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	<title>Close-Up.it - rivista e magazine di cinema, teatro e musica con recensioni, forum, blog - diretta da Giovanni Spagnoletti</title>
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	<description>Close-Up.it - rivista e magazine di cinema, teatro e musica con recensioni, forum, blog - diretta da Giovanni Spagnoletti</description>
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		<title>Paranormal Activity</title>
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		<dc:creator>Chiara Piccolantonio</dc:creator>




	
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	<description>Non ci sono mostri, n&#233; spargimenti di sangue, non c'&#232; nulla di tutto ci&#242; che un appassionato di horror potrebbe aspettarsi da un film tanto atteso e pubblicizzato. C'&#232; solo una buona idea, un titolo semplice ed efficace, 15.000 dollari di budget e una seria campagna pubblicitaria : ecco finalmente uscire in Italia il tanto atteso Paranormal Activity, film del debuttante regista iraniano Oren Peli che ha incassato oltre 100 milioni di dollari ai botteghini americani. &lt;br /&gt;Paranormal Activity &#232; un film (...)




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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.close-up.it/IMG/arton5641.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;143&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Non ci sono mostri, n&#233; spargimenti di sangue, non c'&#232; nulla di tutto ci&#242; che un appassionato di horror potrebbe aspettarsi da un film tanto atteso e pubblicizzato. C'&#232; solo una buona idea, un titolo semplice ed efficace, 15.000 dollari di budget e una seria campagna pubblicitaria : ecco finalmente uscire in Italia il tanto atteso &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Paranormal Activity&lt;/i&gt;, film del debuttante regista iraniano Oren Peli che ha incassato oltre 100 milioni di dollari ai botteghini americani.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Paranormal Activity&lt;/i&gt; &#232; un film artigianale, realizzato in casa del regista, basato quasi esclusivamente sul non visto e sui silenzi (e qui verrebbe a dire &#8220;fortunatamente&#8221;, data la sceneggiatura abbastanza scarna e banale), e il cui punto di forza &#232; la convincente interpretazione dei due debuttanti attori, in particolar modo della protagonista femminile. Cercando di superare i luoghi comuni sul paragone di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Paranormal Activity&lt;/i&gt; con &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;The Blair Witch Project - Il mistero della strega di Blair&lt;/i&gt; e il sarcasmo che spontaneamente nasce alla vista della didascalia &#8249;&#8249;tratto da una storia vera&#8250;&#8250;, il film risulta essere sicuramente uno tra gli horror pi&#249; riusciti negli ultimi anni.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La nota pi&#249; interessante dell'opera &#232; sicuramente quella di costruire la storia durante la notte, mentre i protagonisti dormono, in modo tale che nello spettatore possa crescere una suspense che viene alimentata da momenti di vuoto, aspettando che qualcosa si materializzi. Si ascoltano rumori, scricchiolii ; folate di vento si manifestano improvvisamente, ma non ci &#232; mai dato sapere quale sia la fonte di questi strani avvenimenti, sia esso uno spirito, un demone, o un'entit&#224; paranormale. Se &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Paranormal Activity&lt;/i&gt; difetta in qualcosa, &#232; proprio nell'aspettativa che spesso a stento si concretizza. Troppo poco per un film in cui la tensione dovrebbe diventare insopportabile ma che al contrario, in vari momenti, induce lo spettatore a chiedersi perch&#233; i due non se ne vadano di corsa dalla casa e continuino a dormire nella camera infestata (colpa anche del personaggio maschile, che spesso mette in mostra tutta la sua idiozia, innervosendo lo spettatore). Insomma, lo spettatore non riesce ad abbandonarsi all'incredulit&#224; ma, al contrario, cede alla logica, non riesce dunque ad accettare realisticamente ci&#242; che avviene sullo schermo. &lt;br /&gt;Una nota di merito va comunque data al regista Oren Peli : aver fatto un film riecheggiando il cinema del passato e allo stesso tempo spogliandolo di quelle strutture che hanno caratterizzato il cinema dell'orrore negli ultimi anni. Nonostante ci&#242;, i riferimenti ad altri film - per ammissione dell'autore stesso -, da &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;L'Esorcista&lt;/i&gt; a &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Rosemary's Baby&lt;/i&gt;, fino a &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;The Blair Witch Project&lt;/i&gt;, risultano comunque troppo evidenti. Ma dobbiamo anche pensare che il regista &#232; un autodidatta che a 39 anni sceglie di approdare al cinema, provenendo dal campo dell'informatica, e che quindi cerca di rendere omaggio alle sue fonti. &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Paranormal Activity&lt;/i&gt; risulta comunque un esperimento interessante, in cui la paura &#232; quasi sempre fuori campo, riuscendo ad insinuarsi nella mente dello spettatore, e prediligendo l'immaginazione di quest'ultimo all'esibizione di sangue e mostri tridimensionali. Il non visto incute dunque sicuramente pi&#249; timore di ci&#242; che banalmente ci viene mostrato nelle pellicole horror degli ultimi periodi.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;(&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Paranormal Acitivity&lt;/i&gt;) &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Regia&lt;/strong&gt; : Oren Peli,&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt; sceneggiatura&lt;/strong&gt; : Oren Peli ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;montaggio&lt;/strong&gt; : Oren Peli ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;interpreti :&lt;/strong&gt; Katie Featherston, Micah Sloat, Michael Bayouth, Amber Armstrong, Mark Fredrichs ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;produzione :&lt;/strong&gt; Blumhouse Productions ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;distribuzione :&lt;/strong&gt; Filmauro ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;origine :&lt;/strong&gt; Usa, 2007 ;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt; durata :&lt;/strong&gt; 86'&lt;/div&gt;
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		<title>DVD - Il buono, il brutto, il cattivo (Special Edition)</title>
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		<dc:language>fr</dc:language>
		<dc:creator>Antonio Spera</dc:creator>




	
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	<description>Mettiamo subito le cose in chiaro : il cinema di Sergio Leone &#232; realizzato per il grande schermo e vive del grande schermo. L'estetica fatta di primissimi, di dettagli stretti degli occhi, di lente ed ariose carrellate, di dolly che si alzano, di paesaggi sterminati perde almeno il cinquanta per cento della sua magia in una visione casalinga. Il cinema di Leone &#232; spettacolo puro, di spessore ; &#232; intrattenimento ed arte. E' storia. E' mito. E solo un grande schermo ed una sala cinematografica (...)



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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.close-up.it/IMG/arton5635.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;81&quot; height=&quot;114&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Mettiamo subito le cose in chiaro : il cinema di Sergio Leone &#232; realizzato per il grande schermo e vive del grande schermo. L'estetica fatta di primissimi, di dettagli stretti degli occhi, di lente ed ariose carrellate, di dolly che si alzano, di paesaggi sterminati perde almeno il cinquanta per cento della sua magia in una visione casalinga. Il cinema di Leone &#232; spettacolo puro, di spessore ; &#232; intrattenimento ed arte. E' storia. E' mito. E solo un grande schermo ed una sala cinematografica possono ricreare questo mito, la sua capacit&#224; di trasportarci in un altro mondo, in quel West che da una parte aveva un sapore romano e &quot;romanesco&quot; e che dall'altra nascondeva un altrove cinematografico in cui anche gli artisti italiani si facevano chiamare con nomi americani. &lt;br /&gt;Oggi, a parte poche occasioni, quel cinema possiamo riviverlo solo grazie all'home video. Molte volte ci accontentiamo anche di copie pessime, addirittura di VHS registrati in TV, perch&#233; non possiamo farne a meno. Altre volte, invece, ammiriamo pregevoli restauri, straordinari DVD che attenuano la nostra nostalgia dello schermo cinematografico. E' il caso della Special Edition di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Il buono, il brutto, il cattivo&lt;/i&gt; distribuita da Mondo Home Entertainement, copia perfetta di un grandissimo film che grazie al lavoro del Centro Sperimentale e della Cineteca di Bologna ha acquistato una nuova &quot;luce&quot;, una nuova vita. &lt;br /&gt;Ultimo capitolo della trilogia del dollaro, pietra miliare nell'opera di Sergio Leone, tassello imprescindibile nella storia del cinema ed in particolare in quella del western all'italiana, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Il buono, il brutto, il cattivo&lt;/i&gt; &#232; il film che segna la fine del sodalizio tra Leone e Clint Eastwood. Un sodalizio durato tre anni ed altrettante collaborazioni. Se la trilogia leoniana &#232; mito lo si deve anche allo sguardo impenetrabile del suo protagonista, al suo viso impassibile che sbuca con fierezza sotto la visiera del cappello, alla sua camminata, al suo sigaro. Eastwood &#232; il simbolo del primo cinema di Leone e diventa nell'immaginario collettivo il volto del genere western (e non solo di quello all'italiana). Con il terzo capitolo &quot;del dollaro&quot;, per&#242;, il regista decide, sotto la spinta dello sceneggiatore Luciano Vincenzoni, di moltiplicare i protagonisti. Ecco dunque il ritorno di Lee Van Cleef e l'entrata nel mito dello 'spaghetti' di Eli Wallach. Il trio &#232; formato : il buono, il brutto, il cattivo. Tutti e tre alla caccia di un tesoro, tutti pronti a tradire l'altro e a pensare solo a se stessi. Ma d'altronde questa &#232; la vita del West, soprattutto durante il periodo della Guerra di Secessione. Ed &#232; proprio questo l'elemento che allontana ancor di pi&#249; il film del '66 dai due che l'hanno preceduto : la cornice storica della Guerra. Se infatti in &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Per un pugno di dollari&lt;/i&gt; e &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Per qualche dollaro in pi&#249;&lt;/i&gt; si percepiva solo di richiamo la grande Storia americana, situando vagamente i fatti subito dopo la fine dell'evento bellico, in questo caso piccola e grande Storia si fondono in un affresco crudo e violento che si fa racconto epico e privo di retorica. &lt;br /&gt;Ci&#242; non solo rappresenta una novit&#224; per i western di Leone (in seguito la Storia sar&#224; per&#242; un elemento importante &#8211; vedi &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Gi&#249; la testa&lt;/i&gt; e &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;C'era una volta il West&lt;/i&gt;) ma costituisce anche un collegamento curioso con &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Per un pugno di dollari&lt;/i&gt; e &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Per qualche dollaro in pi&#249;&lt;/i&gt;. &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Il buono, il brutto, il cattivo&lt;/i&gt;, nonostante chiuda la trilogia, si pone infatti come prequel ideale degli altri due : ne sono un segnale anche alcuni importanti dettagli presenti nell'opera, su tutti il gioco che attua Leone con l'abbigliamento di Clint Eastwood. Il mitico poncho indossato dall'attore americano nei primi due capitoli viene qui sostituito da una lunga giacca. Una volta disfattosi di quest'ultima, il Biondo (questo il nome del personaggio) trova per terra proprio un poncho e lo indossa per il triello conclusivo (la sfida a tre che Tarantino ha definito la migliore scena d'azione di tutti i tempi). Un poncho che nel finale lo accompagna nella sua camminata verso l'orizzonte, nella strada che lo porter&#224; alle avventure dei primi due capitoli. E' la degna uscita di scena di un eroe senza tempo, &#232; il saluto di Clint a Leone, &#232; il mito che ritorna su se stesso per non vedere mai fine.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Qualit&#224; audio-video&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Perfetto il restauro operato dal Centro Sperimentale e dalla Cineteca di Bologna. Non sembra affatto un film girato pi&#249; di quarant'anni fa : l'mmagine &#232; sempre limpida, mai nessuna sgranatura. I colori dei paesaggi semidesertici del lontano West risplendono brillanti sullo schermo e i magnifici giochi di luce di Tonino Delli Colli vengono forse valorizzati pi&#249; che nella copia originale. Anche la resa del suono &#232; ottima. L'audio 5.1 avvolge lo spettatore in un universo sonoro unico. La celebre musica di Morricone, i continui spari, i ghigni e le urla dei personaggi, le frasi dette a mezza bocca sono mixate in modo equilibrato e senza dislivelli. Un DVD tecnicamente perfetto.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Extra&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il vero punto debole di quest'edizione &#232; la sezione degli Extra. Era giusto aspettarsi uno Speciale sul film, qualche vecchia intervista al regista, delle foto di scena. Non c'&#232; nulla di tutto questo, ed &#232; un vero peccato. Dobbiamo per&#242; citare il libro che accompagna il DVD e che lo caratterizza come una Special Edition. Sebbene non sia un contenuto video, il testo di Christopher Frayling, estratto dal noto &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Sergio Leone &#8211; Danzando con la morte&lt;/i&gt;, edito da Il Castoro, &#232; un Extra a tutti gli effetti. Il libro analizza criticamente in generale il cinema di Leone ed in particolare &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Il buono, il brutto il cattivo&lt;/i&gt;, raccontandone anche alcuni aneddoti della produzione. Per chi ancora non l'avesse letto, un motivo in pi&#249; per acquistare il DVD.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;(&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Il buono, il brutto, il cattivo&lt;/i&gt;) ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Regia&lt;/strong&gt; : Sergio Leone ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;interpreti&lt;/strong&gt; : Clint Eastwood, Lee Van Cleef, Eli Wallach ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;distribuzione DVD&lt;/strong&gt; : Mondo Home Entertainment
&lt;br /&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;formato video&lt;/strong&gt; : 16:9, 2.35:1 ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;audio&lt;/strong&gt; : Audio Italiano Dolby Digital Dual Mono e Dolby Digital 5.1 ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;sottotitoli&lt;/strong&gt; : Italiani per non udenti
&lt;br /&gt;Region 2&lt;/div&gt;
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	</item>




	<item>
		<title>Intervista a Nicolas Winding Refn</title>
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		<dc:language>fr</dc:language>
		<dc:creator>Gaetano Maiorino</dc:creator>




	
	<category domain="http://www.close-up.it/spip.php?rubrique56">INTERVISTE</category>





	<description>Abbiamo incontrato Nicolas Winding Refn, autore di Bronson, Fear X e della trilogia Pusher. Un incontro che ha aiutato a capire a fondo il senso del suo ultimo lavoro, Valhalla Rising, e ci ha fatto approfondire alcuni dei temi fondamentali della sua filmografia. &lt;br /&gt;Partiamo da Valhalla rising. Dopo aver girato in ambienti metropolitani o comunque in luoghi angusti come una prigione, con questo film cambia completamente ambientazione. &lt;br /&gt;Di solito giro storie urbane e volevo provare a fare una (...)




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	&lt;a href="http://www.close-up.it/spip.php?rubrique56" rel="directory"&gt;INTERVISTE&lt;/a&gt;




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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.close-up.it/IMG/arton5638.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;150&quot; height=&quot;102&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Abbiamo incontrato Nicolas Winding Refn, autore di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Bronson&lt;/i&gt;, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Fear X&lt;/i&gt; e della trilogia &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Pusher&lt;/i&gt;. Un incontro che ha aiutato a capire a fondo il senso del suo ultimo lavoro, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Valhalla Rising&lt;/i&gt;, e ci ha fatto approfondire alcuni dei temi fondamentali della sua filmografia.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Partiamo da &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Valhalla rising&lt;/i&gt;. Dopo aver girato in ambienti metropolitani o comunque in luoghi angusti come una prigione, con questo film cambia completamente ambientazione.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Di solito giro storie urbane e volevo provare a fare una cosa simile anche in una differente ambientazione, cio&#232; girare un film metropolitano usando la natura come se mi trovassi in un ambiente urbano, come elemento urbano.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Infatti anche se ha grandi spazi dove far muovere lo sguardo della sua macchina da presa, c'&#232; un continuo uso di primi piani e camera a mano per seguire il suo protagonista, come accadeva in &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Pusher&lt;/i&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Valhalla Rising&lt;/i&gt; &#232; girato esattamente allo stesso modo degli altri film.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;&#200; stato pi&#249; difficile allestire e gestire il set in un luogo cos&#236; grande ?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;S&#236;, in un ambiente cos&#236; vasto hai molte cose intorno. Voglio dire, in ogni luogo tu puoi scegliere ci&#242; che ti piace e non ti piace e lo togli dall'inquadratura, ma qui tutto sembrava bellissimo, &#232; stato molto pi&#249; difficile fare una scelta.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Il protagonista del suo film, One Eye, &#232; un personaggio molto particolare, enigmatico, prima di tutto come mai &#232; muto ?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Perch&#233; &#232; un'icona &#232; una sorta di figura mitologica, &#232; quello che tu leggi in lui. Non &#232; quello che dice, ma come agisce e il modo in cui agisce fa s&#236; che le persone credano in lui.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;&#200; una figura mandata dal destino.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;S&#236;, viaggia insieme alle persone e le conduce a loro volta verso il loro destino. Appare a questi religiosi in cerca della terra santa e in realt&#224; li porta l&#236; dove scopriranno ci&#242; che essi sono realmente. Inoltre fa anche un viaggio personale, un'esperienza che lo segna profondamente perch&#233; lo fa passare da schiavo a guerriero, poi a dio e a uomo. Un viaggio difficile e pieno di sofferenza.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;In questo film, la religione sembra finta, fatta di idoli, One Eye &#232; solo un altro idolo ?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;One Eye &#232; pi&#249; una creatura che vede la religione come una macchina crudele, ma ha una sua fede nel fato.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Non negli uomini per&#242;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#200; perch&#233; lui non ha emozioni, tranne quando alla fine diventa uomo e si sacrifica per il ragazzo, si trasforma in uomo e sente una sorta di empatia con quel ragazzo. Prima era solo un killer nelle mani di chi lo teneva imprigionato.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;In questo film c'&#232; una crescita continua della violenza, un climax visto anche in &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Bronson&lt;/i&gt;. Ma con una differenza sostanziale : in &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Bronson&lt;/i&gt; la violenza &#232; considerata una forma d'arte, perch&#233; ?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Perch&#233; l'arte &#232; un atto di violenza. &#200; fatta per violare e in &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Bronson&lt;/i&gt; il protagonista comprende che la violenza fisica &#232; un mezzo di distruzione e distruggendo la natura crea l'arte.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;&#200; il motivo per cui Bronson appare sempre felice quando &#232; violento ?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Lui vede la sua realizzazione, &#232; come un pittore che dipinge, uno scrittore che scrive, un regista che gira un film.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;In &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Bronson&lt;/i&gt; c'&#232; un uso molto particolare della colonna sonora. Come decide quali brani utilizzare per accompagnare le sue immagini ?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Bronson&lt;/i&gt; c'era l'idea di creare un film molto vicino all'Opera ; &#232; per questo che c'&#232; una colonna sonora solenne e il protagonista &#232; sul palcoscenico a parlare di se stesso, vuole essere un film &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;larger than life&lt;/i&gt;. &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Valhalla Rising&lt;/i&gt; invece &#232; molto pi&#249; basato sul silenzio.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Un silenzio che crea vuoto.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Valhalla Rising&lt;/i&gt; &#232; come guardare le stelle. Alzando lo sguardo hai una moltitudine di pensieri sparsi, poi le stelle sembra che formino delle immagini, e infine cominci a non guardare pi&#249; le stelle ma l'oscurit&#224; intorno e cominci a viaggiare attraverso lo spazio. &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Valhalla Rising&lt;/i&gt; &#232; in qualche modo un film di fantascienza. Una fantascienza mitologica.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;A proposito di miti, il corpo di entrambi i personaggi principali di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Bronson&lt;/i&gt; e &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Valhalla Rising&lt;/i&gt; &#232; una componente fondamentale, corpi che vengono idolatrati in qualche modo e diventano mitologici.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;S&#236; sono forme molto fisiche. Io amo tutto il cinema ma in particolare mi sono sempre piaciuti i film peplum con combattimenti e i loro corpi in primo piano, mi &#232; piaciuto evidenziare molto i corpi anche dei miei personaggi.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>An education</title>
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		<dc:creator>Lorenzo Vincenti</dc:creator>




	
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	<description>Twickenham, 1961. Mentre Londra e l'Inghilterra si preparano ad accogliere gli effetti di una modernit&#224; ormai vicina, alle porte della imponente capitale britannica la sedicenne Jenny passa gran parte del proprio tempo a studiare sui libri di scuola e a cantare le canzoni francesi di Juliette Greco. Divisa in due dalla necessit&#224; di accrescere la propria cultura e dalla voglia irrefrenabile di sognare ad occhi aperti quel gentile e garbato mondo da cui tanto &#232; attratta, Jenny osserva la propria (...)



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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.close-up.it/IMG/arton5640.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;303&quot; height=&quot;450&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;Twickenham, 1961. Mentre Londra e l'Inghilterra si preparano ad accogliere gli effetti di una modernit&#224; ormai vicina, alle porte della imponente capitale britannica la sedicenne Jenny passa gran parte del proprio tempo a studiare sui libri di scuola e a cantare le canzoni francesi di Juliette Greco. Divisa in due dalla necessit&#224; di accrescere la propria cultura e dalla voglia irrefrenabile di sognare ad occhi aperti quel gentile e garbato mondo da cui tanto &#232; attratta, Jenny osserva la propria vita dalla squallida prospettiva di una cameretta della periferia londinese, rispettando al contempo i rigidi dettami di una educazione austera impartita dalla famiglia e cedendo di tanto in tanto al piacere gratuito offerto da un libro d'evasione, da un disco di tendenza o dalla foto patinata di una Parigi soltanto immaginata. L'animo idealista e raffinato della ragazza si scontra cos&#236; con l'impostazione conformista di una scuola ancora legata alle metodologie antiche e con la concezione altrettanto vetusta di una famiglia d'altri tempi, il cui unico obiettivo &#232; quello di formare una ragazza preparata, ben inquadrata, da responsabilizzare semmai con un libro di latino in pi&#249;, piuttosto che con la compagnia di un qualunque &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;teddy boy&lt;/i&gt; sciatto, disonorevole e, per di pi&#249;, dannoso alle prospettive dell'adorata infanta. Quando, cos&#236;, un giorno alla fermata dell'autobus Jenny si ritrova improvvisamente davanti la spider rossa del trentenne David, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;dandy&lt;/i&gt; guascone dall'aria scanzonata che le propone in maniera gentile e distaccata un passaggio verso casa, &#232; come se si concretizzasse davanti alla ragazza il primo vero bivio di una vita intera. Dietro le sue spalle la rigorosa architettura ordinata di una scuola (di violoncello) pedante ma funzionale ad una riuscita futura, davanti agli occhi invece (e dentro quella macchina) la prospettiva di una vita comoda, fatta di scorciatoie, probabilmente piena di piaceri e dissolutezza ma certamente intensa e vissuta. Appesantita da un indottrinamento continuo, Jenny sceglie di poter vivere per una volta i suoi sogni, decide di entrare dentro la macchina di David non solo per raggiungere il suo appartamento ma anche per assaporare finalmente le frivolezze offerte da un ragazzo gentile, ironico e sorprendente. Al posto dello studio e della responsabilit&#224; la ragazza opta per i brividi di un amore rischioso ma incantevole, per le emozioni di una giornata che continua anche oltre l'orario di cena, per il gusto del proibito offerto da una sigaretta francese, da un bicchiere di champagne di marca, da un vestito &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;charmant&lt;/i&gt; e da una pettinatura accattivante. Tutte tentazioni gustose che si possono accettare anche a costo di una onest&#224; intellettuale da sacrificare (David, con la complicit&#224; di Jenny, fa continuamente credere ai genitori di lei di essere un uomo per bene e soprattutto inserito nel mondo che conta) e di una legalit&#224; da gettare al vento solo per il gusto di essere &#8220;contro&#8221; (dopo alcuni tentennamenti Jenny perdona a David e al suo amico il furto di una mappa preziosa). D'altronde se i genitori sono contenti di quell'uomo tanto da farne il loro prediletto in casa (a discapito di uno spasimante pi&#249; giovane ma pi&#249; inutile) e se Jenny stessa riesce persino a coronare il suo sogno di vedere Parigi, perdervi la verginit&#224; al compimento dei suoi 17 anni e poi a tornare a casa piena di racconti e regali da donare alle sue amiche di scuola (anche ai docenti) allora vuol dire realmente che gli sforzi sin qui compiuti non hanno avuto senso, che il cammino difficile verso Oxford pu&#242; essere sacrificato, mentre la meta di una vita raggiunta e guadagnata con il sudore della fronte pu&#242; passare definitivamente in secondo piano di fronte alle doti di un &#8220;uomo di casa&#8221; elegante, inserito e capace di regalare possibilit&#224; pi&#249; di quanto faccia lo studio. Ma quando il destino sembra posare gli occhi sulla ragazza, illuminando davanti a lei un cammino da percorrere senza pi&#249; impedimenti o problemi di alcun tipo, proprio quando il destino appare ormai ben definito, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;An education&lt;/i&gt; e la splendida prima sceneggiatura dello scrittore Nick Hornby (ispirata dal saggio autobiografico della giornalista inglese Lynn Barber) intervengono per&#242; per deviare la traiettoria di una storia all'apparenza prevedibile ma in grado in realt&#224; di appassionare il pubblico fino all'ultimo fotogramma. La capacit&#224; di narratore pi&#249; volte dimostrata da Hornby nei suoi scritti passati, nonch&#233; la predisposizione del suo stile ad essere tradotto in immagini rendono l'esperienza di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;An education&lt;/i&gt; unica e suggestiva. La semplicit&#224; della storia, infatti, vecchia quanto la Lolita di Nabokov/Kubrick (se non di pi&#249;), non affievolisce di certo l'interesse concreto verso una narrazione capace di coinvolgere lo spettatore con strumenti semplici e genuini. Come la splendida ed efficace restituzione dell'atmosfera pre-rivoluzionaria dell'Inghilterra inizio anni '60, cos&#236; in bilico tra un perbenismo dilagante ed una energia generazionale pronta ad esplodere in faccia alla pedanteria del sistema ; o l'utilizzo di un altrettanto articolato sistema comunicativo capace di arricchire la sceneggiatura &#8220;parlata&#8221;, gi&#224; di per s&#233; molto interessante, con una infinit&#224; di sottintesi, allusioni, smorfie e movimenti vari (del corpo, del volto) concessi alla libera interpretazione del cast di attori (tutti molto convincenti). &lt;br /&gt;Il gusto retr&#242; della sceneggiatura di Hornby (tipica caratteristica di un autore veramente bravo a raccontare il passato, soprattutto quando questo affonda nell'intimit&#224; di un individuo, di un gruppo o di un nucleo familiare) dona all'intera struttura un sapore nostalgico unico, dietro il quale si muovono la leggerezza di accadimenti piacevoli e la concreta rappresentazione di una societ&#224; lontana nel tempo, troppo lontana per essere compresa oggi. Una societ&#224; in fermento, non ancora pronta ad ospitare gli stravolgimenti esistenziali che si preannunciavano ma di fatto incubatrice di cambiamenti drastici in tema di considerazione della donna nella societ&#224;, di una sua definitiva emancipazione, di giovent&#249; e di passaggio di consegne tra vecchia e nuova generazione. Tutti temi questi che il film affronta in maniera delicata, elegante, senza gli eccessi militanti tipici di certo cinema contestatore ma con una compostezza molto pi&#249; appropriata al tipo di film e ai toni che esso utilizza. &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;An education&lt;/i&gt; &#232; sostanzialmente un &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;mel&#242;&lt;/i&gt; di stampo classico che entra in punta di piedi nell'animo dello spettatore per coinvolgerlo con la forza della passione. Quella dei sentimenti e per i sentimenti puri, per la vita in senso stretto e per le componenti che la rendono unica. &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;An education&lt;/i&gt; &#232; un piccolo film sincero che la regista danese Lone Scherfig (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Italiano per principianti&lt;/i&gt;) ha confezionato in maniera onesta ed equilibrata (sfruttando per certi versi e confutando per altri l'esperienza pregressa di Dogma) un tipo di film gradevole, debitore di tanto cinema lontano. Ma anche di tanti film recenti. Viene alla mente, ad esempio, il &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Revolutionary Road&lt;/i&gt; di Sam Mendes che esattamente come il film della Scherfig si apprestava un anno fa ad affrontare da protagonista la notte degli Oscar, tra la sorpresa dell'opinione pubblica generale e quella degli addetti ai lavori. Un film che suscitava le stesse sensazioni di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;An education&lt;/i&gt; (solo pi&#249; mature e meno disincantate) e che, al pari dell'opera della Scherfig, utilizzava il fascino di un &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;milieu&lt;/i&gt; passato per indagare con occhio sincero e partecipativo l'evoluzione della passione umana. Questo ed altro ancora torna a rivivere oggi, ad un anno di distanza, attraverso un piccolo film che ha gi&#224; commosso e conquistato la platea alternativa e lungimirante del Sundance film festival. Ottima premessa ad una notte degli Oscar che si prennuncia pi&#249; interessante che mai (il film come quello di Mendes ha ottenuto tre nomination), in cui il film inglese sar&#224; chiamato a ricoprire il ruolo scomodo ma interessante di outsider.&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;(&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;An education&lt;/i&gt;) &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Regia&lt;/strong&gt; : Lone Scherfig ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;soggetto&lt;/strong&gt; e &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;sceneggiatura&lt;/strong&gt; : Nick Hornby, basato sul saggio di Lynn Barber ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;fotografia&lt;/strong&gt; : John De Borman ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;montaggio&lt;/strong&gt; : Barney Pilling ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;musiche&lt;/strong&gt; : Paul Englishby ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;scenografia&lt;/strong&gt; : Andrew McAlpine ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;costumi&lt;/strong&gt; : Odile Dicks-Mireaux ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;interpreti&lt;/strong&gt; : Carey Mulligan (Jenny), Peter Sarsgaard (David), Olivia Williams (Miss Stubbs), Alfred Molina (Jack), Cara Seymour (Marjorie), Matthew Beard (Graham) ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;produzione&lt;/strong&gt; : Bbc Films, Endgame Entertainment, Finola Dwyer Productions, Wildgaze Films ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;distribuzione&lt;/strong&gt; : Sony Pictures ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;origine&lt;/strong&gt; : GB ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;durata&lt;/strong&gt; : 100' ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;web info&lt;/strong&gt; : http://www.sonyclassics.com/aneducation/.&lt;/div&gt;
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		<title>I Talenti in Corto del Premio Solinas : i 4 vincitori</title>
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		<dc:language>fr</dc:language>
		<dc:creator>Carlo Dutto</dc:creator>




	
	<category domain="http://www.close-up.it/spip.php?rubrique118">EVENTI</category>





	<description>Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo, il Premio Solinas per le sceneggiature ! Nel fosco panorama italiano che raramente premia il merito, questo concorso risulta una &quot;buona pratica&quot; in controtendenza, che regala soddisfazioni ai meritevoli, dando alla qualit&#224; cinematografica nuova linfa, fresco ossigeno. L'occasione per sottolineare il buon esempio del premio - dedicato al grandissimo sceneggiatore Franco Solinas e diretto da sua figlia Francesca - sono state le premiazioni della prima (...)



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	&lt;a href="http://www.close-up.it/spip.php?rubrique118" rel="directory"&gt;EVENTI&lt;/a&gt;




		</description>




 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.close-up.it/IMG/arton5639.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;128&quot; height=&quot;85&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo, il &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Premio Solinas&lt;/strong&gt; per le sceneggiature ! Nel fosco panorama italiano che raramente premia il merito, questo concorso risulta una &quot;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;buona pratica&lt;/strong&gt;&quot; in controtendenza, che regala soddisfazioni ai meritevoli, dando alla qualit&#224; cinematografica nuova linfa, fresco ossigeno. L'occasione per sottolineare il buon esempio del premio - dedicato al grandissimo sceneggiatore &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Franco Solinas&lt;/strong&gt; e diretto da sua figlia Francesca - sono state le premiazioni della &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;prima edizione&lt;/strong&gt; di &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Talenti in Corto&lt;/strong&gt;, il nuovo concorso per &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;sceneggiatori e registi emergenti&lt;/strong&gt;, presentato durante la recente Festa del Cinema di Roma, che ha scelto i &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;4 progetti&lt;/strong&gt; per cortometraggi d'autore da 5 minuti che verranno realizzati nella Bottega Creativa del Solinas.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;giuria&lt;/strong&gt;, composta da esperti e da alcuni autori emergenti - Sita Alessandra Banerjee, Alessandro Celli, Lorenzo d'Amico de Carvalho, Chiara Caselli, Maria Rosaria De Medici, Giacomo Durzi, Adriano Giannini, Susanna Nicchiarelli, Claudio Noce, Stefano Sardo ed Emanuele Scaringi - ha scelto i quattro vincitori di altrettanti percorsi completi di sviluppo, realizzazione e diffusione dei cortometraggi, comprensivi di un premio di &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;1.500 euro agli autori&lt;/strong&gt; e un &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;budget di 15.000 euro&lt;/strong&gt; per ciascun cortometraggio.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;ADINA E DUMITRA&lt;/i&gt; &lt;/strong&gt; sceneggiatura di Dario Leone e Chiara Nicola, regia di Dario Leone ; &lt;br /&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;AL SERVIZIO DEL CLIENTE&lt;/i&gt; &lt;/strong&gt; sceneggiatura di Fabrizio Bozzetti regia di GiuseppeTufarulo ; &lt;br /&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;HALLOWEEN PARTY&lt;/i&gt; &lt;/strong&gt; sceneggiatura e regia di Andrea Bacci
&lt;br /&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;IL MURO NEL DESERTO&lt;/i&gt; &lt;/strong&gt; sceneggiatura e regia di Vincenzo Lauria.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Alla prima edizione di &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Talenti in Corto&lt;/strong&gt; hanno &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;partecipato 220 progetti&lt;/strong&gt;, &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;presentati congiuntamente dallo sceneggiatore e dal regista in forma anonima&lt;/strong&gt;. Dopo la prima selezione della Giuria, gli autori degli &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;11 progetti finalisti&lt;/strong&gt;, non pi&#249; anonimi, hanno potuto illustrare il loro lavoro alla giuria che ha poi selezionato i quattro progetti vincitori che verranno realizzati dal Premio Solinas grazie al sostegno di Gratta e Vinci.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Ufficio Stampa :&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;Lionella Bianca Fiorillo per Storyfinders
&lt;br /&gt;via Nomentana 126 00161 Roma
&lt;br /&gt;tel. 06.45436244 - 06 45436306&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Per informazioni :&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.talentiincorto.it&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;www.talentiincorto.it&lt;/a&gt;
&lt;br /&gt;tel. 06 5780019 &lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;mailto: info@premiosolinas.org&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;info@premiosolinas.org &lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Potenza International Film Festival 2009</title>
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		<dc:date>2010-02-05T15:57:45Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>fr</dc:language>
		<dc:creator>Mario Bove</dc:creator>




	
	<category domain="http://www.close-up.it/spip.php?rubrique264">Festival minori</category>





	<description>Attraversando il confine fra Campania e Basilicata si ha la percezione netta di cambiare territorio. Si entra in un paesaggio dove la natura si fa sempre pi&#249; presente nella sua asprezza e veste l'abito ideale per un set cinematografico. Non &#232; un caso che qui siano state ambientate oltre una quarantina di film dal celeberrimo Vangelo secondo Matteo di Pasolini a Tre fratelli di Rosi, da La lupa di Lattuada a Io non ho paura di Salvatores fino al recente the Passion di Gibson. &lt;br /&gt;Dal 1 al 5 (...)




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	&lt;a href="http://www.close-up.it/spip.php?rubrique264" rel="directory"&gt;Festival minori&lt;/a&gt;




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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.close-up.it/IMG/arton5626.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;110&quot; height=&quot;97&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Attraversando il confine fra Campania e Basilicata si ha la percezione netta di cambiare territorio. Si entra in un paesaggio dove la natura si fa sempre pi&#249; presente nella sua asprezza e veste l'abito ideale per un set cinematografico. Non &#232; un caso che qui siano state ambientate oltre una quarantina di film dal celeberrimo &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Vangelo secondo Matteo&lt;/i&gt; di Pasolini a &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Tre fratelli&lt;/i&gt; di Rosi, da &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La lupa&lt;/i&gt; di Lattuada a &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Io non ho paura&lt;/i&gt; di Salvatores fino al recente &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;the Passion&lt;/i&gt; di Gibson.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Dal 1 al 5 dicembre&lt;/strong&gt;, nel capoluogo della regione, il &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Potenza International Film Festival&lt;/strong&gt; ha celebrato la passione di questa terra per la settima arte chiamando numerosi ospiti da tutto il mondo per partecipare alla rassegna organizzata dal direttore &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Antonello Faretta&lt;/strong&gt; e dalla sua equipe. Presidente di giuria, una personalit&#224; d'eccezione come il Premio Nobel per la letteratura nel 2000 &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Gao Xingjian&lt;/strong&gt;, che ha approfittato della sua curiosit&#224; di pittore (e della sua posizione privilegiata) per ammirare gli angoli pi&#249; caratteristici della zona nelle pause date dalla mostra.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nel comune pi&#249; alto d'Italia, mentre fuori dal Teatro Stabile di Potenza il freddo sibilava cavalcando le spire del vento, il PIFF ha proposto una selezione di lavori raggruppati in &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;sei categorie&lt;/strong&gt; in concorso e tre sezioni speciali di cui una dedicata a Xingjian, con letture ed un film di sua realizzazione, una retrospettiva del regista armeno Sergei Paradjanov, ed una terza per i corti realizzati dalle scuole lucane. Spazio anche per gli incontri con gli autori e gli addetti ai lavori per discussioni sul cinema come arte, lavoro e settore industriale.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Fra le cose che hanno colpito l'attenzione la prima &#232; stata sicuramente la massiccia presenza di ospiti stranieri. Sono molti i festival che si fregiano dell'aggettivo &#8220;internazionale&#8221; ma quello di Potenza &#232; uno dei pochi che non tradisca le aspettative. L'atmosfera &#232; quella delle grandi occasioni con tanti cinefili di diverse nazionalit&#224; impegnati a farsi capire con un inglese pi&#249; o meno fluente o con un francese dalla pronuncia grossomodo corretta, senza tralasciare quelli che si arrangiano a gesti. L'ordinata Babele di registi, autori, traduttori e critici &#232; stata avvolta da un'atmosfera sempre amichevole, per niente ingessata. La seconda cosa da sottolineare sono gli ampi ritagli di tempo in cui ci si &#232; confrontati in maniera rilassata con gli ospiti e gli organizzatori (ovviamente quando non sono stati impegnati a far girare la macchina) e questi sono stati probabilmente i momenti pi&#249; ricchi dell'iniziativa. Non ultimo, il terzo aspetto di pregio &#232; la giovane et&#224; di chi &#232; stato dietro le quinte a lavorare per la realizzazione della manifestazione, dal direttore artistico Faretta fino all'ufficio stampa.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Fra gli animatori delle cinque giornate potentine, la poetessa &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Linda Cleary&lt;/i&gt; ed il ballerino belga &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Ali Salmi&lt;/i&gt; che hanno aperto e chiuso gli incontri con due performance dal vivo nate dall'unione in un unico ritmo di danza, musica e poesia con contorni suggestivi ed emozionanti. In particolare, lo spettacolo offerto durante la serata conclusiva si &#232; avvalso delle riprese estemporanee del regista russo &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Artur Aristakisyan&lt;/i&gt;, genio e sregolatezza che ha articolato in immagini le coreografie di Ali sullo spunto delle evoluzioni linguistiche di Linda. Artur &#232; stato inoltre il cuore ispiratore della retrospettiva dedicata al visionario maestro armeno Paradjanov, condividendo il suo personale viatico alle opere del maestro, in un intenso pomeriggio del 3 dicembre, in cui &#232; stato proiettato &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;L'ombra degli avi dimenticati&lt;/i&gt;. L'incontro clou, quello che ha visto protagonista il Nobel &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Gao Xinjian&lt;/i&gt; che, con una timidezza tutta orientale espressa in un delizioso francese, ha offerto alcune riflessioni sulla sua idea di cinema e di arte totale.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;I vincitori&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In omaggio ai &#8220;briganti lucani&#8221;, le bande di resistenza popolare che tentarono di opporsi alle truppe monarchiche borboniche e piemontesi a cavallo dell'unit&#224; d'Italia, il PIFF attribuisce alle pellicole vincenti i premi &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Brigante&lt;/strong&gt;, consegnati in questa edizione durante la serata del 5 dicembre.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Miglior film della sezione Lungometraggi &#232; stato giudicato &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;The Heart of the Wise Lives in the House of Sorrow&lt;/i&gt; del regista serbo &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Marin Malesevic&lt;/strong&gt; a cui &#232; andato il Brigante d'Oro, seguito da &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Eat, for This is my Body&lt;/i&gt; del haitiano &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Michelange Quay&lt;/strong&gt; e da &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Taylor's Way&lt;/i&gt; del canadese &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Ren&#233; Brar&lt;/strong&gt;, che hanno portato a casa rispettivamente il Brigante d'Argento e di Bronzo.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nella sezione Documentari, il lavoro russo &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Countryside 35&#215;45&lt;/i&gt; di Evgueniy Solomin con un lavoro denso di realismo, mentre &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Branding Kosovo&lt;/i&gt; di Diego Hurtado de Mendoza vince il premio Opera Prima Doc e &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Angeles City, Philippines&lt;/i&gt; di Davide Arosio e Alberto Gerosa vince il Premio del Pubblico con un documentario che hanno portato gli spettatori rispettivamente nelle zone dell'ex Jugoslavia dalle cui ceneri si sta formato passo dopo passo lo stato del Kosovo ed nelle Philippine dove ogni giorno &#232; una nuova sfida contro la povert&#224;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nel concorso riservato ai Cortometraggi Internazionali sono stati premiati i corti &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;The Trip&lt;/i&gt; di Jos&#233; Gonzales Varela con il Brigante di Pietra, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;One Arm&lt;/i&gt; dell'autrice giapponese Akemi Tachibana, che con il suo horror surreale si &#232; aggiudicato il Premio del Pubblico, mentre &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Anything for You&lt;/i&gt; di Toma Waszarow e &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Banduryst&lt;/i&gt; di Danilo Caputo ricevono le Menzioni Speciali della Giuria. Il film spagnolo d'animazione al computer &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Naufrago&lt;/i&gt; di Juan Manuel Monesterio, Jos&#233; Cuesta e Carlos Belda riceve il premio come Miglior film per Ragazzi nella sezione Cortometraggi Internazionali Kids, trofeo assegnato da una giuria di studenti delle scuole della Basilicata.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nella sezione Basilicata Shorts, la giuria ha attribuito i riconoscimenti ai migliori lavori realizzati da autori lucani o filmati in location della Basilicata. &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Aria Buona&lt;/i&gt; di Giovanni Lancellotti ha guadagnato il Brigante di Legno, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;L'Ultimo Nastro&lt;/i&gt; di Nicola Ragone il premio Opera Prima Basilicata ed il poliziesco parodistico &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Lo Strano Caso del Commissario Bochicchio&lt;/i&gt; di Gerardo Sicuro ha invece conquistato il Premio del Pubblico.
Nella sezione per corti realizzati con il cellulare infine, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Magic Coffee&lt;/i&gt; di Rocco Talucci ha vinto il Mobile Phone Films Award.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.potenzafilmfestival.it&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;Potenzafilmfestival.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>63a edizione Festival del Cinema di Salerno</title>
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		<dc:creator>Mario Bove</dc:creator>




	
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	<description>La seconda citt&#224; della Campania ospita il secondo festival pi&#249; longevo d'Italia che in sei decadi di vita ha visto l'alternarsi nel suo palmares nomi illustri quali Vittorio De Sica, Giuseppe Tornatore, Alessandro Blasetti, Fulvio Lucisano e Luigi Comencini. Dal 23 al 28 novembre la manifestazione ha portato nel centro cittadino numerose pellicole e vip senza per&#242; stravolge la quotidianit&#224; della citt&#224;, il suo intenso traffico, lo struscio serale per il locali e gli altri appuntamenti culturali. La (...)



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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.close-up.it/IMG/arton5625.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;85&quot; height=&quot;120&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La seconda citt&#224; della Campania ospita il secondo festival pi&#249; longevo d'Italia che in sei decadi di vita ha visto l'alternarsi nel suo palmares nomi illustri quali Vittorio De Sica, Giuseppe Tornatore, Alessandro Blasetti, Fulvio Lucisano e Luigi Comencini. &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Dal 23 al 28 novembre&lt;/strong&gt; la manifestazione ha portato nel centro cittadino numerose pellicole e vip senza per&#242; stravolge la quotidianit&#224; della citt&#224;, il suo intenso traffico, lo struscio serale per il locali e gli altri appuntamenti culturali. La kermesse usualmente si muove quasi in sordina riservando i suoi clamori per l'ultima giornata in cui fanno il loro ingresso i premiati, le stelle italiane e straniere dello spettacolo.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In cifre, il Festival del Cinema di Salerno ha offerto quest'anno &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;160 pellicole in concorso&lt;/strong&gt; divise in nove sezioni che hanno portato sullo schermo lungometraggi, medio e cortometraggi, documentari, fiction e prodotti per la televisione, con numerosi titoli esteri. Il premio di maggiore importanza, Il Gran Trofeo Golfo di Salerno intitolato ad Ignazio Rossi, padre storico del festival, &#232; andato &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Baaria&lt;/strong&gt; di Giuseppe Tornatore.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Il direttore artistico Mario De Cesare&lt;/strong&gt; ha allestito un cartellone di eventi che ha catalizzato l'attenzione di numerosi appassionati, come la mattina del 24 novembre occasione per la proiezione di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Mannaggia la miseria&lt;/i&gt;, l'ultima fatica di &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Lina Wermuller&lt;/strong&gt;. La regista, presente al festival anche per ricevere il premio &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Apollo d'oro alla carriera&lt;/strong&gt;, &#232; stata accompagnata dal protagonista del suo film &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Tommaso Ramenghi&lt;/strong&gt; che si &#232; goduto un bagno di giovani entusiasti di incontrare l'attore gi&#224; sullo schermo con &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Lavorare con lentezza&lt;/i&gt;. In serata, attesa anche per l'anteprima assoluta di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Sleepless&lt;/i&gt; di Maddalena De Panfilis, film corale con numerosi volti noti e figli d'arte fra cui Violante Placido, Valentina Cervi e Stefano Benni. Inizialmente pensato per il cinema, per le strane traiettorie che spesso prendono le produzioni cinematografiche, il film &#232; stato poi destinato al circuito televisivo ma mandato comunque ai festival del cinema.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il 25, ha suscitato curiosit&#224; la presentazione del libro di &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Don Backy&lt;/strong&gt; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Storia di altre storie&lt;/i&gt;, apprezzato da un pubblico pi&#249; maturo e composto. Il volume ha ripercorso i principali fatti accaduti negli anni di maggiore attivit&#224; del cantante, rievocati al palazzo della giunta provinciale in un incontro pomeridiano.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il 27 &#232; stata protagonista un'altra giovane promessa &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Donatella Maiorca&lt;/strong&gt; regista di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Viola di mare&lt;/i&gt; con Valeria Solarino, Isabella Ragonese ed Ennio Fantastichini, storia ambientata nella Sicilia patriarcale alla vigilia dello sbarco dei mille, sfondo di un'intricata storia d'amore fra due donne.
Non sono per&#242; mancate delle pellicole arrivate gi&#224; con diversi riconoscimenti raccolti in altri concorsi, come &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Fortap&#224;sc&lt;/i&gt; di Marco Risi (qui per&#242; fuori concorso), &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Vincere&lt;/i&gt; di Marco Bellocchio e l'onnipresente &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Baaria&lt;/i&gt; di Tornatore.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;La serata di premiazione&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Gi&#224; presenti nelle scorse edizioni, Gaetano Stella e Maria Mons&#232; hanno condotto la serata conclusiva del festival guidando il ritmo della premiazione sul palco del cinema Augusteo. Il gal&#224; &#232; stato inaugurato con la consegna ufficiale dal Prefetto di Salerno della &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Medaglia del Presidente della Repubblica&lt;/strong&gt; che ha cos&#236; voluto sottolineare il suo apprezzamento per la manifestazione. Altro momento che ha caratterizzato la serata, la celebrazione dei &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;25 anni del gemellaggio&lt;/strong&gt; fra il centro campano e la cittadina di Tonho nel nord-est del Giappone. Una delegazione dal paese del Sol Levante ha sfilato sul palco partecipando ad un particolare scambio di doni, ringraziamenti e ricordi dell'epoca, quando proprio il festival del cinema di Salerno fece da ponte fra le due citt&#224; che poi vennero gemellate. L'anniversario &#232; stato celebrato da due lettrici giapponesi che hanno rievocato la leggenda di Oshira-sama, una ragazza che per amore di un cavallo divenne dea della fertilit&#224;. La storia &#232; tratta dai Tonho Monogatari, un famoso ciclo di racconti folkloristici giapponesi. Fra le personalit&#224; presenti alla serata, le bellissime &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Eva Henger&lt;/strong&gt; ed &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Anna Falchi&lt;/strong&gt;, quest'ultima in veste di produttrice cinematografica, e &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Santino Scarpa&lt;/strong&gt;, studioso di musica popolare e autore di famosi temi musicali per film come la canzone &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Dune Buggy&lt;/i&gt;, che nella soiree salernitana ha riempito l'atmosfera con mistiche note del classico di Leonard Cohen &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Alleluia&lt;/i&gt;, volteggiando con canto accompagnato da un'arpa.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;I vincitori&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Numerosi i riconoscimenti attribuiti a protagonisti del cinema e della televisione. Due giurie, una tecnica ed una specializzata, coordinate da &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Mario De Cesare&lt;/strong&gt; hanno distribuito i premi alle opere in concorso suddivise in due macrosezioni principali, &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Cinematografie Specializzate&lt;/strong&gt; e &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Lungometraggi&lt;/strong&gt;. Nella prima categoria sono rientrati tutti quei prodotti destinati a circuiti particolari quali audiovisivi per la scuola, cortometraggi, documentari, filmati informativi, religiosi, sportivi, mentre nella seconda sezione sono stati presentati dei formati cinematografici classici.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;I titoli pi&#249; ambiti per la &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Sezione Lungometraggi&lt;/strong&gt; sono andati ai film &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Baaria&lt;/strong&gt;, cui sono stati conferiti il Gran Trofeo Golfo di Salerno &#8220;Ignazio Rossi&#8221; ed il premio speciale 35mm.it, e a &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Oggi sposi&lt;/strong&gt; di Luca Lucini, con un premio della Giuria Popolare per &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Torno a vivere da solo&lt;/strong&gt; con Jerry Cal&#224;. Per quanto riguarda &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;gli interpreti&lt;/strong&gt;, &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Emilio Solfrizzi&lt;/strong&gt; ha ricevuto il &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Celluloide d'oro&lt;/strong&gt; per il ruolo ne &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Il piede di Dio&lt;/i&gt; mentre come migliori attori emergenti sono stati premiati &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Giorgia Wurth, Benedetta Vallanzano, Fabio Greco e Sara Tommasi&lt;/strong&gt;. La &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Targa Festival di Salerno&lt;/strong&gt; &#232; andata a &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Jun Icikawa&lt;/strong&gt;, attrice rivelazione per la serie Ris.
Per la Sezione Mediometraggi ha vinto &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Arrivederci&lt;/strong&gt; di Valeriu Jerenghi e per i corti &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Il re dell'Isola&lt;/strong&gt; di Raimondo Della Calce. Nel settore televisivo, &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Carlo Bixio&lt;/strong&gt; ha fatto incetta di premi nelle vesti di produttore cinetelevisivo dell'anno aggiudicandosi il premio Celluloide d'oro e vedendo consegnare l'Arechi d'oro per le fiction &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Un medico in famiglia&lt;/i&gt; e &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;I Cesaroni&lt;/i&gt; da lui prodotte. Un riconoscimento del Festival anche all'attrice e produttrice &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Anna Falchi&lt;/strong&gt; cui &#232; stata consegnata la Medaglia d'oro della Provincia di Salerno.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nella sezione &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Cinematografie Specializzate&lt;/strong&gt;, per la Sezione Informativi la Targa del Festival &#232; stata assegnata a &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La vita, le piazze, il sogno&lt;/i&gt; di Luigi Giuliano Ceccarelli, per la Sezione Religiosi invece il premio &#232; andato a &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Matteo Ricci. Un gesuita nel regno del Drago&lt;/i&gt; di Gjon Kolndrekaj. Per la sezione Videoscuola , premio di categoria a &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Pescaturismo&lt;/i&gt; di Andrea Volpe prodotto dagli studenti dell'I.T.I.S. Focaccia di Salerno.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Spazio anche per i premi legati alla scrittura con la Targa Salernitani nel Mondo attribuita a Sandro Ravagnani, per essersi distinto nel campo giornalistico ed imprenditoriale oltre i confini della Nazione portando il nome della Citt&#224; di Salerno oltre Oceano, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;I Riciclisti&lt;/i&gt; di Andrea Satta e &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;I ladri di favole&lt;/i&gt; di Rosa Tiziana Bruno, vincitori per la sezione Un libro per il cinema. Il cinema per un libro. Per il concorso letterario &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Parole in Corsa, scrivi e scatta&lt;/strong&gt;, organizzato in collaborazione con il consorzio di trasporti CSTP, la giuria ha premiato il racconto &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Africa&lt;/i&gt; di Valentina Borrelli e la fotografia &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La solitudine&lt;/i&gt; di Antonella Liccardo.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Libri - George A. Romero. La notte dei morti viventi</title>
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		<dc:language>fr</dc:language>
		<dc:creator>Angela Cinicolo</dc:creator>




	
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	<description>Una delle opere pi&#249; riuscite della collana Universale Film della Lindau, questo volume monografico del giovane critico torinese Dario Buzzolan giunto alla seconda edizione, &#232; dotato di uno stile lontano da un formalismo sdentato che spesso invecchia la carta e distacca i lettori pi&#249; giovani. A rendere degno di nota il libro, prima ancora del linguaggio, scevro di tecnicismi e ridondanze, &#232; l'impostazione &#8220;contaminata&#8221; : l'autore infatti non si pone super partes, al contrario spesso non esita a (...)



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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.close-up.it/IMG/arton5634.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;194&quot; height=&quot;274&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Una delle opere pi&#249; riuscite della collana Universale Film della &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Lindau&lt;/strong&gt;, questo volume monografico del giovane critico torinese &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Dario Buzzolan&lt;/strong&gt; giunto alla seconda edizione, &#232; dotato di uno stile lontano da un formalismo sdentato che spesso invecchia la carta e distacca i lettori pi&#249; giovani. A rendere degno di nota il libro, prima ancora del linguaggio, scevro di tecnicismi e ridondanze, &#232; l'impostazione &#8220;contaminata&#8221; : l'autore infatti non si pone &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;super partes&lt;/i&gt;, al contrario spesso non esita a muovere critiche all'opera analizzata dell'allora esordiente &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Romero&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ci&#242; che sorprende &#232; il modo in cui affronta l'analisi filmica riuscendo con grande equilibrio e notevole arguzia a portare avanti il suo discorso critico su due binari paralleli che, per tacita convenzione, non s'incontrerebbero mai. Da un lato architetta una serie di teorie fresche, molto interessanti e originali, che insinuano dubbi sul significato del film e su certe erronee interpretazioni. Va citato uno dei periodi pi&#249; significativi che descrive l'accoglienza e i fraintendimenti de &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La notte dei morti viventi&lt;/i&gt;, bollato, ingiustamente, all'uscita come mero &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;bad taste splatter&lt;/i&gt; : &#8220;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Si ha l'impressione che La notte dei morti viventi sia a lungo rimasto vittima di un equivoco : l'idea che il film fosse non soltanto un film di genere, un horror, ma in particolare una sorta di capostipite dello splatter. Il che gli ha fruttato l'esilio nel territorio dei &quot;film per appassionati&quot;. E invece La notte dei morti viventi &#232; molto pi&#249; simile a Gli uccelli di Alfred Hitchcock che a Non aprite quella porta di Tobe Hooper. La forza che ha turbato pi&#249; d'una generazione di spettatori non &#232; quella che scaturisce dall'esposizione di uno squartamento, dallo spettacolo &quot;osceno&quot; della carne martoriata. E pi&#249; sottile, pi&#249; profonda. La notte dei morti viventi &#232;, prima che un film di genere che usa la morte per spaventare, uno dei pi&#249; radicali film sulla morte che siano mai stati realizzati. Per questo, come il suo oggetto, continua - e continuer&#224; a lungo - a affascinarci e sfuggirci, a attrarci e respingerci&lt;/i&gt;&#8221;.
Dall'altro lato Buzzolan si avvale dei concetti e degli insegnamenti della bibliografia classica della critica cinematografica (da &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Vanoye&lt;/strong&gt; a &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Metz&lt;/strong&gt;) facendo leva anche su decifrazioni filosofiche e psicologiche di base (con il ricorso a &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Freud&lt;/strong&gt; e a &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Bataille&lt;/strong&gt;). Ad avvalorare le tesi, dimostrazioni dal metodo quasi scientifico : Buzzolan propone delle ipotesi che suggeriscono nuovi percorsi ermeneutici e semiotici, e le dimostra ragionando e accompagnando il lettore lungo le sue percorrenze, talvolta deviate da quelle gi&#224; battute in passato, complici anche certe osservazioni attuali supportate dalla comparazione contemporanea. In questo modo l'autore coinvolge naturalmente il lettore, anche quello pi&#249; scettico verso un genere relegato nel cinema di cassetta, che si sente partecipe delle sue argomentazioni e diventa parte attiva del libro.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Quasi un prolungamento distensivo la successiva meticolosa analisi chirurgica dell'opera nelle sue sequenze e nei suoi dettagli (efficace il capitolo sui &#8220;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;presupposti tematici&lt;/i&gt;&#8221;), una parte considerevole del libro che potr&#224; essere maggiormente apprezzata dagli addetti ai lavori : le scene, vivisezionate in fotogrammi con gli agili e impeccabili bisturi di Buzzolan, che non tralascia neanche le &#8220;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;inquadrature sfuggenti&lt;/i&gt;&#8221;, vengono citate anche per convalidare le teorie esposte precedentemente. Sembra quasi che l'autore interpelli il lettore e gli dia delle spiegazioni anche visive delle sue osservazioni : il risultato &#232; un rafforzamento delle convinzioni verso cui aveva indirizzato l'analisi gi&#224; precedentemente. Il film di Romero sembra ritrovare quasi quella dignit&#224; artistica che gli ha permesso di diventare un &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;cult&lt;/i&gt; per una folta schiera di cinefili : il volume chiarisce al pubblico quali sono i meriti per cui &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La notte dei morti viventi&lt;/i&gt; viene oggi riconosciuto a pi&#249; di quarant'anni dal &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;release&lt;/i&gt; come il capostipite di un genere, &#8220;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;i figli dei morti viventi&lt;/i&gt;&#8221;, in cui poi hanno affondato le mani moltissimi registi dell'horror ma non solo, come &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Lucio Fulci&lt;/strong&gt;, &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;John Carpenter&lt;/strong&gt;, &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Pupi Avati&lt;/strong&gt;, &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Sam Raimi&lt;/strong&gt; e &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Wes Craven&lt;/strong&gt;, che ne hanno ereditato &#8220;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;la cupa critica romeriana all'orrore sommesso e strisciante della realt&#224; quotidiana&lt;/i&gt;&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;A chiudere il libro, che pu&#242; essere considerato dagli amanti dei film dell'orrore una vera e propria guida alla riscoperta del film e un incalzante saggio provocatorio dai detrattori, una breve antologia critica che raccoglie alcune delle recensioni pi&#249; note del film - dal compianto &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Kezich&lt;/strong&gt; al maestro dell'orrore &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;King&lt;/strong&gt;. Se l'autore riesca o meno a rispettare la dichiarazione d'intenti fatta nell'incipit, raccontare &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La notte dei morti viventi&lt;/i&gt; come un film filosofico (sulla morte), lo lasciamo decidere ai lettori ; ci&#242; che invece non pu&#242; sfuggire &#232; un messaggio chiaro e lampante : quello che inizialmente gran parte della critica addusse come un film destinato alla &#8216;morte' &#232; senza alcun dubbio oggi &#8216;vivente' pi&#249; che mai.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Autore :&lt;/strong&gt; Dario Buzzolan
&lt;br /&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Titolo :&lt;/strong&gt; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;George A. Romero. La notte dei morti viventi&lt;/i&gt;
&lt;br /&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Editore :&lt;/strong&gt; Lindau
&lt;br /&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Collana :&lt;/strong&gt; Universale Film
&lt;br /&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Dati :&lt;/strong&gt; 130 pp, formato 13,5x19, 32 fotografie b/n &lt;br /&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Prezzo :&lt;/strong&gt; 13,00 &#8364;
&lt;br /&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Anno :&lt;/strong&gt; 2009
&lt;br /&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;webinfo&lt;/strong&gt; : &lt;a href=&quot;http://www.lindau.it/schedaLibro.asp?idLibro=1167&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;Scheda libro sul sito Lindau editore&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
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		<title>Il concerto</title>
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		<dc:creator>Antonio Spera</dc:creator>




	
	<category domain="http://www.close-up.it/spip.php?rubrique1">IN SALA</category>




	
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	<description>In Crimini e Misfatti, Woody Allen definiva la commedia &#8220;tragedia pi&#249; tempo&#8221;, tenendo a sottolineare che a distanza di anni si pu&#242; e si deve ridere dei dolori passati e che il genere comico nasce il pi&#249; delle volte da un intento sdrammatizzante. Questo concetto rappresenta anche il nucleo della poetica di Radu Mihaileanu, regista che nel '98 ci ha commosso con Train de vie. Se infatti con quell'opera l'autore aveva emozionato il pubblico internazionale creando un ritratto dell'Olocausto grottesco (...)



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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.close-up.it/IMG/arton5405.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;101&quot; height=&quot;134&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Crimini e Misfatti&lt;/i&gt;, Woody Allen definiva la commedia &#8220;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;tragedia pi&#249; tempo&lt;/i&gt;&#8221;, tenendo a sottolineare che a distanza di anni si pu&#242; e si deve ridere dei dolori passati e che il genere comico nasce il pi&#249; delle volte da un intento sdrammatizzante. Questo concetto rappresenta anche il nucleo della poetica di Radu Mihaileanu, regista che nel '98 ci ha commosso con &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Train de vie&lt;/i&gt;. Se infatti con quell'opera l'autore aveva emozionato il pubblico internazionale creando un ritratto dell'Olocausto grottesco ed intriso di ironia, con &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Il concerto&lt;/i&gt;, presentato Fuori Concorso al Festival di Roma 2009, ci propone un racconto altrettanto divertente e movimentato che riflette, oltre che sul potere emotivo dell'arte, sulle conseguenze storiche ed umane del governo sovietico di Breznev. Entrambi i film mettono in scena la libert&#224; e la necessit&#224; di sognare, ma se nel finale di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Train de vie&lt;/i&gt; questa libert&#224; veniva inevitabilmente soffocata dal filo spinato di recinzione di un campo di concentramento, quest'ultima opera invece apre le ali della speranza. Speranza in questo caso rappresentata dalla musica.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Andrei Filipov, ex direttore della famosa orchestra del Bolchoi, licenziato all'epoca di Breznev perch&#233; rifiutatosi di separarsi dai suoi musicisti ebrei, lavora come uomo delle pulizie nel teatro in cui trent'anni prima riceveva gli applausi del pubblico. Una sera, per&#242;, arriva l'occasione del riscatto. Trova infatti un fax indirizzato alla direzione del Bolchoi che invita l'orchestra a suonare a Parigi. Andrei non perde tempo e tenta di rimettere insieme i suoi musicisti di un tempo per poi spacciarsi per l'orchestra del Bolchoi.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Sin dalla prima sequenza la musica &#232; la vera protagonista. Mihaileanu non solo la lascia sprigionare in una tutta la sua bellezza e con tutta la sua forza, ma riesce a plasmare in immagini la sua concretezza ritmica, la poesia delle sue note, la passione dei suoi esecutori e le emozioni dei ascoltatori. Attraverso un montaggio che segue la cadenza e la variet&#224; strumentale della musica, il regista si sofferma sui movimenti delle dita dei musicisti, sulle impercettibili vibrazioni delle corde dei violini, sui tasti del pianoforte, sui movimenti delle mani del direttore, per poi ricondurre tutta questa magia in totali che mostrano la collettivit&#224;, il gruppo, l'unione dell'orchestra, la quale diventa metafora politica del comunismo (lo dice lo stesso protagonista) e simbolo di armonia. &lt;br /&gt;Nella sequenza finale, quella del concerto che d&#224; il titolo al film, quest'armonia invade lo schermo. In una sinfonia audiovisiva, si confondono note, sentimenti, lacrime, rimpianti, riscatto, passato, futuro, sogni. L'esibizione dell'orchestra di Andrei Filipov non &#232; solo &#8220;l'esibizione di una vita&#8221; ma diventa l'esibizione stessa della vita, con lo scorrere in immagini dei ricordi, dei dolori passati, delle soddisfazioni tanto sperate ed alla fine ottenute, degli affetti ritrovati, dei legami mai interrotti nonostante le tante difficolt&#224;.
&lt;br /&gt;In mezzo, tra prologo ed epilogo, assistiamo ad una commedia a tratti esilarante, dai dialoghi taglienti, con continui cambi di ritmo. Una facciata quest'ultima che per&#242; viene costantemente oltrepassata da Mihaileanu. Il regista non si limita a confezionare un prodotto divertente e frizzante, ma costella l'opera di sottotesti politici, sociali, storici, metartistici. Pensiamo ai discorsi sul comunismo, alla potente rappresentazione satirica della cultura ebraica, ai frequenti riferimenti al governo di Breznev, ai netti cambiamenti socio-economici avvenuti in Russia, cos&#236; come in tutta Europa, dopo la caduta del muro (grandiosa la battuta del russo al parigino &#8220;Niente concerto ? Niente oleodotti !&#8221;), al confronto/scontro tra i diversi approcci all'arte dei sovietici e dei francesi, reso sullo schermo anche da un evidente contrasto cromatico.
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Il concerto&lt;/i&gt; sfodera un'ironia delicata, vive di poesia. Fa ridere, riflettere, piangere. Tocca i cieli del grande cinema ed arriva dritto al cuore. Un film da vedere e rivedere, che segna il ritorno di Mihaileanu sulle tonalit&#224; di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Train de vie&lt;/i&gt; dopo che, con &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Vai e vivrai&lt;/i&gt;, sembrava aver intrapreso una strada differente.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Guarda &lt;a href=&quot;http://www.close-up.it/spip.php?article5403&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;l'intervista video a Mihaileanu&lt;/a&gt; nella puntata della Close-Up TV&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;(&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Le Concert&lt;/i&gt;) &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Regia&lt;/strong&gt; : Radu Mihaileanu ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;sceneggiatura&lt;/strong&gt; : Radu Mihaileanu in collaborazione con Alan Michel Blanc, Matthew Robbins ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;soggetto&lt;/strong&gt; : Hector Cabello Reyes, Thierry Degrandi ;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;fotografia&lt;/strong&gt; : Laurent Dailland ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;montaggio&lt;/strong&gt; : Ludovic Troch ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;costumi&lt;/strong&gt; : Viorica Petrovici ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;interpreti&lt;/strong&gt; : Alexei Guskov (Andrei Filipov), Dmitry Nazarov (Sacha), Melanie Laurent (Anne-Marie Jacquet), Francois Berleand (Olivier Morne Duplessis) ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;produzione&lt;/strong&gt; : O&#239; O&#239; O&#239; Productions &#8211; Les Productions du Tresor &#8211; France 3 Cinema &#8211; Europacorp &#8211; Castel Films &#8211; Panache Productions &#8211; RTBF &#8211; BIM Distribuzione ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;distribuzione&lt;/strong&gt; : BIM ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;origine&lt;/strong&gt; : Francia, Russia ; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;durata&lt;/strong&gt; : 120'.&lt;/div&gt;
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		<title>Anniversari - George Romero et la Politique des Undead</title>
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		<dc:language>fr</dc:language>
		<dc:creator>Marco Di Cesare</dc:creator>




	
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	<description>4 febbraio 2010. Il Maestro George Andrew Romero compie settant'anni, molti dei quali spesi a colpire il Sistema, a morderlo, in un percorso cominciato nell'ormai lontano '68 con uno dei film germinali per l'horror e per tutto il cinema indipendente americano, un esempio imitato ancora oggi &#8211; anzi, soprattutto oggi - ai tempi del digitale, del web 2.0 e del viral marketing, senza per&#242; che si riesca a ritrovare la freschezza, anche intellettuale, dell'esordio di un regista che &#232; rimasto (...)



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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.close-up.it/IMG/arton5636.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;144&quot; height=&quot;108&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;4 febbraio 2010. Il Maestro George Andrew Romero compie settant'anni, molti dei quali spesi a colpire il Sistema, a morderlo, in un percorso cominciato nell'ormai lontano '68 con uno dei film germinali per l'horror e per tutto il cinema indipendente americano, un esempio imitato ancora oggi &#8211; anzi, soprattutto oggi - ai tempi del digitale, del web 2.0 e del viral marketing, senza per&#242; che si riesca a ritrovare la freschezza, anche intellettuale, dell'esordio di un regista che &#232; rimasto praticamente sempre lontano da Hollywood.
&lt;br /&gt;L'opera di Romero a vederla oggi, forse a causa proprio della sua lontananza dal mainstream, mostra un'invidiabile coerenza e una stratificazione, alquanto complessa, di significati e significanti che hanno utilizzato il genere horror - ma non solo - per portare avanti un discorso sulla contemporaneit&#224;, in primis quella americana, e sulla sua evidente decadenza, pensiero di un geniale cineasta, engag&#233; nel modo un po' obliquo con cui pu&#242; esserlo chi ha affermato di non fare film politici, perlomeno non alla Michael Moore (&#171; Non voglio fare il predicatore, non mi sento come Michael Moore, esprimo solo la mia opinione, non ho la pretesa di influenzare nessuno. I miei quindi non sono film prettamente politici &#187;). Un uomo che ha utilizzato i suoi figli prediletti, i morti viventi, come emblemi di una spietata analisi e critica sociale e politica, per una cinema che nella sua totalit&#224; rappresenta una filosofia.
&lt;br /&gt;Ma, ovviamente, non di soli zombie pu&#242; vivere un Autore cinematografico, anche perch&#233; Romero non chiama mai in tale modo le sue creature (se non in un solo caso, all'interno della Director's cut di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Dawn of the Dead&lt;/i&gt;), poich&#233; di zombi non si tratta propriamente, quanto semmai di morti viventi, di appestati, di folli, di malati, di non-morti. Di undead, quindi. E Romero non &#232; solamente regista di horror, anche perch&#233; nel suo cinema si ritrovano molti degli stilemi del western, seppure ironicamente ribaltati : in questo modo viene rivisitata la personificazione massima dello spirito che ha nutrito l'America, la mitologia e la nascita di una Nazione che proprio in quei tardi anni Sessanta &#232; giunta a un punto di rottura, a causa di un'opinione pubblica che ha compreso la portata dell'orrore che sta massacrando il Vietnam. Un'America che ha quindi perso la propria innocenza e che Romero sempre pi&#249; sommerger&#224; di una grottesca e apocalittica ironia, con esiti spesso assai elevati per un Auteur che preserver&#224; una tematica costante lungo l'intera sua filmografia : la figura del non-morto, per l'appunto, dell'undead, ripreso all'interno di una continua ripetizione declinata in tutte le sue accezioni, dal morto vivente al revenant, dagli esseri sospesi tra due mondi (che vivono senza vivere, tra la vita e la morte, colpiti dalla follia, lungo il confine che divide l'umano dal bestiale, con alcuni che magari attendono una rinascita, posti ai margini della societ&#224;, in preda alla solitudine, invisibili di fronte ai propri simili) o, astraendo ancora di pi&#249;, interi mondi appartenenti a un passato che non vuole morire. &lt;br /&gt;Tale insistenza sulla figura ricorrente del non-morto (e, a volte, del suo corrispettivo, ossia del non-vivo), oltre che per il suo utilizzo con scopi satirici, assume i contorni di un tragitto lungo una strada ben precisa, talmente battuta da divenire una politica ben precisa, sia autoriale che, per l'appunto, di impegno. &#200; questa quella che chiameremo la 'Politique des Undead'.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Pennsylvania, not Transylvania : il disfacimento del Mito&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Romero nasce a New York City da madre lituana e da padre di origine cubana, ma si trasferisce ancora molto giovane a Pittsburgh (citt&#224; natale del maestro dello splatter, Herschell Gordon Lewis) per gli studi universitari. E nella citt&#224; della Pennsylvania (in quegli anni uno Stato fondamentale per il settore dell'industria pesante americana) il futuro cineasta, dopo la laurea, comincer&#224; a farsi le ossa attraverso spot e cortometraggi, per poi approdare, a 28 anni, sul grande schermo. E proprio in quelle zone ambienter&#224; la gran parte delle sue opere.
&lt;br /&gt;&#200; indubbiamente uno dei pi&#249; grandi esordi nella storia del cinema, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La notte dei morti viventi&lt;/i&gt;, un'epifania che ogni volta si rivela in quanto fondazione di una nuova mitologia e di un discorso altrettanto sensazionale, feroce disanima della condizione della societ&#224; americana nel 1968. &lt;br /&gt;Concluso nel dicembre dell'anno prima, il film mette in scena un'impossibile evasione connotata da una forte carica eversiva che verr&#224; poi approfondita nei film successivi. Liberamente ispiratosi al celebre romanzo &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;I vampiri&lt;/i&gt; (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;I am legend&lt;/i&gt;, 1954) di Richard Matheson che narra di un uomo rimasto solo sulla Terra, circondato da esseri diventati resi mostruosi da un virus post-apocalittico - a livello concettuale esprimendo quindi la paura nei confronti dell'altro e l'incapacit&#224; di conoscersi tra diversi - Romero, assieme allo sceneggiatore John A. Russo, opera un ribaltamento totale, legandosi a tanto cinema classico e proponendone allo stesso tempo un superamento.
&lt;br /&gt;Soprattutto &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;The Night of the Living Dead&lt;/i&gt; &#232; una porta lasciata aperta sulla Morte, sul contagio, sulla paura, sulle debolezze e sul livore degli uomini, sull'impossibilit&#224; di qualsiasi rimozione, al pari di tanti horror s&#236;, ma con una forza inaudita, che sembrava essersi persa dopo i &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Freaks&lt;/i&gt; di Tod Browning (nonostante i tagli e le ingerenze esterne che colpirono quest'ultimo). &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La notte&lt;/i&gt; (che &#232; diventato un horror solo per ragioni commerciali, affinch&#233; potesse contare su di una visibilit&#224; superiore) &#232; anche un western che mette in scena la paranoia americana, quella sindrome dell'accerchiamento e dall'assedio che da sempre attanaglia la cultura statunitense, le &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Ombre rosse&lt;/i&gt; degli indiani contro i cow-boy. Per&#242; il gruppo assediato, invece che unirsi per meglio fronteggiare il nemico comune, si sfalder&#224;, si decomporr&#224; velocemente e morir&#224; pi&#249; per mano di se stesso che di chi si trova al di fuori della cerchia. Anche se Ben (Duane Jones), protagonista di colore (forse il primo nella storia del cinema americano per ragioni che non fossero legate a motivazioni etniche all'interno del copione) sar&#224; quello che pi&#249; di tutti mostrer&#224; razionalit&#224;, anche se comunque l'estrema violenza che irrora la pellicola coinvolger&#224; anche lui, tanto che non potr&#224; considerarsi come un tipico eroe. La sua morte poi, casuale, sciocca perch&#233; giunta a sopravvivenza ormai raggiunta &#8211; e perci&#242; ancora pi&#249; tragica - non pu&#242; comunque non far pensare almeno un po' agli attentati in cui persero la vita Martin Luther King e Malcolm X, per un epilogo molto coraggioso per regista esordiente.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dell'horror gotico rimane solamente la casa sperduta e isolata (anche se qui acquisisce ovviamente i connotati di rifugio e non di dimora gi&#224; infestata da chiss&#224; quale presenza maligna), cos&#236; come il cimitero che si vede all'inizio e sul quale sventola una bandiera a stelle e strisce, la quale pu&#242; rappresentare, oltre che una prima indicazione di luogo, soprattutto una esplicita esposizione dei morti caduti sotto il vessillo americano. Tutto ci&#242; ovviamente rende l'insieme ancora pi&#249; inquietante, perch&#233; l'orrore non avviene in un luogo lontano come la Transilvania, non proviene da una regione specifica come nel &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Nosferatu&lt;/i&gt; di Murnau, ma &#232; parte del cuore stesso dell'America, &#232; il suo passato, un grumo indistinto e diffuso che chiss&#224; da quanto tempo &#232; padrone del tranquillo e prestabilito ordine borghese. Il disordine al contrario sconvolger&#224; il nucleo base della societ&#224;, ossia la famiglia. Perch&#233; Barbara verr&#224; portata via dal fratello Johnny, mentre i due amorevoli fidanzatini moriranno a causa dell'imperizia della ragazza, cos&#236; come la ragazzina infestata, la piccola Karen, si nutrir&#224; del cadavere del padre e uccider&#224; la propria madre con una cazzuola, in un delirio di grida trattate elettronicamente in modo sconvolgente (perch&#233; anche gli animali sanno usare oggetti in modo rudimentale, ma forse solo l'uomo-animale &#232; cos&#236; veloce a imparare come utilizzarli per uccidere, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;2001 : Odissea nello spazio&lt;/i&gt; docet), sconvolgente come l'&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Edipo re&lt;/i&gt; di Sofocle, reinterpretato dai Doors in &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;The End&lt;/i&gt; appena un anno prima ; infine Ben, ucciso dalla pallottola di un uomo bianco, come tanti altri neri prima e dopo di lui. Laddove invece i morti viventi, come la maggior parte degli altri animali, non uccidono i propri simili.
&lt;br /&gt;Per far giungere questi concetti Romero si rif&#224; a Hitchcock, a &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Psyco&lt;/i&gt; e a &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Gli uccelli&lt;/i&gt; (film quest'ultimo per il quale il maestro inglese chiam&#242; proprio Matheson, offerta ritirata al primo incontro a causa di divergenze artistiche), dovendo per&#242; sottolineare come la messa in scena claustrofobica che schiaccia e sovrasta i suoi personaggi richiama Orson Welles. E senza dimenticare come Romero apprezzi in modo particolare l'horror low-budget di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Carnival of Souls&lt;/i&gt; (Herk Harvey, 1962) che tratta proprio di chi si trova sospeso tra il mondo dei vivi e quello dei morti, seppure con uno stile assai diverso. Inoltre, tornando a &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Gli uccelli&lt;/i&gt;, si pu&#242; riconoscere una certa differenza nel fatto che Hitchcock non fornisca alcuna spiegazione sui motivi che hanno spinto quei teneri animaletti ad attaccare l'uomo, mentre in &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La notte&lt;/i&gt; se ne abbozza una : la causa potrebbe risiedere nelle radiazioni provenienti da una sonda mandata su Venere. Bisogna per&#242; aggiungere come non vi sia alcuna sicurezza su questi ipotesi e, aspetto ancora pi&#249; importante, come tale questione generalmente perda di importanza man mano che il film avanza, divenendo la prima forma del blaterare dei mezzi di informazione, aspetto questo che accompagner&#224; l'intera opera di Romero.
&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Gente che non esiste pi&#249;, mondi che non devono morire&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Questa visione laica e razionale, questa reinterpretazione del mito produrr&#224; due altri gioielli romeriani nel decennio dei Settanta, ossia &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La stagione della strega&lt;/i&gt; (1972, primo titolo &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Hungry Wives&lt;/i&gt;, anni dopo uscito in home video come &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Season of the Witch&lt;/i&gt;) e il meraviglioso &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Martin&lt;/i&gt; (1977). Entrambi i lungometraggi hanno prodotto uno slittamento verso l'analisi della condizione del singolo, uno studio antropologico sull'individuo, nella fattispecie la figura dell'emarginato.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Perch&#233; Joan Mitchell &#232; una signora borghese di mezza et&#224;, ricca e abbandonata dal marito e dalla figlia nella grande casa di famiglia, alla periferia di Pittsburgh, rinchiusa in un'incomunicabilit&#224; emotiva che la spinger&#224; tra le braccia della magia nera. Qui Romero si mantiene sul crinale dell'ambiguit&#224;, esponendo il deserto di sentimenti che circonda la donna, in un racconto che unisce oggettivit&#224; e onirica soggettivit&#224;. Soprattutto disegna un assai interessante personaggio femminile, dopo che ai tempi del suo debutto venne attaccato da talune femministe a causa della pochezza del peso delle donne in &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La notte dei morti viventi&lt;/i&gt;. Tra l'altro nel 1971 aveva diretto un copione non suo (nella sua carriera cinematografica accadr&#224; solamente un'altra volta, con &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Creepshow&lt;/i&gt;), una commedia romantica con venature drammatiche e malinconiche, inedita in Italia, intitolata &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;There's Always Vanilla&lt;/i&gt;, protagonista la Judith Ridley de &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La notte&lt;/i&gt;. Si tratta di un film interessante, dove in particolare si fa notare un autore in vena di ulteriori ricerche linguistiche, grazie alla regia e al montaggio (che cura lui stesso, come accadr&#224; in tutti i suoi film fino a &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Creepshow&lt;/i&gt;). In particolare si far&#224; notare l'utilizzo per due volte di rumori forti e molesti che impediranno allo spettatore la comprensione di una comunicazione verbale ormai inutile : la prima volta tramite il rumore diegetico proveniente da un macchinario ; la seconda attraverso un vero scandalo, un lungo ponte sonoro, nel quale l'inquadratura successiva viene spezzettata e inframezzata a quella che la precede, per mostrare la fine definitiva di un amore tra due creature che cercheranno di rinascere intraprendendo strade diverse. Si tratta di una sottrazione di senso forte quasi quanto quella messa in atto da Bu&#241;uel pi&#249; o meno nello stesso periodo (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Il fascino discreto della borghesia&lt;/i&gt;, 1972). In &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;There's Always Vanilla&lt;/i&gt;, poi, i rumori, il vociare di sottofondo, il mondo degli studi televisivi e degli spot pubblicitari diventano emblemi della vita moderna, un surplus di comunicazione che aumenter&#224;, passando per &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Martin&lt;/i&gt; e &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Dawn of the Dead&lt;/i&gt;, giungendo fino ai giorni nostri con &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Le cronache dei morti viventi&lt;/i&gt; (2007), seppur in maniera stanca e didascalica. &lt;br /&gt;Tornando finalmente a la &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La stagione della strega&lt;/i&gt;, possiamo affermare che Romero mostra ulteriormente la propria sensibilit&#224; di tocco, mischiando realismo, soggettivit&#224; e onirismo, penetrando in profondit&#224; nell'animo di una donna che inizialmente vive il timore di una vecchiaia imminente. Mentre &#232; necessario ricordare come nei sogni le persone appaiono vive, ma senza che lo siano veramente. In particolare risulta alquanto destabilizzante il lunghissimo incubo che apre il film, ben sette minuti di sperimentazione narrativa, dove &#232; nuovamente l'utilizzo del sonoro a farsi sentire in maniera particolare.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Un'ambiguit&#224; ancora maggiore segner&#224; le gesta di Martin Matthias, un ragazzo che si crede un vampiro, un non-morto (anche se potrebbe esserlo veramente), malattia che scorre nel sangue della sua famiglia da generazioni. Per&#242; Martin non ha i canini pi&#249; lunghi della norma, non ha problemi con i simboli cristiani n&#233; tanto meno con la luce del sole : sembrerebbe normale, tranne per il fatto che ama succhiare il sangue di donne con cui intrattiene rapporti necrofili. Perch&#233; Martin ha paura del sesso ordinario. Qui l'affascinante figura del vampiro viene decostruita come forse non mai nella storia del cinema : il vampirismo viene visto in quanto malattia s&#236; - come in un ritorno alle origini del mito - per&#242; un malessere interiore. Eppure uno speaker della radio cui Martin confider&#224; la propria natura, avvertir&#224; gli altri ascoltatori, ridendo e dicendo loro : &#171; State attenti amici della notte, il Conte potrebbe essere un vostro vicino ! &#187;. Il vampiro qui &#232; una persona dalla mente deviata, una figura ancora pi&#249; emarginata che deve lottare contro la superstizione e l'ignoranza dell'anziano cugino, che crede fermamente in Dio ed &#232; sicuro che il ragazzo sia veramente un Nosferatu. Tutto ci&#242; fa procedere di un'ulteriore tacca la poetica del pessimismo portata avanti da Romero. Il film, tra parentesi, in Italia &#232; passato fino a pochi anni col titolo di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Wampyr&lt;/i&gt;, una versione tagliata di oltre dieci minuti, rimontata e a cui sono state sovrapposte musiche dei Goblin, tra l'altro non composte appositamente per il film ma tratte dal loro &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Roller&lt;/i&gt;. Si mormora che autore di questo scempio sia stato Dario Argento, anche se ci risultaun po' difficile credere che un artista di tale levatura (soprattutto a quei tempi) abbia potuto agire come un semplice macellaio, perpetrando un delitto ai danni di Romero e di generazioni di spettatori italiani...&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#171; Incredibile, vero ? &#200; il calco del suo viso, eppure nessuno lo riconoscerebbe : gli manca la fiamma vitale &#187;. Altro personaggio romeriano che ha perso la propria identit&#224; &#232; l'Henry Creedlow di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Bruiser &#8211; La vendetta non ha volto&lt;/i&gt; (2000), un uomo che lavora per una rivista di moda, potenzialmente ricco ma in realt&#224; sull'orlo del lastrico, sfruttato e preso in giro da (quasi) tutte le persone che lo circondano. Un giorno si risveglier&#224; con indosso una maschera bianca, la sua nuova faccia, e un delirio vendicativo che simbolegger&#224; la rivolta dell'uomo comune contro la diffusa ipocrisia borghese, la civilt&#224; del denaro e dell'immagine, mettendo in atto una crudele vendetta come quella messa in atto da &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Il fantasma dell'Opera&lt;/i&gt;, grazie alla quale potr&#224; affermare : &#171; Sono io, sono tornato in vita ! &#187;. Rispetto a quello che Romero ha realizzato dal '93 in poi (escludendo &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Survival of the Dead&lt;/i&gt; che in Italia &#232; stato visto solamente all'ultimo Festival di Venezia), secondo noi questo, tra le sue fatiche degli ultimi due decenni, &#232; l'unica a poter suscitare un interesse che sia minimamente duraturo.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Se nella filmografia di questo cineasta vi sono persone che si pongono, o vengono poste dagli altri, ai margini della societ&#224; e della collettivit&#224;, vi sono anche interi universi culturali che vengono risuscitati. &#200; questo il caso di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Creepshow&lt;/i&gt; (1982), film diviso in cinque episodi scritti da Stephen King, grazie al quale vengono fatti rivivere i fumetti horror della EC Comics, la cui pubblicazione venne interrotta negli anni Cinquanta sulla spinta di pressioni censorie. Il risultato &#232; una commistione di linguaggio cinematografico e di comic, per un horror a tratti divertente, a tratti spaventoso, macabro, ricco di humour nero e fuori dalle righe. Su tutti svetta un piccolo capolavoro, il quinto episodio &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Strisciano su di te&lt;/i&gt;, su di un crudele uomo d'affari ossessionato dall'igiene che finir&#224; divorato dagli scarafaggi. Mentre nella cornice un bambino compie una vendetta contro il proprio padre. Nel 1987 Romero scenegger&#224; il sequel, sempre su soggetto di King, affidando la regia a Michael Gornik, suo direttore della fotografia dai tempi di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Martin&lt;/i&gt;.
&lt;br /&gt;Ma non di soli incubi vive il cinema di George Romero, perch&#233; in lui vi &#232; stato spazio anche per il sogno, quello de &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;I cavalieri&lt;/i&gt; (1981, in Italia passato svariati anni fa solo su Tele+), un gruppo di motociclisti che d'estate si esibisce in tornei medievali, figure che si muovono nel presente abitando il passato, muovendosi tra due sponde come se fossero dei non-morti. Il loro re, Billy (interpretato da un giovane Ed Harris), afferma a pieni polmoni che &#171; Devi lottare per i tuoi ideali e se muori loro sopravvivono. Il valore per cui viviamo &#232; il gruppo, il gruppo &#232; il nostro ideale : nessuno pu&#242; calpestare questi ideali, nessuno ! &#187;. Principalmente i pericoli che provengono dall'esterno sono legati alla mercificazione dell'arte e delle persone (impresari, denaro, corruzione, clamore suscitato dai mass-media, perfidia), un assedio portato avanti da poteri che possono infrangere la coesione di un'intera comunit&#224;. &#200; fin troppo facile leggere tra le righe un'allegoria sulla volont&#224; di preservare la propria identit&#224; d'artista, un discorso che potrebbe essere un abito perfetto per lo stesso Romero. Per&#242; bisogna prima sapere che i cavalieri, al fine di preservare la propria integrit&#224;, non sempre adottano le buone maniere : cos&#236; una scazzottata in un fast food lo far&#224; apparire come un saloon del vecchio West, anch'esso un altro ideale. Come anche i cavalieri che vanno in moto protetti dalle armature, con un elmo al posto del casco, appaiono per&#242; pi&#249; come dei guerrieri in un mondo post-apocalittico e senza tempo.
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&lt;br /&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Apocalisse domani : Folli, Morti viventi e Revenant&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dopo &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La notte dei morti viventi&lt;/i&gt; gli spazi si ampliano e con essi aumenta la claustrofobia dell'assedio, come nei film che andranno a completare il ciclo per il quale Romero &#232; pi&#249; conosciuto : &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Zombi &#8211; Dawn of the Dead&lt;/i&gt; (1978), &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Il giorno degli zombi&lt;/i&gt; (1985), &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La terra dei morti viventi&lt;/i&gt; (2005), &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Le cronache dei morti viventi&lt;/i&gt; (2007) e &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Survival of the Dead&lt;/i&gt; (2009). Solo i primi tre film, quelli dal '68 all'85
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Dawn of the Dead&lt;/i&gt; &#232; per&#242; preceduto di alcuni anni dall'ottimo &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La citt&#224; verr&#224; distrutta all'alba&lt;/i&gt; (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;The Crazies&lt;/i&gt;, 1973, dal quale Breck Eisner ha tratto un remake che tra pochi giorni vedr&#224; la luce in America...), una pellicola che narra di un'apocalisse che coinvolge una cittadina, i cui abitanti sono colpiti da un batterio che li conduce inesorabilmente alla morte oppure alla pazzia. Il contagio qui &#232; reso in maniera ancora pi&#249; esplicita, cos&#236; come sono portate maggiormente allo scoperto le colpe della tecnologia e dell'uomo che ne fa uso (tutto &#232; dipeso dall'incidente occorso a un aereo militare che trasportava un virus che doveva essere testato per scopi bellici, senza che per&#242; fosse ancora completato il vaccino). Il virus inoltre non pu&#242; essere trasmesso agli animali, tranne che alle scimmie, ossia le nostre progenitrici, l'anello che ci lega al nostro passato animalesco. Anche qui, come in &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La notte&lt;/i&gt;, la paura proviene dall'alto e rappresenta un'imposizione, una prevaricazione del Sistema. E di nuovo torna l'assedio contro una popolazione che si divide tra folli, cadaveri e ribelli (civili che sparano sui militari e su chi &#232; impazzito, un sacerdote che si d&#224; fuoco come i monaci vietnamiti), mentre uno scienziato cerca di trovare l'antidoto, dibattendosi tra la stoltezza dei militari (guidati, per&#242;, dal colonnello Peckem, un afroamericano che appare come un personaggio positivo) e della burocrazia interna, tra i politici e le loro voci inutili che si propagano attraverso l'etere : immagini 'deboli', queste, che si scontrano con quelle 'forti' e dure architettate da Romero. Lo scienziato, che si chiama Watts, morir&#224; cadendo dalle scale, mentre dei soldati lo hanno scambiato per un folle, solo perch&#233; afferma di avere trovato l'antidoto : un rivolo di sangue gli uscir&#224; dalla testa, ultima sconfitta per la razionalit&#224;, mentre intorno gli appestati si muovono come dei non-morti.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Risale al 1978 quello che reputiamo come il massimo capolavoro del maestro, ossia &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Zombi - Dawn of the Dead&lt;/i&gt; (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;L'alba dei morti viventi&lt;/i&gt;), un film che amplia il discorso cominciato con &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La notte&lt;/i&gt;, amplificandolo e sfruttando spazi e tempi pi&#249; dilatati, abbandonando spiegazioni pseudoscientifiche per abbandonarsi quasi a un senso di punizione divina, o comunque all'inconoscibile. Mentre uno scienziato in televisione afferma che bisogna affidarsi alla razionalit&#224; e non pi&#249; al sentimento, se si vuole sopravvivere. Di questa pellicola esistono varie versioni : la prima venne accorciata di una ventina di minuti da Dario Argento, per il mercato dell'Europa continentale, su esplicita richiesta dei distributori, con l'intento di contenerne la durata entro le due ore ; il regista italiano chiese poi ai Goblin di realizzare una colonna sonora per il film, sostituendo quella di repertorio scelta da Romero. L'idea piacque al regista americano, che decise di utilizzare i brani del gruppo italiano. La Director's Cut dura 140' e utilizza sia i brani dei Goblin che quelli scelti da Romero, in un equilibrio tra classico e moderno, tra orrore e grottesca ironia. La versione di Argento, invece, fedele alla sua propria visione autoriale, spinge pi&#249; sull'acceleratore e su una tensione presente in misura maggiore, grazie anche all'intervento delle sole musiche dei Goblin, tagliando il sarcasmo e, con esso, un po' delle annotazioni politiche e sociali di Romero. Sotto questo aspetto basta confrontare i diversi titoli di coda : in Romero i morti finalmente sono tornati nel loro nido, hanno espugnato il fortino e hanno conquistato quel posto in paradiso che da sempre bramavano, seppur inutile nello loro condizione, dando 'vita' a una giostra grottesca, all'interno di un centro commerciale, il quale ha in s&#233; tutto quello che un essere preda del capitalismo e del consumismo potr&#224; mai desiderare, con in sottofondo una musichetta da luna park. Un paradiso che anche gli uomini che si sono nascosti l&#236; dentro considerano come un paese dei balocchi, mentre solo il quarto elemento, una donna (Francine), si lamenta che il suo voto non conta e che loro tre sono totalmente presi da quel luogo, senza accorgersi che &#232; una prigione. Argento invece taglia la visione umoristica dei morti che tornano a casa e la sua musica altrettanto eccentrica. Come ha detto lo stesso Romero &#171; Io dico sempre che anche i miei zombi sono un po' commedia. L'ho detto anche a Dario, ma lui finisce col togliere sempre l'elemento di humour ! &#187;. Perch&#233; cosa c'&#232; di pi&#249; divertente di un'umanit&#224; che consuma cos&#236; tanto da giungere fino a divorarsi da sola, circondata di cibo e di armi, ossia dei mezzi che le permettono di soddisfare i propri primari bisogni ?&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il terzo capitolo della saga dei morti viventi &#232; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Il giorno degli zombi&lt;/i&gt;, ambientato in una base militare in un'isola dove si conducono esperimenti per educare i morti a una convivenza civile. Peccato, per&#242;, che anche l'animale pi&#249; docile abbia bisogno, di tanto in tanto, di mangiare un po' di carne... Gli attori e i personaggi da un film all'altro non sono mai i medesimi, fatto che acuisce la sensazione di coinvolgimento totale dell'umanit&#224;. Qui protagonista &#232; un bel personaggio di donna, Sarah (Lori Cardille), forte e sensibile, femminile e maschile insieme, che far&#224; parte di un gruppo di emarginati, assieme a un nero, un messicano e un mezzo ubriacone. La donna &#232; una dottoressa che vorrebbe risalire alla causa del male, mentre il dottore che conduce gli esperimenti (da tutti amabilmente soprannominato 'Frankenstein') vorrebbe educare e sottomettere il male. In questo bel film si assiste perci&#242; a un interrogarsi sui confini dell'agire umano, spingendosi fino a una carneficina tra umani e di umani, come nei due precedenti, in un tripudio di trucchi per un Tom Savini ai massimi livelli. Diverso da &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Dawn of the Dead&lt;/i&gt;, perch&#233; l&#236; c'era ormai un ordine stabile e accettato, interrotto da un intervento esterno, qui &#232; necessario far entrare la malvagit&#224; ( ?) per permettere l'inizio di un nuovo, stabile, accettato e tollerabile ordine.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Molto meno interessanti sono gli altri due film della saga finora usciti in Italia : &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La terra dei morti viventi&lt;/i&gt; &#232; un'opera spesso anonima, in cui si sente il bisogno di esplicitare subito come i morti cerchino di essere come noi, mentre invece erano gi&#224; come noi, mentre ora magari stanno imparando a esserlo di nuovo. Chiude la quadrilogia, anche perch&#233; presenta un personaggio di colore, stavolta un morto che cammina, che rappresenta l'individuo che guida una massa indistinta che vive solo del suo istinto, portandoli a mangiucchiare gli ospiti di un centro residenziale che si riveler&#224; come una gabbia dorata senza vie di fuga, tirato su da un nuovo dittatore in una Detroit post-apocalissi. In &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Le cronache dei morti viventi&lt;/i&gt;, invece, l'Apocalissi ricomincia di nuovo, mentre si insiste nuovamente sull'identificazione uomo-morto (&#171; Aveva ragione. Si trattava di noi contro di loro. Solo che 'loro' sono noi &#187;), compresa una forte presa di posizione, esposta in modo alquanto didascalico, sul potenziamento dei mezzi di informazione ai nostri tempi.
&lt;br /&gt;Perch&#233; in fondo, ora come ora, il canto del cigno di Romero &#232; stato &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;I fatti nel caso di Mister Valdemar&lt;/i&gt; (episodio di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Due occhi diabolici&lt;/i&gt;, 1990), per un regista capace di reinventarsi di nuovo, per la prima volta trattando una figura di zombie, ossia di un essere che &#232; stato ipnotizzato per divenire schiavo di qualcuno, un uomo che morir&#224; quando si trover&#224; in stato di ipnosi e che sar&#224; costretto a rimanere tra due mondi, almeno fino a quando qualcuno non lo liberer&#224; per sempre. Ma Mister Valdemar non &#232; un revenant, non &#232;, almeno 'coscientemente', uno spirito vendicativo tornato dalla tomba per punire chi gli ha fatto del male. Gli unici revenant in Romero sono i personaggi di Nathan Grantham, Harry Wentworth e Becky Vickers di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Creepshow&lt;/i&gt;. Piuttosto in questo episodio del 1990 assume una certa importanza l'esperienza dell'autoipnosi, in quanto autosuggestione che pi&#249; di una volta era tornata nel cinema laico di Romero.
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&lt;br /&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Nella vita l'importante &#232; avere cervello&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#171; Il cervello li muove, Sarah. &#200; il loro motore. Non gli serve il sangue o gli organi interni ! &#187; &lt;br /&gt;(&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Il giorno degli zombi&lt;/i&gt;)
&lt;br /&gt;&#171; I cervelli della gente sono gi&#224; morti, solo gli idioti sono rimasti vivi ! &#187;
&lt;br /&gt;(&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Dawn of the Dead&lt;/i&gt;)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Indubbiamente in Romero il centro di tutto &#232; il cervello, la sua potenziale razionalit&#224; come la sua pi&#249; probabile idiozia, la guaina che separa l'animalesco dall'umano (sempre che una distinzione tra queste categorie possa esservi veramente). Il cervello &#232; l'organo che fa muovere corpi altrimenti inanimati, &#232; il punto in cui colpire l'altro, attraverso le parole, i propri comportamenti o una pallottola.
&lt;br /&gt;Ed &#232; nel cervello che si nasconde il gemello mai nato dello scrittore Thad Beaumont (Timothy Hutton) de &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La met&#224; oscura&lt;/i&gt; (1993), un terzo occhio che volta il suo sguardo, assieme a un pezzo di narice e a due denti, quelli di George Stark, il doppio malefico risuscitato dalla volont&#224; nascosta del primo, perch&#233;, come lo stesso Beaumont dice ai suoi studenti, &#171; Noi siamo degli essere umani : 'plurale'. In ognuno di noi convivono due entit&#224; opposte, l'entit&#224; esteriore che &#232; quella che mostriamo a tutti, inibita, timida, patologicamente bugiarda ; e poi c'&#232; l'entit&#224; interiore, quella vera : appassionata, disinibita e libidinosa &#187;. Mentre la presenza di miriadi di passerotti possono preannunciare il caos, come gli uccelli in Hitchcock, ma anche condurre, in questo caso, le anime degli uomini avanti e indietro, passando tra la terra dei vivi e quella dei morti e viceversa. E pure se si afferma che &#171; Sai cosa succede alle persone che non controllano il pensiero ? Cadono dal cielo... &#187;, &#232; anche vero che la carne si fa comunque sentire, carne in putrefazione e strappata via dallo scheletro al momento giusto. Mentre la vicenda qui narrata era cominciata nel 1968, quando tutto ebbe inizio.
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Monkey Shines - Esperimento nel terrore&lt;/i&gt; (1988) &#232; spesso un grande film, malgrado certe prolissit&#224; che difficilmente prima di allora erano appartenute a Romero, e nonostante un finale imposto dalla produzione in luogo di quello, pessimistico, immaginato dal regista. Qui pi&#249; che in altri suoi film si incontrano il vigore di un fisico atletico con la costrizione all'immobilit&#224; pressoch&#233; totale, esclusa la testa, dopo un gravissimo incidente. Insieme all'uomo cos&#236; ridotto una scimmia che, gi&#224; alquanto intelligente, lo diventer&#224; ancora di pi&#249; grazie a un esperimento. L'effetto collaterale sar&#224; un aumento di aggressivit&#224; e di violenza, nell'animale come nell'umano, indissolubilmente legati quando si trovano l'uno vicino all'altro, per un altro film che parla di mondi lontani che comunicano tra di loro come se fossero attraversati da un undead. Mentre &#232; forte il discorso sull'educazione, sulla coercizione, sulle gabbie e sui guinzagli che qui risultano ben visibili, come gi&#224; in &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Il giorno degli zombi&lt;/i&gt; e in certi incubi, forse mai cos&#236; veri, della Joan de &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La stagione della strega&lt;/i&gt;, in un universo, quello di George Romero, dove nessuno &#232; pi&#249; malvagio dell'Uomo.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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