo, e lui un grande fan del genere, un giorno mi ha incontrato in una discoteca dove facevo il presidente di giuria a un concorso di bellezza. Era con un suo amico, Gianni Dei, attore di tanti film anni Settanta si è subito creata un’alchimia, mangiando una pizza insieme. Dopo un po’ di tempo Lorenzo mi chiamò dicendomi che stava realizzando un film a episodi, Catacomba, che ha come filo conduttore un personaggio che va dal barbiere, legge un fumetto ed entra nel film. Lorenzo mi propose una parte in un episodio, attinente proprio a Paganini Horror. Un violinista demone killer, uno splatter di circa 25 minuti che ha avuto una sua distribuzione. Poi mi ha richiamato e ha iniziato a scrivere delle sceneggiature costruite intorno a me. Così nasce Notte Nuda, 30 pagine di trattamento, 80 minuti di durata per cinque giorni di riprese, un piccolo miracolo! Lo abbiamo presentato in anteprima assoluta a Montecatini Terme, perchè lo abbiamo girato lì in zona ed è stato già acquistato da un distributore sia per l’italia che per l’estero, per ora ci sono già 2mila copie del dvd già vendute e allegato c’è il fumetto del film, scena per scena. Ne gireremo presto uno in una palude, ma sarà un film d’azione, con una setta.


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