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	<title>Close-Up.it - rivista e magazine di cinema, teatro e musica con recensioni, forum, blog - diretta da Giovanni Spagnoletti</title>
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	<description>&lt;p&gt;Close-Up.it - rivista e magazine di cinema, teatro e musica con recensioni, forum, blog - diretta da Giovanni Spagnoletti&lt;/p&gt;</description>
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		<title>Venezia 67 - Machete - Fuori Concorso</title>
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		<dc:creator>Giovanna Branca</dc:creator>




	
	<category domain="http://www.close-up.it/spip.php?rubrique317">Fuori Concorso</category>




	
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	<description>L'ultimo film di Robert Rodriguez (affiancato alla regia da Ethan Maniquis) &#232; tutto quello che ci si poteva aspettava dopo aver visto il finto trailer che accompagnava &#8220;Planet Terror&#8221;, l'episodio di Grindhouse diretto dal regista texano. Il sangue scorre a fiumi, le donne sono armate e seminude e i preti hanno una vocazione per i fucili. Il genere trash/western/pulp da sempre prediletto da Rodriguez tocca il suo vertice di autoironia nel raccontare la storia di Machete, ex agente federale (...)



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		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;L'ultimo film di Robert Rodriguez (affiancato alla regia da Ethan Maniquis) &#232; tutto quello che ci si poteva aspettava dopo aver visto il finto trailer che accompagnava &#8220;Planet Terror&#8221;, l'episodio di &lt;i&gt;Grindhouse&lt;/i&gt; diretto dal regista texano.
Il sangue scorre a fiumi, le donne sono armate e seminude e i preti hanno una vocazione per i fucili. Il genere trash/western/pulp da sempre prediletto da Rodriguez tocca il suo vertice di autoironia nel raccontare la storia di Machete, ex agente federale Messicano in lotta contro i signori della droga, i politici repubblicani del Texas e i vigilantes che pattugliano la frontiera tra lo stato americano e quello del Messico.
&lt;br /&gt;Il protagonista &#232; per la prima volta Danny Trejo, veterano dei film di Rodriguez e di centinaia di film di serie B e non solo. Al suo fianco la poliziotta Jessica Alba e la &#8220;ribelle&#8221; Michelle Rodriguez, che aiuta i migranti a varcare la frontiera con gli Stati Uniti. Un cammeo va a Steven Seagal, a capo del pi&#249; potente cartello della droga Messicano, e a Robert De Niro, caricatura neanche troppo deformata dei politici repubblicani pi&#249; integralisti che vorrebbero una chiusura definitiva della frontiera. Un piccolo ruolo va anche a Lindsay Lohan, una star in America per motivi non troppo chiari al pubblico italiano, che recita sostanzialmente la parte di se stessa.
&lt;br /&gt;Il film di Rodriguez non &#232; sicuramente catalogabile all'interno di una prospettiva canonica sui film presentati al Lido: &#232; un puro e semplice divertissement sui temi da sempre rivisitati dal regista amico di Tarantino. Da questo punto di vista &#232; riuscitissimo: l'umorismo abbonda tra macchine &quot;coatte&quot;, budella usate come liane e battute memorabili come &#8220;Machete non manda messaggi&#8221; (&#8220;Machete don't text&#8221;).
&lt;br /&gt;E tuttavia il pregio maggiore del film sta indubbiamente anche nella crudelt&#224;, quella vera, con cui &#232; rappresentato uno dei temi pi&#249; scottanti dell'America contemporanea: la situazione della frontiera tra Stati Uniti e Messico. Nei giorni in cui infuria la polemica sulle leggi razziste che lo stato dell'Arizona vorrebbe varare contro l'immigrazione clandestina, &lt;i&gt;Machete&lt;/i&gt; d&#224; uno spaccato irreale - ma cinico e lucidissimo - della situazione al confine tra i due stati, dipingendo una fantasiosa (ma plausibile) alleanza tra cartelli della droga e politici conservatori per incrementare i voti e i profitti del traffico di droga. Il brutale assassinio di due migranti all'inizio del film &#232; una delle poche scene in cui la violenza conserva intatta il suo potere di ferire lo spettatore, anche se nel contesto di un film postmoderno e dunque sostanzialmente innocuo.
&lt;br /&gt;Lo schema degli antichi corridos messicani, in cui un eroe solitario si fa giustizia contro i Ranger oppressori, &#232; rielaborato per l'ennesima volta da Rodriguez in chiave umoristica e trash, ma arriva molto pi&#249; lontano nella sua rappresentazione dell'ingiustizia di molti film pi&#249; seri e impegnati, che spesso si abbandonano ad un latente buonismo.
&lt;br /&gt;Ma non si tratta certo di un'opera di denuncia, e le imprese di Machete e le nudit&#224; di Jessica Alba ce lo ricordano ben presto. Peraltro Rodriguez indulge un po' troppo sulle sue &#8220;manie&#8221; e sulle aspettative del pubblico, per cui stilisticamente il film risulta alle volte un po' imperfetto e dispersivo. Manca la carica incalzante che aveva fatto di &lt;i&gt;Dal tramonto all'alba&lt;/i&gt; un vero e proprio film cult e mancano trovate geniali, come ad esempio era stato l'omicidio di Bin Laden ad opera di Bruce Willis in &lt;i&gt;Planet Terror&lt;/i&gt;.
&lt;br /&gt;Ma se il film non &#232; catalogabile all'interno di una prospettiva classica, va detto che uno dei suoi punti di forza si nasconde proprio nella sua natura di evento, per cui alla proiezione nella Sala Grande a Venezia il pubblico in sala partecipava alle gesta dell'eroe con urla e schiamazzi come in un cinema di provincia dei tempi che furono. E questo per Rodriguez &#232; &#8211; forse &#8211; il premio pi&#249; grande.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;(&lt;i&gt;Machete&lt;/i&gt;) &lt;strong&gt;Regia&lt;/strong&gt;: Robert Rodriguez, Ethan Maniquis; &lt;strong&gt;sceneggiatura&lt;/strong&gt;: Robert Rodriguez, Alvaro Rodriguez; &lt;strong&gt;fotografia&lt;/strong&gt;: Jimmy Lindsey; &lt;strong&gt;montaggio&lt;/strong&gt;: Rebecca Rodriguez; &lt;strong&gt;interpreti&lt;/strong&gt;: Danny Trejo, Jessica Alba, Michelle Rodriguez, Robert De Niro, Steven Seagal; &lt;strong&gt;produzione&lt;/strong&gt;: Twentieth Century Fox Film Corporation, Overnight Films ; &lt;strong&gt;origine&lt;/strong&gt;: USA; &lt;strong&gt;durata&lt;/strong&gt;: 105&#8216;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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		<title>Venezia 67 - Lisetta Carmi. Un'anima in cammino - Giornate degli autori</title>
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		<dc:creator>Nicola Lazzerotti</dc:creator>




	
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	<description>Daniele Segre porta in laguna nella sezione Giornate degli autori il suo ultimo lavoro, Lisetta Carmi, un'anima in cammino. L'incontro avvenuto presso la sua casa di Cisternino, e nella campagna nei dintorni della localit&#224; brindisina, &#232; un lungo viaggio nella memoria e nell'opera della grande fotografa italiana. Il film si apre con una lettera, che &#232; anche confessione, letta dalla stessa Lisetta Carmi e inviata a Daniele Segre, in cui ella aprendosi al regista e di conseguenza al suo pubblico lo (...)



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		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Daniele Segre porta in laguna nella sezione Giornate degli autori il suo ultimo lavoro, &lt;i&gt;Lisetta Carmi, un'anima in cammino&lt;/i&gt;. L'incontro avvenuto presso la sua casa di Cisternino, e nella campagna nei dintorni della localit&#224; brindisina, &#232; un lungo viaggio nella memoria e nell'opera della grande fotografa italiana. Il film si apre con una lettera, che &#232; anche confessione, letta dalla stessa Lisetta Carmi e inviata a Daniele Segre, in cui ella aprendosi al regista e di conseguenza al suo pubblico lo prega di incontrarlo. E' qui che inizia un lungo cammino biografico-emozionale, in cui la fotografa genoana, partendo sin dalla prima infanzia, spiega e d&#224; ragione delle sue grandi passioni: la musica e la fotografia.
&lt;br /&gt;Il viaggio inizia da quando, bambina, provava i primi sentimenti di invidia verso i suoi fratelli, fino alla severa educazione famigliare, dalle lezioni di piano alle sue radici ebree, dalla fuga in Svizzera per sfuggire alla persecuzione allo studio della fotografia, dai reportage in Venezuela ai transessuali di Via del Campo, da Ezdra Pound all'incontro con Shree Babaji.
&lt;br /&gt;Seguendo un ordine temporale asistematico, la Carmi pone se stessa di fronte alla telecamera con raro candore e umanit&#224;. Ne emerge uno spaccato esistenziale entusiasmante e allo stesso tempo veritiero. Senza alcuna vanit&#224; la protagonista narra del suo lavoro che &#232; una lunga storia di immagini che ritraggono altre storie e altre vite, a volte affascinanti e straordinarie altre invece colte nel loro comune esistere. Vite che sono per&#242; sempre inquadrate in un preciso centro focale. Questo &#232; il vero soggetto delle attenzioni delle Carmi, che si impone come una narratrice di vite, e che candidamente se ne ritrae nel momento in cui viene a sfumare questo interesse, questa curiosit&#224;, questa sorta di amore.
&lt;br /&gt;Daniele Segre coglie il punto, evita facili e didascalici momenti di patos per concentrarsi sul racconto, sapendo cogliere nella protagonista, libera di vagare nella storia a suo piacimento, un quid unico, un elemento che &#232; allo stesso tempo racconto veritiero e e livida emozione. Pedina incessantemente la protagonista, seguendola nel suo vagare, alternando il suo volto ai luoghi della sua vita, alle sue storiche fotografie e cogliendola in meditazione ascetica immersa nella natura o a suonare dolcemente Bach al pianoforte.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;(&lt;i&gt;id.&lt;/i&gt;); &lt;strong&gt;Regia&lt;/strong&gt;: Daniele Segre; &lt;strong&gt;fotografia&lt;/strong&gt;: Franco Robust; &lt;strong&gt;montaggio&lt;/strong&gt;: Daniele Segre; &lt;strong&gt;musica&lt;/strong&gt;: Maria Teresa Soldani; &lt;strong&gt;interpreti&lt;/strong&gt;: Lisetta Carmi; &lt;strong&gt;produzione&lt;/strong&gt;: Daniele Segre/I Cammelli; &lt;strong&gt;origine&lt;/strong&gt;: Italia, 2010; &lt;strong&gt;durata&lt;/strong&gt;: 54'&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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	</item>




	<item>
		<title>Venezia 67 - Il sangue verde - Giornate degli autori</title>
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		<dc:creator>Nicola Lazzerotti</dc:creator>




	
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	<description>Andrea Segre da sempre sensibile ai temi d'impegno sociale, ci porta alla scoperta, con Il sangue verde, dei fatti che hanno sconvolto la cittadina di Rosarno Calabro. I fatti risalgono a gennaio di quest'anno quando, dopo il ferimento, in un agguato, di alcuni braccinati extracomuniatri, esplosero delle rabbiose manifestazioni di piazza che volevano, prima di tutto, denunciare le atroci condizioni di sfruttamento a cui erano sottoposti i lavoratori. A queste manifestazioni fecero eco le (...)



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		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Andrea Segre da sempre sensibile ai temi d'impegno sociale, ci porta alla scoperta, con &lt;i&gt;Il sangue verde&lt;/i&gt;, dei fatti che hanno sconvolto la cittadina di Rosarno Calabro.
&lt;br /&gt;I fatti risalgono a gennaio di quest'anno quando, dopo il ferimento, in un agguato, di alcuni braccinati extracomuniatri, esplosero delle rabbiose manifestazioni di piazza che volevano, prima di tutto, denunciare le atroci condizioni di sfruttamento a cui erano sottoposti i lavoratori. A queste manifestazioni fecero eco le reazioni violente della popolazione di Rosarno che occuparono per alcuni giorni le colonne di cronaca dei nostri giornali. Gli occhi dell'Italia erano dunque puntati sulla piccola localit&#224; calabrese. &lt;br /&gt;Da allora, come spesso avviene, l'interesse dell'opinione pubblica sugli esiti di questi eventi &#232; andato, neanche troppo lentamente scemando, perdendosi nell'oblio dell'informazione. Fa dunque bene Andrea Segre a scuoterci e a riportare brutalmente alla nostra memoria anestetizzata i drammi di quei giorni. &lt;br /&gt;La rievocazione dei fatti passa, nel film, attraverso le parole di sette ragazzi extracomunitari e dell'ex sindaco di Rosarno, Giuseppe Lavorato. Le loro voci ci raccontano, con livida e cruda realt&#224;, le condizioni drammatiche a cui erano sottoposti i lavoratori, centrando spesso l'attenzione sul &quot;caporalato&quot;, una vergognosa tradizione a cui il mondo del lavoro a basso costo, dall'agricoltura del mezzogiorno all'edilizia nelle grandi citt&#224;, non sa rinunciare. Uno scontro fra poveri, nel segno di uno sfruttamento delle disperazioni private. Sfruttamento alimentato dalle associazioni mafiose. &quot;Ndrine&quot; le chiamano in Calabria. &lt;br /&gt;La Ndrangheta forte di un incontrastabile potere economico riconfigura il territorio e lo modella politicamente per sottometterlo alle proprie necessit&#224; di espansione economica. Quindi appare giustificato pensare che lo sgombero della comunit&#224; di immigrati, voluta fortemente dal governo, e alimentata da quel clima di paura altro non &#232; che una ben organizzata manovra per colpire la comunit&#224; di braccianti rivoltosi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Sin qui un copione tragicamente noto, prevedibile e in un qualche modo scontato che elegge ad assoluti protagonisti uno spregiudicato malaffare tutto italiano e una cultura di massa figlia di ben alimentate paure fondate sul binomio straniero-criminalit&#224;. Ed &#232; proprio contro questa cultura di massa fondata sulla disinformazione che il film lucidamente si pone. &lt;br /&gt;Tutto il discorso passa attraverso una telecamera onnivora che inquadra volti madidi di dolore, luoghi di vita, o meglio di sopravvivenza abbandonati e i cui resti fatti di spazzatura e degrado sono il marchio pi&#249; evidente e infamante del status a cui erano condizionati. Un governo, ma sarebbe pi&#249; giusto dire una classe politica incapace di correggere e migliorare tale situazione, e di conseguenza attiva nella cancellazione attraverso un uso massiccio delle forze di polizia. &lt;br /&gt;La regia &#232; curata, fondata sull'uso pervasivo di onnipresenti camere a mano che non fanno mera ricerca di stile o convenzioni di genere ma mimano una precariet&#224; sostanziale del vivere. Un montaggio secco, freddo lontano dalla facile enfasi ma a servizio della verit&#224; e un accompagnamento musicale, inusitato per un prodotto di questo genere fanno di questo &lt;i&gt;Il sangue verde&lt;/i&gt; un esempio onesto di cinema civile.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;(&lt;i&gt;id&lt;/i&gt;); &lt;strong&gt;Regia&lt;/strong&gt;: Andrea Segre; &lt;strong&gt;fotografia&lt;/strong&gt;: Luca Bigazzi e Federico Angelucci, Matteo Calore; &lt;strong&gt;montaggio&lt;/strong&gt;: Sara Zavarise; &lt;strong&gt;musica&lt;/strong&gt;: Piccola Bottega Baltazar; &lt;strong&gt;interpreti&lt;/strong&gt;: Amadiu Bodian, Abraham Kwasi Appiah, Abraham Yabr&#232;, Kalifa Soumahroro e Giuseppe Lavorato; &lt;strong&gt;produzione&lt;/strong&gt;: Andrea Segre/ZaLab; &lt;strong&gt;origine&lt;/strong&gt;: Italia, 2010; &lt;strong&gt;durata&lt;/strong&gt;: 57'&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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	</item>




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		<title>Venezia 67 - Le bruit des gla&#231;ons - Giornate degli autori</title>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Sila Berruti</dc:creator>




	
	<category domain="http://www.close-up.it/spip.php?rubrique319">Giornate degli autori</category>




	
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	<description>Ridere ridere ridere. Di tutto, della morte, della malattia. Qui la mietitrice triste ha le vesti di un robusto signore francese che, camminando ad ampie falcate, bussa alla porta dello scrittore Albert Dupontel. &quot;Sono il tuo cancro&quot;, sussurra al citofono. Certo che Albert non se la passa gi&#224; benissimo. E' stato abbandonato da moglie e figlio e passa il suo tempo a sorseggiare vino bianco. &quot;Il rumore dei cubetti di ghiaccio&quot; del titolo proviene proprio dal sacchiello dove tiene in fresco e a (...)



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 <content:encoded>&lt;img class=&quot;spip_logos&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/IMG/arton6089.jpg?1283436732&quot; width=&quot;448&quot; height=&quot;298&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Ridere ridere ridere. Di tutto, della morte, della malattia. Qui la mietitrice triste ha le vesti di un robusto signore francese che, camminando ad ampie falcate, bussa alla porta dello scrittore Albert Dupontel. &quot;Sono il tuo cancro&quot;, sussurra al citofono. Certo che Albert non se la passa gi&#224; benissimo. E' stato abbandonato da moglie e figlio e passa il suo tempo a sorseggiare vino bianco. &quot;Il rumore dei cubetti di ghiaccio&quot; del titolo proviene proprio dal sacchiello dove tiene in fresco e a perenne portata di mano la bottiglia (la porta con se ovunque, afferma con orgoglio, 'anche in bagno'). Quest'uomo distinto inizia a seguire tutte le azioni e gli spostamenti di Albert, diventando testimone petulante delle sue giornate. Albert ha una donna che lo ama. E' Louisa, la sua governante. Ma anche lei si ritrova una vecchia megera alle calcagne, ovvero un tumore al seno. Inizia cos&#236; una strana convivenza; l'humor nero raggiunge l'apice quando Albert e Louisa fanno l'amore e i loro persecutori tendono le orecchie per sentire i loro ansimi&#8230;
&lt;br /&gt;Inutile cercare facili e celebrati antecedenti. Siamo lontani dai grandi scrittori russi, dagli interrogativi bergmaniani: tutto avviene a carte scoperte. Bertrand Blier rende subito palese il suo gioco, mescola farsa e dramma in un pastiche delirante che appassiona e allo stesso tempo distanzia lo spettatore. Gli sguardi in macchina, le ellissi di montaggio concorrono alla resa di un ritmo sincopato ed irregolare che un poco urta con il classico e forse un po' patinato accompagnamento musicale. Gli interpreti fanno vibrare le battute con espressioni febbrili, inquiete. Sembrano essere in perpetuo movimento anche se le scene si svolgono praticamente nello stesso luogo, in questa glaciale villa di campagna.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&#8220;La vita ha un senso?&#8221; si chiede il figlio dello scrittore. Il film sembra suggerirci di s&#236;. Ha senso nella conquista della propria libert&#224; attraverso tappe dolorose e necessarie. La morte &#232; il suo momento meno significante; &#232; &#8220;ridicolo&#8221; il valore estremo che le assegniamo, e bisogna riderle in faccia, reagire con slancio vitale. E' questo slancio che aiuta Albert e Louise a superare la malattia e a risolvere i dubbi che li assalgono. Blier esplora i suoi personaggi con tono grottesco ma mai aggressivo, non caricando l'umorismo nero di ulteriori furori. I personaggi sono leggeri, quasi aerei, reagiscono alla solitudine della villa con una perenne agitazione. Le relazioni umane si reggono su fili invisibili, subiscono scarti repentini e sembrano implodere in un buco nero. Ma i malati reagiscono e riconquistano la loro libert&#224; con un banale inganno: una finta rapina nella quale fingono di essere uccisi a colpi di pistola. &lt;i&gt;Bye Bye&lt;/i&gt; metastasi, fine degli incubi. Si salpa in mare per nuovi viaggi, liberi. Resta in primo piano la bottiglia nel secchiello del ghiaccio, pronta per essere consumata, simbolo francese di piacere di vita. Anche perch&#232;, come ha affermato Blier subito dopo la proiezione, se i riferimenti fossero stati il cinema e la cultura russi, i due protagonisti non sarebbero mai sopravvissuti...&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;(&lt;i&gt;Le bruit des gla&#231;ons&lt;/i&gt;); &lt;strong&gt;Regia&lt;/strong&gt;: Bertrand Blier; &lt;strong&gt;sceneggiatura&lt;/strong&gt;: Bertrand Blier; &lt;strong&gt;fotografia&lt;/strong&gt;: Fran&#231;ois Catonn&#233;; &lt;strong&gt;montaggio&lt;/strong&gt;: Marion Monestier; &lt;strong&gt;interpreti&lt;/strong&gt;: Jean Dujardin (Charles Faulque), Albert Dupontel (il cancro di Charles), Anne Alvaro (Louisa), Myriam Boyer (il cancro di Louisa), Audrey Dana (Carole Faulque), Christa Th&#233;ret (Evguenia), Emile Berling (Stanislas Faulque), Genevi&#232;ve Mnich (madre di Evguenia). &lt;strong&gt;produzione&lt;/strong&gt;: Thelma Films, Manchester Films; &lt;strong&gt;origine&lt;/strong&gt;: Francia, 2010; &lt;strong&gt;durata&lt;/strong&gt;: 87'&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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		<title>Brave ragazze a Venezia</title>
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		<dc:creator>Redazione Close-up</dc:creator>




	
	<category domain="http://www.close-up.it/spip.php?rubrique118">EVENTI</category>





	<description>In diretta dal Festival di Venezia, la premiata ditta Gentile &amp; Andreozzi inaugurer&#224; la nuova stagione di Brave Ragazze. Mai titolo di un programma fu pi&#249; azzeccato.. Brave Ragazze di nome e di fatto, le irriverenti autrici e conduttrici di Radio2 , che hanno raccolto grandissimi consensi in questa estate 2010, approdano alla 67&#176; Mostra del Cinema di Venezia per presentare la nuova collezione, cio&#232;, edizione autunno/inverno del loro programma: Brave Ragazze riprender&#224; infatti il consueto (...)



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	&lt;a href="http://www.close-up.it/spip.php?rubrique118" rel="directory"&gt;EVENTI&lt;/a&gt;




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 <content:encoded>&lt;img class=&quot;spip_logos&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/IMG/arton6088.jpg?1283412621&quot; width=&quot;226&quot; height=&quot;150&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;In diretta dal Festival di Venezia, la premiata ditta Gentile &amp; Andreozzi inaugurer&#224; la nuova stagione di Brave Ragazze. &lt;br /&gt;Mai titolo di un programma fu pi&#249; azzeccato.. &lt;br /&gt;Brave Ragazze di nome e di fatto, le irriverenti autrici e conduttrici di Radio2 , che hanno raccolto grandissimi consensi in questa estate 2010, approdano alla 67&#176; Mostra del Cinema di Venezia per presentare la nuova collezione, cio&#232;, edizione autunno/inverno del loro programma: Brave Ragazze riprender&#224; infatti il consueto appuntamento del weekend dall'11 Settembre, ogni Sabato e Domenica dalle 21.00 alle 22.30 . Insieme da poco pi&#249; di un anno, le Brave Ragazze Michela e Federica sono diventate un appuntamento caro agli ascoltatori di Radio2, con record di 800 sms a puntata, ospiti straordinari come Margherita Hack, Maurizio Costanzo, Carlo Rossella, Gabriele Muccino, Federica Pellegrini, Vincenzo Salemme, e tanti altri che sono passati dai microfoni glamour delle due single di via Asiago, e si sono divertiti..
&lt;br /&gt;Nuova edizione, stessi ingredienti (squadra che vince non si cambia), cinema, libri, costume, gossip e glamour ma anche informazione e approfondimenti, nello stile ormai inconfondibile delle Brave Ragazze: mischiare &quot;alto&quot; e &quot;basso&quot; con ironia.. che nella vita non fa mai male.
Per il debutto le Brave Ragazze danno appuntamento sulle frequenze di Radio2, Sabato 11 Settembre eccezionalmente dalle ore 20 alle 22.30, in diretta da Venezia per la serata conclusiva del Festival del Cinema.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;E' possibile ascoltare anche in podcast su:radio2.rai.it &lt;br /&gt;Numero verde: 800.800.002. Per gli sms: 348.7.300.200&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Venezia 67 - Black Swan - Concorso</title>
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		<dc:creator>Sila Berruti</dc:creator>




	
	<category domain="http://www.close-up.it/spip.php?rubrique316">Concorso</category>




	
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	<description>L'arte &#232; catarsi, morte, dolore, liberazione, angoscia, sogno, visione, estremo tormento ed esasperata sofferenza. L'arte &#232; esaltazione, allucinazione, annegamento, metamorfosi e terrore. L'arte &#232;, ancora, scoprire se stessi, tradirsi, distruggersi fino ad divenire altro da s&#233;. L'arte non &#232;, infine, n&#233; tecnica, n&#233; precisione n&#233;, tanto meno, bravura stilistica; bens&#236; un cocktail micidiale di imperfezione, eccellenza e passione. Per Darren Aronofsky l'arte ha a che fare con un'estrema solitudine, con (...)



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 <content:encoded>&lt;img class=&quot;spip_logos&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/IMG/arton6086.jpg?1283410305&quot; width=&quot;243&quot; height=&quot;360&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;L'arte &#232; catarsi, morte, dolore, liberazione, angoscia, sogno, visione, estremo tormento ed esasperata sofferenza.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'arte &#232; esaltazione, allucinazione, annegamento, metamorfosi e terrore.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'arte &#232;, ancora, scoprire se stessi, tradirsi, distruggersi fino ad divenire altro da s&#233;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'arte non &#232;, infine, n&#233; tecnica, n&#233; precisione n&#233;, tanto meno, bravura stilistica; bens&#236; un cocktail micidiale di imperfezione, eccellenza e passione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Per Darren Aronofsky l'arte ha a che fare con un'estrema solitudine, con la lacerazione del corpo e dell'anima. Qualche cosa di terribilmente, fisico, sanguinante, sporco e impreciso. Non ci sono definizioni di genere capaci di costringere l'ultima fatica dell'autore di &lt;i&gt;The Fountain&lt;/i&gt; e, francamente, non sembrano necessarie.&lt;i&gt; Black Swan&lt;/i&gt; &#232; un film estremo, e non potevamo aspettarci altro. Un'affermazione di personalit&#224; da parte del regista che, dopo la consacrazione avvenuta due anni fa proprio qui al Lido con &lt;i&gt;The Wrestler&lt;/i&gt;, rivendica se stesso e non si piega ad un cinema pi&#249; semplice e immediato. &lt;br /&gt;Rispetta le sue origini Aronofsky e con &lt;i&gt;Black Swan&lt;/i&gt;, le eleva, facendo sue le lezioni di maestri del calibro di Lynch e Altman. La storia di una ballerina ( Natalie Portman) che per ottenere ed affrontare il ruolo da protagonista ne &lt;i&gt;Il lago dei cigni&lt;/i&gt; si trova costretta a distruggere tutto quello che sapeva di s&#233;, si trasforma in un viaggio nell'animo umano, nel processo di creazione-metamorfosi, in una lucida immersione nel tormentato universo femminile. &lt;br /&gt;Il regista scava con sorprendente precisione nelle pieghe oscure e celate, dell'essere donna; nell'estremo tormento della fame, dell'autolesionismo, delle privazioni e della doppia identit&#224;, rendendo visibile il sommerso, attraverso un climax di allucinazioni, visioni e sogni. Il ristretto ed esasperato universo di una compagnia di balletto classico fornisce ad Aronofsky una vasta gamma di ossessioni sulle quali lavorare: anoressia, rapporto con la madre, perfezionismo, autolesionismo, competizione, gelosia, omosessualit&#224; e paranoia. Una straordinaria Natalie Portman (che, al contrario di quanto si possa pensare si accosta per la prima volta al mondo della danza) interpreta con magistrale bravura il ruolo di una ragazza costretta a massacrare e uccidere la bambina che &#232; stata (e che la madre tenta disperatamente di non perdere costringendola a vivere in un mondo di pupazzi e carillon) per permettere alla donna di esplodere in una femminilit&#224; spietata, magnifica e crudele fino ad assumere le sembianze di uno splendido cigno nero. Horror, thriller psicologico e melodramma trascinano lo spettatore all'interno di un unico istante di vorticosa follia; lo attirano nelle maglie di un universo contorto, sensuale e affascinante che lo costringe alla riflessione, all'introspezione lasciandogli addosso un senso di disagio e esaltazione. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;Black Swan&lt;/i&gt; non &#232; un film privo di difetti. Molti lo troveranno un po' eccessivo e, a tratti, saturo di clich&#233; presi in prestito dall'horror. Ma &#232; imperfetto nel suo essere opera d'arte, nel suo gridare con forza che, solo lasciando emergere le pulsioni che ci hanno insegnato a reprimere e dando fiato al bisogno di imperfezione che alberga inquieto nelle nostre anime, possiamo sentire e comunicare veramente. In un mondo dominato dalla perfezione, l'opera rivendica il valore della distruzione, della lacerazione, del continuo superamento del limiti personali e del sentire comune. Rivendica il ruolo dell'arte nella crescita e nello sviluppo dell'individuo, nella sua elevazione ad un livello pi&#249; cosciente di comunicazione. Un grido potente per una societ&#224; che sentila cultura in generale come uno scomodo, costoso ed inutile accessorio.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;(&lt;i&gt;Black Swan&lt;/i&gt;); &lt;strong&gt;Regia&lt;/strong&gt;: Darren Aronofsky; &lt;strong&gt;sceneggiatura&lt;/strong&gt;: Mark Heyman, Andres Heinz e Andres Heinz; &lt;strong&gt;fotografia&lt;/strong&gt;: Matthew Libatique; &lt;strong&gt;montaggio&lt;/strong&gt;: Andrew Weisblum; &lt;strong&gt;musica&lt;/strong&gt;: Clint Mansel; &lt;strong&gt;interpreti&lt;/strong&gt;: Natalie Portman (Nina), Mila Kunis (Lilly), Winona Ryder (Beth MacIntyre), Vincent Cassel (Thomas Leroy); &lt;strong&gt;produzione&lt;/strong&gt;: Fox ; &lt;strong&gt;origine&lt;/strong&gt;: U.S.A., 2010;&lt;strong&gt; durata&lt;/strong&gt;: 110'&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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		<title>L'amore buio</title>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Sila Berruti</dc:creator>




	
	<category domain="http://www.close-up.it/spip.php?rubrique1">IN SALA</category>




	
	<dc:subject>01_home</dc:subject>

	<description>Due ragazzi, uno fuori e l'altro dentro. Lei intrappolata all'interno di un universo dorato; Lui perso nella caotica Napoli dei quartieri popolari. Una sera, Lui, insieme ad un gruppo di amici, violenta Lei e allora le cose si ribaltano. Lui viene rinchiuso in un istituto minorile che, messo a confronto con i quartieri popolari, appare un'isola felice fatta di partite di pallone, laboratori creativi e gite al mare. Lei esce fuori, nella Napoli che non consoce, scappa dal suo mondo borghese e (...)



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		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Due ragazzi, uno fuori e l'altro dentro. Lei intrappolata all'interno di un universo dorato; Lui perso nella caotica Napoli dei quartieri popolari. Una sera, Lui, insieme ad un gruppo di amici, violenta Lei e allora le cose si ribaltano. Lui viene rinchiuso in un istituto minorile che, messo a confronto con i quartieri popolari, appare un'isola felice fatta di partite di pallone, laboratori creativi e gite al mare. Lei esce fuori, nella Napoli che non consoce, scappa dal suo mondo borghese e si scopre straniera in terra natale. Tutti e due alla scoperta di quello che manca, tutti e due, svegliati da una improvvisa doccia fredda, si scoprono pesci fuor d'acqua. Un linguaggio composto, articolato e, in alcuni tratti, originale; scelte narrative non sempre convenzionali, fanno di questo film una buona opera che gioca tra l'emerso e il sommerso, che punteggia qui e l&#224; qualche metafora senza farne, per&#242;, il suo punto focale. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;L'amore buio&lt;/i&gt; &#232; un film sul tormento di adolescenti abbandonati a se stessi, che si trovano a vivere in un mondo troppo carico di responsabilit&#224; e povero di maestri, circondati da adulti pieni di problemi costretti a prendere decisioni pi&#249; grandi di loro e a gridare senza essere ascoltati. Adolescenti spocchiosi, irritanti, altezzosi con un diverso senso di ci&#242; che &#232; bello e brutto, giusto e sbagliato. Con una sensibilit&#224; che adulti e psicologi non comprendono. &lt;br /&gt;Un'opera garbata e soppesata. Un film diretto con mestiere e girato sapientemente, illuminato con gusto e montato con originalit&#224;. Non tocca mai gli estremi della commedia sociale, non scade nella caratterizzazione banale dei protagonisti, non si adagia sul succeso di &lt;i&gt;Gomorra&lt;/i&gt; e non di serve dei clich&#233;. &lt;br /&gt;Ma &#232; privo di anima, di passione, di rumore. Non si spinge oltre quello che altri autori hanno affermato, non scava, non affronta ma sorvola tutto dall'alto, dalla superficie senza offrire allo spettatore nulla di nuovo. La storia dei due protagonisti, della loro crescita forzata e del loro modo di comprendersi e perdonarsi non convince fino in fondo. Non spicca mai il volo passando dal particolare all'universale e rimane incatenato a terra, ad una realt&#224; che non rinnega e non fa sua. Un volo pindarico sul mondo femminile, sul dramma della bulimia, sulla potenza salvifica dell'arte, sulla forza delle parole e la potenza del perdono. Un film che scivola spesso in dialoghi surreali, che mal si accordano con le facce fresche dei protagonisti. Tuttavia un'opera interessante che lascia intuire le capacit&#224; dal suo autore. Da ricordare il cammeo discreto e garbato di Corso Salani.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;(&lt;i&gt;L'amore buio&lt;/i&gt;); &lt;strong&gt;Regia&lt;/strong&gt;: Antonio Capuano ; &lt;strong&gt;sceneggiatura&lt;/strong&gt;: Antonio Capuano; &lt;strong&gt;fotografia&lt;/strong&gt;: Tommaso Borgstrom; &lt;strong&gt;montaggio&lt;/strong&gt;: Giogio' Franchini; &lt;strong&gt;musica&lt;/strong&gt;: Pasquale Catalano; &lt;strong&gt;interpreti&lt;/strong&gt;: Irene De Angelis (Irene), Gabriele Agrio (Ciro), Luisa Ranieri (Mamma di Irene), Fabrizio Gifuni (Psicoterapeuta), Valeria Golino (Psicologa Carcere), Corso Salani (Padre di Irene), Anna Rita Ammirati (Analista di Irene); &lt;strong&gt;produzione&lt;/strong&gt;: Ellegiemme, Rai Cinema; &lt;strong&gt;origine&lt;/strong&gt;: Italia, 2010; &lt;strong&gt;durata&lt;/strong&gt;: 109'.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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		<title>Malacarne</title>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Chiara Giacobelli</dc:creator>




	
	<category domain="http://www.close-up.it/spip.php?rubrique5">TEATRO</category>




	
	<dc:subject>01_home</dc:subject>

	<description>Dall'1 al 4 settembre la Mole Vanvitelliana di Ancona ospita all'interno del Festival Adriatico Mediterraneo &quot;Malacarne&quot;, uno spettacolo teatrale tratto da una storia vera e frutto di approfondite ricerche sulla mafia di questo secolo. La regista Tiziana Marsili Tosto porta sulle scene il racconto delle esperienze vissute dalla giovane Rita Atria, una diciassettenne originaria della Sicilia che, dopo aver visto morire padre e fratello a causa di organizzazioni mafiose, sceglie di (...)



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 <content:encoded>&lt;img class=&quot;spip_logos&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/IMG/arton6090.jpg?1283437475&quot; width=&quot;121&quot; height=&quot;90&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Dall'1 al 4 settembre la Mole Vanvitelliana di Ancona &lt;/strong&gt; ospita all'interno del &lt;strong&gt;Festival Adriatico Mediterraneo &quot;Malacarne&quot;, &lt;/strong&gt; uno spettacolo teatrale tratto da una storia vera e frutto di approfondite ricerche sulla mafia di questo secolo. &lt;br /&gt;La regista &lt;strong&gt;Tiziana Marsili Tosto &lt;/strong&gt; porta sulle scene il racconto delle esperienze vissute dalla giovane &lt;strong&gt;Rita Atria&lt;/strong&gt;, una diciassettenne originaria della Sicilia che, dopo aver visto morire padre e fratello a causa di organizzazioni mafiose, sceglie di collaborare con la giustizia. Questa drastica decisione la porter&#224; per&#242; a un freddo distacco nei confronti della madre, oltre che scatenarsi contro la condanna dell'intero paese.
Sul palco per questa storia di cruda verit&#224; &lt;strong&gt;Loretta Antonella, Gianluca D'Ercole, Rosetta Martellini, Luigi Moretti e la stessa Tiziana Marsili Tosto&lt;/strong&gt;. &lt;br /&gt;Alla drammaturgia, che si sviluppa partendo da testi scritti sulla vicenda, oltre che dalle impressioni ricevute dalla regista durante un viaggio intrapreso fino a Partanna, nella campagna siciliana dove i fatti sono accaduti, ha collaborato anche Giulia Zenni, mentre assistente alla regia &#232; Clementina Scudiero. &lt;br /&gt;Per realizzare questo spettacolo Tiziana Marsili Tosto ha intrapreso in prima persona un viaggio nei luoghi in cui la vicenda &#232; accaduta, fino al disperato suicidio della Atria, al fine di toccare con mano un mondo in un certo senso impenetrabile, dove Rita ha conosciuto e vissuto intensamente la disperazione del silenzio.
&lt;br /&gt;Lo spettacolo &#232; preceduto dalla proiezione della videointervista alla giudice Alessandra Camassa, del team di Paolo Borsellino.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;(&lt;i&gt;Malacarne&lt;/i&gt;); &lt;strong&gt;Regia&lt;/strong&gt;: Tiziana Marsili Tosto; &lt;strong&gt;drammaturgia&lt;/strong&gt;: Tiziana Marsili Tosto e Giulia Zenni; &lt;strong&gt;interpreti&lt;/strong&gt;: Loretta Antonella, Gianluca D'Ercole, Rosetta Martellini, Luigi Moretti e Tiziana Marsili Tosto; &lt;strong&gt;assistente alla regia&lt;/strong&gt;: Clementina Scudiero; &lt;strong&gt;tecnico&lt;/strong&gt;: Francesco Giarloteatro; &lt;strong&gt;aiuto tecnico&lt;/strong&gt;: Nicola Venturi; &lt;strong&gt;montaggio videointervista&lt;/strong&gt;: Lorenzo Moretti; &lt;strong&gt;teatri e date spettacolo&lt;/strong&gt;: Mole Vanvitelliana di Ancona, dall'1 al 4 settembre; info: Realizzato all'interno del Festival Adriatico Mediterraneo&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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		<title>Venezia 67 - Black swan - Conferenza Stampa</title>
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		<dc:date>2010-09-01T18:06:59Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Antonio Valerio Spera</dc:creator>




	
	<category domain="http://www.close-up.it/spip.php?rubrique56">INTERVISTE</category>




	
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	<description>Venezia - 1 Settembre 2010 Ad aprire la Mostra del Cinema di Venezia &#232; Black Swan, ultimo film di Darren Arobofsky, che torna al Lido dopo aver vinto il Leone d'Oro con The Wrestler. Un film coinvolgente, appassionante e commovente, interpretato intensamente da Natalie Portman e Vincent Cassel. Questo film sembra molto legato a The Wrestler&#8230; D.A.: Quando ho cominciato a fare Black Swan ho visto che i due film erano molto collegati. La danza e il wrestling hanno attori che utilizzano il (...)



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 <content:encoded>&lt;img class=&quot;spip_logos&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/IMG/arton6085.jpg?1283364322&quot; width=&quot;91&quot; height=&quot;135&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Venezia - 1 Settembre 2010&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ad aprire la Mostra del Cinema di Venezia &#232; &lt;i&gt;Black Swan&lt;/i&gt;, ultimo film di Darren Arobofsky, che torna al Lido dopo aver vinto il Leone d'Oro con &lt;i&gt;The Wrestler&lt;/i&gt;. Un film coinvolgente, appassionante e commovente, interpretato intensamente da Natalie Portman e Vincent Cassel.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Questo film sembra molto legato a &lt;i&gt;The Wrestler&lt;/i&gt;&#8230; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;D.A.: &lt;/strong&gt;Quando ho cominciato a fare &lt;i&gt;Black Swan&lt;/i&gt; ho visto che i due film erano molto collegati. La danza e il wrestling hanno attori che utilizzano il corpo in modo molto intenso, li ho considerati due film in parallelo ma ciascuna storia segue il suo stile e la sua casualit&#224;. La storia del lago dei cigni, col cigno bianco e il cigno nero, ci ha permesso di approfondire l' aspetto psicologico e della dualit&#224; della protagonista.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nel film c'&#232; una fortissima attenzione ai colori. Darren, pu&#242; dirci qualcosa di pi&#249; a riguardo.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;D.A.: &lt;/strong&gt;Per stilizzare un film la prima cosa che fai fare una scelta sui colori. Ogni sequenza l'abbiamo decisa a seconda dei colori. Abbiamo deciso di tenere il bianco e nero, perch&#233; la trasformazione del personaggio di Natalie Portman e il personaggio di Vincent Cassel si ponevano fra questi due. Poi il rosa che &#232; il colore della danza classica, sin dalla scarpetta, l'abbiamo collegato all'innocenza, perch&#233; &#232; un colore che piace alle ragazzine. Infine il verde: la madre e il demone erano verdi, colore della foresta e del risveglio sessuale. Abbiamo fatto questa evoluzione cromatica scena per scena.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Natalie Portman, come ti sei preparata a questo ruolo cos&#236; complesso?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;N.P.: &lt;/strong&gt;Con Darren ho parlato molto del film. Ci sono voluti sette anni di gestazione per permettere che l'idea sedimentasse in noi, e alla fine l'ho digerita. Sei mesi prima di girare ho lavorato 5 ore al giorno sia con danza che con nuoto, in modo estremo perch&#233; &#232; un film estremo che parla di disciplina e ossessioni. Comunque ho trovato un modo di lavorare splendido, col gruppo ci siamo sentiti molto vicini.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Darren, come sei entrato nel mondo della danza?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;D.A.:&lt;/strong&gt; Il nostro coreografo &#232; anche una star della danza. E' molto difficile entrare in questo mondo, &#232; un mondo isolato e capsulare. Fare un film sui ballerini equivale a vedersi porte chiuse, telefonate senza risposta, spalle scosse. Allora abbiamo cercato di catturare noi stessi la realt&#224; di questo mondo, in modo molto documentaristico, come in &lt;i&gt;The Wrestler&lt;/i&gt;, per&#242; ho mantenuto il tocco stilizzato dei miei primi film. Diciamo che questo &#232; una via di mezzo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Dopo tanti anni la Mostra di Venezia apre con un film bellissimo. Un film d'apertura cos&#236; bello e potente non si vedeva da anni&#8230;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;D.A.: &lt;/strong&gt;E' un grandissimo onore per me che la Mostra abbia scelto &lt;i&gt;Black Swan&lt;/i&gt; come apertura. Questo &#232; il festival pi&#249; importante al mondo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Lei &#232; stato un regista indipendente e a suo modo continua ad esserlo: qual &#232; il futuro di quel cinema? &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;D.A:&lt;/strong&gt; Amo moltissimo il mio grande studios, &#232; fantastico perch&#233; sono uno dei pochi indipendenti che ci lavora. Certo c'&#232; uno studio alle spalle, ma faccio tante cose di chi si considera indipendente. L'importante &#232; lavorare bene con il proprio produttore. Sono fortunato a poter fare ancora regia di film cos&#236; indipendenti, cosa difficile oggi in America, ma ci attacchiamo a tutte le tecnologie possibili per fare film sempre a minor budget. La questione &#232;: come saranno distribuiti? Chiss&#224; se il film andr&#224; in sala o no&#8230;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Natalie, per prepararti sei andata a vedere il lavoro della compagnia di danza russa?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;N.P.: &lt;/strong&gt;Non ho mai visitato la compagnia di danza russa, Darren s&#236;. Penso che la mia eredit&#224; russa mi abbia attirato al mondo del balletto. Mia nonna &#232; di origini russe-rumene, ecco perch&#233; ho gi&#224; in me questi aspetti drammatici.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Come ti sei preparata alla scena di sesso lesbo?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;N.P.:&lt;/strong&gt; Quando Darren me ne ha parlato, cio&#232; nel primo incontro 8 anni fa, descrisse il personaggio come un personaggio che faceva sesso con se stessa. Mi ha interessato questo film perch&#233; &#232; uno studio del proprio ego, di chi ha attrazzione e repulsione narcisistica nei confronti di s&#233;. Quella scena era una vera sfida.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Natalie, ti senti pi&#249; cigno bianco o nero?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;N.P.:&lt;/strong&gt; Non voglio definirmi n&#233; come cigno bianco, n&#233; nero, per&#242; vedo il cigno bianco come chi cerca di piacere sempre agli altri ed essere sempre chi gli altri vorrebbero che fosse, invece il cigno nero piace a se stesso in modo molto scuro, e io aspiro a fare cose per piacere a me stessa e non agli altri.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Vincent Cassel, il suo approccio al mondo della danza invece come &#232; stato?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;V.C.:&lt;/strong&gt; Da bambino facevo danza e ricordo che era gi&#224; difficile allora. Riscoprire questo mondo e tornare indietro &#232; stato pi&#249; difficile del previsto: essere ballerino &#232; come essere prete: ci vuole vocazione, non si fanno soldi e si lavora tantissimo tutti i giorni. Comunque non credo sia qualcosa che bisognerebbe fare nella vita.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Venezia 67 - La vida de los peces - Giornate degli autori </title>
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		<dc:date>2010-09-01T17:13:23Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Giovanna Branca</dc:creator>




	
	<category domain="http://www.close-up.it/spip.php?rubrique319">Giornate degli autori</category>




	
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	<description>La vida de los peces del cileno Matias Bize &#232; un film che mira a rievocare il passato dei personaggi attraverso il solo uso del dialogo. Andr&#233;s, il protagonista, ha trentatr&#233; anni e ritrova i suoi amici d'infanzia e i loro parenti dopo un'assenza dalla sua citt&#224; natale (presumibilmente Santiago, anche se non viene mai nominata) durata dieci anni, per via del suo lavoro come &#8220;recensore&#8221; di luoghi esotici e anche a causa della paura di rivedere la compagna della sua giovent&#249;, Bea, ormai moglie e (...)



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		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;i&gt;La vida de los peces&lt;/i&gt; del cileno Matias Bize &#232; un film che mira a rievocare il passato dei personaggi attraverso il solo uso del dialogo.
Andr&#233;s, il protagonista, ha trentatr&#233; anni e ritrova i suoi amici d'infanzia e i loro parenti dopo un'assenza dalla sua citt&#224; natale (presumibilmente Santiago, anche se non viene mai nominata) durata dieci anni, per via del suo lavoro come &#8220;recensore&#8221; di luoghi esotici e anche a causa della paura di rivedere la compagna della sua giovent&#249;, Bea, ormai moglie e madre. La storia si svolge interamente in casa di un amico di Andr&#233;s che festeggia il compleanno; ma nonostante la sostanziale unit&#224; di luogo l'ambiente si fraziona in una serie di interni visivamente non comunicanti, ognuno associato ad un diverso personaggio con cui il protagonista rievoca i giorni ormai passati della sua vita a Santiago: la vecchia governante, i figli dei suoi amici, ovviamente gli amici stessi e cos&#236; via.
&lt;br /&gt;I pesci del titolo fanno il loro ingresso in scena nella sequenza cruciale del film, il confronto tra Andr&#233;s e Bea, quasi interamente ripreso attraverso un acquario. L'acquario e i pesci &#8220;intrappolati&#8221; sono una non troppo sottile metafora della vita da cui il protagonista &#232; fuggito: il sogno piccolo borghese del lavoro, di una famiglia e di un luogo a cui appartenere. &lt;br /&gt;Andr&#233;s invece vive a Berlino, viaggia costantemente e non ha relazioni stabili. Ma la stessa libert&#224; che tutti gli invidiano - o sembrano invidiargli - non &#232; appagante ed &#232; forse anch'essa costruita su vacui stereotipi, cos&#236; che la trama finisce per ritrarre frustrazioni e rimpianti opposti e apparentemente insanabili, ed in fondo due facce della stessa medaglia.
L'intento ambizioso di dare corpo ai fantasmi del passato &#8211; ai ricordi e ai rimpianti &#8211; solo attraverso il dialogo tra personaggi &#232; perseguito tenendo la macchina da presa costantemente attaccata agli attori, ripresi quasi sempre in primo piano, spesso ai margini dell'inquadratura e sfuocati, in una maniera che ricorda palesemente il cinema di Cassavetes, il suo &#8220;pedinamento&#8221; degli interpreti, specialmente se si pensa a Ben Gazzara in &lt;i&gt;L'assassinio di un allibratore cinese&lt;/i&gt;. Inoltre, la stessa tematica dell'amicizia e della libert&#224; agognata e irraggiungibile &#232; forse memore di uno dei capolavori del regista americano, &lt;i&gt;Mariti&lt;/i&gt;, anche se nell'opera di Bize viene declinata in maniera totalmente diversa.
&lt;br /&gt;Nonostante tutto, il film fallisce nell'intento di ricreare un mondo attraverso le sole parole proprio per la sua eccessiva verbosit&#224;, ed in particolare a causa dello schematismo con cui gli eventi del passato del protagonista vengono lentamente portati alla luce, seguendo una traiettoria un po' troppo prevedibile.
&lt;br /&gt;Ben poco viene lasciato al non detto, e la stessa metafora vita/acquario che regge il film risulta essere smaccatamente letterale. Nonostante l'innegabile competenza degli attori, l'opera si impantana dunque in un lacrimevole affresco di un'irrecuperabile giovinezza in cui tutto sembrava ancora essere possibile.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;(&lt;i&gt;La vida de los peces&lt;/i&gt;) &lt;strong&gt;Regia&lt;/strong&gt;: Mat&#236;as Bize; &lt;strong&gt;Sceneggiatura&lt;/strong&gt;: Mat&#236;as Bize, Julio Rojas; &lt;strong&gt;fotografia&lt;/strong&gt;: B&#225;rbara &#193;lvarez; &lt;strong&gt;montaggio&lt;/strong&gt;: Javier Est&#233;vez; &lt;strong&gt;interpreti&lt;/strong&gt;: Santiago Cabrera (Andr&#233;s), Bianca Lewin (Beatriz), Antonia Zegers (Mariana), V&#237;ctor Montero (Pablo); &lt;strong&gt;produzione&lt;/strong&gt;: Ceneca Producciones; &lt;strong&gt;origine&lt;/strong&gt;: Cile; &lt;strong&gt;durata&lt;/strong&gt;: 84&#8216;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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	</item>






	<item>
		<title>Venezia 67 - Vittorio racconta Gassman - Una vita da mattatore - Fuori Concorso</title>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Antonio Valerio Spera</dc:creator>




	
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	<description>Scorre in corpo un brivido durante la visione di Vittorio racconta Gassman &#8211; Una vita da mattatore. Lo stesso brivido che ci sale in corpo ogni volta che vediamo Il sorpasso, Profumo di donna, I soliti ignoti. Quel brivido che si prova solo quando vediamo un grande attore sulla scena o sullo schermo. Il documentario di Giancarlo Scarchilli, ideato insieme al figlio del &#8220;mattatore&#8221; Alessandro, non vuole santificare la carriera di uno dei pi&#249; grandi attori italiani della storia, ma vuole solo (...)



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		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Scorre in corpo un brivido durante la visione di &lt;i&gt;Vittorio racconta Gassman &#8211; Una vita da mattatore&lt;/i&gt;. Lo stesso brivido che ci sale in corpo ogni volta che vediamo &lt;i&gt;Il sorpasso&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;Profumo di donna&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;I soliti ignoti&lt;/i&gt;. Quel brivido che si prova solo quando vediamo un grande attore sulla scena o sullo schermo. Il documentario di Giancarlo Scarchilli, ideato insieme al figlio del &#8220;mattatore&#8221; Alessandro, non vuole santificare la carriera di uno dei pi&#249; grandi attori italiani della storia, ma vuole solo ricordarlo per quello che &#232; stato, raccontando la sua vita d'attore e di uomo, il suo lato pubblico e quello privato. Ne mostra l'animo, la sua professionalit&#224;, la sua assuefazione al mestiere di attore, al successo.
&lt;br /&gt;E' un piacere ed un'emozione continua vedere Gassman raccontarsi, parlare di se stesso, aprirsi di fronte l'obiettivo di una telecamera, descrivere i piaceri della sua vita. Ed &#232; commovente osservarlo nei momenti di felicit&#224; con i figli, gli amici di un tempo, la moglie, i suoi registi e maestri. Con questo film non solo si ripercorre la vita di un mostro sacro dello spettacolo italiano, ma si rivive anche la grande stagione del nostro cinema e del nostro teatro, il successo che aveva all'estero, quel clima collettivo, quella condivisione artistica che ha contribuito a rendere indimenticabile quell'epoca. A raccontare tutto, non solo lo stesso protagonista ed il figlio Alessandro, che fa da filo conduttore alla narrazione, ma anche chi l'ha conosciuto, i suoi colleghi, chi ha diviso la scena con lui, chi avrebbe voluto lavorarci ma non l'ha fatto, chi l'ha conosciuto solo per poco e rimpiange ancor di pi&#249; la sua scomparsa: ecco dunque passare le testimonianze di Federico Fellini, Dino De Laurentiis, Gianni Min&#224;, Pippo Baudo, Paolo Virz&#236;, Carlo Verdone e tanti altri. Attraverso le loro parole si assaporano tutte le sfumature del &#8220;personaggio&#8221; Gassman, schiavo della scena, padre a intermittenza, a volte triste, a volte sorridente, a tratti depresso e amante della solitudine, riflessivo ma sempre e comunque ipnotizzante e coinvolgente. &lt;br /&gt;Notevole il lavoro di ricerca del materiale audiovisivo e lo &#232; altrettanto il lavoro di montaggio. Il film, diviso in capitoli che scandiscono la carriera Gassman, dagli inizi dell'Accademia passando poi per le interpretazioni di Amleto e Edmund Kean, i fasti degli anni'60 e '70 (con il premio a Cannes per &lt;i&gt;Profumo di donna&lt;/i&gt;), il successo in televisione, fino agli ultimi spettacoli teatrali insieme al figlio, ha un incedere veloce, ritmato, mai piatto, ed &#232; condito di una malinconia mai predominante che non vuole in alcun modo cedere il passo al melenso. Ogni immagine, ogni spezzone di film, ogni parola, vanno a comporre piano piano il ritratto di un uomo che, in piena consapevolezza, ha fatto la storia dello spettacolo, il ritratto di una vita da vero mattatore.
&lt;br /&gt;Un'operazione dunque pi&#249; che riuscita, di impianto pi&#249; televisivo che cinematografico, ma comunque efficace ed appassionante. Il giusto modo per ricordare, nel decennale della sua scomparsa, uno dei pi&#249; grandi attori italiani di sempre.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;(&lt;i&gt;Vittorio racconta Gassman &#8211; Una vita da mattatore&lt;/i&gt;) &lt;strong&gt;Regia&lt;/strong&gt;: Giancarlo Scarchilli; &lt;strong&gt;ideato da&lt;/strong&gt;: Giancarlo Scarchilli, Alessandro Gassman; &lt;strong&gt;fotografia&lt;/strong&gt;: Roberto Meddi; &lt;strong&gt;montaggio&lt;/strong&gt;: Daniel De Rossi; &lt;strong&gt;musica&lt;/strong&gt;: Nicola Piovani, Pasquale Filast&#242;; &lt;strong&gt;interpreti&lt;/strong&gt;: Vittorio Gassman, Alessandro Gassman, Federico Fellini, Gianni Min&#224;, Pippo Baudo, Dino De Laurentiis, Paolo Virz&#236;; &lt;strong&gt;produzione&lt;/strong&gt;: Studio Immagine; &lt;strong&gt;origine&lt;/strong&gt;: Italia; &lt;strong&gt;durata&lt;/strong&gt;: 79'.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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	</item>




	<item>
		<title>Venezia 67 - Jingwu fengyun &#8211; Chen Zhen - Fuori concorso</title>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Giampiero Francesca</dc:creator>




	
	<category domain="http://www.close-up.it/spip.php?rubrique317">Fuori Concorso</category>




	
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	<description>L'estetica del proiettile al servizio della Repubblica popolare cinese. Si potrebbe riassumere, in queste poche parole, il cuore di Jingwu fengyun &#8211; Chen Zhen (Legend of the Fist: The Return of Chen Zhen), l'ultima fatica di Andrew Lau. L'abile mano del regista plasma infatti i soliti, meravigliosi, balletti armati mettendoli per&#242; questa volta al servizio di una retorica melodrammatica che scivola, nella propaganda nazionalista pi&#249; spicciola. Lo scenario in cui si svolge questa nuova avventure (...)



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 <content:encoded>&lt;img class=&quot;spip_logos&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/IMG/arton6082.jpg?1283344286&quot; width=&quot;295&quot; height=&quot;235&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;L'estetica del proiettile al servizio della Repubblica popolare cinese. Si potrebbe riassumere, in queste poche parole, il cuore di &lt;i&gt;Jingwu fengyun &#8211; Chen Zhen (Legend of the Fist: The Return of Chen Zhen)&lt;/i&gt;, l'ultima fatica di Andrew Lau. L'abile mano del regista plasma infatti i soliti, meravigliosi, balletti armati mettendoli per&#242; questa volta al servizio di una retorica melodrammatica che scivola, nella propaganda nazionalista pi&#249; spicciola.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Lo scenario in cui si svolge questa nuova avventure di Chen Zhen, gi&#224; mitico eroe di &lt;i&gt;Dalla Cina con furore&lt;/i&gt;, &#232; la Shangai dilaniata dalla guerra civile cinese. Un'ambientazione che, di per s&#233;, tradisce sin da principio l'intenzione di realizzare una pellicola mirata a diffondere una precisa immagine della Cina e del suo popolo. L'immagine di popolo fiero, retto, unito e leale che combatte per una giusta causa seguendo i giusti ideali. Mentre gli odiati invasori giapponesi infatti torturano, stuprano, depredano e gettano nel terrore la popolazione di Shangai, Chan Zhen e suoi compagni appaiono come modelli di virt&#249; e rettitudine. Devoto alla loro nazione pi&#249; che alla sua stessa vita, fiero di animo e ricco di spirito, questo manipolo di eroi popolari incarna, nella visione di Lau (e, si presume, del governo cinese), l'animo pi&#249; profondo delle Grande Cina. Una rappresentazione che non pu&#242; non destare qualche sospetto di tacita adesione alla propaganda di un paese costretto a fare in conti con la complessa immagine che riflette di s&#232; al mondo. Basti pensare, per citare una scena su tutte, alla brutale rappresaglia giapponese contro la libera stampa cinese che Lau mette in scena come cruciale svolta narrativa del suo film. Quale reietto regime massacrerebbe in modo cos&#236; brutale dei giovani contestatori? Quale brutale dittatura userebbe tanta violenza su poveri indifesi? Quale eroe non difenderebbe le vite dei suoi compagni giornalisti?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Al di l&#224; del molto discutibile messaggio, resta comunque la bellezza, terribile ed ammaliante, della violenza messa in scena da Lau. Le lunghe, topiche, sequenze di duelli a mani nude e armi tradizionali appaiono come perle di limpida grazia. Decine di corpi che si incontrano e si scontrano disegnano in scena straordinarie coreografie disposte dal regista con lucida precisione lungo l'arco narrativo della pellicola. Un alternanza di pause drammatiche e scoppi di violenza che lascia sempre in trepidante attesa dello scontro successivo, creando una continua, elettrizzante, tensione. Se dunque, cosa abbastanza impossibile, si potessero tralasciare le implicazioni socio-politiche implicite nel messaggio del film (come troppo spesso accade in molte opere dalla Cina), non si pu&#242; che apprezzare la teorica bravura di Andrew Lau e restare stupefatti davanti a tanta estasi di violenza.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;(&lt;i&gt;Jingwu fengyun &#8211; Chen Zhen&lt;/i&gt;); &lt;strong&gt;Regia&lt;/strong&gt;: Andrew Lau ; &lt;strong&gt;sceneggiatura&lt;/strong&gt;: Gordon Chan; &lt;strong&gt;fotografia&lt;/strong&gt;: Andrew Lau, Man-Ching Ng; &lt;strong&gt;montaggio&lt;/strong&gt;: Wai Chiu Chung; &lt;strong&gt;musica&lt;/strong&gt;: Kwong Wing Chan; &lt;strong&gt;interpreti&lt;/strong&gt;: Donnie Yen, Qi shu, Yasuaki Kurata, Anthony Wong, ; &lt;strong&gt;produzione&lt;/strong&gt;: Werk Works Production, Telling Pictures, Rabbit Bandini; &lt;strong&gt;origine&lt;/strong&gt;: Hong Kong, Cina; &lt;strong&gt;durata&lt;/strong&gt;: 113'.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		</content:encoded>


		

	

	</item>




	<item>
		<title>Il MOUSE D'ORO sbarca al Lido!</title>
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		<dc:date>2010-09-01T12:24:23Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Carlo Dutto</dc:creator>




	
	<category domain="http://www.close-up.it/spip.php?rubrique4">FESTIVAL</category>




	
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	<description>Figura anche la redazione di Close Up tra le webzine italiane di cinema che assegneranno il MOUSE D'ORO, premio ufficiale collaterale della 67a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia che verr&#224; attribuito dai collaboratori di 40 siti web specializzati. Il premio, istituito nell'agosto 2009, partecipa ai principali festival di cinema in Italia: da Venezia a Roma, passando per Torino. La giuria del premio assegna due riconoscimenti: il Mouse d'Oro va al miglior film del concorso (...)



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 <content:encoded>&lt;img class=&quot;spip_logos&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/IMG/arton6081.jpg?1283332557&quot; width=&quot;240&quot; height=&quot;240&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Figura anche la redazione di Close Up tra le webzine italiane di cinema che assegneranno il &lt;strong&gt;MOUSE D'ORO&lt;/strong&gt;, premio ufficiale collaterale della 67a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia che verr&#224; attribuito dai collaboratori di 40 siti web specializzati.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il premio, istituito nell'agosto 2009, partecipa ai principali festival di cinema in Italia: da Venezia a Roma, passando per Torino.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La giuria del premio assegna due riconoscimenti: il &lt;strong&gt;Mouse d'Oro&lt;/strong&gt; va al miglior film del concorso ufficiale, mentre il &lt;strong&gt;Mouse d'Argento&lt;/strong&gt; &#232; destinato alle altre sezioni. Alla scorsa mostra di Venezia vinsero rispettivamente Todd Solondz con &lt;i&gt;Perdona e dimentica&lt;/i&gt; e Frederick Wiseman con &lt;i&gt;La Danse&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il lavoro e i voti dei giurati sono online nel sito &lt;a href='http://www.mousedoro.it/' class='spip_out' rel='external'&gt;www.mousedoro.it&lt;/a&gt;che raggruppa notizie, giudizi, commenti e ovviamente le classifica aggiornata quotidianamente. Il Mouse d'Oro &#232; anche su Facebook (nome: Mouse d'Oro) e su Twitter (mousedoro).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Per informazioni:&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;Sara Sagrati &#8211; Cell. 3394222182
&lt;br /&gt;&lt;a href='mailto: mousedoro@hideout.it' class='spip_mail'&gt;mousedoro@hideout.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Le 40 webzine che hanno gi&#224; aderito:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&#8226; Alphabeth City
&#8226; AsianWorld
&#8226; Bad Taste
&#8226; Central do Cinema
&#8226; CineBazar
&#8226; CineBoom
&#8226; CineBlog
&#8226; CineBlick
&#8226; CineFile
&#8226; CineForme
&#8226; CinemaInvisibile
&#8226; CinemAvvenire
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&#8226; Colonne Sonore
&#8226; DGMag
&#8226; Director's Cup
&#8226; DoppioSchermo
&#8226; Effetto Notte
&#8226; Expanded Cinemah
&#8226; Film Film
&#8226; Film Magazine
&#8226; FilmUP
&#8226; Hideout
&#8226; iCine
&#8226; Il Cancello
&#8226; LoudVision
&#8226; Movielicious
&#8226; MoviePlayer
&#8226; Non solo Cinema
&#8226; Nouvelle Vague
&#8226; Persi in sala
&#8226; PianoSequenza
&#8226; Quarto Potere
&#8226; ScreenWeek
&#8226; Silenzio in Sala
&#8226; Sipario
&#8226; ZaBrisKIe pOInt&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>




	<item>
		<title>AmbientAzioni. Modi per coltivare cambiamenti</title>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Redazione Close-up</dc:creator>




	
	<category domain="http://www.close-up.it/spip.php?rubrique118">EVENTI</category>





	<description>Appuntamento teatrale nelle serate dal 7 all'11 settembre per la quinta edizione del progetto &#8220;AmbientAzioni. Modi per coltivare cambiamenti&#8221;, che ha preso il via la scorsa primavera con iniziative di sensibilizzazione nelle piazze e nei quartieri della citt&#224; antoniana. A ospitare ora il festival del progetto sar&#224; la meravigliosa cornice dei &#8220;Giardini sospesi&#8221;, al Bastione santa Croce a Padova (via Marghera 44). A promuovere l'iniziativa, quest'anno giunta alla quinta edizione e intitolata (...)



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 <content:encoded>&lt;img class=&quot;spip_logos&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/IMG/arton6080.jpg?1283329299&quot; width=&quot;363&quot; height=&quot;546&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Appuntamento teatrale nelle serate dal 7 all'11 settembre per la quinta edizione del progetto &#8220;AmbientAzioni. Modi per coltivare cambiamenti&#8221;, che ha preso il via la scorsa primavera con iniziative di sensibilizzazione nelle piazze e nei quartieri della citt&#224; antoniana. A ospitare ora il festival del progetto sar&#224; la meravigliosa cornice dei &#8220;Giardini sospesi&#8221;, al Bastione santa Croce a Padova (via Marghera 44). &lt;br /&gt;A promuovere l'iniziativa, quest'anno giunta alla quinta edizione e intitolata &#8220;Risparmia l'ambiente&#8221;, sono l'associazione Arci di Padova e il Comune di Padova (Assessorato all'Ambiente), con il contributo della Camera di Commercio e di Coop Adriatica, la collaborazione del Consiglio di Quartiere 4 e del circolo Carichi sospesi; coinvolte anche realt&#224; associative del territorio.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;In cartellone spettacoli teatrali, letture sceniche, proiezioni di film e cortometraggi e ancora interventi di associazioni locali impegnate in questi ambiti. Al centro i temi dell'ambiente, dei rifiuti e delle ecomafie, dell'utilizzo responsabile delle risorse, l'agricoltura biologica e la biodiversit&#224;, la globalizzazione,&#8230; trattati anche con un ironia e comicit&#224;. &#200; pure l'occasione per un viaggio lungo lo stivale, per scoprire e denunciare scempi del paesaggio, normative non rispettate, diritti calpestati, politiche assenti o inadeguate a tutelare l'ambiente o a costruire un futuro sostenibile. Un progetto anche per riflettere sullo stato delle politiche ambientali nel nostro Paese.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Al Bastione &#232; previsto tutte le sere, dalle ore 20.30 alle 21.30, &#8220;l'angolo del baratto&#8221; (a cura dell'associazione Sul divano), per scambiare oggetti, libri, vestiti, dischi&#8230; in modo libero, ecologico e gratuito. Uno spazio per far riscoprire il riuso e il riciclo degli oggetti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La rassegna vuole sensibilizzare giovani e adulti, famiglie, imprese e istituzioni alle buone prassi di tutela ambientale e a un consumo pi&#249; attento e consapevole delle risorse, nonch&#233; promuovere nuovi stili di vita pi&#249; sostenibili, tramite il linguaggio semplice e immediato dell'arte, sia essa teatrale, cinematografica e letteraria. A margine del festival settembrino, previsti per i mesi seguenti alcune altre iniziative di sensibilizzazione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&#8220;AmbientAzioni&#8221; &#232; un progetto &quot;amico dell'ambiente&quot;: usa carta certificata FSC per i volantini, stoviglie biodegradabili per le serate, presta attenzione a privilegiare nella ristorazione prodotti del territorio, biologici ed equosolidali, promuove la raccolta differenziata e il consumo di acqua in brocca.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Per informazioni: Arci di Padova - tel 049 8805533 - email padova@arci.it - &lt;a href='http://www.arcipadova.org/' class='spip_out' rel='nofollow external'&gt;www.arcipadova.org&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Goran Bregovic</title>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Chiara Giacobelli</dc:creator>




	
	<category domain="http://www.close-up.it/spip.php?rubrique5">TEATRO</category>




	
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	<description>MACERATA &#8211; L'Arena Sferisterio di Macerata ha ospitato qualche giorno fa lo spettacolo di Goran Bregovic, accompagnato dalla sua Wedding and Funeral Band. Sul palco due cantanti (le uniche due donne dell'orchestra), un sax, due baritoni, due trombe e, in posizione centrale, Alen Ademovic, alle percussioni, alla fisarmonica e alla voce. Abito bianco e sorriso per l'intera durata del concerto, Bregovic ha aperto la performance con la nota &#8220;Ausencia&#8221;, lasciando che le luci dello Sferisterio di (...)



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 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;MACERATA &#8211; &lt;strong&gt;L'Arena Sferisterio di Macerata &lt;/strong&gt; ha ospitato qualche giorno fa lo spettacolo di &lt;strong&gt;Goran Bregovic&lt;/strong&gt;, accompagnato dalla sua &lt;strong&gt;Wedding and Funeral Band&lt;/strong&gt;. &lt;br /&gt;Sul palco due cantanti (le uniche due donne dell'orchestra), un sax, due baritoni, due trombe e, in posizione centrale, &lt;strong&gt;Alen Ademovic&lt;/strong&gt;, alle percussioni, alla fisarmonica e alla voce.
&lt;br /&gt;Abito bianco e sorriso per l'intera durata del concerto, Bregovic ha aperto la performance con la nota &lt;strong&gt;&#8220;Ausencia&#8221;, &lt;/strong&gt; lasciando che le luci dello Sferisterio di Macerata illuminassero soavemente gli abiti folk dei componenti della band. In nero classico soltanto Alen, che ha prestato la voce per gran parte del concerto, accompagnato a tratti da Goran.
&lt;strong&gt;&#8220;Maki Maki&#8221; &lt;/strong&gt; la seconda canzone suonata dalla band, per poi passare ad una scaletta che ha spaziato dal serbo allo spagnolo, fino all'inglese. Appena dieci minuti dopo l'inizio dello spettacolo, il pubblico si &#232; gi&#224; alzato in piedi per ballare; a fine concerto seduti ne sono rimasti pochi, quasi tutti erano infatti sotto il palco a tenere il ritmo.
&lt;br /&gt;Carismatico e affascinante come sempre, Goran &#8220;si &#232; intromesso&#8221; tra un pezzo e l'altro, per toccare il discorso della guerra, o semplicemente per scherzare con la gente presente in sala: &#8220;Questa canzone mi piace suonarla quando bevo. Perci&#242; alla vostra salute&#8221;, ha detto ad esempio, vuotando un bicchiere di vino, a proposito di &lt;strong&gt;&#8220;Artiglieria&#8221;.&lt;/strong&gt;
Si sono quindi susseguiti brani pescati tra il repertorio vecchio e nuovo. Tra gli altri, &#8220;&lt;strong&gt;Gas gas&#8221;, &#8220;Manijaci&#8221;&lt;/strong&gt;, fino alla standing ovation per &lt;strong&gt;&#8220;Kalashnikov&#8221;, &lt;/strong&gt; che ha chiuso il concerto. &lt;br /&gt;Particolarmente apprezzati anche i momenti che hanno visto alzarsi nell'aria le note di &#8220;&lt;strong&gt;Ringe Ringe Raja&lt;/strong&gt;&#8221;, che anni fa Bregovic prest&#242; allo spot del Maxibon Motta, accelerando la scalata verso la notoriet&#224;, e di &#8220;&lt;strong&gt;In the death car&lt;/strong&gt;&#8221;, interpretata da Bregovic solo sul palco. Frizzante l'atmosfera dell'intero spettacolo e contagiosa la simpatia di Goran Bregovic, che si &#232; soffermato a raccontare aneddoti (inventati) riguardo alla sua Wedding and Funeral Band. Bravi e preparati tutti i componenti della band, anche se tra gli altri si &#232; distinto senza dubbio Alen Ademovic, al quale Bregovic ha voluto assegnare un ruolo di primo piano per tutta la durata dello spettacolo, lasciandolo spaziare dalla voce alla fisarmonica, con un particolare talento per le percussioni.
&lt;br /&gt;Dopo il concorso &#8220;&lt;strong&gt;Danza All Styles&lt;/strong&gt;&#8221; tenutosi &lt;strong&gt;sabato 28 agosto&lt;/strong&gt;, il cartellone &lt;strong&gt;dell'Arena Sferisterio di Macerata &lt;/strong&gt; prosegue il &lt;strong&gt;18 settembre con Elio e le Storie Tese&lt;/strong&gt;. Prevendita presso la Biglietteria del Teatro in Piazza Mazzini: 0733 230735 - 0733 261570.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;(&lt;i&gt;Goran Bregovic&lt;/i&gt;); &lt;strong&gt;Regia&lt;/strong&gt;: Goran Bregovic; &lt;strong&gt;Interpreti&lt;/strong&gt;: Goran Bregovic and the Wedding and Funeral Band; &lt;strong&gt;Teatro e date spettacolo&lt;/strong&gt;: Arena Sferisterio di Macerata, 23 agosto&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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	</item>




	<item>
		<title>I mercenari &#8211; The Expendables</title>
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		<dc:date>2010-09-01T08:08:37Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Nicola Lazzerotti</dc:creator>




	
	<category domain="http://www.close-up.it/spip.php?rubrique1">IN SALA</category>




	
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	<description>Esiste una sottile linea rossa che lega gli ultimi lavori dell'Autore Sylvester Stallone. Sia Rocky Balboa che John Rambo (a riguardo, l'esclusivit&#224; del nome nel titolo dei due film non &#232; un caso) rappresentano un serio ragionamento attorno ai due &#8216;miti' personali e pi&#249; decisivi che hanno segnato il regista-attore americano. Attraverso storie crepuscolari Stallone ha saputo affrontare in maniera matura e sincera i suoi personaggi, o pi&#249; probabilmente i suoi demoni personali, che tanto hanno dato, (...)



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 <content:encoded>&lt;img class=&quot;spip_logos&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/IMG/arton6078.jpg?1283201624&quot; width=&quot;420&quot; height=&quot;603&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Esiste una sottile linea rossa che lega gli ultimi lavori dell'Autore Sylvester Stallone. &lt;br /&gt;Sia &lt;i&gt;Rocky Balboa&lt;/i&gt; che &lt;i&gt;John Rambo&lt;/i&gt; (a riguardo, l'esclusivit&#224; del nome nel titolo dei due film non &#232; un caso) rappresentano un serio ragionamento attorno ai due &#8216;miti' personali e pi&#249; decisivi che hanno segnato il regista-attore americano. Attraverso storie crepuscolari Stallone ha saputo affrontare in maniera matura e sincera i suoi personaggi, o pi&#249; probabilmente i suoi demoni personali, che tanto hanno dato, nel bene e nel male, alla sua carriera.
&lt;br /&gt;In questo &lt;i&gt;I mercenari &#8211; The Expendables&lt;/i&gt; Stallone affronta un nuovo tipo di &#8216;mitologia', che lui stesso ha contribuito a creare, non pi&#249; legata ai suoi personaggi del passato, ma al genere. Negli anni '80 infatti film come &lt;i&gt;Rambo&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Cobra&lt;/i&gt; con lo stesso Stallone o come &lt;i&gt;Commando&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Codice Magnum&lt;/i&gt; con Arnold Schwarzenegger, hanno segnato in maniera imprescindibile gli action-movies. Queste opere amplificando e mettendo in primo piano il corpo, elemento fondativo di tutto il cinema americano anni ottanta e novanta, si sono sviluppate attraverso la realizzazione di una tipologia di action muscolare e fisico. Tanto determinate da creare un genere fortemente identificativo, poi ramificato in una miriade di sottogeneri e sottoproduzioni, con una variegata gamma di &#8216;attori' come Chuck Norris, Steven Seagal e Jean-Claude Van Damme, debitori dei due ineguagliabili capo fila.
&lt;br /&gt;Negli anni, &#232; successo che alcuni di questi attori hanno saputo affrontare e rielaborare questi personaggi e questo genere di film, lo stesso Schwarzenegger con &lt;i&gt;Last action hero - l'ultimo grande eroe&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;True Lies&lt;/i&gt; ha portato avanti, con risultati validi, un ragionamento e una rielaborazione di questi ruoli, attraverso script ironici che giocavano e rompevano radicalmente con tale genere. Anche Jean-Claude Van Damme, ha compiuto un'operazione analoga con il recente &lt;i&gt;JCVD&lt;/i&gt;, pur se con una cifra stilistica e un tono drammatico. Con &lt;i&gt;I mercenari &#8211; The Expendables&lt;/i&gt; Stallone propone a modo suo e, ancora una volta brillantemente, questo discorso.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Barney Ross (Sylvester Stallone) &#232; il capo di una &#233;lite sceltissima di mercenari, i &#8216;sacrificabili' (the Expendables appunto), specializzati in azioni ad altissimo rischio. La squadra &#232; formata poi dal britannico Lee Christmas (Jason Statham) il vice, specializzato in combattimento all'arma bianca, da Ying Yang (Jet Li) la cui particolarit&#224; &#232; il corpo a corpo, Toll Road (Randy Couture) l'uomo delle demolizioni, Hale Caesar (Terry Crews) l'esperto in armi a canna lunga e Gunner Jensen (Dolph Lundgren), un cecchino che comincia a dare segni di cedimento psicologico e dall'atteggiamento molto discutibile.
&lt;br /&gt;Ad attenderli alla loro &#8216;casa-base' dopo ogni missione c'&#232; Tool (Mickey Rourke), un ex commilitone di Barney, che stanco di combattere, offre un rifugio sicuro al gruppo ed &#232; una sorta di guru per questi ragazzi.
&lt;br /&gt;Dopo essere stato assoldato dal misterioso uomo della Cia, Mr. Church, Barney in una missione esplorativa fa la conoscenza della bella guerrigliera Sandra (Giselle Iti&#233;) che &#8230;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ad una sceneggiatura, concreta ed essenziale, Stallone oppone un'idea di cinema in cui al centro c'&#232; l'attore. L'intuizione vincente di questo film &#232; quella di amalgamare alle spettacolari scene d'azione, un'alternanza di situazioni, dinamiche e gag fortemente ironiche tutte tese all'alleggerimento degli eventi, consapevole della necessit&#224; del non prendersi troppo sul serio per portare in porto l'operazione.
&lt;br /&gt;Al contrario quando gli eventi assumono un connotato di &#8216;azione', il registro cambia, adottando uno stile iperrealista e ultra-cinetico, sensazionale in tal senso la sequenza dell'idrovolante. Non manca naturalmente un certo grado di violenza esplicita, eco del precedente &lt;i&gt;John Rambo&lt;/i&gt;. Ma mentre l&#236; questa aveva una connotazione relativa a un realismo votato ad una rappresentazione veritiera della Guerra attraverso una massiccia mortificazione e l'annichilimento di corpi agonici. In &lt;i&gt;I mercenari &#8211; The Expendables&lt;/i&gt;, invece, la deflagrazione dei corpi assume un significato meno interessante e diretto verso una pi&#249; semplice spettacolarizzazione. La retorica sulla guerra e il valore del combattere per la libert&#224; &#232; invece sostanzialmente uguale al film &lt;i&gt;I quattro dell'oca selvaggia&lt;/i&gt; che gi&#224; ne '78 avanzava tematiche analoghe.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il tanto atteso incontro tra le super star dell'action (non diremo quali, per non rovinare la sorpresa ai pochi ignari) &#232; risolto da Stallone in un articolato cameo, che per quanto divertente rimane troppo fine a se stesso, e ricorda pi&#249; il consiglio di amministrazione del Planet Hollywood che quell'incontro desiderato, vociferato e sognato da tanti. Il film comunque mantiene le promesse, regalando per quasi due ore divertimento old-style con pochi effetti digitali e tanta azione, esplosioni, vagonate di morti, e quella battute finali che riescono anche a strappare un sorriso, insomma uno spasso. Nota a margine per Jeson Statham, qui in grandissimo spolvero, pronto raccogliere il testimone direttamente dalle mani di un &#8216;mito' del cinema!&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;(&lt;i&gt;The Expendables&lt;/i&gt;); &lt;strong&gt;Regia&lt;/strong&gt;: Sylvester Stallone; &lt;strong&gt;sceneggiatura&lt;/strong&gt;: Dave Callaham e Sylvester Stallone; &lt;strong&gt;fotografia&lt;/strong&gt;: Jeffrey L. Kimball; &lt;strong&gt;montaggio&lt;/strong&gt;: Ken Blackwell e Paul Harb; &lt;strong&gt;musica&lt;/strong&gt;: Brian Tyler; &lt;strong&gt;interpreti&lt;/strong&gt;: Sylvester Stallone (Barney Ross), Jason Statham (Lee Christmas), Jet Li (Ying Yang), Dolph Lundgren (Gunner Jensen), Eric Roberts (James Munroe), Steve Austin (Paine),Giselle Iti&#233; (Sandra), Charisma Carpenter (Lacy) e Mickey Rourke (Tool); &lt;strong&gt;produzione&lt;/strong&gt;: Millennium Films e Rogue Marble; &lt;strong&gt;distribuzione&lt;/strong&gt;: 01 Distribuzione; &lt;strong&gt;origine&lt;/strong&gt;: U.S.A., 2010; &lt;strong&gt;durata&lt;/strong&gt;: 103'&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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		<title>Ipercorpo 2010</title>
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		<dc:date>2010-08-31T07:06:59Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Redazione Close-up</dc:creator>




	
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	<description>Come si trasforma uno spettacolo in un libro di fotografia? E un racconto in una ricetta di cucina? Tante ricette in una mostra fotografica? La matematica in musica e poesia? L'anatomia pu&#242; essere &#8220;teatrale&#8221;? Dal 10 al 26 settembre a Forl&#236; il festival IPERCORPO sperimenta tutte le possibilit&#224; dell'arte di &#8220;migrare&#8221; da una forma all'altra, offrendo al pubblico 8 giorni di eventi per un'istantanea della nuova scena &#8220;mutante&#8221;, multiforme e inafferrabile. Teatro, danza, fotografia, performance, arti (...)



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 <content:encoded>&lt;img class=&quot;spip_logos&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/IMG/arton6079.png?1283238398&quot; width=&quot;153&quot; height=&quot;102&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Come si trasforma uno spettacolo in un libro di fotografia?
&lt;br /&gt;E un racconto in una ricetta di cucina? Tante ricette in una mostra fotografica? &lt;br /&gt;La matematica in musica e poesia? L'anatomia pu&#242; essere &#8220;teatrale&#8221;?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Dal 10 al 26 settembre a Forl&#236; il festival IPERCORPO sperimenta tutte le possibilit&#224; dell'arte di &#8220;migrare&#8221; da una forma all'altra, offrendo al pubblico 8 giorni di eventi per un'istantanea della nuova scena &#8220;mutante&#8221;, multiforme e inafferrabile. Teatro, danza, fotografia, performance, arti plastiche, conferenze spettacolo, concerti, istallazioni gastronomiche, letteratura, workshop e riflessioni critiche: tanti i linguaggi in campo che scivolano rapidamente da una disciplina all'altra, mescolando i media e condividendo idee.
&lt;br /&gt;Organizzato da uno dei gruppi pi&#249; interessanti del giovane teatro italiano, Citt&#224; di Ebla, grazie al sostegno della Regione Emilia Romagna, della Provincia di Forl&#236;-Cesena e del Comune di Forl&#236;, IPERCORPO mette al centro della V edizione l'idea di metamorfosi, chiamando a raccolta una serie di giovani creativi che la declinano con molteplici linguaggi. &#160;
Apre il festival la rilettura de La metamorfosi di Kafka prodotta proprio da Citt&#224; di Ebla (10, 11 e 12 settembre): due ambienti dal design minimale, un soggiorno e una stanza da bagno, minuziosamente ricostruita in scena, schiacciano il protagonista tra la &#8220;macchina&#8221; delle relazioni quotidiane - raccontata dalla segreteria telefonica in viva voce - e il desiderio di libert&#224;, che d&#224; inizio all'incredibile trasformazione. Un performer mutato da uomo in insetto percorre la stanza da bagno in tutti i suoi recessi e, finalmente, esce a indossare la nuova pelle di scarafaggio. Molte le performance in bilico fra il teatro e la danza: Motus presenta IOVADOVIA (10 settembre), il terzo contest del progetto su Antigone, che coinvolge lo spettatore nello spazio della rappresentazione scambiando teatro e realt&#224;, mentre Pathosformel (12 settembre) mette in scena la creazione 2010 La prima periferia, indagine anatomica su un corpo ormai privo di intenzionalit&#224;; Elisa Gandini (15 settembre) mostra la nuova tappa del progetto Ballet domestique, Ascenseur sintetico, che percorre i &#8220;santuari del quotidiano&#8221;, spazi condivisi in cui il corpo si offre allo sguardo; Sineglossa (in collaborazione con Teatri di Vetro 4) arriva al festival con Pleura (19 settembre) il &#8220;montaggio di un incubo&#8221;, in cui tutto accade su una superficie semitrasparente e gruppo nanou con la prima e la seconda stanza della trilogia Motel (24 settembre), interazione di due danzatori in un ambiente tra interno borghese e asettica camera d'albergo. Valentina Bravetti e Elisa Gandini presentano una performance centrata su una misteriosa figura femminile, BraunEva (25 settembre). Chiude il festival, il progetto del collettivo Thauma guidato da Catia Gattelli, fra i fondatori di Masque Teatro (25 e 26 settembre). &#160;&#160;
Pi&#249; vicini alle arti visive, il collettivo Mandra, che realizza un'istallazione ambientale dal titolo Quando la neve diventa latte (10-12 settembre), e Ivan Fantini e Valentina Bianchi, con una curiosa mostra gastronomica/fotografica (qra letteratura trasposta in ingredienti fotografati il 18 settembre). L'ultimo week end (25 e 26 settembre) ruota attorno al progetto di workshop fotografico di Chico De Luigi, No Panic, che interagisce con una serie di performance coinvolgendo anche il pubblico.
&lt;br /&gt;La comunicazione visiva dell'edizione 2010 &#232; curata da Luca Di Filippo, fotografo, grafico, designer italiano attualmente operativo a Londra, che espone al festival la sua sorprendente serie fotografica, H20+HUmAnS.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Per la sezione musica sono in programma: il progetto di amplificazione del suono di Francesco &#8220;Fuzz&#8221; Brasini e Zapruder, (S)wing (11 settembre), il concerto di Bologna Violenta (gi&#224; membro di Baustelle, il 15 settembre), l'incontro tra la rock band Blastema e il dj e produttore elettronico Elicheinfunzione (18 settembre), la performance di musica, poesia e arti visive de I.Feraud (19 settembre) e la presentazione in anteprima di Quarzo, il nuovo disco dei Bachi da pietra (25 settembre).
&#160;
Fra gli ospiti anche il grecista e filosofo di Umberto Curi che interviene sulle Metamorfosi di Ovidio (11 settembre), Chiara Lagani di Fanny&amp;Alexander (12 settembre), con il suo nuovo libro/&#8220;metamorfosi&#8221;, a partire da Warburg attraverso il progetto teatrale Oz, la studiosa Silvia Mei, che conduce un workshop sul teatro contemporaneo (11, 12, 19, 25, 26 settembre), Elio Grazioli che parla di Racconto, mistero ed enigma nell'immagine fotografica, gli &#8220;autori di degustazioni&#8221; Davide Marconi e Flavia Cattani. &#160;
La vivace geografia di eventi tocca vari luoghi dentro e nelle vicinanze di Forl&#236;: dai Magazzini Interstock (Rovere), sede della compagnia, al Diagon&#224;l Loft Club, attivissimo music club, dal palcoscenico del Teatro Diego Fabbri alla Fabbrica delle Candele, centro polifunzionale destinato dalla Regione Emilia Romagna e dal Comune di Forl&#236; all'espressione artistica giovanile, fino a Villa Masini (Carpinello).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;LUOGHI: Magazzini Interstock - Via Firenze 244/A, Rovere direzione Terra del Sole (FC) / Diagonal Loft Club - Via Salinatore 101, Forl&#236; / Fabbrica delle Candele - Piazzetta Corbizzi 30, Forl&#236; / Villa Masini - Via Massa 33, Massa Castello - San Pietro in Vincoli (RA)
&lt;br /&gt;PREZZI DEI BIGLIETTI: ingresso per ogni serata: euro 10 / serata Diagonal Loft Club: ingresso gratuito / incontri: ingresso gratuito / iscrizione workshop fotografico di Chico de Luigi: euro 150 / workshop di Silvia Mei: partecipazione gratuita. &lt;br /&gt;La prenotazione &#232; sempre consigliata. &#200; obbligatoria per lo spettacolo NARCISUS.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;info e prenotazioni: cell. 347 3169141
&lt;br /&gt;info@cittadiebla.it - prenotazioni@cittadiebla.it - &lt;a href='http://www.cittadiebla.com/' class='spip_out' rel='nofollow external'&gt;www.cittadiebla.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>DiVino Commedia premia Rocco Papaleo</title>
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		<dc:date>2010-08-30T16:40:40Z</dc:date>
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		<dc:creator>Redazione Close-up</dc:creator>




	
	<category domain="http://www.close-up.it/spip.php?rubrique118">EVENTI</category>





	<description>Quattro giorni dedicati alla commedia raccontata nelle sue pi&#249; diverse declinazioni in compagnia dei vini di pregio della Maremma: questa la scommessa della prima edizione di DiVino Commedia, festival dedicato all'arte di far sorridere e al &#8220;nettare di Bacco&#8221; accomunati dall'affinit&#224; di essere portatori sani di allegria. L'iniziativa che si &#232; svolta dal 26 al 29 agosto alla Cava di Roselle (Grosseto) ha regalato concerti, reading, cinema con Johnny Palomba con le sue &#8220;recinzioni&#8221;, Valerio Aprea (...)



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 <content:encoded>&lt;img class=&quot;spip_logos&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/IMG/arton6077.jpg?1283186435&quot; width=&quot;146&quot; height=&quot;97&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Quattro giorni dedicati alla commedia raccontata nelle sue pi&#249; diverse declinazioni in compagnia dei vini di pregio della Maremma: questa la scommessa della prima edizione di DiVino Commedia, festival dedicato all'arte di far sorridere e al &#8220;nettare di Bacco&#8221; accomunati dall'affinit&#224; di essere portatori sani di allegria.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'iniziativa che si &#232; svolta dal 26 al 29 agosto alla Cava di Roselle (Grosseto) ha regalato concerti, reading, cinema con Johnny Palomba con le sue &#8220;recinzioni&#8221;, Valerio Aprea con il suo &#8220;Reading&#8221; ma anche nelle vesti di sceneggiatore &#8220;finto&#8221; di Boris insieme allo sceneggiatore &#8220;vero&#8221; Mattia Torre, Alessandro Mannarino, i Rossoantico, il critico enogastronomico Leonardo Romanelli, Rocco Papaleo e tanti altri ancora.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il premio &#8220;DiVino Commedia&#8221;, una bottiglia di Saffredi, vino di particolare pregio della Fattoria Le Pupille, &#232; andato all'attore-regista Rocco Papaleo per il suo &#8220;Basilicata coast to coast&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;All'interno del festival spazio anche all'arte con l' Enosfera di Rodolfo Lacquaniti realizzata da Lucio Pari e Stefano Corti: un meteorite di ferro in cui sono state incastonate le bottiglie delle aziende che hanno organizzato le degustazioni: Fattoria Le Pupille, Fattoria Mantellassi, La Selva e Morisfarms.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'iniziativa si svolger&#224; anche in inverno con appuntamenti a cadenza mensile a Grosseto all'interno di enoteche, cinema e luoghi non convenzionali, mentre la seconda edizione d&#224; appuntamento all'estate 2011.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;DiVino Commedia &#232; realizzato da Passpart&#249;, Vivodimusica in collaborazione con Camera di Commercio di Grosseto &#8211; Maremma Wine Shire, Comune di Grosseto, Associazione Storie di cinema, Associazione Billy Pilgrim, Copaim, Consorzio Tutela del Morellino di Scansano.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Reate 2010 - Il campanello tra passato e futuro</title>
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		<dc:date>2010-08-30T16:35:36Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Francesco Peluso</dc:creator>




	
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	<description>Chi sa cosa avrebbe pensato Donizetti se fosse stato presente al Teatro Flavio Vespasiano in occasione della serata inaugurale del Reate Festival. Una apertura in grande stile, protagonista Il Campanello, l'opera buffa composta dal maestro napoletano nel lontano 1836 ma trasformata, per l'occasione, in uno spettacolo 3D. La decisione di presentare una scenografia completamente digitale &#232; stata senza dubbio l'elemento distintivo della serata. L'idea nasce dalla mente del regista Cesare Scarton, (...)



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		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Chi sa cosa avrebbe pensato Donizetti se fosse stato presente al Teatro Flavio Vespasiano in occasione della serata inaugurale del Reate Festival. Una apertura in grande stile, protagonista &lt;i&gt;Il Campanello&lt;/i&gt;, l'opera buffa composta dal maestro napoletano nel lontano 1836 ma trasformata, per l'occasione, in uno spettacolo 3D. La decisione di presentare una scenografia completamente digitale &#232; stata senza dubbio l'elemento distintivo della serata. L'idea nasce dalla mente del regista Cesare Scarton, mentre gli avatar e gli ologrammi sono stati creati dalla Pool Factory. La serata ha segnato anche il debutto del Belcanto Chorus, costituito da artisti provenienti dal Teatro Regio di Parma e dalla Corale Luca Marenzio di Roma e della Belcanto Reate Orchestra, diretta da Carlo Rizzari. Quarantaquattro musicisti di livello internazionale si sono esibiti utilizzando strumenti d'epoca con il risultato di avere un suono pi&#249; antico, trasparente e pieno di colore. &lt;br /&gt;La vicenda si svolge a Napoli. La giovane e bella Serafina (interpretata da Rosa Feola) &#232; promessa sposa all'anziano speziale Don Annibale Pistacchio (Simone Alberti). Un matrimonio che turba il cuore di Enrico (un incredibile Dario Ciotoli), l'infedele innamorato di Serafina. La cerimonia &#232; stata fissata per il giorno prima della partenza di Don Annibale per Roma, dove si fermer&#224; per alcuni mesi. Appreso questo fatto, Enrico cerca in tutti i modi di impedire che il matrimonio venga consumato proprio quella notte. Lo speziale per legge deve fornire i suoi prodotti medicinali a qualsiasi ora e quindi il campanello esterno alla bottega, sita sotto l'abitazione dello speziale, sar&#224; lo strumento con cui il brillante Enrico disturber&#224; la prima notte di nozze di Don Annibale. Il ragazzo si presenta sotto varie spoglie. Giovane ubriaco, rauco cantante, vecchietto paroliere, Enrico continuer&#224; a farsi ricevere da Don Annibale finch&#233;, giunta l'alba, lo speziale dovr&#224; partire in diligenza per Roma lasciando Serafina, illibata, a casa.
&lt;br /&gt;Durante tutta la rappresentazione abbiamo ammirato le animazioni tridimensionali riaffiguranti i vicoli di Napoli, la casa-farmacia dello speziale Don Annibale, le fiamme della tentazione, le foto del matrimonio e l'immancabile campanello. L'impatto visivo &#232; stato gradevole, &#232; raro assistere a una performance teatrale in cui personaggi e oggetti tridimensionali interagiscono con i protagonisti in carne ed ossa. Sar&#224; questo il futuro del teatro? Di sicuro l'esperimento ha raccolto molti applausi in terra sabina e probabilmente ci sarebbero stati anche quelli del maestro Donizetti. Che, ricordiamolo, nel lontano 1837 trasform&#242; i dialoghi scritti in dialetto napoletano in recitativi, adattando l'intero libretto alla lingua italiana per favorire la diffusione del lavoro. E cos&#236; &#232; facile pensare che una modernizzazione del teatro possa far avvicinare anche un pubblico pi&#249; giovane, come appunto &#232; successo a Rieti. &lt;strong&gt;gg&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;IL CAMPANELLO&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;di Gaetano Donizetti
&lt;br /&gt;Belcanto Orchestra &lt;br /&gt;Belcanto Chorus &lt;br /&gt;maestro del coro: Martino Faggiani &lt;br /&gt;direttore: Carlo Rizzari &lt;br /&gt;Proiezioni olografiche: The Pool Factory
&lt;br /&gt;regia: Cesare Scarton&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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		<title>Libri - I migranti nel cinema italiano</title>
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		<dc:date>2010-08-30T06:55:58Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Alessandro Izzi</dc:creator>




	
	<category domain="http://www.close-up.it/spip.php?rubrique10">LIBRI</category>





	<description>Il punto di partenza di I migranti nel cinema italiano appare, a suo modo, assolutamente convincente. La saggista parte da un presupposto di lapalissiana semplicit&#224;: la produzione cinematografica italiana dai primi anni '90 sino ad oggi registra una sostanziale disparit&#224; di approcci al tema delle migrazioni che va dal sentito bisogno di un confronto con l'alterit&#224; (evidente, ad esempio, nel film di Mohsen Meliti Io, l'altro) alla metabolizzazione di uno stato di fatto, di un'invasione ormai (...)



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 <content:encoded>&lt;img class=&quot;spip_logos&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/IMG/arton6070.jpg?1282746712&quot; width=&quot;246&quot; height=&quot;333&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Il punto di partenza di &lt;i&gt;I migranti nel cinema italiano&lt;/i&gt; appare, a suo modo, assolutamente convincente. La saggista parte da un presupposto di lapalissiana semplicit&#224;: la produzione cinematografica italiana dai primi anni '90 sino ad oggi registra una sostanziale disparit&#224; di approcci al tema delle migrazioni che va dal sentito bisogno di un confronto con l'alterit&#224; (evidente, ad esempio, nel film di Mohsen Meliti &lt;i&gt;Io, l'altro&lt;/i&gt;) alla metabolizzazione di uno stato di fatto, di un'&lt;i&gt;invasione&lt;/i&gt; ormai avvenuta che ha gi&#224; riempito la nostra realt&#224; di badanti e colf, di lavoratori a basso prezzo e, purtroppo, anche di prostituzione coatta.
&lt;br /&gt;A differenza della cinematografia inglese che &#232; stata capace di assorbire cos&#236; bene modelli culturali &#8220;altri&#8221; da arrivare a costituire lo stampo di commedia multirazziale spesso vincente al botteghino, il cinema italiano si &#232; dimostrato sin da subito molto rest&#236;o a dare luci d'arte ad un fenomeno, come quello migratorio, sempre destinato, piuttosto, ai pi&#249; foschi riflettori della cronaca nera.
&lt;br /&gt;Di storie di migrazioni sono pieni, infatti, i nostri telegiornali (pi&#249; ancora della carta stampata) e in esse si scava essenzialmente per trovare il sordido, lo squallido e l'abominevole. Si tratta di storie di regime, necessarie a far sentire l'approdo dell'&lt;i&gt;Altro&lt;/i&gt; sulle nostre coste come una minaccia al nostro inviolabile &lt;i&gt;status quo&lt;/i&gt;. In esse si parla di degrado, di abbruttimento, di morte e di sopraffazione in un crescendo dolente di orrore che ripiega sempre nella consolante certezza che una leggina qui ed un provvedimento l&#224; possano risolvere la situazione ricacciando i colpevoli nella loro terra d'origine. I mass media, come nota acutamente l'introduzione a questo volume edito da Kappa, assolvono una funzione precisa: sono la cassa di risonanza di una realt&#224; sempre pi&#249; xenofoba, sempre pi&#249; pronta ad evitare confronti con l'altro anche se poi, quando spegniamo la televisione, i nostri vicini di casa albanesi ci sembrano, in fondo, gente per bene.
&lt;br /&gt;In questo quadro il cinema sembra volersi occupare di migrazione in modo sporadico e discontinuo. I film che si occupano direttamente del tema si contano sulle dita delle mani. Sono pochi, raramente di autori di calibro e sin troppo spesso gravati da traversie produttive che hanno il sapore di una cautela eccessiva nel rischiare su storie che obblighino all'immedesimazione con eroi migranti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Sonia Cincinelli, autrice del volume oggetto della nostra analisi, seleziona, in questa sporadica produzione cinematografico, una rosa di titoli che non &#232; esaustiva, n&#233; esemplare. Titoli di rilievo, nell'indice del volume, ce ne sono (da &lt;i&gt;Pummar&#242;&lt;/i&gt; a &lt;i&gt;Saimir&lt;/i&gt;), ma alcune esclusioni ci paiono inspiegabili: perch&#233; tener fuori discorso &lt;i&gt;La ballata del lavavetri&lt;/i&gt;? Perch&#233; fingere di ignorare &lt;i&gt;Prendimi e portami via&lt;/i&gt;? Perch&#233; neanche citare l'ultimo e non certo bellissimo Risi di &lt;i&gt;Giovani e belli&lt;/i&gt; che pure, come &lt;i&gt;Un'anima divisa in due&lt;/i&gt;, parla di Rom? La quarta di copertina ci avverte che i titoli scelti sono &#8220;i pi&#249; significativi degli ultimi diciannove anni&#8221;, ma nessuno si &#232; preoccupato di renderci edotti dei criteri sui quali si fonda il loro presunto surplus di significato.
&lt;br /&gt;Il vero problema di &lt;i&gt;I migranti nel cinema italiano&lt;/i&gt; non &#232;, comunque, tanto nelle esclusioni che, in opere di questo respiro, sono spesso necessarie, quanto piuttosto nella struttura complessiva del lavoro.
&lt;br /&gt;Dopo, infatti, una limpida premessa sociologica che scava anche nelle contraddizioni della Bossi-Fini (un ossimoro in questo scorcio di crisi di Governo) la saggista si addentra nel sottobosco dei pochi film sul tema con l'atteggiamento della cacciatrice di farfalle che pensa pi&#249; ai colori della sue prede che all'identit&#224; della specie. Ogni film sembra storia a s&#233; stante, ogni relazione tra i titoli appare mera utopia. E per ogni titolo il trattamento &#232; diverso. L'analisi di &lt;i&gt;Pummar&#242;&lt;/i&gt;, ad esempio, si ferma al solo racconto della trama quasi che la semplice sinossi dell'opera possa esaurire ogni motivo di interesse del lettore. Viceversa &lt;i&gt;Un'anima divisa in due&lt;/i&gt; penetra il gesto registico di Soldini cercando peculiarit&#224; di linguaggio, finezze di scrittura, analisi di sequenze.
&lt;br /&gt;In questo modo quello che il lettore si trova di fronte &#232; un libello discontinuo e spesso ripetitivo che ha il pregio di essere sincero e il difetto di essere incerto. Quella che abbiamo di fronte non &#232; un'analisi sociologica su quanto il nostro cinema &#232; stato capace di dire in fatto di migrazioni, ma un'antologia di analisi (assai discontinua) di film che (pare quasi un caso) parlano tutti di migrazione.
&lt;br /&gt;A mancare &#232;, molto probabilmente, una maggiore messa a fuoco del cinema italiano di questi ultimi venti anni. Se &#232; vero, infatti, che il nostro cinema elegge raramente a protagonisti delle sue storie dei migranti, &#232; altres&#236; innegabile che raramente le nostre commedie (specie le pi&#249; becere) si privano della possibilit&#224; di avere tra le proprie maschere anche quella del povero maggiordomo del Ghana o della simpatica domestica filippina.
&lt;br /&gt;Un'analisi dell'evoluzione di questa figura di contorno all'interno del nostro cinema di genere avrebbe, forse, potuto garantire a &lt;i&gt;I migranti nel cinema italiano&lt;/i&gt; quel &lt;i&gt;fil rouge&lt;/i&gt; capace di unire davvero titoli altrimenti tra loro inconciliabili.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Autore&lt;/strong&gt;: Sonia Cincinelli
&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Titolo&lt;/strong&gt;: &lt;i&gt;I migranti nel cinema italiano&lt;/i&gt;
&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Editore&lt;/strong&gt;: Edizioni Kappa
&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dati&lt;/strong&gt;: 303 pp, copertina morbiba, ill. b/n
&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Anno&lt;/strong&gt;: 2009 &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Prezzo&lt;/strong&gt;: 25,00 &#8364; &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;webinfo&lt;/strong&gt;: &lt;a href='http://www.edizionikappa.com/EDK_pop.php?id=458' class='spip_out' rel='external'&gt;Scheda del libro su sito Kappa&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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