Robert Redford: "E’ stato bello ritrovare sul set Julie Christie"

Pubblicato il 6 settembre 2012 da Salvatore Salviano Miceli


Robert Redford: "E' stato bello ritrovare sul set Julie Christie"

Il regista Robert Redford incontra la stampa dopo la proiezione fuori concorso di The Company You Keep.

Perché ha deciso di portare sullo schermo il romanzo di Neil Gordon?

Amo la storia e questa è una storia profondamente americana che mi ricorda da vicino un grande classico della letteratura come I Miserabili. Mi ha affascinato da subito ma non avrei potuto girarla all’epoca dei fatti con il giusto distacco.

Il cast del film è formato da molti attori della sua generazione

Include anche me in questo gruppo di vecchietti? Sono consapevole di quanto importante sia lavorare con bravi interpreti e proprio per questo la qualità è stato l’unico criterio che mi ha guidato nella scelta. Mi ha divertito molto girare con Julie Christie. Abbiamo iniziato nello stesso periodo a fare cinema ed è stato bello ritrovarci sul set.

Trova la generazione attuale combattiva e incline alla rivoluzione come la sua?

Credo che per ogni generazione arrivi il momento della ribellione. I tempi e le condizioni sono certamente differenti rispetto a quelli vissuti durante la mia giovinezza ma sicuramente non mancano oggi motivazioni per ribellarsi. Penso anche che ciascuna generazione abbia la possibilità di divenire guida per il proprio tempo e mi rattrista molto notare come la mia abbia fallito in questo.

Come giudica le azioni dei Weather Underground?

Credo avessero ottimi motivi per ribellarsi. Le loro idee erano corrette. Non riconoscevano più il loro paese e non potevano sopportare degli Stati Uniti che rifiutavano concetti basilari come la libertà di pensiero e di parola. La loro era una lotta contro l’ipocrisia. Ero, però, certo che prima o poi avrebbero fallito a causa dell’eccessivo autocompiacimento.

Il film mostra anche i cambiamenti profondi del giornalismo

Basta ripensare ad un film come Tutti gli uomini del Presidente per accorgersi quanto sia cambiato il modo di fare il giornalista. Le differenze sono tante ed è più difficile trovare la verità visto che ognuno ne possiede una diversa verità. Sono identici però il grande ego che si rintraccia in ogni buon giornalista e la vanità nascosta dietro la ricerca dello scoop. In questo film il personaggio interpretato da Shia Le Beuf ottiene grande ammirazione proprio come capitava a me e Hoffman in Tutti gli uomini del Presidente.

Cosa pensa delle imminenti presidenziali americane?

Credo sia una "gara" tra chi pensa che il cambiamento sia inevitabile e necessario, Obama, e chi ha paura del cambiamento e farà di tutto per evitarlo. Ed è un atteggiamento molto triste.


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