New Burlesque: the return of an ongoing 21st century Mardi Gras (mmmmmm drop!)

Pubblicato il 20 febbraio 2012 da Emiliano Paladini


New Burlesque: the return of an ongoing 21st century Mardi Gras (mmmmmm drop!)

Dalla burla dell’opera comica italiana del 700, ma in realtà da un qualunque testo per o non per le scene di ispirazione boccaccesca perchè solo quello inglese ottocentesco dell’opera italiana e dei grandi drammi in genere vuole essere una burla, una satira o una parodia (parodia della parodia della parodia della) anche se molte delle opere italiane del settecento sono burle, An Evening Of Burlesque, produzione inglese copromossa da Voodoo De Luxe, con Chrys Columbine, Amber Topaz, Hotcake Kitty, Miss Slinky Sparkle e le Folly Mixture (Liberty Sweet, Bettsie Bon Bon, Saffron Cheveux e Angie Sylvia) - tutte sulle orme di Mae West, Gipsy Rose Lee, Tempest Storm, Blaze Starr, Lydia Thompson, Bettie Page, Tura Satana e le odierne Dita Von Teese con Miss Dirty Martini, Julie Atlas Muz, le Pontani Sisters, i Velvet Hammers, Cecilia Bravo, Zoe Scarlett, Catherine D’Lish, Suzy Creamcheese, Lady Godiva, Willie The Pimp & hips and lips and beauty queens (la Wasabassco Burlesque è oggi una delle compagnie più celebri), è un itinerario molto composto e variegato sulla seduzione, di cui potrebbe essere lo showcase teatrale più adeguato con eleganze parigine ed extravaganze tipiche di Las Vegas.
Di fatto il genere burlesque, così come lo si conosce oggi, è molto più vicino agli spettacoli, anche questi otttocenteschi, ma americani con danze e clownerie da vaudeville. Ma in An Evening Of Burlesque si può anche vedere qualcosa del burlesque classico europeo (da Brecht/Weill, nonostante l’Opera Da Tre Soldi sia posteriore all’Opera Del Mendicante, e altri spettacoli vari, follie parigine e cabaret in ogni caso); e potrebbe pure essere solo roba da baraccone, ma nella misura in cui in scena c’è una presentatrice (Coco Dubois col Conte Adriano Fettuccini e Chloe Lloyd) che introduce di volta in volta un’attrice, e nella misura in cui ciascuna di queste attrici inscena movenze seguendo musiche appositamente selezionate (Moonlight Serenade, Glenn Miller: la perla; ma comunque musica americana classic-jazz in quasi tutti i casi; c’è pure qualcosa degli Smoke City), quello che si vede sul palco è la rappresentazione pura di una serie di donne alle prese con audacie varie: a turno si entra in scena e si rappresenta la seduzione ognuna sublimando artisticamente l’istinto e l’impulso femminile secondo il proprio estro artistico, con vestiti e settings dipendenti dal proprio intuito. E sì, chiaramente poi, un’attrice che si appresta a rappresentare una particolare tipologia di donna nel suo mostrarsi seduttiva, ha innanzitutto bisogno della conoscenza di cosa sia un uomo al giorno d’oggi, e anche ’sta volta si arriva a ritroso a Joe Jackson, 1982, con Real Man, di cui Tori Amos propose una bella versione all’interno di uno studio sull’universo femminile toccando impeccabili abissi neogotici, 2001, con Strange Little Girls, da Strange Little Girl, terza traccia dell’album, cover degli Stranglers, all’interno di un disco interamente di covers al pari delle ultime uscite di Johnny Cash delle serie American Recordings, e di cui Enjoy The Silence dei Depeche Mode (anche Johnny Cash l’ha presa in considerazione), New Age dei Velvet Undergorund, e Raining Blood degli Slayer facevano parte del lavoro complessivo della cantante americana. In ogni caso la scarsa volgarità, la patinata bellezza delle immagini, riporta tutto su un binario linguistico in stile tipicamente anglosassone (inglese è la produzione dello spettacolo). E in questi termini, allora, lo spettacolo assume dimensioni fantastiche nell’introduzione all’amore, a un rapporto d’amore, a una storia d’amore, o a una sua fantasia. Lo spettacolo è poi molto completo. C’è il delirio all’impazzata, ci sono le urla e le risate sguaiate. C’è la serenità del sentimento di conquista. C’è il giogo e la soggiogazione. Si mostrano tecniche di seduzione - anche del tipo che fa numeri da circo girando con la bicicletta come in Butch Cassidy And The Sundance Kid (un ricordo di Paul Newman in una sua scena comica e quasi burlesque).
Continuando con le immagini musicali, lo show fa intravedere nel suo gioco alla reinterpretazione o all’amplificazione leggermente distorta dei toni e delle immagini di una qualunque opera artistica, qualcosa tipo David Bowie che diventa perfettamente padrone e in grado di domare la matassa sintagmatica di It’s Hard To Be A Saint In The City di Bruce Springsteen, trasformando un classico newyorkese in un kolossal tipico e simbolico degli anni settanta. Il punto è che qui Bowie la suona come Zappa suona Camarillo Brillo (Them Or Us, The Man From Utopia, Zoot Allures); e in questo caso con Zappa arriviamo nel vivo del burlesque contemporaneo e della parodia molte volte scollacciata, evitando di salire su fino a Spike Jones, di cui c’è qualcosa anche in Lumpy Gravy dello stesso Frank Zappa, e al suo rapporto con la musica classica. E poi a David Bowie risponderà, diciamo così, Kurt Cobain adagiando nello spazio cosmico e oltre il suo brano dal titolo The Man Who Sold The World seguendo quel percorso che dal classico porta alla sua gigantografia più o meno distorta delineando l’anima del meccanismo e delle tecniche di produzione e rappresentazione del burlesque (a questo punto, nella logica di qualcosa di veramente sfrenato e disinibito, l’immagine più celebre è quella di Bruce Springsteen quando chiudeva i concerti con Quarter To Three).
Lo spettacolo visto è andato in scena al Teatro Smeraldo, Milano, il 30 gennaio 2012. E’ Una produzione Barley Arts per l’Italia: An Evening Of Burlesque, in perfetta scelta di tempo coi carnalia, il lusso e la lussuria, nel segno delle luci abbondanti di Mardi Gras. E ad ogni modo, trattandosi di uno spettacolo teatrale, anche molto intelligente, che degli spogliarelli e degli spettacoli analoghi sono probabilmente la parodia, An Evening Of Burlesque proprio per questo stesso motivo si mostra catartico nel smascherare al volo ogni nostra malcelata frustrazione, insoddisfazione e scelta comoda.
Il genere burlesque vive in questi ultimi anni una nuova età dell’oro. Ma dai tempi della Factory di Andy Warhol e di Lou Reed nella sua versione più soffice, morbida e addolcita da una vivace spiritualià indotta da fumi estasianti e quindi molto distante da una vera narrazione a sfondo molto più mondano, per certi versi, e di tutte le bowery-sensations che da sempre si porta dietro portandosi dentro tutta una serie di artisti di cui David Bowie è solo un esempio citato non a caso, la scena artistica newyorkese non ha infatti mai smesso un istante di rappresentare con una certa costanza il genere burlesque, che è come dire di un industrial scanzonato e satirico.
Oggi sono infatti 40 gli anni di attività del più celebre club di riferimento, The Pleasure Chest col suo Bowery Poetry Club. Inoltre c’è la BurlyCon di Seattle che quest’anno ha presentato documenti in ogni formato e supporto risalenti al 1885 e datati fino al 2000 del genere male-burlesk e la quattro giorni del New York Burlesque Festival con la propria scuola teatrale: New York School Of Burlesque - reduce me, seduce me: e anche Tricky può essere visto come uno dei maestri del burlesque contemporaneo, se il burlesque contemporaneo, new-burlesque (it’s the new style) risale proprio agli anni novanta e la più grande star del genere, Dita Von Teese, ha potuto farsi conoscere al mondo anche grazie alla sua relazione con Marilyn Manson. E anche qui, se consideriamo che Alejandro Jodorowsky è stato testimone delle nozze tra Manson e la Von Teese, vediamo che si può considerare il burlesque come genere a sè stante, travalicando parodie e doppi sensi vari fino alla pittura surrealista e al movimento surrealista in generale, riuscendo a concludere con la considerazione che probabilmente è Salvador Dalì il vero maestro di tutto il novecento del burlesque storico e non limitato a un genere di rappresentazione tramite il corpo umano. Di Marilyn Manson infine, se anche Lewis Carroll dai libri di Swift può essere inserito nel genere burlesque, c’è un film che deve ancora uscire dal titolo Phantasmagoria: The Visions Of Lewis Carroll.


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