Juno
venerdì 4 aprile 2008 di Giampiero Francesca
(Juno) Regia : Jason Reitman ; sceneggiatura : Diablo Cody ; fotografia : Eric Steelberg ; montaggio : Dana E. Glauberman ; interpreti : Ellen Page (Juno MacGuff), Michael Cera (Paulie Bleeker), Jennifer Garner (Vanessa Loring), Jason Bateman (Mark Loring), Allison Janney (Bren MacGuff), J.K.Simmons (Mac MacGuff) ; scenografia : Steve Saklad ; costumi : Monique Prudhomme ; musiche : Mateo Messina ; produzione : Mandate Pictures, Mr. Mudd ; distribuzione : Twentieth Century Fox Italy ; origine : USA 2007 ; durata : 96’

Brillante come i colori di un fumetto pop, caustico come l’energia bruciante della musica rock, vivo come un cinema pronto a raccontare la realtà con un linguaggio moderno e diretto, Juno conferma le potenzialità di Jason Reitman consegnando al mondo un nuovo autore.

Cinico, sprezzante, sagace e al tempo stesso impegnato, profondo e teso, il racconto della vita della piccola Juno riassume appieno la filosofia di un cinema che fa del disimpegno, dell’ironia, del divertimento estetico l’arma per riflettere sulla società. Come per Thank you for smoking, Reitman affida alle battute caustiche, alle risate, alla commedia acida e corrosiva la missione di raccontare i lati bui di una realtà (im)perfetta. La Giunone portatrice di vita (ironico sin dalla scelta del nome della protagonista) diviene dunque una Ellen Page adolescente alle prese con la realtà quotidiana. Una realtà di chitarre e cd, di corridoi del liceo, di balli scolastici e gare sportive. Una realtà da cartolina, in cui i viali brillano di una luce irreale e la neve è bianca e soffice come la seta. Una realtà che una gravidanza improvvisa non intacca, quasi non tange, tanto è forte e forse, surreale, l’ironia con cui Juno, la sua famiglia, i suoi amici riescono ad affrontarla. Non c’è alito di dramma nello scoprirsi futura, immatura madre. Non c’è velo di tragedia nel dover prepararsi al parto, all’affidamento del futuro figlio. Proprio per questo, Juno risulta toccante e profondo. Proprio per questo riesce ad aprire una breccia nel cuore e nella mente. Troppo assuefatti ai drammi realisti, ai pianti greci, alle lamentazioni, rischiamo spesso di perdere in lacrime il senso profondo di un racconto, di una pellicola, di una storia. Un linguaggio tanto spiazzante e sprezzante ci costringe, dunque, ad aprirci e a confrontarci con la realtà narrata. E’ in questo che Reitman, come prima di lui tanta nuova Hollywood, è un autore. Un autore vero che fa della struttura narrativa, dello stile, della propria firma il veicolo per arrivare allo spettatore.

Pop e kitch, carico e citazionista il melting pot di Reitman manifesta la tendemza del cinema, e della televisione americana, a rappresentare un universo autoreferenziale, in grado di rigenerarsi spontaneamente cibandosi delle proprie esperienze. Dall’evidente retrogusto alla Wes Anderson (e al suo Rushmore) ai riferimenti a Dario Argento, dagli ammiccamenti alla cultura pop(olare) made in USA (a volte, purtroppo, intraducibili in italiano) al gusto per la citazione musicale Reitman detta delle coordinate precise. Punti cardinali perfetti per una generazione nata e cresciuta in questo humus, amalgama di tv, cinema, cd, libri che si citano e richiamano a vicenda. Una mappa precisa e puntuale per chi ne sa riconoscere meridiani e paralleli. Per chi, dunque, possiede questa speciale bussula l’universo di Juno risulta esaltante, ricco, divertente anche nel semplice gioco di ritrovarsi in un gruppo, in una realtà. Per chi, invece, non sa rintracciare le strade segnate, il film risulta, comunque, una godibilissima commedia. Come i geitori di Juno, non tutti sono pronti al sarcasmo e alle citazioni pop ma, proprio come loro, tutti escono da questa vicenda con un sorriso ed una riflessione. Per questo Reitman è un autore. Per questo Reitman merita il Marc’Aurelio.

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