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Venezia 74 - Foxtrot

Pubblicato il 7 settembre 2017 da Cristina Canfora

VOTO:

Venezia 74 - Foxtrot

I rapporti padre-figlio sembrano essere un tema ricorrente alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia. E il regista Samuel Maoz con Foxtrot ne presenta una versione tra il tragico ed il surreale.

Israele. L’esercito bussa alla porta. La vita di Micheal (Lior Ashkenazi) sta per cambiare per sempre. Suo figlio Jonathan (Yonatan Shiray) è deceduto servendo l’arma. Tra la moglie Dafna (Sarah Adler) sedata dai militari e gli allarmi del cellulare che gli ricordano di bere un bicchiere d’acqua ogni ora, Michael riesce a concentrarsi solamente sulla sua rabbia, di cui cade vittima anche il cane di famiglia. Ma un inaspettato scambio di persona mescolerà le carte in tavola accendendo la fiammella della speranza, in maniera quasi sadica.

In una struttura in tre atti presa in prestito dai grandi autori classici, Maoz ci parla del destino di due diverse generazioni. Il fato beffardo muove le corde di questi uomini-burattini, in un gioco al massacro in cui le colpe dei padri ricadono sui figli. Le bellissime inquadrature dall’alto spiano i personaggi come se fossero animali braccati, l’umorismo nero regala momenti di sollievo, e una breve storia fatta di illustrazioni animate rivela i retroscena delle ataviche colpe che i protagonisti maschili stanno scontando.

Il regista di Lebanon, vincitore del Leone d’Oro ben otto anni fa, è stato ispirato nello scrivere e dirigere la sua ultima pellicola da un episodio personale, una tragedia sfiorata dalla figlia maggiore che doveva trovarsi su un autobus fatto esplodere da un kamikaze e invece, all’ultimo minuto, era salita su quello successivo. Un colpo al cuore per il padre che l’aveva costretta a prendere il mezzo come punizione per i ripetuti ritardi.

Ritornando su questa storia ciclica, ciò che convince sono i primi due capitoli rispettivamente dedicati allo shock della scoperta misto all’elaborazione del lutto, e alla narrazione della vita da militare di Jonathan. Tuttavia, proprio quando il cerchio sta per chiudersi, come in ogni Foxtrot che si rispetti, arriva lo scivolone. Il tornare sul rapporto tra Michael e Dafna, sconfitti dal crudele volgersi degli eventi ma ancora innamorati, di un amore spezzato e logoro, dilunga la trama imperdonabilmente. Diluisce il messaggio in un brodo di rimorsi e spezza quel ritmo e quella verve comica che aveva trovato il suo apice in un cammello che passa un posto di blocco.


CAST & CREDITS

(Foxtrot); Regia: Samuel Maoz; sceneggiatura: Samuel Maoz; fotografia: Giora Bejach; montaggio: Arik Lahav Leibovich, Guy Nemesh; musica: Alex Claude, Samuel Cohen; interpreti: Sarah Adler, Lior Ashkenazi, Yonatan Shiray; origine: Israele/Germania/Francia/Svizzera, 2017; durata: 113’


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