Monsieur Lazhar

Pubblicato il 25 settembre 2012 da Giulio Barbagallo
VOTO:


Monsieur Lazhar

Per il suo settimo lungometraggio, Philippe Falardeau traspone un testo della drammaturga (nonché sua concittadina) Évelyne de la Chenelière: Bashir Lazhar[2011], una piéce teatrale presentata al Théâtre d’Aujourd’hui e recitata dal noto attore Mohamed Saïd Fellag, successivamente scelto dal regista canadese per impersonare il protagonista del nostro film. Dal suo esordio al Festival di Locarno nel 2011, Monsieur Lazhar ha riscosso notevoli successi, siano questi i significativi incassi al botteghino, siano invece i numerosi premi, tra cui perfino una candidatura all’Oscar come Miglior Film Straniero – e dire che il film ha impiegato un anno per arrivare nelle sale italiane.
Pur tralasciando le riflessioni sui(meritati)riconoscimenti, diremo qui che l’ultimo Falardeau non esita a colpire, fin da subito, l’immaginazione dello spettatore: il cominciamento della vicenda, infatti, è il suicidio per impiccagione di una maestra nella scuola elementare di Montréal; a sostituire la donna sarà l’algerino Bashir Lazhar il quale, nascondendo la propria identità di esule politico(la moglie scrittrice gli viene assassinata in un incendio), si finge insegnante: Lazhar avrà il merito di sviscerare il tema della morte insieme ai piccoli alunni, turbati dalla scomparsa della maestra. La tematica del lutto, tuttavia, costituisce il pretesto narrativo per descrivere una crisi profonda, a cominciare dalla scuola come spazio instabile, sia esso innevato e tenuto a distanza da una m.d.p. in campo lungo, oppure centro nevralgico della tragedia, o ancora struttura da reinventare e riverniciare al fine di poter distogliere l’attenzione dall’accadimento funesto. L’inquietudine, per di più, si manifesta quale sentimento collettivo: i genitori non sembrano preoccuparsi troppo delle paure dei figli, o perché affaccendati nel lavoro o perché crucciati di redarguire i professori; questi, dal canto loro, confessano un certo smarrimento sul modo in cui debba esercitarsi l’educazione, troppo vincolata al regolamento scolastico(“Un alunno può essere confortato/incoraggiato con un abbraccio da parte dell’insegnante?”); i bambini sono oppressi da un trauma con cui però provano a misurarsi, come si può ben rilevare nei personaggi di Alice, che scrive un tema coraggioso, e Simon, il quale reagisce con rabbiosa determinatezza. Perlopiù costituita da riprese con la macchina a mano e primissimi piani, la regìa di Falardeau si muove in punta di piedi, restituendoci tutte le sfumature espressive dei personaggi; non si può definire altrettanto esauriente la sceneggiatura, che approfondisce poco il disagio del personaggio interpretato da Fellag, ed è una mancanza rilevante. Nella figura di Bashir, infatti, confluiscono tutte le dinamiche e i temi narrativi sopracitati, dalla condivisione d’un evento luttuoso(la morte della coniuge)alla sua accettazione, dal rispetto delle norme pedagogiche – l’ingenuo scappellotto di Lazhar alla piccola Alice o gli errori grammaticali del finto professore – all’osservanza delle leggi civili – si guardi come il protagonista osserva attonito un cartello indicante il divieto di fumare. Da questa convergenza di destini, trait d’union che lega la società canadese all’uomo algerino, ne deriva un contrasto, ma dai toni leggerissimi, che il nostro Monsieur riesce a superare: sebbene le sue origini islamiche facciano i conti con le regole della civiltà occidentale, Bashir, nell’essere ’insegnante non istituzionalizzato’, rappresenta un processo educativo garbato e libero, perché svincolato dalla più rigida consuetudine. Basti pensare alle parole di una fiaba da lui inventata unitamente all’inquadratura in cui il protagonista abbraccia la piccola Alice – “La crisalide è la testimone delle nostre storie d’amore” –, per capire quanto il linguaggio inusuale di Lazhar sia, comunque, efficace. _ Educare diviene sinonimo di appassionamento verso le singole vicende di quei bambini un po’ creature timorose un po’ figli già più grandi rispetto alla loro età.
Nella sua densità, il disordine è, talvolta, gioioso.


CAST & CREDITS

(Monsieur Lazhar); Regia: Philippe Falardeau; sceneggiatura: Philippe Falardeau; fotografia: Ronald Plante; montaggio: Stéphane Lafleur; musica: Martin Léon; interpreti: Mohamed Saïd Fellag, Sophie Nelisse, Emilien Néron, Danielle Proulx, Brigitte Poupart, Jules Philip, Daniel Gadouas, Champagne Louis, Seddik Benslimane, Marie-Ève Beauregard, André Robitaille, Francine Ruel, Sophie Sanscartier, Évelyne de la Chenelière, Vincent Millard, Louis-David Leblanc, Nicole-Sylvie Lagrande, Gabriel Verdier, Marie Charlebois, Marianne Soucy-Signore, Stéphane Demers, Nathalie Costa, Héléna Laliberté; produzione: micro_scope; distribuzione: Officine UBU; origine: Canada, 2011; durata: 94’; webinfo: Sito Ufficiale


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