Crush - Venezia 66 - Orizzonti
sabato 12 settembre 2009 di Giampiero Francesca

(Korotkoe Zamykaniye); Regia: Petr Buslov, Alexei German Jr., Boris Khlebnikov, Kirill Serebrennikov, Ivan Vrypayev; fotografia: Shandor Berkeshi, Fedor Lyass; produzione: Studio SLON; origine: Russia 2009; durata: 95’

Cinque registi, cinque sguardi, cinque modi di rappresentare l’amore nella frenetica Russia di oggi. L’escamotage del film ad episodi è infatti forse il modo più appropriato per avvicinarsi ad un mondo così schizofrenico, pieno di conflitti e contraddizioni. Per questo, dietro la macchina da presa di Crush, si alternano cinque fra i giovani più promettenti della ricca cinematografia russa: Petr Buslov, Alexei German Jr., Boris Khlebnikov, Kirill Serebrennikov, Ivan Vrypayev.

Un giornalista, una prostituta, un calzolaio, un ragazzo appena uscito di prigione e un paziente di manicomio sono i protagonisti di questo quintetto d’amore. Cinque caratteri apparentemente ai margini, persi in una Russia spesso vuota ed alienante. Cinque personaggi che gridano il loro disperato, malinconico bisogno d’amore. Un urlo sordo, incomprensibile per tutti coloro che li circondano. Siano le clienti del calzolaio o quelle di un ristorante di pesce, i medici e i pazienti del manicomio, siano giovani o adulti, uomini o donne, nessuno sembra udire, comprendere questo grido. Nonostante questo però il desiderio d’amore dei cinque ragazzi non si spegne, non si fa fiaccare dai fallimenti, dalle botte, dal dolore, dalla solitudine. Anche quando dissanguati, anche quando sul punto di cedere, di cadere, sconfitti, anche quando le forze vengono a mancare, la speranza nel futuro (personale, ma forse anche della Russia intera) non cede il passo. E così si resta in piedi, fermi al proprio posto, mentre il sangue cola lento giù per le maniche, fin sotto ai piedi

La scelta di realizzare un film ad episodi, affidandolo a cinque giovani autori, manifesta quanta vivacità ci sia nel cinema russo contemporaneo. Oltre dunque alla necessità di rappresentare una realtà così poliedrica, attraverso racconti di stile, struttura e contenuto diversi, Crush ha anche il compito di documentare quanto sia dinamica la vita cinematografia di questo paese. Quantità che, spesso, non coincide con qualità ma che merita di esser rimarcata vista la crescente difficoltà di molte cinematografie europee a proporre nuove idee ed autori. Come ha detto lo stesso Alexei German Jr. da questo grande, potenziale, bacino di giovani registi, per ora dediti a film di cassetta, usciranno gli autori di domani. Una sorta di lento passaggio dalla quantità alla qualità. Il regista di Paper Soldier e Garpastum è sicuramente fra quelli che questo passo lo ha già compiuto (il suo gelido corto è un lungo brivido dietro la schiena) ma siamo sicuri, anche grazie alla visione di Crush, che molti altri giovani autori siano pronti a farlo.

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