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Venezia 74 - Nico, 1988

Pubblicato il 1 settembre 2017 da Anton Giulio Onofri

VOTO:

Venezia 74 - Nico, 1988

Un film italiano che non assomiglia a un film italiano, o meglio conserva, di un’eventuale “lingua cinematografica italiana”, la lezione di un cinema ormai quasi morto e sepolto, voce di una modernità fondata sul cuore e sul rigore che solo pochissimi sono oggi in grado di riesumare con efficacia (vedasi, come esempio per tutti, il Daniele Vicari di Sole cuore amore), va festeggiato e salutato come un miracolo: Nico, 1988 di Susanna Nicchiarelli ha inaugurato la sezione Orizzonti di Venezia 74 e già se ne parla come di un cult movie. Elemento di forza del film è l’attrice e cantante danese Trine Dyrholm (musa di Thomas Vinterberg e Susanne Bier), che in scena dalla prima all’ultima inquadratura invade lo schermo con il suo carisma mammifero e giunonico spendendo tutta se stessa, anima corpo e voce, per reinventare insieme alla sua regista – come nel caso del Pasolini di Abel Ferrara e Willem Dafoe, o del Bob Dylan di Todd Haynes e del suo stuolo di attori in Io non sono qui – gli ultimi due anni di vita della musa di Andy Warhol, la cantante dei Velvet Underground, l’amica e l’amante di rockstar, poeti maledetti, attori e jazzisti leggendari, da Jim Morrison e Chet Baker, ad Alain Delon, da cui ebbe un figlio, Aaron (detto Ari), fonte preziosa di racconti e testimonianze sulla seconda parte della vita di sua madre, quando negli anni ’80 decise di rientrare in Europa (era nata a Colonia, e il suo vero nome era Christa Päffgen) e vivere lo sfiorire della sua giovinezza e della sua bellezza assecondando un vitalissimo e disperato cupio dissolvi creativo. Furono anni on the road, in tour per piazze “minori” come Praga, Norimberga, Manchester, o il litorale a sud di Roma, ad esibirsi insieme ad una volenterosa quanto scalcagnata band di strafattoni in un repertorio tutto nuovo di canzoni cupe, dolenti, viscerali, ispirate alle proprie tormentate vicende personali (in particolare proprio quella con il figlio Ari, che tentò il suicidio più volte), nel ricordo degli allucinati anni di guerra della sua infanzia. Nico, 1988 è una produzione internazionale italo-belga e comprende nel cast attori inglesi, belgi e italiani, tutti dotati di quella essenzialità minimale e di quell’understatement così raro in un film che batta bandiera tricolore, che permette a una Nicchiarelli in notevole stato di grazia di azzeccare tutti i toni di un film rock tra il lunare e il limaccioso. Le sequenze dei concerti, siano quelli tra le architetture cadenti dell’Europa oltrecortina prima della caduta del Muro di Berlino, o nelle piazze spoglie di Anzio e Nettuno, sono autentici voli a planare dentro l’anima nera della musica e di una donna tanto innamorata della vita da lasciarsela rubare in una fatale quanto banale caduta dalla bicicletta a nemmeno 50 anni. Ma il biopic di Susanna Nicchiarelli non sceglie la facile strada del compianto funebre, tutt’altro: ci restituisce invece il ritratto di una donna forte e determinata che seppe trasformare in vittoria ogni sconfitta e ogni perdita, grazie ad una vena artistica ancora inesaurita nei due anni, dall’86 all’88, in cui si concentra il racconto del film (girato nel formato 4:3 ancora in uso a quell’epoca), che si conclude con l’immagine di un cancello azzurro spalancato sulla luce mediterranea di Ibiza, dove il 18 luglio del 1988 Christa Päffgen, in arte Nico, morì per l’emorragia cerebrale causata da quella maledetta caduta.


CAST & CREDITS

(Nico, 1988); Regia: Susanna Nicchiarelli; sceneggiatura: Susanna Nicchiarelli; fotografia: Crystel Fournier; montaggio: Stefano Cravero; musica: Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo; interpreti: Trine Dyrholm, John Gordon Sinclair, Anamaria Marinca, Thomas Trabacchi, Francesco Colella; produzione: Vivo Film; origine: Italia, Belgio, 2017; durata: 93’


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