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Non solo Venezia -  “Beate, una commedia di suore, operaie, reggiseni e miracoli” da giovedì 30 agosto nelle sale

Pubblicato il 27 agosto 2018 da Carlo Dutto


Non solo Venezia -  “Beate, una commedia di suore, operaie, reggiseni e miracoli” da giovedì 30 agosto nelle sale

Ha cominciato il suo “giro” al 9. BIFEST di Bari, selezionato da Felice Laudadio tra gli eventi speciali del festival, dove ha avuto un’ottima accoglienza. Poi, lo scorso luglio, un piccolo exploit (di spettatori e gradimento) alla rassegna “Bimbi belli” di Nanni Moretti al Nuovo Sacher di Roma. E appena sabato scorso un doppio premio (miglior film e migliore interpretazione femminile) al XIV Santa Marinella Film Festival, tradizionalmente dedicato alle opere prime della stagione. Adesso proprio dal Nuovo Sacher di Roma – e dall’Anteo di Milano, altre sale arriveranno – ha il via la distribuzione nelle sale italiane di Beate, il film con cui Samad Zarmandili fa il suo esordio al cinema, dopo tre stagioni dietro la macchina da presa della nota serie di Canale 5 Squadra Antimafia. Giovedì 30 per l’uscita in sala, il regista e una parte del cast saluteranno il pubblico al Nuovo Sacher, le attrici Orsetta Borghero e Eleonora Panizzo saranno all’Anteo.

Una “commedia sociale”, nelle dichiarazioni del regista, tutta declinata al femminile. La storia di un gruppo di operaie tessili a rischio licenziamento, che incrocia quella di alcune suore a rischio di sfratto dal convento dove vivono e ricamano. Per salvare capra e cavoli (in questo caso lavoro e dignità), operaie e suore si inventano un “business” fuori da ogni regola: produrre e vendere lingerie sexy e ricamata artigianalmente. Protette, le une e le altre, dalla salma mummificata della “Beata Armida” che ha invece il torto di non aver mai compiuto miracoli. Proprio quello che servirebbe per mettere a posto le cose.

E, a domanda su Matteo Salvini vs Papa Francesco durante la conferenza stampa, Samad Zarmandili così risponde: “ Papa Francesco rivaluta il ruolo della donna, dando anche spessore alla figura delle suore. Dopo anni di crisi industriale e sociale s’è andata acuendo la contrapposizione dei blocchi sociali. Salvini- in contrapposizione ad un pensiero della chiesa accogliente - rappresenta le contraddizioni dell’attualità”.

Impreziosito da una colonna sonora che comprende anche Veronica, cantata da Enzo Jannacci e scritta da da Sandro Ciotti e Dario Fo, scritto da Salvatore Maira, Antonio Cecchi e Gianni Gatti e parzialmente ispirato a storie vere, avvenute in Italia e in Gran Bretagna, Beate è interpretato da Donatella Finocchiaro (tra qualche giorno a Venezia in concorso con Capri Revolution di Mario Martone), Maria Roveran, Lucia Sardo e, unico maschio tra le donne, Paolo Pierobon, pluripremiato attore teatrale, in questi giorni impegnato nelle riprese di 1994, terzo capitolo della trilogia Sky che racconta il passaggio dalla prima alla seconda repubblica, dove ha l’onore di interpretare addirittura Silvio Berlusconi.

Beate è prodotto da Dario Formisano per la sua eskimo, con il contributo, tra gli altri, della Direzione Generale Cinema del MiBACT e del Nuovo Imaie, e distribuito- da giovedì 30 agosto- dalla stessa società di produzione in partnership con No.Mad Entertainment .

«Ancor più che una commedia, “Beate” è una sorta di “fiaba sociale”», ha dichiarato il regista Samad Zarmandili nel corso dell’incontro stampa di oggi al Nuovo Sacher. «Il filtro della commedia, in questo caso sociale e di costume, mi ha offerto la possibilità di avvicinare temi tristemente attualissimi, quali la perdita del lavoro e la sua delocalizzazione dovuta alla globalizzazione dei mercati, con levità e in chiave più grottesca che realistica». E Donatella Finocchiaro, sempre in conferenza stampa, ha detto di aver subito amato «il personaggio di Armida, operaia laica ma non priva di una sua profonda religiosità, menomata nel fisico dalla nascita da un cosiddetto “piede torto”, senza marito e con una figlia di cui occuparsi tutta da sola… e però forte e determinata, capace di trascinare le compagne in una straordinaria avventura umana e lavorativa». «Nessuna competizione sul set», chiosa Anna Bellato, che nel film interpreta l’antipatico ruolo della imprenditrice disonesta e nei giorni prossimi sarà anche lei a Venezia nell’opera seconda di Gipi, Il ragazzo più felice del mondo. «Anzi, la nascita di una profonda amicizia tra tutte noi attrici del film». Oltre quelle citate, anche Betti Pedrazzi, Orsetta Borghero, Silvia Grande, Licia Navarrini, Cristina Chinaglia, Eleonora Panizzo, Felicité Mbezele, Silvia Munguia, Glaucia Virdone, Chiara Sani e la giovanissima Vittoria Clavello.

Debitore sia pure alla lontana del mitico Signore e Signori di Pietro Germi (ma anche di un certo cinema britannico di questi ultimi anni), Beate è interamente ambientato nel Nordest, in una cittadina del Polesine veneto e nei suoi dintorni. In quel delta del Po, patrimonio mondiale dell’Unesco «dove accanto a incomparabili bellezze naturali, corrono gli scheletri delle fabbriche, soprattutto tessili, decimate dalla crisi», aggiunge il regista. «E dove tuttavia vivono anche esperienze industriali d’eccellenza, costruite sulla tenacia e la dedizione dei lavoratori e soprattutto delle lavoratrici del terrirorio».


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