Up
venerdì 16 ottobre 2009 di Salvatore Salviano Miceli

(UP) Regia: Pete Docter; Co-regia: Bob Peterson; soggetto: Bob Peterson, Pete Docter, Tom Mccarthy; sceneggiatura : Bob Peterson, Pete Docter; musica: Michael Giacchino; voci: Ed Asner (Carl Fredricksen), Christopher Plummer (Charles Muntz), Jordan Nagal (Russell), Bob Peterson (Dug); produzione: Pixar Animation Studios; distribuzione: Walt Disney Studios Motion.; origine: USA; durata: ‘104;

Chiamare “cartoni animati” i prodotti che la Pixar propone sul mercato cinematografico può essere riduttivo solo per chi non conosce appieno le possibilità che l’animazione contemporanea offre all’estro degli autori.
Dopo lo straordinario WALL-E, vincitore dell’oscar come migliore lungometraggio animato (e che probabilmente avrebbe meritato d’entrare nella cinquina principale), John Lasseter, produttore esecutivo e nume tutelare della Pixar, si affida a Pete Docter, già regista di Monster & Inc., per il decimo lungometraggio della sua azienda. Per la prima volta un film d’animazione, per di più in 3D, è stato chiamato ad aprire il Festival di Cannes ed UP non ha tradito alcuna aspettativa, confermando la fantasia, le capacità immaginifiche e la genialità degli autori della casa di produzione americana.
Non volendo svelare troppo della storia, basti dire che questa volta l’eroe è un attempato signore di 78 anni (Carl Fredricksen) che decide di allontanare la deriva della casa di riposo partendo per una avventura a bordo di una quantomeno bizzarra “macchina volante”, in compagnia di uno zelante boyscout di 8 anni di nome Russell.
Per ogni risata dovrebbe esserci una lacrima, diceva Walt Disney, ed è questa una lezione che sia Lasseter che Docter conoscono bene. Si ride tanto durante il film, ma non passano inosservate le sequenze più malinconiche. La storia d’amore tra Carl e la moglie, così come il racconto dell’amicizia tra l’anziano protagonista ed il piccolo Russell, garantiscono la presenza di quei “buoni sentimenti” che rendono UP godibile e particolarmente coinvolgente anche per un pubblico non giovanissimo. L’ironia di alcuni momenti (spesso figlia di un ottimo connubio tra colonna musicale e immagini) cela un discorso più ampio e generale fondato sulla dialettica tra vecchiaia e contemporaneità. Semplicisticamente si può dire che il film consta di due parti; la prima indirizzata ad una platea più adulta, in grado di comprendere pienamente le sfaccettature molteplici degli stati d’animo portati sullo schermo. La seconda, invece, che non mancherà di divertire i più giovani consumatori, con l’apertura ad un mondo avventuroso e fantastico, popolato da cani parlanti e da uno strano e simpaticissimo animale misterioso, un uccello di circa 13 piedi dalle piume iridescenti e cangianti.
La tecnologia 3D regala una percettibile profondità di campo apprezzabile soprattutto da metà film in poi, aiutando a rendere la visione della pellicola un’esperienza ancora più coinvolgente tra i fantastici scenari delle “Paradise Falls” e durante alcune particolari evoluzioni aeree. Una scelta nuova, quella del Disney Digital 3D, per la Pixar, inseguita e voluta fortemente sia da Lasseter che dal regista Pete Docter. Tecnica che ancora di più segna una netta separazione tra la claustrofobia degli ambienti della prima parte di UP e l’ariosità della seconda.
In chiusura, ci auguriamo che il doppiaggio rispetti l’accurato lavoro fatto sulle voci dei personaggi nella versione originale. Sarebbe un peccato, infatti, perdere quell’insieme di accenti e di tonalità che contribuiscono non poco alla riuscita, palese ed inappuntabile, di questo nuovo piccolo gioiello della Pixar.

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