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Dopo l’amore

Pubblicato il 19 gennaio 2017 da Fabiana Sargentini
VOTO:


Dopo l'amore

Marie e Boris (interpretati rispettivamente dalla premio Oscar Bérénice Bejo e dal regista-attore Cédric Kahn) sono stati insieme quindici anni o giù di lì, hanno avuto due belle gemelle di nove anni, Jade e Margaux, vivono in una bella casa con giardino, ristrutturata da lui, senza essere più una coppia. Boris dorme nello studio e si occupa delle ragazzine il mercoledì e il famoso un weekend su due. Il clima in casa è teso, Marie non sorride mai, polemizza per il formaggio mangiato alle spalle delle bambine da parte di lui, spesso si alza il tono della voce e le bambine se ne dispiacciono in maniera evidente. Presto esplode il conflitto sul piano economico, le recriminazioni si spostano dal sentimentale al monetario e si rischia di dirsi cose che non si pensano e di cui è possibile pentirsi: si riesce a litigare per un paio di scarpe promesse e mai comprate. In questo tempo sospeso succedono cose normali, classiche, quotidiane della vita di una famiglia, anche se loro non si considerano più tali di fatto continuano ad esserlo per colpa della convivenza forzata o, forse, sarà così per sempre. Lei cerca di condurre una esistenza normale, fa cene in terrazzo con gli amici dove lui prova a intrufolarsi senza essere benvoluto, amici ai quali viene servita a tavola la difficoltà della situazione vissuta, con evidente imbarazzo generale. Boris ha debiti, la suocera (una splendida Marthe Keller) vorrebbe fosse lui a intraprendere i lavori di ristrutturazione della grande abitazione lasciata in eredità dal marito, Marie è contrarissima. Il corto circuito della colpa e delle recriminazioni su chi porta a casa la pagnotta e paga le bollette è sempre pronto ad esplodere, pentola a pressione di un disequilibrio nella divisione delle responsabilità familiari, possibile in un’epoca di crisi economica come quella attuale. Si alternano anche momenti di leggerezza: la partita a Uno, la favola letta prima di dormire, il ballo a quattro, mano nella mano mamma papà e figlie, sfocia in passione di ritorno ma che dura solo per qualche ora, all’alba Marie dorme sul divano, Boris esce dalla stanza da letto e facendo il cavaliere offre il letto matrimoniale alla madre del frutto del suo seme, tornandosene con la coda tra le gambe nello studiolo. In ultimo l’incidente di una delle figlie li conduce tutti al pronto soccorso. L’andamento della trama è lineare, realistico fino alla verosimiglianza assoluta, nessuno recita, tutti vivono i loro ruoli, i tempi, la vita davanti a noi spettatori che li spiamo. Non si può non piangere con loro, prendere posizione, amare, odiare, deprecare, sentirsi colpevoli o deboli o insicuri davanti a ogni minuto di questo film lucido - consapevole dei rischi corsi scegliendo una storia tipica - minimo e preciso negli slittamenti emotivi che si vivono durante la fine di un amore, decretando quanto in fondo si resti sempre legati: quando l’amore c’è stato, in fondo, in qualche remota regione del cuore, non muore mai.


CAST & CREDITS

(L’economie du couple); Regia: Joachim Lafosse; sceneggiatura: Mazarine Pingeot, Fanny Burdino, Joachim Lafosse, Thomas van Zuylen; fotografia: Jean-François Hensgens; montaggio: Yann Dedet; interpreti: Bérénice Bejo, Cédric Kahn, Jade Soentjens, Margaux Soentjens, Marthe Keller; produzione: Alejandro Arenas, Jacques-Henri Bronckart, Olivier Bronckart; origine: Francia, 2016; durata: 98’

   


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