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La terra dell’abbastanza

Pubblicato il 22 febbraio 2018 da Gherardo Ugolini

VOTO:

La terra dell'abbastanza

Molti applausi del pubblico e in generale una buona accoglienza ha riscosso La terra dell’abbastanza al festival del cinema di Berlino, dove è stato presentato in anteprima mondiale nell’ambito della sezione “Panorama”. Si tratta del lungometraggio d’esordio di due giovani romani, i fratelli gemelli Damiano e Fabio D’Innocenzo, i quali raccontano la periferia romana dei giorni nostri, caratterizzata da degrado senza speranza, secondo una prospettiva narrativa che si avvicina per molti aspetti a quella dei film di Claudio Caligari da Amore tossico a Non essere cattivo (ma non pare sbagliato includere tra i modelli di riferimento pure Gomorra di Matteo Garrone).

Girato a Ponte di Nona, il film inscena l’iniziazione casuale alla delinquenza di due ragazzi del posto, Mirko (Matteo Olivetti) e Manolo (Andrea Carpenzano), due “coatti” con alle spalle poco studio (una scuola alberghiera poco e male frequentata) e vite famigliari difficili. Uno soffre della perdita della madre, l’altro di quella del padre. La loro amicizia, che risale ai tempi della scuola elementare, sembra essere saldissima, ma un incidente di macchina mette in moto un meccanismo infernale dal quale non sapranno più uscire. Una sera, dopo un kebab consumato insieme nel desolato piazzale di parcheggio, i due investono un uomo per sbaglio. Fuggono e non sanno come superare il senso di colpa, quando improvvisamente la prospettiva si ribalta: si scopre che l’uomo che hanno ucciso è un pentito di un clan della zona e togliendolo di mezzo i due si sono guadagnati la possibilità di essere accolti nella banda criminale entrando così nel traffico della droga e della prostituzione. È la “svolta” delle loro vite, e le iniziali perplessità morali soccombono in un attimo di fronte alla concreta possibilità di avere un ruolo attivo e di guadagnare finalmente un po’ di soldi facili. Non importa se in cambio di questo apparente benessere economico dovranno sparare a un africano e compiere altre prove del genere.

L’aspetto più interessante del film dei fratelli D’Innocenzo è il modo in cui rappresentano il progressivo sgretolarsi delle relazioni famigliari e sociali di Mirko e Manolo. Anche se loro credono di “essere bravi a uccidere”, si capisce subito che non c’entrano nulla con il mondo della criminalità organizzata. Nonostante tutto sono dei bravi ragazzi, del tutto inadeguati al ruolo di killer. E infatti nel clan vengono a mala pena tollerati e trattati con sufficienza. Soprattutto nel caso di Mirko la nuova identità criminale, sia pure tenuta segreta, logora il rapporto con la madre (Milena Mancini) e con la fidanzata. Il padre di Manolo dal suo canto, interpretato da Max Tortora, nella sua sostanziale debolezza incarna la più immorale delle assuefazioni al male.

Oltre che un film sul degrado delle periferie urbane e sui percorsi che portano i giovani ad affiliarsi alla criminalità organizzata, La terra dell’abbastanza è anche un film sull’amicizia, in particolare «sull’amicizia in un luogo dove la sconfitta è già scritta», come hanno spiegato i due registi in un incontro col pubblico e con la stampa. Nel cast c’è pure un cameo dell’attore Luca Zingaretti, perfettamente capace di abbandonare i panni del commissario Montalbano per entrare in quelli di Angelo, boss della malavita locale. Ma la qualità del film è data soprattutto dalla genuinità e spontaneità con cui recitano i protagonisti, esprimendosi in un romanesco nervoso e volgare e muovendosi in una maniera che parrebbe istintiva.


CAST & CREDITS

(La terra dell’abbastanza); Regia: Damiano D’Innocenzo, Fabio D’Innocenzo; sceneggiatura: Damiano D’Innocenzo, Fabio D’Innocenzo; fotografia: Paolo Carnera; montaggio: Marco Spoletini; musica: Toni Bruna; costumi: Massimo Cantini Parrini; interpreti: Andrea Carpenzano, Matteo Olivetti, Milena Mancini, Max Tortora, Luca Zingaretti, Demetra Bellina, Michela De Rossi; produzione: Pepito Produzioni (Roma); distribuzione: The Match Factory (Colonia, Germania); origine: Italia 2018; durata: 95’.


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