L’amore nascosto

Pubblicato il 4 giugno 2009 da Carlo Dutto


L'amore nascosto

Tratto dal romanzo Madre e ossa di Danielle Girard, L’amour cachè si presenta come un dramma esistenziale che trova il suo sbocco nell’intensa interpretazione di una eccessiva, mimetica, estrema, come sempre unica Isabelle Huppert. Il ruolo predominante del gesto e l’intensità del non-sguardo dell’attrice parigina regalano, sottolineate dalla gelida fotografia di un ispirato Luciano Tovoli, una drammaticità lontana dal sensazionalismo e per questo più intima e sommessa. Le mani perennemente tormentate della Huppert, il suo continuo nascondere il viso nei capelli, di fronte alla più solare e borghese psichiatra, fanno rapidamente emergere il malessere di una donna che non riesce a superare lo scoglio della maternità, imprigionata in un odio frutto del senso di colpa. Colpa che deriva dalla frustrazione di sapere di non poter rispondere a ogni domanda, di non poter risolvere ogni dubbio della figlia. Inchiodata in un silenzio auto-indotto, Danielle riesce a comunicare attraverso una scrittura nervosa e frutto del flusso di coscienza, non spiega, vomita odio senza appello.

Insolitamente intrappolato in una eccessiva chiusura scenografica (lo studio della psichiatra) e verbosità iniziale, la storia sembra prendere una nuova linfa vitale alle prime scene in esterni, con l’episodio della fuga di Danielle dal furgone della clinica dove è ricoverata per l’ennesimo tentativo di suicidio. L’incontro con uno sconosciuto, gli scontri con la figlia-orco e le ipocrisie che lentamente affiorano in un gioco al massacro reciproco sono ben descritti dalla regia di Alessandro Capone, regista romano autore del successo teatrale Uomini sull’orlo di una crisi di nervi, che qui approda, dopo la commedia, al dramma intimista più aspro. Puntellati da alcune trovate dal sapore brechtiano, risultano violentissimi i racconti di Danielle sull’origine dell’odio per la figlia, incorniciati dalle immagini in bianco e nero da home movie di una nervosa macchina a mano. Solcato da simbologie più o meno criptiche, il film si avvale di una evidente proliferazione di immagini di scale (significativa e affascinante la dissolvenza incrociata del viso in primo piano di Danielle con una scala mobile), le stesse che Danielle dovrà percorrere per raggiungere una serenità impossibile. Il confronto tra la donna e la sua psichiatra (Greta Scacchi) vorrebbe forse ricordare nelle intenzioni i dialoghi rarefatti e simbolici tra l’infermiera Bibi Anderson e l’attrice Liv Ulmann nel Persona begmaniano, ma il confronto non regge e non serve al plot. Le due donne, figlie di due mondi opposti e inconciliabili, irrimediabilmente subiranno una speculare osmosi di emozioni, scoprendo lati bui della propria anima fino ad allora nascosti. Il dolly finale che abbraccia un bucolico paesaggio solcato dal vento, non spinge alla speranza mentre un bianco e nero nostalgico e lontano vira al colore del ricordo.

Una storia che abbraccia un tema tanto tabù al cinema quanto presente nelle cronache che riempiono quotidianamente stampa e rotocalchi televisivi: l’odio di una madre verso la propria figlia, spesso frutto di una depressione post-parto non risolta. Una drammatica incomunicabilità che genera mostri, pazzia e rancore nella mente di Danielle, che si rivolge violenta verso un marito ‘colpevole’ di dolcezza e comprensione. Frutto di una insolita co-produzione italo-belga-lussemburghese, il film si avvale del montaggio di Roberto Perpignani e di una colonna sonora che predilige le sonorità jazz nervose e violente che fanno da contrappunto alle scene di follia di Danielle. Pellicola intensa e tragica, emoziona nella sua economia dei personaggi contrapposti a una gelida, agghiacciante verità nascosta dei sentimenti.


CAST & CREDITS

(L’amour caché); Regia: Alessandro Capone; sceneggiatura: Luca D’Alisera, Alessandro Capone; fotografia: Luciano Tovoli; montaggio: Roberto Perpignani; musica: Lawrence "Butch" Morris, Riccardo Fassi; interpreti: Isabelle Huppert (Danielle), Greta Scacchi (dott. Nielsen), Mélanie Laurent (Sophie), Olivier Gourmet (Morris); produzione: Cristaldi Pictures, Tarantula, Soho Films; distribuzione italiana: Eagle Pictures; origine: Lussemburgo, Italia, Belgio 2007; durata: 93’; web info: www.parklandpictures.com


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