<?xml 
version="1.0" encoding="utf-8"?>
<rss version="2.0" 
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
>

<channel xml:lang="it">
	<title>Close-Up.it - storie della visione</title>
	<link>http://www.close-up.it/</link>
	<description>Close-Up.it - rivista e magazine di cinema, teatro e musica con recensioni, forum, blog - diretta da Giovanni Spagnoletti</description>
	<language>it</language>
	<generator>SPIP - www.spip.net</generator>

	<image>
		<title>Close-Up.it - storie della visione</title>
		<url>http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L144xH99/siteon0-a4244.jpg</url>
		<link>http://www.close-up.it/</link>
		<height>99</height>
		<width>144</width>
	</image>



<item xml:lang="it">
		<title>Moonrise Kingdom (Conferenza stampa)</title>
		<link>http://www.close-up.it/conferenza-stampa-moonrise-kingdom</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/conferenza-stampa-moonrise-kingdom</guid>
		<dc:date>2012-05-16T15:37:19Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Antonio Valerio Spera</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		Cannes 2012
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>Moonrise Kingdom ha aperto oggi la 65&#176; edizione del Festival di Cannes. Ad accompagnare il film sulla Croisette, il regista Wes Anderson e il cast al completo: dai giovanissimi Jared Gilman e Kara Haywar, fino ai &#8220;grandi&#8221; Bill Murray, Tilda Swinton, Jason Schwartzman, Bruce Willis e Edward Norton. Wes, ci sono elementi autobiografici nel film? Wes Anderson: Credo che il primo amore sia qualcosa di indimenticabile per tutti, ci sono sicuramente elementi autobiografici. E poi diciamolo, se (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/cannes-2012" rel="directory"&gt;Cannes 2012&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L150xH110/arton7631-5af04.jpg&quot; width='150' height='110' style='height:110px;width:150px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;i&gt;Moonrise Kingdom &lt;/i&gt; ha aperto oggi la 65&#176; edizione del Festival di Cannes. Ad accompagnare il film sulla Croisette, il regista Wes Anderson e il cast al completo: dai giovanissimi Jared Gilman e Kara Haywar, fino ai &#8220;grandi&#8221; Bill Murray, Tilda Swinton, Jason Schwartzman, Bruce Willis e Edward Norton.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Wes, ci sono elementi autobiografici nel film?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Wes Anderson&lt;/strong&gt;: Credo che il primo amore sia qualcosa di indimenticabile per tutti, ci sono sicuramente elementi autobiografici. E poi diciamolo, se qualcuno si chiedesse chi &#232; il bambino problematico protagonista del film, nessuno avrebbe dubbi a rispondere che sono io.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Come hai scelto i due giovanissimi attori protagonisti?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ho gi&#224; fatto diversi film in cui attori giovanissimi hanno ruoli importanti. Io cerco i miei attori dall`eta giovanissima. Ci&#242; che mi ha colpito di Jared Gilman &#232; stata la sua grande personalit&#224;. Ho visto tutti i suoi provini, ma solo quando ho avuto un`intervista personale con lui mi ha fatto davvero ridere. Con Kara invece ho avuto la sensazione che avesse gi&#224; interpretato molti ruoli. Credevo che sarebbe stata lei a condurre i dialoghi e le scene tra il suo personaggio e quello di Jared, invece devo dire che si &#232; creata subito una grande complicit&#224; tra loro due.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Per voi attori che esperienza e stata questo film?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Tilda Swinton&lt;/strong&gt;: Quella che trovi sui set di Wes &#232; una bellissima famiglia. Io mi sono sentita come invitata in un'avventura collettiva, quasi un viaggio di nozze. Vorrei aggiungere che gli adulti in questo film portano tutti a delusioni, sono sempre infastiditi da qualcosa, non sono portatori di messaggi positivi: per questo credo che si tratta di un film che dovrebbe richiamare tutti all'attenzione in questo senso.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Bill Murray&lt;/strong&gt;: Fare questo film &#232; stata un'avventura molto divertente, sono felice di averne fatto parte, abbiamo fatto un film d'autore: lavori tutto il giorno, vieni pagato poco, ti porti i vestiti da casa ma poi hai il viaggio a Cannes. E poi ho avuto l`opportunita di recitare al fianco di Bruce Willis, un attore impeccabile.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Jason Schwartzman&lt;/strong&gt;: Per me &#232; sempre emozionante far parte dei film di Wes, e in questa occasione noi attori insieme a lui abbiamo davvero fatto gruppo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Edward Norton&lt;/strong&gt;: E` grandioso trovarsi circondato da attori che hanno tutti studiato Orson Welles o teatro. Wes Anderson ha creato un grande cast di attori che lavorano insieme in un contesto piacevole, quasi romantico. Ho sempre sognato di trovarmi in un gruppo come questo. E` come quando sei giovane e vuoi fare un film nel giardino di casa tua con la tua famiglia. E stata un`esperienza molto piacevole, straordinaria.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Jared e Kara, come vi siete preparati ai vostri ruoli? Avevate mai pensato di fare gli attori nella vita?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Jared Gilman&lt;/strong&gt;: Io e Kara abbiamo fatto provini diversi, abbiamo cominciato a conoscerci scrivendoci mail al di fuori del set. Abbiamo cercato di creare un rapporto genuino tra di noi e abbiamo imparato a conoscerci.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Kara Haywar&lt;/strong&gt;: Quando abbiamo iniziato a girare, abbiamo iniziato da subito a fidarci l`uno dell`altra e in questo modo &#232; stato tutto pi&#250; semplice. E comunque prima di prendere parte a questo film, non avevo mai pensato che sarei potuta diventare un`attrice.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Moonrise Kingdom</title>
		<link>http://www.close-up.it/moonrise-kingdom</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/moonrise-kingdom</guid>
		<dc:date>2012-05-16T14:34:19Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Antonio Valerio Spera</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		Concorso
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>Lunghe carrellate laterali intervallate da panoramiche a schiaffo e zoom improvvisi introducono in pieno stile Wes Anderson i personaggi di Moonrise Kingdom, film d'apertura della 65&#176; edizione del Festival di Cannes. La firma del regista si staglia inconfondibilmente sulle immagini sin dal primo minuto. Una costruzione minuziosa dell`inquadratura, una fotografia ricca di colori sbiaditi, costumi curati in ogni minimo dettaglio, perfette e simmetriche scenografie abitate da figure dai (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/concorso,377" rel="directory"&gt;Concorso&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L102xH150/arton7630-9ad50.jpg&quot; width='102' height='150' style='height:150px;width:102px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Lunghe carrellate laterali intervallate da panoramiche a schiaffo e zoom improvvisi introducono in pieno stile Wes Anderson i personaggi di &lt;i&gt;Moonrise Kingdom&lt;/i&gt;, film d'apertura della 65&#176; edizione del Festival di Cannes. La firma del regista si staglia inconfondibilmente sulle immagini sin dal primo minuto. Una costruzione minuziosa dell`inquadratura, una fotografia ricca di colori sbiaditi, costumi curati in ogni minimo dettaglio, perfette e simmetriche scenografie abitate da figure dai caratteri fumettistici, che trasmettono la loro normalit&#224; attraverso comportamenti in bilico tra la caricatura e il surreale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L`ambientazione questa volta &#232; un`isola delle acque di fronte la costa del New England e l`anno &#232; il 1965. La storia &#232; quella di due ragazzi dodicenni, lui boyscout, orfano di entrambi i genitori, lei figlia maggiore di una stramba famiglia che vive nel nord dell`isola. Basta un breve incontro per far capire ad entrambi che si tratta di amore e cosi, dopo uno scambio epistolare di un anno, i due si avventurano in una fuga per i fiumi e i boschi, una fuga dall`insoddisfazione delle loro rispettive realt&#224; governate da stupide regole.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Soffermando il suo occhio simpaticamente deformante sia sul viaggio dei due giovani sia sulla nutrita squadra (scout, poliziotto, genitori, assistente sociale) di assurdi personaggi che partono disperatamente alla loro ricerca, Anderson realizza una piacevole commedia ricca di continue sorprese e trovate, semplice nella sua costruzione narrativa ma mai banale nei contenuti e nella caratterizzazione dei protagonisti. &lt;i&gt;Moonrise Kingdom&lt;/i&gt; &#232; un film che va oltre la sua apparenza di gioco puerile e di divertissement, un`opera che cela dietro le sue suggestive immagini innumerevoli rimandi cinematografici e profondi sottotesti critici (&#232; chiaro il messaggio antibellico, la denuncia delle guerre intraprese solo per sfizio, cos&#237; come l`ammonizione nei confronti di genitori egoisti e incapaci di capire i propri figli), e che soprattutto d&#224; valore alla purezza, all`innocenza dei sentimenti e alla possibilit&#224; per tutti di un positivo riscatto nei confronti di un`esistenza priva di felicit&#224;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Con una messa in scena e una delineazione dei personaggi che ricorda di continuo un film di animazione (d`altronde con &lt;i&gt;Fantastic Mr. Fox&lt;/i&gt; ci si era resi conto che il miglior mezzo di rappresentazione cinematografica per la poetica di Anderson fosse appunto l`animazione, in quel caso in stop motion), &lt;i&gt;Moonrise Kingdom&lt;/i&gt; procede spedito con il ritmo, la densit &#224; e la forza narrativa di un cortometraggio, ci lascia apprezzare in ogni sfumatura le interpretazioni dei due piccoli (ma bravissimi) protagonisti e dei veterani che li circondano (Bill Murray, Bruce Willis, Edward Norton, Harvey Keitel, Tilda Swinton, Frances McDormand) e immerge lo spettatore in un clima fiabesco da cui &#232; difficile liberarsi usciti dalla sala. Peccato che, come spesso succede nei film di Anderson, nella parte finale si percepisce una certa eccessiva insistenza nel cercare per forza lo spunto originale e bizzarro. Ma resta in ogni caso un`opera dal grande impatto visivo e emozionale.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                &lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;(&lt;i&gt;Moonrise Kingdom&lt;/i&gt;)&lt;strong&gt; Regia&lt;/strong&gt;: Wes Anderson; &lt;strong&gt;sceneggiatura&lt;/strong&gt;: Wes Anderson, Roman Coppola; &lt;strong&gt;fotografia&lt;/strong&gt;: Robert Yeoman; &lt;strong&gt;scenografia&lt;/strong&gt;: Adam Stockhausen; &lt;strong&gt;musica&lt;/strong&gt;: Alexandre Desplat;&lt;strong&gt; interpreti&lt;/strong&gt;: Jared Gilman, Kara Hayward, Bill Murray, Bruce Willis, Edward Norton, Jason Schwartzman, Frances McDormand, Harvey Keitel, Bob Balaban; &lt;strong&gt;produzione&lt;/strong&gt;: AMERICAN EMPIRICAL PICTURES, INDIAN PAINTBRUSH; &lt;strong&gt;durata&lt;/strong&gt;: 93`&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Lo strappo dell'anima: Bette Davis nel cinema di Irving Rapper</title>
		<link>http://www.close-up.it/lo-strappo-dell-anima-bette-davis-nel-cinema-di-irving-rapper</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/lo-strappo-dell-anima-bette-davis-nel-cinema-di-irving-rapper</guid>
		<dc:date>2012-05-15T17:15:40Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Raffaella Borgese</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		FOCUS ON
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>Irving Rapper nasce a Londra nel 1898, si trasferisce a New York e per mantenersi gli studi cerca lavoro a Brodway, diventando direttore di teatro. Nella met&#224; degli anni '30, la Warner lo assume come direttore dei dialoghi, una figura nuova nata con l'avvento del sonoro, il cui compito era lavorare con gli attori sulla recitazione e affiancarsi al regista quando era straniero e non parlava inglese. Lavor&#242; con registi come Michael Curtiz e Anatole Litvak e fra i tanti attori dei quali fu (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/focus-on" rel="directory"&gt;FOCUS ON&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L150xH101/arton7629-8cac8.jpg&quot; width='150' height='101' style='height:101px;width:150px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Irving Rapper nasce a Londra nel 1898, si trasferisce a New York e per mantenersi gli studi cerca lavoro a Brodway, diventando direttore di teatro. Nella met&#224; degli anni '30, la Warner lo assume come direttore dei dialoghi, una figura nuova nata con l'avvento del sonoro, il cui compito era lavorare con gli attori sulla recitazione e affiancarsi al regista quando era straniero e non parlava inglese. Lavor&#242; con registi come Michael Curtiz e Anatole Litvak e fra i tanti attori dei quali fu direttore dei dialoghi, c'era anche Bette Davis. Quando pass&#242; dietro la macchina da presa le dedic&#242; una trilogia mel&#242;: &lt;i&gt;Perdutamente tua&lt;/i&gt; (1942), &lt;i&gt;Il grano &#232; verde&lt;/i&gt; (1945) e &lt;i&gt;Il prezzo dell'inganno&lt;/i&gt; (1946).
Perdutamente tua &#232; una delle pi&#249; celebri storie d'amore del grande schermo, tratto da un romanzo di Olive Higgins Prouty e sceneggiato da Casey Robinson, il regista era solo alla sua seconda prova. Il titolo originale &#232; Now, Voyager ed &#232; ripreso da un verso di una poesia di Walt Whitman &#8220;I desideri inespressi&#8221;. Gli attori protagonisti sono la diva americana Bette Davis, candidata all'Oscar come migliore attrice e l'austriaco Paul Henreid che nello stesso anno ha recitato in Casablanca. La produzione aveva inizialmente proposto una rosa di nomi per il ruolo femminile principale che comprendeva, Irene Dunne, Norma Shearer e Ginger Rogers, ma quando la Davis fu informata del progetto, si impegn&#242; al massimo per ottenerlo. Una volta avuta la parte lavor&#242; sul personaggio come non mai, affinch&#233; fosse credibile. Collabor&#242; con il costumista Orry &#8211; Kelly per scegliere gli abiti adatti per descrivere la metamorfosi che il personaggio avrebbe subito nel corso della storia. Charlotte vane &#232; una ricca repressa di Boston, ingabbiata emotivamente da una madre tiranna e soffocata dalla rigidit&#224; del proprio ambiente familiare, &#232; sull'orlo di un esaurimento nervoso. Grazie all'aiuto dello psichiatra Jaquit riesce a sconfiggere la sua depressione e si trasforma in una donna elegante e seduttiva, ma ancora insicura di s&#233;. Durante una crociera viene notata da Gerry, un uomo intrappolato ad una moglie dalla quale si vorrebbe separare, ma legato alla problematica figlia Tina, per cui incatenato ad un matrimonio che gli impedisce di fare persino l'architetto. Il conoscersi aprir&#224; ad entrambi una nuova visione della vita, acquistando nuove energie per affrontare le cose, ma soprattutto scopriranno di amarsi profondamente e pur trascorrendo insieme giorni d'incanto decidono di non vedersi pi&#249;. Charlotte fa il suo ritorno a casa ed &#232; bella, affascinante, corteggiata e sicura di s&#233;, decide lei ci&#242; che vuole e ci&#242; che non le va, malgrado la genitrice dispotica cerchi in tutti i modi di risoggiogarla, instillandole insicurezza, ma questi tentativi, inutili, la condurranno solo a morire d'infarto. Charlotte assalita dai sensi di colpa, trova di nuovo rifugio dal Dottor Jaquit, presso il quale &#232; andata anche Tina, la figlia del suo amato Jerry. Essendo Tina specchio della bambina che &#232; stata lei, ma soprattutto come segno dell'amore che prova per il padre, Charlotte decide di portarla a casa sua per prendersi cura di lei. Il dottore le da il suo consenso, ma le precisa che la relazione con Jerry non deve andare oltre l'amicizia, per non turbare il delicato equilibrio psicologico della piccola. Charlotte convincer&#224; Jerry che questo sar&#224; comunque un modo per essere vicini, consapevoli che l'amore e il tempo possono tutto. Memorabile la frase della protagonista al suo amato: &#8220;perch&#233; chiedere la luna, quando abbiamo gi&#224; le stelle?&#8221;. Sublime mel&#242;, grazie anche all'interpretazione della Davis che riesce ad essere perfettamente credibile, sia nei panni della zitella nevrotica, sia in quelli della donna elegante e sicura di s&#233;. Le vicende belliche in corso durante la lavorazione del film, impedirono di ambientare in Europa, in particolare in Italia (come da indicazioni dell'autrice), il viaggio all'estero di Charlotte. Gli esterni brasiliani sono stati tratti da immagini di repertorio, mentre gli altri esterni con il cast sono stati girati in California. Oltre a questi impedimenti logistici, c'era quello di ben pi&#249; spessore del Codice Hays, che fra le varie regole poneva il divieto di mostrare sullo schermo il consumo di un rapporto extraconiugale, ma con un escamotage i due interpreti mostrano un qualcosa di molto pi&#249; intimo e sensuale di qualsiasi scena d'amore. Un gesto che manifesta complicit&#224; totale: durante il loro idilliaco viaggio, Paul Henreid (Jerry) si accende due sigarette e ne porge una a Bette Davis, un gesto gentile, semplice e personale che ripetuto diventa rito simbolico del loro legame, tanto cha ad una festa in cui fingono di non conoscersi, lui inconsciamente ne accende una e gliela porge, non preoccupandosi di tutti gli altri. Per anni i due attori si sono attribuiti la paternit&#224; di questo gesto, come una propria intuizione avuta durante le prove sul set, ma la verit&#224; &#232; che nella bozze di sceneggiatura di Casey Robinson (conservate negli archivi della University of Southern California) gi&#224; c'era la descrizione di questa scena. La sceneggiatura scava in profondit&#224; nelle psicologie dei personaggi ed &#232; sostenuta da una regia che, attraverso un uso abile dei primi piani, riesce a sfruttare al meglio le potenzialit&#224; dell'ottimo cast. Bette Davis esplode in questo ruolo che rimane uno tra i pi&#249; famosi della sua carriera, con una trasformazione notevole non solo nell'aspetto, ma anche nella diversa energia che le due personalit&#224; opposte di donne trasmettono, da zitella brutta e repressa a donna raffinata e attraente. Al centro delle tematiche e situazioni c'&#232; la riflessione sulle &#8220;affinit&#224; elettive&#8221; di due persone che per una serie di motivi e situazioni non hanno potuto incastrare le loro vite, realizzando il loro amore. Il film non &#232; un'esortazione al divorzio (come lo era il romanzo di Goethe), ma la rappresentazione di due vite sbagliate che cercano di compensare, in tutti i modi, il loro non stare insieme, anzi il film non si pronuncia sulla legittimit&#224; dei comportamenti dei protagonisti. Altro tema, tutt'oggi attualissimo, &#232; l'invadenza di madri egocentrice e tiranne, invadenti nelle vite delle figlie con risultati distruttivi se non si innesca, come in Charlotte, quel meccanismo di ribellione segno di rispetto per la propria persona e dignit&#224; e dunque anello di congiunzione per il ritrovamento di un equilibrio emotivo.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>16 maggio - Kill Bill Night a Milano </title>
		<link>http://www.close-up.it/16-maggio-kill-bill-night-a-milano</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/16-maggio-kill-bill-night-a-milano</guid>
		<dc:date>2012-05-15T14:30:21Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Carlo Dutto</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		NEWS &amp; EVENTI
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>Mercoled&#236; 16 maggio, alle ore 21.30 presso il BOBINO CLUB (Imbarcadero Darsena - P.zza Cantore a Milano), a ingresso libero, la Kill Bill Night, un tributo musicale al Kill Bill Diary di David Carradine e al cinema di Quentin Tarantino con la musica live dei Pulp Project e le voci di Ilaria Floreano (traduttrice del diario) e Claudio Bartolini (critico di &#8220;Film TV&#8221;) che sveleranno i dietro le quinte dei due capitoli del capolavoro tarantiniano. Una serata in cui un diario d'eccezione, una (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/news-eventi" rel="directory"&gt;NEWS &amp; EVENTI&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L100xH150/arton7628-bfe15.jpg&quot; width='100' height='150' style='height:150px;width:100px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Mercoled&#236; 16 maggio,&lt;/strong&gt; alle ore 21.30 presso il &lt;strong&gt;BOBINO CLUB&lt;/strong&gt; (Imbarcadero Darsena - P.zza Cantore a Milano), a &lt;strong&gt;ingresso libero&lt;/strong&gt;, la &lt;strong&gt;Kill Bill Night&lt;/strong&gt;, un tributo musicale al &lt;i&gt;Kill Bill Diary&lt;/i&gt; di &lt;strong&gt;David Carradine&lt;/strong&gt; e al cinema di &lt;strong&gt;Quentin Tarantino&lt;/strong&gt; con la musica live dei Pulp Project e le voci di &lt;strong&gt;Ilaria Floreano&lt;/strong&gt; (traduttrice del diario) e &lt;strong&gt;Claudio Bartolini&lt;/strong&gt; (critico di &#8220;&lt;i&gt;Film TV&lt;/i&gt;&#8221;) che sveleranno i dietro le quinte dei due capitoli del capolavoro tarantiniano.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Una serata in cui un diario d'eccezione, una colonna sonora pulp e immagini di culto si fonderanno insieme, accompagnando il pubblico in un intrigante viaggio nel mondo di Quentin Tarantino. Non solo letture e musica, ma una serata speciale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;I &lt;strong&gt;Pulp Project&lt;/strong&gt;, rock band milanese, tutti in rigorosa &#8220;uniforme&#8221; tarantiniana da &#8220;iene&#8221;, daranno vita alla &lt;strong&gt;Kill Bill Night&lt;/strong&gt;, un &lt;strong&gt;concerto-spettacolo&lt;/strong&gt; a ritmo di rock, funk, blues in cui suoneranno molti tra i brani pi&#249; famosi tratti dalle colonne sonore dei film di Quentin
Tarantino.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;A fine serata, un contest &#8220;a tema&#8221; metter&#224; in gioco tre copie del &#8220;&lt;strong&gt;Kill Bill Diary&lt;/strong&gt;&#8221; di &lt;strong&gt;David Carradine&lt;/strong&gt; (Edizioni Bietti). In omaggio per i tre spettatori pi&#249; attenti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Chi sono i &lt;strong&gt;Pulp Project?&lt;/strong&gt;
Dario Bucca (basso, voce, art director) | Ermanno Fabbri (chitarra e voce) | Sergio Ratti (batteria). Ovvero i Pulp Project, sono le colonne di un power trio che dal vivo offre il massimo. Ciascuno ha alle spalle anni di esperienza sia live che in studio di registrazione. Attualmente i
Pulp Project si esibiscono in giro per l'Italia e con regolarit&#224; in alcuni dei locali pi&#249; noti di Milano e provincia: Le Trottoir e Le Scimmie.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Per maggiori informazioni:&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;Edizioni Bietti s.r.l
&lt;br /&gt;Via Spallanzani 6, Milano
&lt;br /&gt;Tel. 02.2952829
&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;mailto: ufficio.stampa@edizionibietti.it&quot; class='spip_mail'&gt;ufficio.stampa@edizionibietti.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>MashRome Film Fest, l'arte del mash up dal 6 al 9 giugno</title>
		<link>http://www.close-up.it/mashrome-film-fest-l-arte-del-mash-up-dal-6-al-9-giugno</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/mashrome-film-fest-l-arte-del-mash-up-dal-6-al-9-giugno</guid>
		<dc:date>2012-05-15T14:18:52Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Carlo Dutto</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		NEWS &amp; EVENTI
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>Alessandra Lo Russo e Mariangela Matarozzo hanno ideato la scorsa estate dopo un lungo viaggio in Europa alla ricerca di un vero e proprio festival innovativo, il MashRome Film Fest, il primo festival in Italia dedicato al mash up che aprir&#224; i battenti il 6 giugno 2012 - fino al 9 giugno a Roma presso la splendida location dell'Acquario Romano - Casa dell'Architettura. Location ideale che costituisce il giusto mix tra la storia dell'architettura e la contemporaneit&#224; di MashRome Film Fest. ll (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/news-eventi" rel="directory"&gt;NEWS &amp; EVENTI&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L150xH120/arton7627-57a52.jpg&quot; width='150' height='120' style='height:120px;width:150px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Alessandra Lo Russo&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Mariangela Matarozzo&lt;/strong&gt; hanno ideato la scorsa estate dopo un lungo viaggio in Europa alla ricerca di un vero e proprio festival innovativo, il &lt;strong&gt;MashRome Film Fest&lt;/strong&gt;, il primo festival in Italia dedicato al mash up che aprir&#224; i battenti il &lt;strong&gt;6 giugno 2012&lt;/strong&gt; - fino al 9 giugno a &lt;strong&gt;Roma&lt;/strong&gt; presso la splendida location dell'Acquario Romano - Casa dell'Architettura. Location ideale che costituisce il giusto mix tra la storia dell'architettura e la contemporaneit&#224; di &lt;strong&gt;MashRome Film Fest&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;ll &lt;strong&gt;Mash Up &lt;/strong&gt; &#232; un montaggio di immagini e di suoni (remix), estratti da fonti diverse che vengono copiate, ritagliate, incollate, trasformate, mixate e assemblate per creare una nuova opera. Per remix si intende tutto ci&#242; che &#8211; con l'ausilio dei nuovi linguaggi crossmediali &#8211; miscela contenuti audiovisivi preesistenti in modo tale che il contenuto modificato assuma un valore creativo e artistico proprio.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;MashRome Film Fest si propone di navigare in questo universo ricco di novit&#224; alla ricerca di prodotti audiovisivi di qualit&#224; da condividere con il grande pubblico: un cinema aperto, senza frontiere e senza limiti, un cinema che attraversa le diverse arti contaminandole ed ibridandole attraverso una moltitudine di sguardi e di nuove prospettive.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&#8220;&lt;i&gt;Abbiamo creato un festival &lt;/i&gt; - dice il direttore artistico &lt;strong&gt;Alessandra Lo Russo&lt;/strong&gt; - &lt;i&gt;che si affaccia ad una realt&#224; che in Italia ancora non ha trovato la sua collocazione. Ma il terreno fertile c'&#232;: lo dimostrano gli oltre trecento lavori mash up che abbiamo ricevuto da autori &quot;mashuper&quot; , come li chiamiamo noi, provenienti da tutto il mondo&lt;/i&gt;&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&#8220;&lt;i&gt;Essere complementari ci ha portato&lt;/i&gt; - sottolinea &lt;strong&gt;Mariangela Matarozzo&lt;/strong&gt;, managing director e co-fondatrice del festival - &lt;i&gt;a trovare l'idea giusta nel momento giusto. Ben presto abbiamo costruito un Network di livello internazionale con molti prestigiosi festival nostri Partner culturali: dal RE/Mixed Media Festival di New York all'European Independent Film Festival (ECU) di Parigi, al Mashup Festival di Tirana, passando per il Nisi Masa, una realt&#224; formata da giovani di 26 di ventisei Paesi della comunit&#224; europea; la loro adesione conferma il valore del nostro lavoro e la passione e dedizione che infondiamo&lt;/i&gt;&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il cinema sta cambiando e dobbiamo accettare che il processo creativo di un'opera audiovideo ed i suoi supporti tecnologici spesso rendono l'opera pi&#249; interessante, pi&#249; ricca. Il primo film di Woody Allen, &quot;&lt;i&gt;What's Up, Tiger Lily,?&lt;/i&gt;&quot; &#232; una sorta di mash up, &#8216;&lt;i&gt;Life in a day&lt;/i&gt;' di Ridley Scott &#232; un mash up realizzato con il crowdsourcing, &#8216;&lt;i&gt;Blob'&lt;/i&gt;, la storica trasmissione di &lt;strong&gt;enrico ghezzi &lt;/strong&gt; &#232; un mash up, gli showreel dei montatori &#232; un mash up&#8221;. In altre parole, Alessandra Lo Russo e Mariangela Matarozzo hanno messo a disposizione di questa loro creatura , ovvero di questo nuovo festival, il loro background e le passioni comuni per dare vita al &lt;strong&gt;MAshRome Film Fest&lt;/strong&gt;. Da molti anni infatti si occupano insieme di progettazione, produzione e organizzazione di festival ed eventi cinematografici, di selezione e programmazione, di gestione dei rapporti con referenti internazionali (Istituti di Cultura, Ambasciate, Case di Produzione).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Per maggiori informazioni:&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;Mash Rome Film Fest
&lt;br /&gt;tel 06.86705507
&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.mashrome.org/&quot; class='spip_out' rel='external'&gt;www.mashrome.org&lt;/a&gt;
&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;mailto: info@mashrome.org&quot; class='spip_mail'&gt;info@mashrome.org&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Diaz di Daniele Vicari al Parlamento europeo</title>
		<link>http://www.close-up.it/diaz-di-daniele-vicari-al-parlamento-europeo</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/diaz-di-daniele-vicari-al-parlamento-europeo</guid>
		<dc:date>2012-05-14T12:36:41Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Giovanna Branca</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		NEWS &amp; EVENTI
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>Marted&#236; 15 Maggio DIAZ sar&#224; proiettato al Parlamento Europeo a Bruxelles alla presenza del regista Daniele Vicari e del produttore Domenico Procacci. La proiezione &#232; stata organizzata dal Gruppo dei Socialisti e Democratici. L'europarlamentare del Pd Sergio Cofferati ha dichiarato: &quot;Il film di Vicari rappresenta un grande atto di coraggio e verit&#224;, nonch&#233; un'importante occasione per ricordare una delle pagine pi&#249; buie della storia repubblicana recente sulla quale, purtroppo, ancora non si &#232; fatta (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/news-eventi" rel="directory"&gt;NEWS &amp; EVENTI&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L105xH150/arton7626-fdfd0.jpg&quot; width='105' height='150' style='height:150px;width:105px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Marted&#236; 15 Maggio DIAZ sar&#224; proiettato al Parlamento Europeo a Bruxelles alla presenza del regista Daniele Vicari e del produttore Domenico Procacci.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La proiezione &#232; stata organizzata dal Gruppo dei Socialisti e Democratici. L'europarlamentare del Pd Sergio Cofferati ha dichiarato:&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&quot;&lt;i&gt;Il film di Vicari rappresenta un grande atto di coraggio e verit&#224;, nonch&#233; un'importante occasione per ricordare una delle pagine pi&#249; buie della storia repubblicana recente sulla quale, purtroppo, ancora non si &#232; fatta piena giustizia n&#233; completa luce. Accogliere il film al Parlamento europeo ha un evidente significato simbolico, dal momento che rappresenta la volont&#224; di non dimenticare gli episodi di grave violenza e di inaccettabile violazione dei diritti umani avvenuti nel 2001 a Genova e di continuare a lottare per ottenere verit&#224; e giustizia. A questo percorso ed a questi sforzi un film come quello di Vicari d&#224; un contributo importante, che va sostenuto e valorizzato&lt;/i&gt;&quot;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Hunger</title>
		<link>http://www.close-up.it/cannes-2008-un-certain-regard-hunger</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/cannes-2008-un-certain-regard-hunger</guid>
		<dc:date>2012-05-13T05:45:00Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Salvatore Salviano Miceli</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		CINEMA
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>Il clima quasi surreale dell'incipit scompare del tutto quando scopriamo che Raymond Lohan lavora come poliziotto penitenziario presso il carcere di Maze nel nord dell'Irlanda. Il suo sguardo stanco al risveglio, la serafica consumazione della colazione, il sorriso appena accennato alla moglie e gi&#224; spento assumono pieno significato non appena la mdp del regista ci conduce nel suo luogo di lavoro. Scopriamo allora il perch&#233; di quei gesti ripetuti stancamente, quell'indugiare le mani nell'acqua (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/cinema" rel="directory"&gt;CINEMA&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L150xH100/arton3912-14c09.jpg&quot; width='150' height='100' style='height:100px;width:150px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Il clima quasi surreale dell'incipit scompare del tutto quando scopriamo che Raymond Lohan lavora come poliziotto penitenziario presso il carcere di Maze nel nord dell'Irlanda. Il suo sguardo stanco al risveglio, la serafica consumazione della colazione, il sorriso appena accennato alla moglie e gi&#224; spento assumono pieno significato non appena la mdp del regista ci conduce nel suo luogo di lavoro. Scopriamo allora il perch&#233; di quei gesti ripetuti stancamente, quell'indugiare le mani nell'acqua come per volersi lavare via non solo i segni fisici della giornata ma attimi e sequenze &#8220;del suo inferno vivente&#8221; (cos&#236; lo definisce).
&lt;br /&gt;&#200; il 1981 e l'Irlanda &#232; sconvolta dalle note guerre intestine. Nel blocco H del carcere di Maze sono rinchiusi i prigioneri repubblicani (&#8220;prigionieri non ordinari&#8221; leggiamo scritto sul quaderno dell'ufficiale di turno) in piena rivolta attuando lo sciopero della fame e la rinuncia a lavarsi (The Blanket and No-Wash protest). &lt;br /&gt;Assolutamente divisibile in tre parti, i primi di 45&#176; minuti di &lt;i&gt;Hunger&lt;/i&gt; &#232; un continuo indugiare sui luoghi e gli spazi, claustrofobici e inumani. I prigionieri vivono tra i rifiuti ed il letame, in celle infestate da vermi e insetti vari, tra pareti che portano incisi graffiti di escrementi e cibo andato a male, anche questi simboli di una resistenza totale. Rifiutano il contatto con l'acqua e sono costretti a lavarsi &#8220;grazie&#8221; alle scariche di pugni e calci della polizia carceraria. &lt;br /&gt;Steve Mcqueen alla sua opera prima decide di non tralasciare nulla optando per uno stile di denuncia volutamente spettacolare. Quasi sadico in alcune riprese (ci ha ricordato molto lontanamente il gusto tipico del cinema di Ulrich Seid) si limita a catturare al meglio gli orrori che gli si prospettano davanti compresi i metodi clandestini adottati dai carcerati per comunicare con l'esterno. &lt;br /&gt;Il dialogo (almeno venti minuti) tra il capo della resistenza ed un sacerdote amico, interamente ripreso con camera fissa, segna una svolta. &#200; la trovata che Mcqueen usa per fare parlare i suoi protagonisti, per contestualizzare pienamente il periodo storico cui fa riferimento e i motivi di una protesta tanto estrema, oltre che per introdurre il lungo e straziante epilogo. &lt;br /&gt;Basandosi sulla cronaca degli anni, il regista non riesce a trovare il giusto equilibrio tra la voglia di documentare e l'istinto naturale verso l'esasperazione puramente cinematografica. Il risultato &#232; una pellicola che resta abbastanza sospesa, lodevole per le intenzioni e anche per certi momenti di regia particolarmente asciutti e concreti ma, al contempo, eccessivamente prolissa e stancante per chi osserva.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                &lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;(&lt;i&gt;Hunger&lt;/i&gt;) &lt;strong&gt;Regia&lt;/strong&gt;: Steve Mcqueen; &lt;strong&gt;soggetto, sceneggiatura&lt;/strong&gt;: Enda Walsh, Steve Mcqueen; &lt;strong&gt;interpreti&lt;/strong&gt;: Michael Fassbender, Liam Cunningha; &lt;strong&gt;produzione&lt;/strong&gt;: Blast! Films; &lt;strong&gt;distribuzione&lt;/strong&gt;: MK2 Diffusion; &lt;strong&gt;origine&lt;/strong&gt;: England; &lt;strong&gt;durata&lt;/strong&gt;: 100';&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Workers - Pronti a tutto</title>
		<link>http://www.close-up.it/workers-pronti-a-tutto</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/workers-pronti-a-tutto</guid>
		<dc:date>2012-05-11T09:01:19Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Alessandro Boni</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		CINEMA
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>Affrontare in tono leggero un tema drammatico e di scottante attualit&#224; come quello della precariet&#224; del lavoro non &#232; certo impresa agevole di questi tempi. L'esperienza della &#8220;commedia all'italiana&#8221; evidenzia tuttavia che le migliori pellicole di quel periodo fondano il loro valore cinematografico proprio sulla capacit&#224; di far sorridere offrendo al contempo spunti di riflessione, attraverso la rappresentazione di realt&#224; spesso dure e dolorose. Al di l&#224; di parallelismi ambiziosi ed inopportuni, (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/cinema" rel="directory"&gt;CINEMA&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L113xH150/arton7620-bcbc8.jpg&quot; width='113' height='150' style='height:150px;width:113px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Affrontare in tono leggero un tema drammatico e di scottante attualit&#224; come quello della precariet&#224; del lavoro non &#232; certo impresa agevole di questi tempi. L'esperienza della &#8220;commedia all'italiana&#8221; evidenzia tuttavia che le migliori pellicole di quel periodo fondano il loro valore cinematografico proprio sulla capacit&#224; di far sorridere offrendo al contempo spunti di riflessione, attraverso la rappresentazione di realt&#224; spesso dure e dolorose. Al di l&#224; di parallelismi ambiziosi ed inopportuni, &lt;i&gt;Workers - Pronti a tutto&lt;/i&gt; si dirige nella giusta direzione ed amalgama in modo piuttosto equilibrato lo sberleffo liberatorio con gli amari riflessi della pi&#249; grande emergenza sociale dell'Italia di oggi: la disoccupazione ed il dramma di tanta gente &#8211; giovani soprattutto - costretta a stressare le proprie capacit&#224; d'adattamento e di sopportazione per cercare di sopravvivere. Il regista Lorenzo Vignolo, al suo terzo lungometraggio, finisce cos&#236; per tratteggiare un ritratto feroce e divertente del nostro &#8220;precario&#8221; Belpaese, ormai divenuto purtroppo una Repubblica &#8220;affondata sul lavoro&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Le vicende del film, strutturato ad episodi, ruotano intorno all'agenzia interinale &#8220;Workers&#8221; ed alle disavventure, ai limiti del grottesco, di personaggi costretti ad accettare lavori che quasi tutti rifiutano. C'&#232; quindi Giacomo (Tiberi), un &#8220;bamboccione&#8221; senza esperienza lavorativa che deve cercarsi urgentemente un lavoro e che accetta l'unica offerta disponibile: dovr&#224; fare da badante ad un invalido (Pannofino) che si riveler&#224; praticamente ingestibile. C'&#232; poi Italo (Bandiera) che si adatta a fare il &#8220;prelevatore di seme&#8221; di tori da riproduzione ma che si finge chirurgo per far colpo sulla ragazza di cui &#232; innamorato. C'&#232; infine Alice (Grimaudo), una truccatrice che dovr&#224; &#8220;esercitare&#8221; sui cadaveri presso un'agenzia di pompe funebri e si trover&#224; anche a dover impersonare il ruolo della nuora defunta di un boss mafioso un po' rimbambito (Frassica).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Pur trattando il dramma della disoccupazione e del precariato, il film di Vignolo non vuole certo essere un'opera di denuncia sociale, in quanto &#232; il registro comico e grottesco a risultare nettamente prevalente; anche la caratterizzazione dei personaggi e la loro collocazione nel contesto della societ&#224; contemporanea risulta, peraltro, alquanto superficiale. E' comunque un tentativo di riportare la commedia nell'ambito della realt&#224; di tutti i giorni e di suscitare risate con retrogusto amarognolo senza ricorrere alle volgarit&#224; ed agli stereotipi di tanto cinema italiano attuale. Non &#232; poco, considerato tra l'altro che non sono comunque rari i momenti di genuino divertimento e che, al contempo, lo spettatore viene quasi &#8220;contagiato&#8221; dal senso di sconforto e frustrazione dei protagonisti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Vignolo dimostra buona sensibilit&#224; registica e riesce altres&#236; ad orchestrare abilmente un cast di attori ben assemblato, la cui bravura finisce peraltro per coprire talvolta qualche battuta a vuoto della sceneggiatura: su tutti spicca il duo Tiberi/Pannofino, che si avvale dell'affiatamento maturato sul set della serie Tv &lt;i&gt;Boris&lt;/i&gt;, e l'inossidabile Frassica che continua a sfornare il suo umorismo stralunato di &#8220;Arboriana&#8221; memoria. Anche se l'organicit&#224; complessiva della pellicola risulta un po' penalizzata dalla strutturazione ad episodi, &lt;i&gt;Workers&lt;/i&gt; si fa comunque apprezzare perch&#233; appare opera ispirata e sincera; un buon esempio per altri cineasti italiani, quasi una dimostrazione che si possono realizzare commedie divertenti anche parlando di problemi e di vita reale.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                &lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;(&lt;i&gt;Workers &#8211; Pronti a tutto&lt;/i&gt;) &lt;strong&gt;Regia&lt;/strong&gt;: Lorenzo Vignolo; &lt;strong&gt;sceneggiatura&lt;/strong&gt;: Stefano Sardo; &lt;strong&gt;fotografia&lt;/strong&gt;: Paolo Bellan; &lt;strong&gt;montaggio&lt;/strong&gt;: Ian Degrassi; &lt;strong&gt;musica&lt;/strong&gt;: Mambassa; &lt;strong&gt;scenografia&lt;/strong&gt;: Monica Sgambellone; &lt;strong&gt;interpreti&lt;/strong&gt;: Alessandro Tiberi, Francesco Pannofino, Dario Bandiera, Nicole Grimaudo, Nino Frassica; &lt;strong&gt;produzione&lt;/strong&gt;: Margherita Film, Minerva Film, Rai Cinema; &lt;strong&gt;distribuzione&lt;/strong&gt;: Istituto Luce - Cinecitt&#224;; &lt;strong&gt;origine&lt;/strong&gt;: Italia; &lt;strong&gt;durata&lt;/strong&gt;: 105'.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Dark Shadows</title>
		<link>http://www.close-up.it/dark-shadows</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/dark-shadows</guid>
		<dc:date>2012-05-11T08:54:36Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Giovanna Branca</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		CINEMA
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>Certe idee sembrano di per s&#233; essere vincenti. Prendi Johnny Depp, fanne un vampiro che dal Settecento si ritrova catapultato nel 1971, mettigli davanti una gigantesca M illuminata del McDonald's che lui scambier&#224; per l'iniziale di Mefistofele. Tutti si divertiranno. E poi certo: il regista &#232; Tim Burton, che doner&#224; alla sua musa/attore feticcio l'ennesima acconciatura strampalata, l'ennesima riaffermazione del suo essere altro rispetto ad un mondo patinato in cui il corpo del divo &#232; sacro, (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/cinema" rel="directory"&gt;CINEMA&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L102xH150/arton7624-04dca.jpg&quot; width='102' height='150' style='height:150px;width:102px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Certe idee sembrano di per s&#233; essere vincenti. Prendi Johnny Depp, fanne un vampiro che dal Settecento si ritrova catapultato nel 1971, mettigli davanti una gigantesca M illuminata del McDonald's che lui scambier&#224; per l'iniziale di Mefistofele. Tutti si divertiranno. E poi certo: il regista &#232; Tim Burton, che doner&#224; alla sua musa/attore feticcio l'ennesima acconciatura strampalata, l'ennesima riaffermazione del suo essere &lt;i&gt;altro&lt;/i&gt; rispetto ad un mondo patinato in cui il corpo del divo &#232; sacro, inviolabile e semmai da rendere ancor pi&#249; perfetto di ci&#242; che &#232; nella realt&#224;. Sull'ossessione di Burton nel rendere Johnny Depp, di film in film, il prototipo del suo triste e affascinante &#8220;mostro&#8221; gotico sono stati spesi fiumi di parole, e, com' &#232; ovvio, quest'ultimo lavoro del regista americano non fa eccezione.
&lt;br /&gt;In &lt;i&gt;Dark Shadows&lt;/i&gt; Depp &#232; Barnabas Collins, il giovane rampollo di una ricchissima famiglia inglese che ha fatto la sua fortuna nell'industria ittica, e decide di trasferirsi nel nuovo mondo per allargare il proprio giro di affari. La sua sfortuna &#232; essere amato intensamente da una ragazza della servit&#249;, Angelique (Eva Green), che, essendo una strega, uccide coi suoi malefici i genitori di Barnabas e la sua amata Josette, ma soprattutto trasforma l'oggetto del suo amore in un vampiro e lo fa rinchiudere in una tomba per quasi duecento anni. Quando finalmente viene liberato, Barnabas torna dai parenti, o meglio dai suoi lontani nipoti, e cerca di ridare lustro all'impresa familiare e alla famiglia tout court, tra cui Michelle Pfeiffer e la psicologa del piccolo David, Helena Bonham Carter, con cui Tim Burton continua a giocare un sadico gioco di imbruttimento e di costruzione di personaggi ossessionati dalla perdita della giovinezza e della bellezza (vedi la sfortunata Regina di cuori).
&lt;br /&gt;Tratto da un telefilm, &lt;i&gt;Dark Shadows&lt;/i&gt; &#232; una sorta di mix tra gli indimenticabili&lt;i&gt; Visitatori&lt;/i&gt; di Jean-Marie Poir&#232; e &lt;i&gt;Dracula&lt;/i&gt;, con tanto di rediviva Mina/ Josette reincarnata in una giovane del futuro, Victoria, chiamata come educatrice presso la famiglia dei Collins.
&lt;br /&gt;Il potenziale c'&#232;, anche e soprattutto nell'omaggio che Burton fa alla musica di quegli anni: la colonna sonora &#232; insolitamente parca di musiche originali di Danny Elfman e sfrutta soprattutto le hit del glorioso rock made in the Seventies, con tanto di cammeo di Alice Cooper o &#8220;la donna pi&#249; brutta che abbia mai visto&#8221;, con le parole dello strabiliato Barnabas.
&lt;br /&gt;Barnabas Collins &#232; a tutti gli effetti un parente stretto di quella sequela di eroi perdenti e completamente slegati dal mondo circostante che, a partire da Edward mani di forbice &#8211; ma passando anche per personaggi non &#8220;deppiani&#8221; come Jack Skeleton &#8211; arriva fino al Cappellaio matto della terribile Alice burtoniana. E tra alti (molti) e bassi (molto pochi) nessuno ha mai avuto da ridire su questo &#8220;eterno ritorno&#8221; dell'uguale sotto spoglie sempre nuove: &#232; la cifra stilistica di Tim Burton e, insieme alla sua immaginazione sconfinata, il motivo per cui in cos&#236; tanti lo amano.
&lt;br /&gt;Eppure. Se il mortalmente pallido vampiro/Depp, con l'ombrellino e gli occhiali per proteggersi dal sole, strappa pi&#249; di un sorriso, la storia complessiva, che a malapena si pu&#242; dire gli faccia da contorno, &#232; assai debole e sconclusionata. Nonostante Tim Burton, nel centenario della morte di Bram Stoker, si muova nel genere a lui pi&#249; congeniale (cos&#236; come sembrava che lui e lui solo avrebbe potuto riportare &lt;i&gt;Alice in Wonderland&lt;/i&gt; sul grande schermo), proprio quando tutti gli stilemi del genere potrebbero concorrere ad esaltare la sua narrativa, qualcosa si incrina. E va a toccare proprio il centro nevralgico della sua poetica: la &lt;i&gt;pietas&lt;/i&gt; sconfinata per l'irriducibilmente diverso. Se alla strega cattiva &#232; fatto dono di una sconfitta almeno un po' accorata, sar&#224; all'insipida Victoria/Josette - solo apparentemente bambina negletta e sfortunata alla Burton, ma in realt&#224; versione leziosa di Jane Eyre - che andr&#224; il cuore dell'eroe e l'happy end. Cos&#236; come l'odiosa Alice trionfava sulla triste regina di cuori. Se alle streghe ammalate d'amore vengono preferite le ragazze con gli occhi da cerbiatto non baster&#224; coprire di cerone Johnny Depp per essere diversi.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                &lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;(&lt;i&gt;Dark Shadows&lt;/i&gt;) &lt;strong&gt;Regia&lt;/strong&gt;: Tim Burton; &lt;strong&gt;sceneggiatura&lt;/strong&gt;: Seth Grahame Smith; &lt;strong&gt;fotografia&lt;/strong&gt;: Bruno Belbonnel; &lt;strong&gt;montaggio&lt;/strong&gt;: hris Lebezon; &lt;strong&gt;musica&lt;/strong&gt;: Danny Elfman; &lt;strong&gt;scenografia&lt;/strong&gt;:Rick Heinrichs ; &lt;strong&gt;interpreti&lt;/strong&gt;: Johnny Depp (Barnabas Collins), Eva Green (Angelique Bouchard), Helena Bonham Carter (Julia Hoffman), Michelle Pfeiffer (Elizabeth Collins Stoddard); &lt;strong&gt;produzione&lt;/strong&gt;: Warner Bros.; &lt;strong&gt;distribuzione&lt;/strong&gt;: Warner Bros.; &lt;strong&gt;origine&lt;/strong&gt;: Stati Uniti; &lt;strong&gt;durata&lt;/strong&gt;: 113'.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Special Forces - Liberate l'Ostaggio</title>
		<link>http://www.close-up.it/special-forces-liberate-l-ostaggio</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/special-forces-liberate-l-ostaggio</guid>
		<dc:date>2012-05-11T08:45:11Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Annalaura Imperiali</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		CINEMA
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>&#8220;Fra le armi tacciono le leggi&#8221; (Cicerone) L'appassionata giornalista e corrispondente di guerra Elsa Casanova viene presa in ostaggio dai talebani: sullo sfondo, il paesaggio mozzafiato che segna il confine tra il Pakistan e l'Afganistan; nel cuore, l'immensa paura di non rivedere pi&#249; la propria libert&#224;. Per evitare la sua imminente esecuzione, viene inviata un'unit&#224; delle forze speciali francesi con il compito di (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/cinema" rel="directory"&gt;CINEMA&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L150xH150/arton7615-45bff.jpg&quot; width='150' height='150' style='height:150px;width:150px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&#8220;Fra le armi tacciono le leggi&#8221; (Cicerone)&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'appassionata giornalista e corrispondente di guerra Elsa Casanova viene presa in ostaggio dai talebani: sullo sfondo, il paesaggio mozzafiato che segna il confine tra il Pakistan e l'Afganistan; nel cuore, l'immensa paura di non rivedere pi&#249; la propria libert&#224;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Per evitare la sua imminente esecuzione, viene inviata un'unit&#224; delle forze speciali francesi con il compito di portarla in salvo in men che non si dica evitando cos&#236;, oltre alla morte della protagonista, anche il bombardamento dei media e degli occhi internazionali puntati contro la Francia stessa.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Lo scenario dipinto &#232; un immenso affresco dai colori acri e vispi, ancora pieno di ostilit&#224; nonostante le tradizioni passate rivelino grande apertura nei confronti della vita, grande rispetto nei confronti del valore dell'ospitalit&#224; e grande forza nei confronti di una fede prima di tutto nella pace piuttosto che nel fondamentalismo islamico. E' in questo scenario che si d&#224; inizio ad una ricerca incessante tra i rapitori, capeggiati dal perfido Zaief, che non hanno alcuna intenzione di lasciarsi sfuggire la loro preda, Elsa, e un gruppo di soldati, per l'appunto, le &lt;i&gt;Special Forces&lt;/i&gt;, che rischiano la vita per raggiungere il loro unico scopo: portarla a casa viva.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Lei &#232; una combattente in piena regola: tutto quello che la differenzia dai soldati che la accompagnano &#232; l'assenza, indosso, di una divisa. Eppure la sua spinta verso l'indipendenza la eguaglia al gruppo di uomini d'onore che rischiano la vita per la propria missione, uniti insieme e costretti ad affrontare situazioni di grande pericolo, perch&#233; legati indissolubilmente in modo emotivo, violento ed intimo al proprio lavoro e all'amore provato per quest'ultimo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;i&gt;Special Forces&lt;/i&gt; si staglia sulla linea sottile che congiunge l'&#8220;Io amo il mio lavoro&#8221;, frase topica e ricorrente di uno dei soldati in missione, all'&#8220;prosegui tu Elsa seguendo sempre la bussola verso Ovest: se non vai, tutto questo sar&#224; stato inutile&#8230;&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La dedizione dell'essere soldato si accompagna ad un rapporto atavico di amore-odio nei confronti della guerra, sulla cui lunghezza d'onda si combattono non solo le battaglie effettive ma anche quelle interiori, che prevedono il dolore di fronte alle morti degli innocenti e la potenza provata nel brandire un'arma che, accompagnata da un esemplificativo grido di sfogo, determina il crescere del proprio ego davanti alla possibilit&#224; di annientare il proprio nemico.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Su fronti opposti l'essere umano esce sia colpevole che innocente: colpevole dell'odio per il diverso ed innocente per un odio non sempre spontaneamente provato e troppo spesso duramente imposto. Ecco perch&#233; ci si ferma davanti allo schermo quando emerge con durezza come Zaief incarni l'ideale talebano dell'indottrinamento forzato di giovani portati contro la propria volont&#224; nella shar&#236;a per diventare terroristi temibili agli occhi del mondo; ma soprattutto ecco perch&#233; si riflette sulle ultime parole pronunciate da Elias prima di morire: &#8220;Io ho paura come voi, ma la differenza &#232; che io non vi odio&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Di parte? Probabilmente s&#236;; ma sulle montagne dell' Hind&#363; K&#363;sh, tra le vette del pianeta Terra, anche le parole di parte esprimono sicuramente il senso della cecit&#224; della violenza e la discriminazione dello scontro fratricida antico quanto il mondo.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                &lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;(&lt;i&gt;Special Forces &#8211; Liberate l'Ostaggio&lt;/i&gt;) &lt;strong&gt;Regia&lt;/strong&gt;: Stephane Rybojad; &lt;strong&gt;soggetto&lt;/strong&gt;: Stephane Rybojad; &lt;strong&gt;sceneggiatura&lt;/strong&gt;: Christophe Jutz, Stephane Rybojad, Michael Cooper; &lt;strong&gt;fotografia&lt;/strong&gt;: David Jankowski; &lt;strong&gt;montaggio&lt;/strong&gt;: Stephane Rybojad, Erwan Pecher; &lt;strong&gt;musica&lt;/strong&gt;: Xavier Berthelot; &lt;strong&gt;interpreti&lt;/strong&gt;: Diane Kruger (Elsa), Djimon Hounsou (Kovax); Benoit Magimel (Tic Tac), Denis Menochet (Lucas), Raphael Personnaz (Elias), Alain Figlarz (Victor), Marius (Marius), Mehdi Nebbou (Amin), Raz Degan (Ahmed Zaief), Tcheky Karyo (Admiral Guezennec); &lt;strong&gt;produzione&lt;/strong&gt;: Stephane Rybojad, Thierry Marro, Benoit Ponsaill&#232;; &lt;strong&gt;distribuzione&lt;/strong&gt;: Eagle Pictures; &lt;strong&gt;origine&lt;/strong&gt;: Francia, 2011; &lt;strong&gt;durata&lt;/strong&gt;: 107'; &lt;strong&gt;web info&lt;/strong&gt;: &lt;a href=&quot;http://www.eaglepictures.com/in-sala-e-prossimamente/special-forces-liberate-l-ostaggio&quot; class='spip_url spip_out' rel='nofollow external'&gt;http://www.eaglepictures.com/in-sal...&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Tutti i nostri desideri</title>
		<link>http://www.close-up.it/tutes-nos-envies</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/tutes-nos-envies</guid>
		<dc:date>2012-05-11T06:06:00Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Luca Lardieri</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		CINEMA
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>A due anni di distanza dal bellissimo e toccante Welcome, che incant&#242; la platea del Festival di Torino prima e quella del resto del mondo poi, Philippe Lioret torna con Toutes nos envies e ci regala un altro dramma lucido e commovente. La sceneggiatura, la fotografia, l'interpretazione degli attori, nulla sembra costruito a tavolino ma sapientemente inquadrato dalla macchina da presa quasi fosse un documentario intimista. Non c'&#232; spazio per retorica o lacrime facili come sarebbe potuto (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/cinema" rel="directory"&gt;CINEMA&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L111xH150/arton7061-17edc.jpg&quot; width='111' height='150' style='height:150px;width:111px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;A due anni di distanza dal bellissimo e toccante &lt;i&gt;Welcome&lt;/i&gt;, che incant&#242; la platea del Festival di Torino prima e quella del resto del mondo poi, Philippe Lioret torna con &lt;i&gt;Toutes nos envies&lt;/i&gt; e ci regala un altro dramma lucido e commovente. &lt;br /&gt;La sceneggiatura, la fotografia, l'interpretazione degli attori, nulla sembra costruito a tavolino ma sapientemente inquadrato dalla macchina da presa quasi fosse un documentario intimista. Non c'&#232; spazio per retorica o lacrime facili come sarebbe potuto banalmente accadere in un lungometraggio che indaga nella vita di una donna, giovane magistrato in carriera, che scopre di essere affetta da un incurabile tumore al cervello (il film si apre proprio con la scena in cui Claire/Marie Gillain viene messa a conoscienza dal proprio medico del terribile responso dato dalle analisi a cui si era sottoposta), bens&#236; viene dato spazio alla forza e all'amore con cui Claire, cerca di sistemare tutte le questioni in sospeso, prima dell'inevitabile epilogo a cui &#232; tristemente condannata.
&lt;br /&gt;Cos&#236; come &lt;i&gt;Welcome&lt;/i&gt; ci mostrava con estrema lucidit&#224; l'universo di un uomo (Vincent Lindon) tutto d'un pezzo e con convinzioni e certezze ben salde, incontrarsi e scontrasi con quello di un giovane immigrato clandestino, portandolo inevitabilmente a riconsiderare tutte le sue posizioni senza pietismo e/o buonismo spicciolo, cos&#236; &lt;i&gt;Toutes nos envies&lt;/i&gt; sposta l'attenzione dalla malattia della donna verso le azioni che essa decide di compiere per far s&#236; che nulla rimanga nelle mani del fato. La macchina da presa si concentra sulla forza d'animo della donna e la voglia di non farsi abbattere o deviare dal percorso che si era prefissata. Una scelta coraggiosa che, se da una parte rimane fedele a ci&#242; che era stata la vita della donna fino a quel momento, dall'altra mette in luce tutte le sue inevitabili mancanze come moglie e come madre, che la spingono a decidere di trovare lei una soluzione nonostante la vita sembri non averle lasciato voce in capitolo al riguardo. Tutto visto attraverso lo sguardo della donna stessa e da quello di Stephane (sempre il bravissimo Vincent Lindon), giudice che aiuter&#224; il giovane magistrato a perorare la causa di una povera donna disoccupata, C&#233;line, mamma di due bambine che frequentano la stessa scuola dei figli di Claire, indebitata fino al collo con gli istituti di credito per riuscire a mantenere la sua famiglia. Durante il loro lavoro spalla a spalla, tra i due nascer&#224; una profonda amicizia e complicit&#224; che porter&#224; l'uomo ad aiutare la donna nella folle decisione di non rinchiudersi in un ospedale e di non far scoprire nulla alla propria famiglia fino all'ultimo. Amicizia velata d'amore che il regista francese in maniera intelligente ed elegante non svela. Un film bello, poetico e che parla di piccoli universi in maniera universale. Universi che fanno inconsapevolmente parte del nostro quotidiano e che ci regalano la speranza di non essere solo racconti di pura fantasia.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                &lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;(&lt;i&gt;id.)&lt;/i&gt;; &lt;strong&gt;Regia e sceneggiatura&lt;/strong&gt;: Philippe Lioret; &lt;strong&gt;fotografia&lt;/strong&gt;: Gilles henry; &lt;strong&gt;montaggio&lt;/strong&gt;: Andrea Sedlackova; &lt;strong&gt;musica&lt;/strong&gt;: Flemming Nordkrog; &lt;strong&gt;interpreti&lt;/strong&gt;: Marie Gillain, Vincent Lindon, Pascale Arbillot, Isabelle Renauld; &lt;strong&gt;origine&lt;/strong&gt;: Francia, 2011; &lt;strong&gt;durata&lt;/strong&gt;: 120'&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Sister</title>
		<link>http://www.close-up.it/l-enfant-d-en-haut</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/l-enfant-d-en-haut</guid>
		<dc:date>2012-05-11T03:09:00Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Matteo Galli</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		CINEMA
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>Capita di rado di trovare nei concorsi dei principali festival europei film targati Svizzera; magari la Confederazione figura come paese che co-produce, del resto un'industria cinematografica svizzera non esiste. L'ultimo film che ha vinto a Locarno (Abrir puertas y ventanas di Milagros Mumenthaler), per esempio, &#232; una coproduzione elvetico-argentina, ma il titolo, gli interpreti, la lingua e l'ambientazione hanno molto poco a che vedere con la Svizzera. Per trovare fra Cannes, Venezia e (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/cinema" rel="directory"&gt;CINEMA&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L150xH100/arton7454-df478.jpg&quot; width='150' height='100' style='height:100px;width:150px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Capita di rado di trovare nei concorsi dei principali festival europei film targati Svizzera; magari la Confederazione figura come paese che co-produce, del resto un'industria cinematografica svizzera non esiste. L'ultimo film che ha vinto a Locarno (&lt;i&gt;Abrir puertas y ventanas&lt;/i&gt; di Milagros Mumenthaler), per esempio, &#232; una coproduzione elvetico-argentina, ma il titolo, gli interpreti, la lingua e l'ambientazione hanno molto poco a che vedere con la Svizzera. Per trovare fra Cannes, Venezia e Berlino un film svizzero premiato dobbiamo, mi sa, risalire a Alain Tanner e Claude Goretta. Seppur co-prodotto con la Francia, seppur girato da una regista che possiede entrambe le cittadinanze, sia quella svizzera che quella francese, &lt;i&gt;L'enfant d'en haut&lt;/i&gt; di Ursula Meier si pu&#242; invece considerare a tutti gli effetti un film svizzero. Lo &#232; prima di tutto nell'ambientazione o pi&#249; precisamente nella topografia della verticalit&#224; (l&#224; dove il primo film della regista Home, presentato a Cannes nel 2007 nella Settimana della Critica, era un road movie tutto orizzontale) fra la pianura industrializzata e anonima fatta di casermoni adiacenti alla superstrada e una stazione sciistica, svizzera appunto, frequentata dall'alta societ&#224; internazionale. Fra questi due poli, fra questi due mondi fa la spola Simon, ragazzino di dodici anni. Lo skypass stagionale Simon lo ha acquistato non per andare a sciare, probabilmente non sa neanche usarli gli sci. Lui va lass&#249; solo per rubarli gli sci, e i guanti, e gli occhiali, li riporta a valle e li rivende, oppure cerca nascondigli improbabili dove stivare soprattutto gli sci, decisamente pi&#249; ingombranti dell'altra refurtiva. Perch&#233; lo fa? Simon ha bisogno di soldi, &#232; l'unico in famiglia che porta a casa la grana. Famiglia? Parola grossa. Insieme a Simon abita, parola grossa, la sorella Louise, in realt&#224; pi&#249; che abitare, va e viene, pi&#249; che altro va, accompagnandosi a uomini sempre diversi la sorella, una scioperata che si veste da coatta ed &#232; nei confronti del fratello una delle sorelle pi&#249; anaffettive della storia del cinema. Genitori? Troppo indaffarati a gestire un hotel, cos&#236; racconta Simon a una turista anglofona; morti in un incidente, cos&#236; racconta Simon a un suo complice. Se gi&#224; cos&#236; la situazione relazionale &#232; disastrosa, figuriamoci come stanno le quando circa verso la met&#224; del film scopriamo che Louise non &#232; la sorella bens&#236; la madre che Simon che con le sue scorribande fra i rifugi di fatto mantiene, senza che essa abbia la minima remora a sfruttarlo. La scena pi&#249; cruda di tutto il film: in uno dei rarissimi momenti di debolezza Simon, che ormai ha un incredibile pelo sullo stomaco, chiede a Louise per una volta a casa la notte, per una volta sola nel letto, di dormire con lei dichiarandosi disposto a pagarla e lei dapprima recalcitra e poi cede, ma vuole 200 franchi e comunque si gira subito dall'altra parte del letto
&lt;br /&gt;Il film &#232; fin dalle primissime sequenze a rischio Dardenne, ma la regista &#232; invece bravissima a tenere la costellazione socio-psicologica sufficientemente sul vago, &#232; chiaro che il film si gioca su una topografia che risponde per forza di cose a una pesante dialettica di classe (in alto vivono i ricchi, per i quali il furto di un paio di sci da 2000 franchi cambia davvero poco, e in basso vivono i diseredati, i senza famiglia) ma &lt;i&gt;L'enfant d'en haut&lt;/i&gt; non si riduce solo a questo, il film negozia costellazioni antropologiche primarie, quella che Alexander Kluge (che domani compie 80 anni) chiamerebbe lo &#8220;Urvertrauen&#8221;, la fiducia primaria dell'individuo, l'amore, la protezione, il calore o, come spesso avviene alle latitudini del film, il freddo, il gelo. Bravissimo il ragazzino Kacey Mottet Klein, brava anche L&#233;a Seydoux nei panni della sorella/madre, in un ruolo totalmente diverso da quello della lettrice di Marie Antoinette (due film in concorso, ci potrebbe scappare un premio, quanto meno ci fa capire che &#232; versatile), brava anche Gillian Anderson nel ruolo dell'americana sulle Alpi Svizzere che fa tanto Grace Kelly. Due i difetti del film: i personaggi minori, pur tratteggiati, non funzionano (il cuoco, poi complice di Simon, l'amante della sorella) e la topografia, in corso d'opera , permette poche variazioni in sede di sceneggiatura, soprattutto le sequenze girate in quota sono sempre uguali. Se ne dev'essere resa conto anche la regista, visto che nella sequenza finale &#232; costretta a innestare un'ellissi: nell'ultima scena gli impianti di risalita sono fermi, siamo a fine stagione, e finalmente regista, sceneggiatore e l'ottima direttrice della fotografia (Agn&#232;s Godard, frequente collaboratrice di Claire Denis) possono mettere in scena la solitudine abissale di Simon in un paesaggio chiazzato e deserto, con le gambe del ragazzino che penzolano da una seggiovia dondolante.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                &lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Regia&lt;/strong&gt;: Ursula Meier; &lt;strong&gt;sceneggiatura&lt;/strong&gt;: Ursula Meier, Antoine Jaccoud; &lt;strong&gt;fotografia&lt;/strong&gt;: Agn&#232;s Godard; &lt;strong&gt;montaggio&lt;/strong&gt;: Nelly Quettier; &lt;strong&gt;interpreti&lt;/strong&gt;: L&#233;a Seydoux (Louise); Kacey Mottet Klein (Simon); Gillian Anderson (la turista); &lt;strong&gt;produzione&lt;/strong&gt;: Archipel 35, Parigi, Vega Film Zurigo; &lt;strong&gt;origine&lt;/strong&gt;: Francia-Svizzera; &lt;strong&gt;durata&lt;/strong&gt;: 97'.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Napoli 24</title>
		<link>http://www.close-up.it/tff-napoli-24-festa-mobile-figure-nel-paesaggio</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/tff-napoli-24-festa-mobile-figure-nel-paesaggio</guid>
		<dc:date>2012-05-11T02:37:00Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Edoardo Zaccagnini</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		CINEMA
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>24 registi, alcuni importanti (Paolo Sorrentino e Pietro Marcello), altri sconosciuti o quasi. Tre minuti a disposizione di ciascuno nel tentativo di raccontare la citt&#224; di Napoli oggi, e tutto ci&#242; che questa parola dal campo semantico assai vasto, evoca, col rischio di produrre film intrisi di stereotipi, di cartoline, bellissime o bruttissime che siano. Si chiama Napoli 24, ed &#232; un film collettivo prodotto da Angelo Curti, Nicola Giuliano e Giorgio Magliulo, in collaborazione con Rai (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/cinema" rel="directory"&gt;CINEMA&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L150xH100/arton6438-9a542.jpg&quot; width='150' height='100' style='height:100px;width:150px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;24 registi, alcuni importanti (Paolo Sorrentino e Pietro Marcello), altri sconosciuti o quasi. Tre minuti a disposizione di ciascuno nel tentativo di raccontare la citt&#224; di Napoli oggi, e tutto ci&#242; che questa parola dal campo semantico assai vasto, evoca, col rischio di produrre film intrisi di stereotipi, di cartoline, bellissime o bruttissime che siano.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Si chiama &lt;i&gt;Napoli 24&lt;/i&gt;, ed &#232; un film collettivo prodotto da Angelo Curti, Nicola Giuliano e Giorgio Magliulo, in collaborazione con Rai Cinema. E' un'opera corale e singolare, che verr&#224; distribuita da Cinecitt&#224; Luce.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Presentato al 28esimo Festival del cinema di Torino, nella sezione &lt;i&gt;Festa mobile - Figure nel paesaggio&lt;/i&gt;, il progetto, complesso e suggestivo, &#232; durato circa tre anni, ed inquadra la citt&#224; del Vesuvio molto pi&#249; col documentario che con la finzione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Sono arrivate tantissime proposte ed alla fine sono stati scelti 24 progetti montati tutti dalla mano sensibile di Giogi&#242; Franchini, con la colonna sonora dei Frame.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Sguardi rapidi, molti dei quali di autori esordienti, che ben si tengono alla larga dal dare risposte, e cercano invece di mostrare, con i loro occhi profondamente diversi, riuscendo sostanzialmente a evitare le trappole pi&#249; pericolose di cui sopra, tutta la complessit&#224; di un luogo, di una terra, di un modo di essere vistosamente unici al mondo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ne esce fuori un magma di fenomeni e di emozioni non sconosciuto, ma sempre stordente e sconvolgente. Con degli alti e dei bassi che fanno di &lt;i&gt;Napoli 24&lt;/i&gt; un film dal passo insicuro che lascia qualche rimpianto, ma dal quale spunta quello slancio collettivo di disperata e rabbiosa vitalit&#224; che, endemico nel capoluogo partenopeo, sa impossessarsi con disarmante facilit&#224; dello spettatore.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Dolore ed allegria continuano a mescolarsi nella Napoli di oggi, tra rumorosi quartieri di pietra lavica e fiducia nei miracoli grandi e piccoli. Tra le immondizie lungo le strade grigie della periferia e i sogni facili proposti dalla tv. Tra i rom festosi sotto i ponti della tangenziale e le donne della Napoli popolare che urlano la loro rabbia contro lo stato lontano e cattivo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La speranza e la rassegnazione si alternano, sia tra i giovani (aspiranti veline cariche di rossetto o giovani cocainomani ingelatinati nel vicolo), che tra gli adulti, i quali da una parte se ne fregano, e stanno bene, teatrali, nelle trattorie del quartiere, a cantare in compagnia e a vendere da mangiare a chi capita da quelle parti, e dall'altra rimpiangono un passato che non c'&#232; pi&#249;, maledicendo la Napoli del presente mentre nessuno li ascolta, ma mentre un nuovo presente di qualit&#224; prova ad esistere timidissimo, attraverso l'arte.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;E' ancorca viva la fiducia nel soprannaturale, a Napoli, molto pi&#249; che la fiducia in se stessi. Al degrado, descritto in maniera eccezionale da uno degli autori (&lt;i&gt;Il perimetro&lt;/i&gt; di Gianluca Loffredo &#232; tra i migliori frammenti dell'opera), sopravvivono spazi silenziosi di bellezza naturale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ci sono Napoli aristocratiche fuori dal tempo, che vengono fuori all'improvviso da un lago proletario che canta, urla, applaude alla liquefazione del sangue o sniffa sotto casa, alla luce del sole come se si stesse parlando di calcio.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Oltre ai gi&#224; citati Marcello e Sorrentino (il primo mostra il lavoro silenzioso e degno di operai a petto nudo sotto il sole estivo del centro; il secondo chiude il film con &lt;i&gt;Staffetta&lt;/i&gt;) ci sono Andrej Longo, Giovanni Cioni, Bruno Oliviero, Gianluca Jodice, Diego Liguori, Roberta Serretiello, Luca Martusciello, Nicolangelo Gelormini, Guido Lombardi, Mariano Lamberti, Stefano Martone e Mario F. Martone (solo omonimo dell'altro regista napoletano), Fabio Mollo, Mario Spada, Andrea Canova, Lorenzo Cioffi, Corrado Costetti, Massimiliano Pacifico, Marcello Sannino, Federico Mazzi, Vincenzo Cavallo, Gianluca Loffredo, Daria D'Antonio, Ugo Capolupo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Non sono dotati tutti nella stessa maniera, i 24 registi del film, di una grande capacit&#224; visiva e di osservazione, e questo &#232; un bel peccato, perch&#232; alcuni episodi, invece, non lasciano indifferenti.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                &lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Regia:&lt;/strong&gt; Ugo Capolupo, Giovanni Cioni, Bruno Oliviero, Gianluca Iodice, Diego Liguori, Roberta Serretiello, Luca Martusciello, Nicolangelo Gelormini, Guido Lombardi, Mariano Lamberti, Andrej Longo, Stefano Martone, Mario Martone, Luigi Carrino, Fabio Mollo, Mario Spada, Pietro Marcello, Andrea Canova, Lorenzo Cioffi, Massimiliano Pacifico, Marcello Sannino, Francesca Cutolo, Federico Mazzi, Vincenzo Cavallo, Gianluca Loffredo, Daria D'Antonio, Paolo Sorrentino; &lt;strong&gt;Musiche:&lt;/strong&gt; Frame, Marco Messina (per ERA); &lt;strong&gt;Montaggio:&lt;/strong&gt;Giogio' Franchini; &lt;strong&gt;Fotografia: &lt;/strong&gt; Cesare Accetta
&lt;strong&gt;Produzione:&lt;/strong&gt; Ananas, Sky Dancers; in collaborazione con Indigo Film, Teatri Uniti&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>100 metri dal paradiso</title>
		<link>http://www.close-up.it/100-metri-dal-paradiso</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/100-metri-dal-paradiso</guid>
		<dc:date>2012-05-11T01:00:00Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Enrica Orlando</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		CINEMA
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>Un film che affronta temi legati al mondo della Chiesa, in Italia, &#232; difficile da girare. Ancora pi&#249; difficile &#232; raccontare la Chiesa attraverso una storia che non sia clericale o laica, ma che aspiri ad essere semplicemente una commedia nel suo senso pi&#249; stretto che cerchi sorrisi e storie raccontate con delicata leggerezza. Il monsignore Paolini (Domenico Fortunato) &#232; un uomo dal viso grande e il cuore pulito. Lui &#232; uno di quelli che sente la vocazione come una vera, quotidiana missione da (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/cinema" rel="directory"&gt;CINEMA&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L105xH150/arton7618-5eb6d.jpg&quot; width='105' height='150' style='height:150px;width:105px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Un film che affronta temi legati al mondo della Chiesa, in Italia, &#232; difficile da girare. &lt;br /&gt;Ancora pi&#249; difficile &#232; raccontare la Chiesa attraverso una storia che non sia clericale o laica, ma che aspiri ad essere semplicemente una commedia nel suo senso pi&#249; stretto che cerchi sorrisi e storie raccontate con delicata leggerezza.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il monsignore Paolini (Domenico Fortunato) &#232; un uomo dal viso grande e il cuore pulito. Lui &#232; uno di quelli che sente la vocazione come una vera, quotidiana missione da portare avanti e che si incentra tutta sulla comunicazione tra la Chiesa e il mondo, in particolare i giovani. Parallelamente, Mario Guarazzi (Jordi Moll&#224;), amico di Paolini, insegue la sua missione: allenare il figlio Tommaso (Lorenzo Richelmy) affinch&#232; gareggi alle Olimpiadi come centometrista e dar vita a quel sogno che lui, ormai ex atleta, non &#232; mai riuscito a realizzare: vincere. &lt;br /&gt;Ad infrangere le previsioni, un imprevisto: Tommaso vuole farsi prete. Dunque non potr&#224; gareggiare perch&#233; deve entrare in seminario. Guarazzi chiede ovviamente l'aiuto di Paolini: Tommaso non pu&#242; farsi prete. Il vivo della commedia, fin ora un po' zoppicante nel prendere ritmo, comincia esattamente a questo punto: Paolini former&#224; la squadra olimpionica del Vaticano per poter partecipare alle Olimpiadi e far correre anche Tommaso. &lt;br /&gt;Perch&#233; allontanare Tommaso dallo sport per farlo entrare in Chiesa, quando &#232; la Chiesa a potersi avvicinare a Tommaso, dunque all'uomo e ai suoi sogni. E' questa l'idea l'idea vincente del film e del concetto di comunicazione che vuol far passare: comunicare vuol dire aprirsi all'altro. Tommaso si concede alla Chiesa e la Chiesa a Tommaso. La Chiesa imparer&#224; a comprendere le ragioni di Guarazzi e Guarazzi le ragioni della Chiesa. In un interscambio che mostrer&#224; come i due poli del film, religione e sport, non sono poi cosi lontani. Il cammino di un centometrista &#232; impervio, necessita sacrificio, concentrazione e silenzi. Esattamente come la religione necessita fede, in se stessi e negli altri che ti sostengono o ti guidano. &lt;br /&gt;Ovviamente la cosa non sar&#224; semplice. Paolini dovr&#224; destreggiarsi tra reclutamenti di ex atleti, ora uomini e donne di Chiesa, e le imposizioni delle alte cariche ecclesiastiche. Senza contare i personaggi che formeranno la squadra di improbabili Talent Scout: Marcella (Giulia Bevilacqua) in piena crisi esistenziale, Ottavio (Giorgio Colangeli), preparatore atletico dalla spontaneit&#224; spiazzante e Liborio (Angelo Orlando), prete inviato dal Vaticano per fare da guardiano della &#8220;moralit&#224;&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Tutti questi ingredienti sono mescolati con una buona dose di ironia e spensieratezza che non impediscono la presenza di momenti di vera commozione o esaltazione che si vivono nel vedere i successi e le difficolt&#224; di questo manipolo di sognatori. Il film &#232; pieno di interventi digitali usati sapientemente che valorizzano gli aspetti &#8220;da commedia&#8221; e si associano perfettamente alle musiche ugualmente ben congegnate per restituire un atmosfera gioiosa, giocosa e allo stesso tempo molto intensa. Splendida rivelazione comica per Colangeli, di solito alle prese con ruoli pi&#249; &#8220;neri&#8221;, perfettamente calibrata la recitazione di Domenico Fortunato, un po' meno piacevole il doppiaggio di Moll&#224;. Una coraggiosa idea di Verzillo che dirige il film e ne scrive il soggetto con Pier Francesco Corona. Un film grazioso nella sua semplicit&#224; profonda e elicata.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                &lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;(&lt;i&gt;100 metri dal paradiso &lt;/i&gt;); &lt;strong&gt;Regia&lt;/strong&gt;: Raffaele Verzillo; &lt;strong&gt;sceneggiatura&lt;/strong&gt;: Pier Francesco Corona, Salvatore De Mola, Raffaele Verzillo; &lt;strong&gt;fotografia&lt;/strong&gt;: Blasco Giurato; &lt;strong&gt;montaggio&lt;/strong&gt;: Valentina Mariani; &lt;strong&gt;musica&lt;/strong&gt;: Stefano Mainetti; &lt;strong&gt;interpreti&lt;/strong&gt;: Domenico Fortunato, Jordy Moll&#224;, Lorenzo Richelmy, Giulia Bevilacqua; &lt;strong&gt;produzione&lt;/strong&gt;: Scripta srl con Rai Cinema; &lt;strong&gt;distribuzione&lt;/strong&gt;: 01 Distribution; &lt;strong&gt;origine&lt;/strong&gt;: Italia, 2012&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>100metri dal paradiso (Conferenza stampa)</title>
		<link>http://www.close-up.it/100metri-dal-paradiso</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/100metri-dal-paradiso</guid>
		<dc:date>2012-05-11T00:52:00Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Enrica Orlando</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		CONFERENZE STAMPA
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>Com'&#232; nata l'idea della storia? Non avete pensato che avreste potuto incontrare delle difficolt&#224;? Raffaele Verzillo: Inizialmente no. Ci siamo messi a scrivere senza preoccuparci. Poi ci siamo avvalsi di alcuni consulenti per sottoporre il film al Vaticano. Quanto avete utilizzato gli effetti speciali? Che rapporto c'&#232; tra religione e sport? Verzillo: Noi abbiamo voluto fare una commedia che racconta una storia al di l&#224; dell'attualit&#224;. Quindi il film va goduto per la commedia che &#232; senza (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/conferenze-stampa" rel="directory"&gt;CONFERENZE STAMPA&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L150xH73/arton7619-8407a.jpg&quot; width='150' height='73' style='height:73px;width:150px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Com'&#232; nata l'idea della storia? Non avete pensato che avreste potuto incontrare delle difficolt&#224;?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Raffaele Verzillo&lt;/strong&gt;: Inizialmente no. Ci siamo messi a scrivere senza preoccuparci. Poi ci siamo avvalsi di alcuni consulenti per sottoporre il film al Vaticano.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Quanto avete utilizzato gli effetti speciali? Che rapporto c'&#232; tra religione e sport?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Verzillo&lt;/strong&gt;: Noi abbiamo voluto fare una commedia che racconta una storia al di l&#224; dell'attualit&#224;. Quindi il film va goduto per la commedia che &#232; senza riferimenti specifici. Poi io credo che la spiritualit&#224; della Chiesa sia molto simile a quella di uno sportivo in gara. Riguardo agli effetti speciali abbiamo avuto circa 133 sequenze da ricostruire.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Moll&#224; ci pu&#242; raccontare il rapporto del suo personaggio con il figlio?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Jordi Moll&#224;&lt;/strong&gt;: Il mio personaggio &#232; un uomo insoddisfatto del suo passato e che punta tutto sul figlio per questa ragione. Nella sua disperazione lui &#232; anche un po' comico, poi piano piano cresce, apre gli occhi. Ecco perch&#233; credo che questo film sia valido. Non vuol far ridere per forza ma riesce a far sorridere sempre. In questo modo racconta il parallelismo tra chiesa e religione. Lo sportivo &#232; uno che aspetta, che spera e insegue un obiettivo, esattamente come un uomo di Chiesa.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Crede che ci siano dei parallelismi con &lt;i&gt;Habemus papam&lt;/i&gt;? E' stato scritto prima o dopo?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Verzillo&lt;/strong&gt;: Mentre lo scrivevamo &#232; uscito il film di Moretti e ci siamo imposti di non vederlo per non subirne influenze. Poi, per fortuna, ci siamo resi conto che &#232; differente&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Fortunato ci racconta il rapporto fratello/sorella, come ci ha lavorato?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Fortunato&lt;/strong&gt;: Il rapporto con Giulia Bevilacqua &#232; nato subito, dal provino. Poi lei &#232; cresciuta con tre fratelli, io con sorelle... ci siamo ispirati. Per il mio personaggio ho lavorato quasi giocando, mi sono divertito e ringrazio Raffaele per avermi concesso la possibilit&#224; di esprimermi anche come comico. In pi&#249; mi ha aiutato molto il libro che mi ha consigliato Don Giulio Della Vite, consulente per il Vaticano: &lt;i&gt;Benvenuti al ballo della vita&lt;/i&gt;, libro che si vede anche nel film.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;A che film vi siete ispirati?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Verzillo&lt;/strong&gt;: Abbiamo cercato di realizzare uno stile da commedia italiana sofisticata...poi invece la prima ispirazione &#232; stato &lt;i&gt;Full Monty&lt;/i&gt;, per quell'aspetto di &quot;armata brancaleone&quot; che si lancia in un'impresa e vive la gioia di squadra.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Lorenzo Richelmy, come ti sei preparato?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Richelmy&lt;/strong&gt;: Ho avuto un grande preparatore atletico, un ex campione italiano dei cento metri. Io sono molto portato per lo sport quindi posso dire di aver faticato ma facilmente. Per preparami invece al Tommaso seminarista, &#232; stato molto pi&#249; complicato. Una ricerca di dimensione di serenit&#224; di pace con se stessi. Raffaele mi ha molto aiutato.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Macadamia Nut Brittle al teatro Palladium</title>
		<link>http://www.close-up.it/nuovo-articolo,7617</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/nuovo-articolo,7617</guid>
		<dc:date>2012-05-10T15:52:00Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Laura Khasiev</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		TEATRO
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>Macadamia Nut Brittle, l'etichetta di una nota marca di gelato si srotola e si tramuta in appellativo da affibiare a tre adolescenti, alle prese con il disagio per un'esistenza complessa. Si entra in sala accompagnati dal fumo, che ricrea l'atmosfera tipica dei sogni, trascinati in una realt&#224; parallela, quella tra coscienza e mondo onirico. Il paradosso regna incontrastato a partire dall'utilizzo di un nome appartenente ad uno degli emblemi pi&#249; noti del consumismo, che si fa strumento per (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/teatro" rel="directory"&gt;TEATRO&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Macadamia Nut Brittle&lt;/strong&gt;, l'etichetta di una nota marca di gelato si srotola e si tramuta in appellativo da affibiare a tre adolescenti, alle prese con il disagio per un'esistenza complessa. Si entra in sala accompagnati dal fumo, che ricrea l'atmosfera tipica dei sogni, trascinati in una realt&#224; parallela, quella tra coscienza e mondo onirico. Il paradosso regna incontrastato a partire dall'utilizzo di un nome appartenente ad uno degli emblemi pi&#249; noti del consumismo, che si fa strumento per criticare il consumismo stesso. Il gelato in questione potrebbe rimandare ad un'allegoria della vita, che porta a percepire questa rappresentazione proprio come fosse una &lt;i&gt;confezione&lt;/i&gt; di gustoso gelato, che per&#242; ci fa pagare un prezzo... Infatti aperto il tappo se ne gode il &#8220;sapore&#8221;, poi per&#242; c'&#232; il senso di colpa da scontare... Lo stesso avviene qui, si entra affascinati da qualcosa che appare attraente e pieno di gusto, ma quando lo si &lt;i&gt;assapora&lt;/i&gt;, ci&#242; che viene rivelato brucia i sensi e corrode l'anima, la mette in ginocchio di fronte ai propri drammi ed ecco che si sprofonda in una iper-realt&#224;... L'inizio &#232; accompagnato dalla curiosit&#224; e dalla voglia di scoprire cosa ci sia dietro a quella patina perfetta, spettacolare, dove i tre protagonisti camminano in schiera, il fumo pervade la sala e accoglie gli spettatori impazienti di vedere un altro epsodio scenico firmato Ricci/Forte, marchio ormai conosciuto e riconosciuto dal fedele pubblico che non perde nessuno degli spettacoli dei due registi. Al Palladium sabato 28 aprile &#232; stata la volta di questa messa in scena, una rappresentazione&#8220; ispirata al mondo lisergico dello scrittore Dennis Cooper, popolato da oggetti di uso quotidiano ed evidenti rimandi pop&#8221;, in cui il contrasto l'ha fatta da padrone dall'inizio alla fine, musiche pop si sono intrecciate a suoni rock, il rituale orgiastico si &#232; macchiato di una tinta metropolitana per raccontare il consumo del proprio essere nella societ&#224; odierna, parole urlate si sono mescolate a silenzi assordanti, che hanno violentato l'udito degli astanti, lasciando libero il passo alle pi&#249; scomode riflessioni... il sesso &#232; divenuto ancora una volta metafora di morte in lotta con una vita sporcata dal disagio nei confronti di questa epoca, risucchiata dal consumismo e da modelli distorti, che distolgono dai valori veri. Il messaggio velato sembra voler essere quello che De Andr&#232; pronunci&#242; nella &lt;strong&gt;CANZONE DEL MAGGIO&lt;/strong&gt;: &#8220;Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti&#8221;, che qui assume per&#242; dei toni pi&#249; accesi, quelli di una protesta, incombente sulle coscienze. Il sangue si mescola ad una sofferenza portata all'eccesso per recare piacere, le parole compongono confessioni private e si sgretolano nella pi&#249; drammatica fragilit&#224;, debolezza capace di ferire chi la possiede e chi ne &#232; testimone. Si osservano le danze tormentate dei tre giovani che si attorcigliano violentemente tra loro, coinvolgendo di tanto in tanto una donna, che urla la sua voglia di uscire fuori, che accetta ogni sottomissione pur di sentirsi amata, il suo bisogno la divora, fino a sommergerla, come fosse la versione al femminile di un &lt;i&gt;Narciso&lt;/i&gt; che sciupa la sua immagine a forza di guardarla e lodarla e che alla fine si autodistrugge, riversando un amore spropositato per s&#233; stessa e per le sue ossessioni. Questo spettacolo non ha solo la funzione di sollevare le coscienze, le stupra, le corrode e poi le fagocita distrutte e private della loro essenza... ci si volta per tornare alla vita di sempre, con una &#8220;poltiglia&#8221; fra le mani, il proprio io spappolato e tutto da ricostruire...&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                &lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;(&lt;i&gt;Macadamia Nut Brittle&lt;/i&gt;); &lt;strong&gt;Regia&lt;/strong&gt;: Stefano Ricci; &lt;strong&gt;drammaturgia&lt;/strong&gt;: Ricci/Forte; &lt;strong&gt;direzione tecnica&lt;/strong&gt;: Stefano Carusio, &lt;strong&gt;movimenti scenici&lt;/strong&gt;: Marco Angelilli; &lt;strong&gt;Style concept&lt;/strong&gt;: Simone Valsecchi; &lt;strong&gt;assistente alla regia&lt;/strong&gt;: Elisa Menchicchi; &lt;strong&gt;interpreti&lt;/strong&gt;: (Anna Gualdo), (Fabio Gomiero), (Andrea Pizzalis),
(Giuseppe Sartori); &lt;strong&gt;teatro e date spettacolo&lt;/strong&gt;: 28 aprile 2012, teatro Palladium&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Fiction Italia - Titanic: Nascita di una leggenda</title>
		<link>http://www.close-up.it/titanic-nascita-di-una-leggenda</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/titanic-nascita-di-una-leggenda</guid>
		<dc:date>2012-05-09T19:22:21Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Alessandro Izzi</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		TELEVISIONE
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>Quando la Rai (ma non solo) scrive una fiction coniugando i verbi al passato non troppo lontano del secolo scorso, normalmente tende, indipendentemente dalla storia raccontata, ad omologare le immagini di cui si compone ad un immaginario iconografico ampiamente riconoscibile e gi&#224; &#8220;posseduto&#8221; dallo spettatore medio. Si tratta di una scelta rassicurante volta a confortare un pubblico che non ama essere messo di fronte alle sue lacune, ma che preferisce, piuttosto, essere confermato nelle sue (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/televisione" rel="directory"&gt;TELEVISIONE&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L150xH107/arton7614-0b5a5.jpg&quot; width='150' height='107' style='height:107px;width:150px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Quando la Rai (ma non solo) scrive una fiction coniugando i verbi al passato non troppo lontano del secolo scorso, normalmente tende, indipendentemente dalla storia raccontata, ad omologare le immagini di cui si compone ad un immaginario iconografico ampiamente riconoscibile e gi&#224; &#8220;posseduto&#8221; dallo spettatore medio. Si tratta di una scelta rassicurante volta a confortare un pubblico che non ama essere messo di fronte alle sue lacune, ma che preferisce, piuttosto, essere confermato nelle sue competenze. Lo spettatore deve essere, nel verbo di una corretta strategia comunicativa volta alla vendita di un prodotto, messo nella condizione di poter pensare che quello che conosce (pur se poco) &#232; ci&#242; che vale la pena conoscere, ci&#242; che serve a farsi un'idea precisa e circostanziata sul Reale (anche se tale Reale &#232; desunto dalle pagine di Storia). Se qualcosa manca, a questo &lt;i&gt;spectator in fabula&lt;/i&gt;, esso &#232; da ricercarsi nel dettaglio e non nel quadro di insieme, nella nozione e non nelle grandi linee dei concetti fondamentali. Per questo una fiction, pur potendo abbondare in narrazioni anche elaborate (ma che facciano, per&#242;, sempre riferimento, a quadri comuni e a situazioni narrative basiche scatenate da contrasti chiaroscurali di amore e odio), deve essere sempre, in qualsiasi punto la si guardi, immediatamente identificabile se non altro a livello visivo.
&lt;br /&gt;Il lavoro di composizione del quadro &#232; sempre orientato al recupero quanto pi&#249; possibile preciso di un vero e proprio &lt;i&gt;d&#233;ja vu&lt;/i&gt; nel quale il pubblico possa riconoscere quanto gi&#224; esperito con successo in altri ambiti siano essi fotografici, cinematografici o pittorici (e siamo ad un livello decisamente pi&#249; alto).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;i&gt;Titanic &#8211; nascita di una leggenda&lt;/i&gt; parte, da questo punto di vista, notevolmente avvantaggiata rispetto ad altre esperienze diverse eppure sempre uguali. L'intero immaginario spettatoriale, non solo italiano (e di qui le grandi speranze di vendibilit&#224; del prodotto, ma anche i rischi che possono derivare dal rivolgersi ad un mercato dell'immaginario al fondo gi&#224; saturo di analoghe operazioni) &#232; gi&#224; abitato da foto, ricordi, ritratti che arrivano dritti dritti dal &lt;i&gt;Titanic&lt;/i&gt; di Cameron che &#232; un film, anch'esso, dominato da una vocazione al recupero enciclopedico delle immagini dell'immane catastrofe che aggiorn&#242;, al mondo contemporaneo, il mito greco di Icaro.
&lt;br /&gt;L'originalit&#224; di questa operazione RAI, rispetto al novero di altre e pi&#249; scolastiche trasposizioni, sta in un improvviso anelito di metaconsapevolezza che volenti o nolenti sta alle basi stesse del progetto, condizionandone non poco gli esiti. Mentre, infatti, altre fiction storiche giocano con un immaginario preesistente vissuto come fonte da cui attingere in vista di una presunta correttezza storica, &lt;i&gt;Titanic &#8211; nascita di una leggenda&lt;/i&gt;, concentrando la sua attenzione sul prima della tragedia e, quindi, sulla costruzione della nave, finisce paradossalmente per parlare, in primo luogo, della costruzione stessa di un'immagine.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'intera fiction finisce, cos&#236;, per essere qualcosa di inedito. Non il racconto di una tragedia, ma il backstage di una tragedia, il racconto di un percorso la cui fine &#232; tragicamente nota.
&lt;br /&gt;Al centro del discorso iconografico vi &#232;, quindi, la descrizione del complesso lavorio necessario alla costruzione di un'icona. Un lavorio, questo, che coinvolge sia la fatica fisica degli operai che assorbono una buona fetta della narrazione con visioni dettagliate dei cantieri e delle operazioni necessarie a forgiare il mito, sia il lavoro pubblicitario che &#232; stato necessario affinch&#233; del Titanic si cominciasse a parlare prima ancora della sua stessa messa a mare.
&lt;br /&gt;In questa prospettiva l'immagine, nel ricercare le sue stesse radici, finisce per sporcarsi le mani di ferro, sudore e grasso. La macchina da presa scende in quei meandri del lavoro duro, lercio e mal pagato cui Cameron aveva alluso continuamente, ma che solo a tratti aveva fatto concreto oggetto di visione. &lt;br /&gt;Se la descrizione delle lotte sociali, degli scioperi, dei conflitti tra classi (e, in misura inedita, tra credi religiosi che mettono l'un contro l'altro cattolicesimo e protestantesimo sullo sfondo di una Belfast ricreata prevalentemente in Serbia) appare, al fondo, un poco scolastica, la fiction trova la sua vera ragion d'essere nel desiderio di penetrare lo strato dell'immagine in cerca di una verit&#224; fattuale pi&#249; concreta, pi&#249; materica. Non a caso il protagonista dell'opera &#232; un chimico dei metalli che utilizza, per necessit&#224; d'indagine, strumenti come il microscopio, si avvale del lavoro di un'abile disegnatrice (con cui intreccer&#224; un legame importante e interclassista) per riportare, del Titanic che ancora non esiste, le immagini non viste: le sue parti costituenti, sotto l'occhio astratto della lente d'ingrandimento. Inoltre il suo &#232; un lavoro che lo obbliga a stare a stretto contatto con gli operai pi&#249; burberi, con uomini abituati a formare navi a suon di martelli su lastre d'acciaio incandescenti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'operazione &#232; portata avanti con una certa consapevolezza teorica a tratti suicida visto che ci racconta di come la tragedia sia stata agevolata da una necessit&#224; dei costruttori di risparmiare sul materiale, ma risparmia a sua volta andandosi a cercare locations e soluzioni produttive pi&#249; economiche (scelta del resto resa ancor pi&#249; comprensibile del periodo di crisi nel quale versiamo). Ma urta contro l'iceberg delle aspettative di un pubblico affamato di affondamento. Proprio il materiale iconografico sul Titanic, del quale siamo saturi e che concerne prevalentemente, appunto, la sua stessa fine, porta lo spettatore medio ad aspettarsi di vedere la catastrofe e non lo scheletro di uno scafo in costruzione. Proprio quello spettatore potrebbe, purtroppo, stancarsi di una storia di lotte sindacali (e di scontri culturali e religiosi) che appare, ahinoi, pi&#249; attuale che mai.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title> Giornate Internazionali del Cortometraggio di Oberhausen</title>
		<link>http://www.close-up.it/nuovo-articolo,7613</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/nuovo-articolo,7613</guid>
		<dc:date>2012-05-09T09:23:19Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Marco Grosoli</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		FOCUS ON
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>Nel febbraio 1962, 26 registi firmarono un documento programmatico detto il Manifesto di Oberhausen che proclamava la morte del vecchio cinema, e la necessit&#224; di muoversi in direzioni nuove. Evento-chiave in profonda risonanza con parecchi analoghi sforzi sorti negli anni Sessanta in molte altre parti del mondo come la Nouvelle Vague francese, il Manifesto non poteva non essere omaggiato, nel suo cinquantenario, da quelle Giornate Internazionali del Cortometraggio di Oberhausen (26 aprile &#8211; (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/focus-on" rel="directory"&gt;FOCUS ON&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L150xH113/arton7613-0c0c0.jpg&quot; width='150' height='113' style='height:113px;width:150px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Nel febbraio 1962, 26 registi firmarono un documento programmatico detto il Manifesto di Oberhausen che proclamava la morte del vecchio cinema, e la necessit&#224; di muoversi in direzioni nuove. Evento-chiave in profonda risonanza con parecchi analoghi sforzi sorti negli anni Sessanta in molte altre parti del mondo come la Nouvelle Vague francese, il Manifesto non poteva non essere omaggiato, nel suo cinquantenario, da quelle Giornate Internazionali del Cortometraggio di Oberhausen (26 aprile &#8211; 1 maggio 2012) che lo lanciarono e che restano ancor oggi con il &#8220;Festival International du Court M&#233;trage&#8221; a Clermont-Ferrand la principale rassegna internazione del cinema corto. Ecco dunque Mavericks, Movements, Manifestos, corposa retrospettiva (la parte tedesca la si rivedr&#224; in parte al prossimo Festival di Pesaro a giugno) sul cinema variamente di rottura di quegli anni in pi&#249; nazioni. Una rassegna cos&#236; imponente, dalle suggestioni storiche cos&#236; folte, da oscurare le quattro retrospettive monografiche dedicate a registi contemporanei: Vera Neubauer, autrice ceco-britannica di cortometraggi di animazione, spesso a sfondo femminista; Linda Christanell, figura eccentrica della ricca scena sperimentale austriaca; Roee Rosen, geniale provocatore israeliano di grande acume concettuale e nudit&#224; espositiva; Ilppo Pohjola, curioso e poco prolifico sperimentatore finnico con un occhio originalissimo per i clich&#233; di gender e l'immaginario connesso. &lt;br /&gt;Pohjola &#232; anche produttore di Marian Ilmestys di Eija Liisa Ahtila, tra i corti migliori di un ottimo Concorso Internazionale, abile intreccio tra racconto dell'Annunciazione e zoologia (come fa in un ambiente chiuso &#8220;immacolato&#8221; a prodursi il Nuovo?). Ahtila &#232; una vecchia conoscenza di Oberhausen, cos&#236; come Kevin Jerome Everson; uno dei due Premi Principali va al suo&lt;i&gt; Ten Five in the Grass&lt;/i&gt;, misuratissimo ritratto documentario dell'inusuale mondo del rodeo afroamericano. Quella di invitare gli &#8220;habitu&#233;&#8221; &#232; una delle tre linee-guida che la selezione del concorso lascia intravedere &#8211; ognuna delle quali rappresentata da uno dei titoli vincitori. L'altro Premio Principale va infatti a &lt;i&gt;Reframing the Artist&lt;/i&gt; di Sascha Pohle, arguta riflessione sull'arte e sulla sua copia (scene tratte da celebri film sulla pittura vengono rimesse in scena da anonimi falsari cinesi), una delle molte interferenze tra cinema e arte contemporanea in competizione (la migliore: quel perfetto puzzle esoterico che &#232; &lt;i&gt;The Cloud of Unknowing&lt;/i&gt; di Ho Tzu-Nyen da Singapore). La terza tendenza &#232; quella della giovani leve, degli esordienti o quasi. &#200; il caso di Mich'ael Zupraner, vincitore del Gran Premio con&lt;i&gt; Snow Tapes&lt;/i&gt;, in cui l'autore guarda una famiglia palestinese che guarda i propri (controversi, specie verso gli israeliani) filmini amatoriali, e affianca gli uni e gli altri in split-screen quasi come una sorta di Haneke politico e &#8220;engag&#233;&#8221;, in una complessa operazione metalinguistica. Tra le altre &#8220;speranze&#8221; messe in luce dal festival, la gi&#224; matura scrittura per ellissi di Sutanoy Chaudhury e del suo &lt;i&gt;Padi&lt;/i&gt;, e il ritmo spietatamente serrato (e non ci si muove mai dal tavolino di un bar!) di &lt;i&gt;Caf&#233; Regular&lt;/i&gt;, Cairo, pamphlet politico-illuminista di Ritesh Batra. Con o senza manifesti, Oberhausen si conferma dunque tra le maggiori fucine di talenti in Europa.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Bringing it all back on Earth</title>
		<link>http://www.close-up.it/bringing-it-all-back-on-earth</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/bringing-it-all-back-on-earth</guid>
		<dc:date>2012-05-09T08:06:00Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Emiliano Paladini</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		MUSICA
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>Il 14 settembre del 1981 dovrebbe essere stata l'ultima data del tour di The River. Nebraska &#232; del 3 gennaio 1982. E dopo nemmeno tre mesi dalla chiusura del tour di The River Bruce Springsteen se ne esce con un disco nuovo. No. Nebraska viene registrato il 3 gennaio 1982. Nebraska &#232; del 20 settembre 1982 e lo si ascolta ancora oggi quasi completamente cos&#236; come &#232; stato registrato quel lontano giorno d'inverno. Nebraska comincia spogliando Thunder Road, e solo per l'opacit&#224; e nuvolosa incertezza (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/musica" rel="directory"&gt;MUSICA&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L117xH150/arton7616-48670.jpg&quot; width='117' height='150' style='height:150px;width:117px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Il 14 settembre del 1981 dovrebbe essere stata l'ultima data del tour di &lt;i&gt;The River&lt;/i&gt;. &lt;i&gt;Nebraska&lt;/i&gt; &#232; del 3 gennaio 1982. E dopo nemmeno tre mesi dalla chiusura del tour di &lt;i&gt;The River&lt;/i&gt; Bruce Springsteen se ne esce con un disco nuovo. No. &lt;i&gt;Nebraska&lt;/i&gt; viene registrato il 3 gennaio 1982. &lt;i&gt;Nebraska&lt;/i&gt; &#232; del 20 settembre 1982 e lo si ascolta ancora oggi quasi completamente cos&#236; come &#232; stato registrato quel lontano giorno d'inverno.
&lt;br /&gt;Nebraska comincia spogliando &lt;i&gt;Thunder Road&lt;/i&gt;, e solo per l'opacit&#224; e nuvolosa incertezza dei colori che accende e la musica e il corpo quasi lievemente assottigliati sembra uno stravecchio al primo ascolto ma proprio al primo ascolto si fa sentire che &#232; il frutto utilizzato per questo distillato di storia della musica a essere stravecchio e non la musica ad essersi brutalmente invecchiata: le note spiegazzate in questa nobile lavorazione sono stravecchie e solo quelle sbadigliano stentoree di fronte a un nuovo risveglio al gelo dell'inverno di inizio anno. Sembra tutto cos&#236; stanco, ma tutta la musica risulta cristallina, inspiegabile, di perfetta etnografia delle origini della musica americana.
&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Nebraska&lt;/i&gt; potrebbe essere il seguito di &lt;i&gt;Beach Boys' Party&lt;/i&gt;. Il tragico e drammatico finale di una festa i cui esclusi vanno alla ricerca di nuove storie e nuovi suoni. Nebraska fa partire dieci pezzi: &lt;i&gt;Nebraska, Atlantic City, Mansion On The Hill, Johnny 99, Highway Patrolman, State Trooper, Used Cars, Open All Night, My Father's House, Reason To Believe&lt;/i&gt;.
&lt;br /&gt;In sordina, evaporate senza tempo dalle rarefazioni soniche di Duke Ellington, da semplici sovrapposizioni di atmosfere di luci, di solitari abbandoni e di continui pieni e vuoti di paesaggi sulla confluenza di un' unica, intima e indissolubile sostanza emozionale, le canzoni di &lt;i&gt;Nebraska&lt;/i&gt; segnano il confine surreale della nostra coscienza e il 4 giugno 1984 sar&#224; &lt;i&gt;Born In The USA&lt;/i&gt; - ma quello &#232; e quello rimane ed &#232; inutile continuare a parlarne: si pu&#242; solo ricordare che &#232; della turn&#232; di &lt;i&gt;Born In The USA&lt;/i&gt; il 21.06.1985, Milano, San Siro, il primo concerto italiano di Bruce Springsteen.
Il 10 novembre 1986 esce Bruce Springsteen &amp; The E Street Band Live 1975-85 e qui si riesce a mala pena a dire qualcosa e solo sulla leggendaria mitologia da concerto di un complessivo miracolo sonoro e di una consacrazione di cui &lt;i&gt;Nebraska&lt;/i&gt; &#232; la culla adottiva, acida, molto acida, ma pur sempre una culla o un preparato alchemico pi&#249; che chimico da cui sgorga la riscrittura musicale interstellare del rock and roll, considerando che tra le tracce audio escluse proprio dal master di &lt;i&gt;Nebraska&lt;/i&gt; ci sono &lt;i&gt;Born In The USA&lt;/i&gt; (probabilmente avevano gi&#224; fiutato il nuovo nome da dare al miracolo, la parola nuova da stampare col miracolo nel 1984) e &lt;i&gt;Working On&lt;/i&gt;&lt;i&gt; The Highway&lt;/i&gt; (&#232; la trasformazione gloriosa di &lt;i&gt;Child Bride&lt;/i&gt;).
&lt;br /&gt;Con &lt;i&gt;Working On The Higway&lt;/i&gt; il discorso pu&#242; andare fino a &lt;i&gt;If I Had A Hammer&lt;/i&gt; di Pete Seeger, 1949 (workin' songs, o di pace: Springsteen approfondir&#224; meglio il discorso con le Pete Seeger Sessions, e comunque blues nel senso pi&#249; ampio del termine), e da l&#236; risalire a &lt;i&gt;The Happy Farmer&lt;/i&gt; di Robert Schumann che porta al noto &lt;i&gt;Heigh Ho&lt;/i&gt; di Walt Disney (l'integrale di Schumann &#232; comunque presente ne &lt;i&gt;Il Mago Di Oz&lt;/i&gt;); e pu&#242; infine anche non essere del tutto inutile volersene andare cos&#236; lontano (Leonard Cohen, 1977) ma per chiudere questo terzo discorso sulla musica di Bruce Springsteen a giro di danza con alcune altre deliziose ricorsivit&#224; della musica rock e nel totale del racconto di quel lato oscuro dell'anima e dell'uomo da cui &#232; impossibile evitare &lt;i&gt;The Dark Side Of The Moon&lt;/i&gt;, anche se non esiste &lt;i&gt;The Dark Side Of The Moon&lt;/i&gt; &#232; probabilmente da l&#236; che partono alcune delle tematiche di Bruce Springsteen inserendosi non solo con &lt;i&gt;Nebraska&lt;/i&gt; nel solco musicale di &lt;i&gt;The Other Side Of Bob Dylan&lt;/i&gt; confermandosi lo step forward pi&#249; importante della musica americana proprio da Bob Dylan in avanti e fino a cullarsi un altrove molto pi&#249; terreno dove distendersi per raccontarsi &lt;i&gt;with a wide open country in my eyes and these romantic dreams in my head&lt;/i&gt;. (Bruce Springsteen, 1984).&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Chronicle</title>
		<link>http://www.close-up.it/chronicle</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/chronicle</guid>
		<dc:date>2012-05-09T07:54:06Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Alessandro Boni</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		CINEMA
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>Solitudine, vuoto esistenziale ed alienazione possono provocare profonde ferite nell'animo di un ragazzo che attraversa una fase di forte vulnerabilit&#224; come quella adolescenziale. Cosa potrebbe succedere se a questo giovane venisse fornita l'opportunit&#224; di farla pagare al &#8220;mondo esterno&#8221;, responsabile della sua rabbia e delle sue frustrazioni? Questa l'idea di base di Chronicle, opera prima del ventisettenne regista Josh Trank, che &#232; anche autore della sceneggiatura insieme al promettente Max (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/cinema" rel="directory"&gt;CINEMA&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L102xH150/arton7612-3c3e0.jpg&quot; width='102' height='150' style='height:150px;width:102px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Solitudine, vuoto esistenziale ed alienazione possono provocare profonde ferite nell'animo di un ragazzo che attraversa una fase di forte vulnerabilit&#224; come quella adolescenziale. Cosa potrebbe succedere se a questo giovane venisse fornita l'opportunit&#224; di farla pagare al &#8220;mondo esterno&#8221;, responsabile della sua rabbia e delle sue frustrazioni? Questa l'idea di base di &lt;i&gt;Chronicle&lt;/i&gt;, opera prima del ventisettenne regista Josh Trank, che &#232; anche autore della sceneggiatura insieme al promettente Max Landis, figlio del mitico John. Strutturato in modalit&#224; &#8220;found footage&#8221;, ossia come finto montaggio di materiali video ritrovati, il film conferisce nuova linfa vitale ad un filone che, inaugurato nel 1999 da &lt;i&gt;The Blair Witch Project&lt;/i&gt;, ha avuto finora sin troppi epigoni, non sempre all'altezza; grazie invece ad alcune interessanti soluzioni narrative e al buon talento visivo di Trank, la pellicola si snoda con fluidit&#224;, finendo per risultare un apprezzabile thriller a sfondo fantascientifico.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Usciti alticci da un rave-party, tre ragazzi - Andrew, Matt e Steve &#8211; si trovano ad esplorare uno strano pertugio nel terreno, dove vengono investiti dalle radiazioni provenienti da un blocco di cristallo di origini ignote. Da quel momento i nostri eroi si rendono conto di aver acquisito poteri telecinetici, che riescono col tempo a dominare sempre meglio. Andrew, il pi&#249; instabile ed introverso caratterialmente, si lascia per&#242; gradualmente sopraffare dalla nuova situazione e finisce per utilizzare le super-abilit&#224; per sfogare le sue frustrazioni. Divenuto ormai schiavo del suo &#8220;lato oscuro&#8221;, cesser&#224; di sottoporre i suoi comportamenti a valutazioni di tipo morale e scatener&#224; la sua rabbia vendicatrice contro la societ&#224;. Ovviamente, la situazione gli sfuggir&#224; di mano; del resto, per dirla alla Peter Parker/Spider-Man, &#8220;da grandi poteri derivano grandi responsabilit&#224;&#8221;&#8230;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Riprendendo in parte tematiche affrontate anche da De Palma in &lt;i&gt;Carrie&lt;/i&gt;, Trank e Landis imbastiscono una storia sulle suggestioni &#8220;diaboliche&#8221; che possono pervadere chi, colpito duro da una sorte beffarda e dall'altrui indifferenza, si ritrova nelle mani l'arma della propria rivalsa. Ci&#242; che risulta convincente, al riguardo, &#232; la modalit&#224; di rappresentazione del percorso di disumanizzazione del protagonista ed il vibrante crescendo di tensione che accompagna la sua inarrestabile trasformazione da vittima in carnefice.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Sfruttando l'&#8221;orwelliana&#8221; proliferazione di occhi elettronici nella nostra societ&#224;, sono molteplici i punti di vista utilizzati per conferire maggior brio al racconto, mantenendo al contempo un taglio sempre &#8220;realistico&#8221;; oltre alle immagini dell'onnipresente videocamera di Andrew &#8211; filtro e barriera tra lui ed una realt&#224; dura da accettare &#8211; viene infatti abilmente montato anche il materiale video di cellulari, tablet, impianti di videosorveglianza, troupe televisive. Scaltro, poi, l'espediente narrativo di utilizzare anche riprese da angolazioni &#8220;impossibili&#8221;, grazie a videocamere manovrate dai protagonisti con la sola forza del pensiero.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Un esordio registico piuttosto promettente, quindi, quello di Josh Trank che, con un budget non faraonico (12 milioni di dollari), &#232; stato in grado di confezionare un prodotto tecnicamente molto valido e di offrire, qua e l&#224;, pennellate visive originali ed appaganti. &lt;i&gt;Chronicle&lt;/i&gt;, in definitiva, pur non potendo essere considerato un capolavoro, contiene comunque elementi sicuramente innovativi ed interessanti, che fanno ben sperare per i futuri lavori del giovane regista.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                &lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;(&lt;i&gt;Chronicle&lt;/i&gt;) &lt;strong&gt;Regia&lt;/strong&gt;: Josh Trank; &lt;strong&gt;sceneggiatura&lt;/strong&gt;: Max Landis, Josh Trank; &lt;strong&gt;fotografia&lt;/strong&gt;: Matthew Jensen; &lt;strong&gt;montaggio&lt;/strong&gt;: Elliot Greenberg; &lt;strong&gt;musica&lt;/strong&gt;: Andrea Von Foerster ; &lt;strong&gt;scenografia&lt;/strong&gt;: Stephen Altman; &lt;strong&gt;interpreti&lt;/strong&gt;: Dane DeHaan, Alex Russell, Michael B. Jordan; &lt;strong&gt;produzione&lt;/strong&gt;: Davis Entertainment, Adam Schroeder Productions, Film Afrika Worldwide; &lt;strong&gt;distribuzione&lt;/strong&gt;: 20th Century Fox; &lt;strong&gt;origine&lt;/strong&gt;: Usa, Gran Bretagna; &lt;strong&gt;durata&lt;/strong&gt;: 84'.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>American Pie: ancora insieme</title>
		<link>http://www.close-up.it/american-pie-ancora-insieme</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/american-pie-ancora-insieme</guid>
		<dc:date>2012-05-08T13:53:42Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Marco Di Cesare</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		CINEMA
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>Padri e figli; liceali di oggi e studenti di tredici anni fa; trentenni e ragazze appena maggiorenni: di generazione in generazione passa il testimone della comicit&#224;, sballonzolato in questo farsesco ritratto dell'America di provincia, per una staffetta i cui membri appartengono a una comunit&#224; che &#232; un ensemble caotico e distorto. Quarto episodio pi&#249; propriamente cinematografico della saga di American Pie (laddove altri quattro, 'spuri' allorch&#233; non presentavano il cast originale al di l&#224; di (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/cinema" rel="directory"&gt;CINEMA&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L109xH150/arton7611-2d55c.jpg&quot; width='109' height='150' style='height:150px;width:109px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Padri e figli; liceali di oggi e studenti di tredici anni fa; trentenni e ragazze appena maggiorenni: di generazione in generazione passa il testimone della comicit&#224;, sballonzolato in questo farsesco ritratto dell'America di provincia, per una staffetta i cui membri appartengono a una comunit&#224; che &#232; un ensemble caotico e distorto.
&lt;br /&gt;Quarto episodio pi&#249; propriamente cinematografico della saga di &lt;i&gt;American Pie&lt;/i&gt; (laddove altri quattro, 'spuri' allorch&#233; non presentavano il cast originale al di l&#224; di Eugene Levy, sono usciti direttamente per il mercato home video, tra il 2005 e il 2009), segue di ben nove anni &lt;i&gt;American Pie - Il matrimonio&lt;/i&gt;. E l'&lt;i&gt;American Reunion&lt;/i&gt; del 2012 &#232; una pellicola che sa vivere su toni alti, urlati di una divertente, brutale, comica bestialit&#224;; ma &#232; un film che sa anche esplicitare una visione pi&#249; romantica dell'esistente, quasi sussurrata (perlomeno rispetto all'impianto generale), mischiando passato, presente e futuro (?) di una serie filmica, per un ritorno nei luoghi che la videro nascere, con l'obiettivo di proporre qualcosa di nuovo al suo interno.
&lt;br /&gt;Una riunione scolastica, tredici anni dopo il diploma: fin da qui, da quel numero, 'tredici', che non apparirebbe consono per un avvenimento di tal genere, si delinea la gratuit&#224; dell'operazione, come di solipsistica opera che non ha in fondo bisogno di scuse per doversi &#8211; potersi - esprimere, facendo tra l'altro coincidere lo scorrere del tempo storico con quello della finzione cinematografica, in un gioco del sottolineare e del ribadire che assume i contorni di un didascalismo iperbolico e abusato, ancora gonfio - di ormoni (post)adolescenziali - ma mai tronfio, gioco divertente e divertito nel suo ammiccare. &lt;br /&gt;Innanzitutto la voglia di ricominciare, come ben espresso dalla volont&#224; del padre del protagonista Jim, rimasto vedovo e spinto dal figlio a tornare alla vita. Giacch&#233; poi, in fondo, questo &lt;i&gt;American Reunion&lt;/i&gt; &#232; tutto uno spingersi l'un l'altro, all'insegna della goliardia come del sentimento, tentando di unire l'esteriorit&#224; pi&#249; promiscua con una certa intima interiorit&#224;, ove la comunit&#224; possa essere utile &#8211; anzi, necessaria - per esaltare l'individuo al suo interno. L'aspetto pi&#249; goliardico viene demandato a Stifler, il quale diviene personaggio pi&#249; centrale con la sua esplosiva vis comica e dirompente voglia di non maturare (appieno), mentre Jim rappresenta l'opposto (ossia la maggiore volont&#224; di sganciarsi dal passato, lui padre e marito, seppure in un matrimonio sessualmente stanco): sono loro i due estremi che simboleggiano i due Soli tra i quali tutti gli altri personaggi si muovono, in un buon equilibrio di vecchio e nuovo, senza troppi rimpianti per il tempo che scorre inesorabile. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://www.close-up.it/american-pie-ancora-insieme-conferenza-stampa&quot; class='spip_in'&gt;CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DEL FILM&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                &lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;(&lt;i&gt;American Reunion&lt;/i&gt;); &lt;strong&gt;Regia e sceneggiatura:&lt;/strong&gt; Jon Hurwitz e Hayden Schlossberg; &lt;strong&gt;fotografia:&lt;/strong&gt; Daryn Okada; &lt;strong&gt;montaggio:&lt;/strong&gt; Jeff Betancourt; &lt;strong&gt;musica:&lt;/strong&gt; Lyle Workman; &lt;strong&gt;interpreti:&lt;/strong&gt; Jason Biggs (Jim), Alyson Hannigan (Michelle Flaherty-Levenstein), Chris Klein (Oz), Thomas Ian Nicholas (Kevin Myers), Tara Reid (Vicky Lathum), Seann William Scott (Steve Stifler), Mena Suvari (Heather), Eddie Kaye Thomas (Finch), Jennifer Coolidge (Madre di Stifler), Eugene Levy (Padre di Jim), Ali Cobrin (Kara), Katrina Bowden (Mia), Shannon Elizabeth (Nadia); &lt;strong&gt;produzione:&lt;/strong&gt; Universal Pictures; &lt;strong&gt;distribuzione:&lt;/strong&gt; Universal Pictures International Italy; &lt;strong&gt;origine:&lt;/strong&gt; USA, 2012; &lt;strong&gt;durata:&lt;/strong&gt; 113'; &lt;strong&gt;web info:&lt;/strong&gt; &lt;a href=&quot;http://cinema.universalpictures.it/website/americanpie/&quot; class='spip_out' rel='external'&gt;sito ufficiale&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>American Pie: Ancora insieme (Conferenza stampa)</title>
		<link>http://www.close-up.it/american-pie-ancora-insieme-conferenza-stampa</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/american-pie-ancora-insieme-conferenza-stampa</guid>
		<dc:date>2012-05-08T13:51:50Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Marco Di Cesare</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		CONFERENZE STAMPA
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>Roma, 18/04/12. Ci troviamo all'interno della Casa del Cinema a Villa Borghese per assistere alla conferenza stampa di presentazione di American Pie: Ancora insieme, dove potremo ascoltare le parole di tre dei protagonisti della serie, ossia Jason Biggs, Mena Suvari e Chris Klein. Inizialmente il film sar&#224; distribuito in Italia, in numero di almeno 350 copie. In questa pellicola possiamo notare evidente un senso del ritrovarsi. E voi siete cresciuti insieme al pubblico... M. Suvari. (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/conferenze-stampa" rel="directory"&gt;CONFERENZE STAMPA&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L113xH150/arton7610-f0277.jpg&quot; width='113' height='150' style='height:150px;width:113px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Roma, 18/04/12.&lt;/strong&gt; Ci troviamo all'interno della Casa del Cinema a Villa Borghese per assistere alla conferenza stampa di presentazione di &lt;a href=&quot;http://www.close-up.it/american-pie-ancora-insieme&quot; class='spip_in'&gt;&lt;i&gt;American Pie: Ancora insieme&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;, dove potremo ascoltare le parole di tre dei protagonisti della serie, ossia Jason Biggs, Mena Suvari e Chris Klein.
&lt;br /&gt;Inizialmente il film sar&#224; distribuito in Italia, in numero di almeno 350 copie.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;In questa pellicola possiamo notare evidente un senso del ritrovarsi. E voi siete cresciuti insieme al pubblico...&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;M. Suvari.&lt;/strong&gt; &lt;i&gt;American Pie&lt;/i&gt; &#232; stata la mia prima esperienza cinematografica, per cui sono molto legata a questa saga.
&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;J. Biggs.&lt;/strong&gt; Anche per me il legame &#232; molto forte: &#232; stato bello ritrovarsi. In questi otto anni il pubblico ha potuto sviluppare una certa nostalgia verso questa serie, con la quale, essendo poi ancora abbastanza giovane, sono io stesso cresciuto.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Mena, lei ha spesso interpretato personaggi iconici, simboli americani (&lt;i&gt;American Pie&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;American Beauty&lt;/i&gt;): tutto ci&#242; le ha creato dei problemi?&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;M. Suvari.&lt;/strong&gt; &#200; un po' strano, poich&#233; mio padre &#232; nato in Estonia. &lt;i&gt;American Pie&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;American Beauty&lt;/i&gt; per me non hanno rappresentato nulla di negativo: entrambi sono stati straordinarie esperienze. E l'importante &#232; che riesca a comunicare col mio pubblico.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Quale &#232; stato l'inconveniente pi&#249; divertente sul set?&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;Tredici anni fa eravamo tutti molto giovani. E questa alchimia &#232; diventata organica, qualcosa di non recitabile. E, durante le pause tra &lt;span class='spip_document_1497 spip_documents spip_documents_right' style='float:right; width:200px;'&gt;
&lt;img src='http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L200xH150/D_Corr_Auto_Small-c01c0.jpg' width='200' height='150' alt=&quot;&quot; style='height:150px;width:200px;' /&gt;&lt;/span&gt;le riprese, ci divertivamo altrettanto.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Avete visto gli altri due &lt;i&gt;American Pie&lt;/i&gt; prima di realizzare questo? Cosa avete voluto mettere che distinguesse quest'ultimo film?&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;M. Suvari.&lt;/strong&gt; Malgrado il tempo trascorso, abbiamo mantenuto il contatto coi nostri personaggi. Per quanto riguarda Heather, lei &#232; uscita dal suo guscio, &#232; diventata pi&#249; consapevole.
&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;J. Biggs.&lt;/strong&gt; Il problema &#232; stato realizzare una storia pi&#249; adulta, seppure mantenendo la medesima cifra umoristica (la quale, ovviamente, &#232; abbastanza brutale e corrosiva, col rischio di diventare poco credibile). Secondo me questo episodio &#232; pi&#249; dolce rispetto ai due che lo hanno preceduto: e questa &#232; stata la difficolt&#224; maggiore.
&lt;br /&gt;Sinceramente non ho rivisto gli episodi precedenti. Mia moglie neanche li aveva mai visti: e forse &#232; questo il motivo per il quale ha accettato di sposarmi...!
&lt;br /&gt;Inoltre i due registi, Jon Hurwitz e Hayden Schlossberg, sono dei fan della serie, per cui credo che noi tutti ci siamo trovati in buone mani.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il franchise &#232; stato anticipatore dell'importanza della tecnologia per comunicare. Qui, invece, dopo l'iniziale cenno a Facebook, si parla dell'amicizia vera, non virtuale.&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;J. Biggs.&lt;/strong&gt; Riavere l'intero cast &#232; stato uno degli aspetti migliori, &lt;span class='spip_document_1498 spip_documents spip_documents_left' style='float:left; width:150px;'&gt;
&lt;img src='http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L150xH200/B_Corr_Auto_Small-6954b.jpg' width='150' height='200' alt=&quot;&quot; style='height:200px;width:150px;' /&gt;&lt;/span&gt;perch&#233; cos&#236; abbiamo potuto rispecchiare i rapporti che abbiamo avuto nel primo film, mentre in quelli successivi avevamo tutti un po' perso tale legame. Qui possiamo vedere il romanticismo e il rapporto padre-figlio, in un film dove abbiamo usato personaggi pi&#249; reali.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Per&#242; il marchio '&lt;i&gt;American Pie&lt;/i&gt;' significa adolescenti in tempesta ormonale: non vi sentite prigionieri di icone di tal genere?&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;J. Biggs.&lt;/strong&gt; Guardate che io ho ancora 16 anni!
&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;C. Klein&lt;/strong&gt; No, perch&#233; Oz &#232; un personaggio particolare. E questa serie &#232; composta di pellicole che trattano del viaggio della vita, dai 16 ai 30 anni.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il sottotitolo recita: 'L'ultimo pezzo &#232; sempre il migliore'. Questo sar&#224; l'ultimo episodio della serie?&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;J. Biggs.&lt;/strong&gt; Dipender&#224; dai lavori di ristrutturazione che sto facendo a casa...! &#200; possibile, ma non direi di no, per potere avere l'opportunit&#224; di lavorare con questo cast. L'importante &#232; avere la sceneggiatura giusta.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.close-up.it/american-pie-ancora-insieme&quot; class='spip_in'&gt;&lt;strong&gt;RECENSIONE DI &lt;i&gt;AMERICAN PIE: ANCORA INSIEME&lt;/p&gt;
&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Due volte non si muore (DVD)</title>
		<link>http://www.close-up.it/due-volte-non-si-muore-dvd</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/due-volte-non-si-muore-dvd</guid>
		<dc:date>2012-05-04T19:50:13Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Alessandro Izzi</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		HOME ENTERTAINMENT
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>&#8220;Quando ci si chieder&#224; conto di quel che abbiamo fatto, risponderemo davvero che abbiamo solo eseguito degli ordini?&#8221; &#200; questa la domanda che riverbera tra i fotogrammi di Due volte non si muore, pellicola di Falk Harnack, che, nel 1958, volgeva lo sguardo verso i crimini nazisti chiedendosi il senso della parola &#8220;tedesco&#8221; nel volgere della triste Europa post bellica. Il contesto che la vede nascere &#232; quello della Germania dell'era di Adenauer. Un contesto di poche pretese che pensa ad una (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/home-enterteinment" rel="directory"&gt;HOME ENTERTAINMENT&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L105xH150/arton7609-fbd3d.jpg&quot; width='105' height='150' style='height:150px;width:105px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&#8220;Quando ci si chieder&#224; conto di quel che abbiamo fatto, risponderemo davvero che abbiamo solo eseguito degli ordini?&#8221;
&lt;br /&gt;&#200; questa la domanda che riverbera tra i fotogrammi di &lt;i&gt;Due volte non si muore&lt;/i&gt;, pellicola di Falk Harnack, che, nel 1958, volgeva lo sguardo verso i crimini nazisti chiedendosi il senso della parola &#8220;tedesco&#8221; nel volgere della triste Europa post bellica.
&lt;br /&gt;Il contesto che la vede nascere &#232; quello della Germania dell'era di Adenauer. Un contesto di poche pretese che pensa ad una ricostruzione da farsi lasciandosi, dove possibile, il &quot;mostro&quot; alle spalle, cercando di dimenticare l'orrore e di pensare solo ad un futuro pi&#249; roseo. Poco importava che quel futuro, additato nei sorrisi di nuove generazioni che la guerra non l'avevano conosciuta per davvero, lo si costruisse coi calcinacci di un passato ancora troppo vicino. E poco importava che quei mattoni con quali si costruivano le case fossero ancora reimpastati col sangue di molti. &lt;br /&gt;Gli ex nazisti erano ancora al potere. Forse non gli scaltri arrampicatori sociali della prima ora, ma di certo quelli pi&#249; subdoli, quelli che non s'erano esposti troppo e che potevano spacciare la loro poca propensione all'azione di allora, come una forma di distanza morale dal verbo del Reich, come un non averci mai creduto davvero a quelle storie di razzismo e guerra sociale con cui altri si erano riempiti la bocca.
&lt;br /&gt;Un contesto, quello pensato da Adenauer, in cui la colpa della guerra e dei crimini che essa si era portata appresso erano di uno solo, Hitler, e in cui l'uomo comune aveva addosso la sola macchia, appunto, d'aver eseguito gli ordini. Frase ambigua, visto che era la stessa con la quale Eichmann affrontava il processo e l'opinione pubblica.
&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Due volte non si muore&lt;/i&gt;, a differenza di molte altre pellicole dello stesso periodo che affrontavano il periodo bellico con storie di spiccio eroismo quotidiano di tanti tedeschi brava gente, getta un cono d'ombra proprio sulla dimensione pi&#249; spinosa della questione di coscienza.
&lt;br /&gt;Lo fa scegliendosi un protagonista esemplare, un pastore protestante, cappellano militare, che guarda intorno le rovine e le barbarie e pensa dolente: &#8220;non ho agito quando ancora poteva fare la differenza ed ora &#232; troppo tardi&#8221;. Di fronte all'orrore della guerra e alle atrocit&#224; del nazismo non chiude gli occhi come molti altri hanno fatto, ma mette il suo ufficio sacerdotale al di sopra del ribollire del desiderio di obiezione di coscienza. Il suo rapporto con Dio &#232; quasi pi&#249; importante del suo rapporto con l'uomo (come se fossero davvero due canali diversi di un comune sentire) e tutta la sua vita, di cui vediamo appena una notte di tormento, &#232; un continuo scendere a patti tra l'orrore di ci&#242; che fa e il bisogno che sia fatto nel giusto modo.
&lt;br /&gt;In fin dei conti &#232; proprio questo conflitto interno di opposte ragioni il centro pulsante delle contraddizioni della Chiesa (non solo protestante) durante la barbarie nazista. Ed &#232; la Chiesa tutta a non saper rispondere, senza apparire opportunista, a domande dolorose: come essere al tempo stesso fedeli cittadini e devoti sacerdoti? Come coniugare le leggi dell'uomo con quelle di Dio? Pi&#249; semplicemente: come essere uomini se si agisce come bestie?
&lt;br /&gt;Il film cerca ad ogni passo l'assoluzione, ma va detto a suo merito, che sa sempre che non sar&#224; facile, che non &#232; scontata. Col suo bianco e nero intriso d'ombre che non son gi&#224; pi&#249; quelle espressioniste, la pellicola fa pensare addirittura a Bergman anche se c'&#232;, nei personaggi messi in scena, molta meno lacerazione di quel che la Storia avrebbe chiesto.
&lt;br /&gt;Ma alla Germania contemporanea all'uscita del film non viene chiesto di riconoscersi pi&#249; di tanto nei mille dubbi del pastore ottimamente interpretato da Bernhard Wicki. No! Il vero simbolo della Germania il regista se lo va a cercare nel povero soldato tedesco che, piccolo esempio di una giovent&#249; in fondo estranea ad ogni propaganda, finisce, s&#236;, per disertare, ma lontano da ogni consapevolezza politica, per amore. Condannato a morte dal tribunale del nazismo, il personaggio incarna quell'onest&#224;, umilt&#224;, purezza che la Germania aveva perduto (e, significativamente, la scelta pi&#249; bella della sceneggiatura &#232; di farne un giovane di origini russe). Il film canta, quindi, una messa da morto per una Germania che ci si dice pi&#249; vera di quella poi raccontata nei libri di storia, mentre un coro di fantasmi nerovestiti si aggira per le rovine di un paese, senza saper pi&#249; che direzione prendere. E si accontenta di un finale esemplificativo col pastore che sancisce il suo unico atto di reale protesta rifiutando il passaggio in macchina dell'ufficiale che ha preteso la condanna a morte del disertore, per trovarsi, alla fine, perso, tra le poche lapidi di un piccolo cimitero di campagna.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;La qualit&#224; audio-video&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Per quanto non brillantissimo, il quadro risulta, comunque pulito quanto basta per garantire una piacevole riproduzione domestica. Qua e l&#224;, per tutto il tempo, i segni dell'et&#224; della pellicola si fanno sentire, ma non sono fastidiosi e, anzi, danno al film quella patina di nostalgia per il bel cinema d'un tempo che certo non guasta.
&lt;br /&gt;Meglio l'audio che &#232; sempre abbastanza pulito. Pi&#249; chiara la traccia originale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Extra&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il trailer e una piccola galleria fotografica sono i filologici contenuti speciali di un DVD che, per&#242;, vale soprattutto per il film che ripropone all'attenzione del pubblico.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                &lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;(&lt;i&gt;Unruhige Nacht&lt;/i&gt;); &lt;strong&gt;Regia&lt;/strong&gt;: Falk Harnack; &lt;strong&gt;interpreti&lt;/strong&gt;: Bernhard Wicki, Ulla Jacobsson, Hansj&#246;rg Felmy, Anneli Sauli, Erik Schumann, Werner Hinz; &lt;strong&gt;distribuzione dvd&lt;/strong&gt;: Koch Media. &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;formato video&lt;/strong&gt;: 1.33:1 (4/3); &lt;strong&gt;audio&lt;/strong&gt;: Italiano e tedesco Dolby digital 2.0; &lt;strong&gt;sottotitoli&lt;/strong&gt;: italiano&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Extra&lt;/strong&gt;: 1) Trailer 2) Gallery&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Ulidi piccola mia</title>
		<link>http://www.close-up.it/ulidi-piccola-mia</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/ulidi-piccola-mia</guid>
		<dc:date>2012-05-04T07:35:00Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Luca Lardieri</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		CINEMA
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>Il giovane regista Mateo Zoni dopo aver prodotto e realizzato alcuni documentari e piccoli cortometraggi, approda al lungometraggio con Ulidi - piccola mia. Un film particolare che usa un'estetica tipica del documentario ma che in realt&#224; &#232; un film di finzione. Film che prende spunto da uno spettacolo teatrale che a sua volta prendeva spunto dal libro di Maria Zirilli, Fuga dalla follia - Viaggio attraverso la Legge Basaglia. La macchina da presa &#232; digitale. Un digitale volutamente presente ed (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/cinema" rel="directory"&gt;CINEMA&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L150xH85/arton7313-d43d3.jpg&quot; width='150' height='85' style='height:85px;width:150px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Il giovane regista Mateo Zoni dopo aver prodotto e realizzato alcuni documentari e piccoli cortometraggi, approda al lungometraggio con &lt;i&gt;Ulidi - piccola mia&lt;/i&gt;. Un film particolare che usa un'estetica tipica del documentario ma che in realt&#224; &#232; un film di finzione. Film che prende spunto da uno spettacolo teatrale che a sua volta prendeva spunto dal libro di Maria Zirilli, &lt;i&gt;Fuga dalla follia - Viaggio attraverso la Legge Basaglia&lt;/i&gt;. La macchina da presa &#232; digitale. Un digitale volutamente presente ed enfatizzato. Ci&#242; per permettere allo spettatore di sentirsi pi&#249; vicino a quei personaggi cos&#236; umani e con dei volti cos&#236; realistici e ben dipinti. La dolcezza delle loro azioni e dei loro sguardi &#232; quasi fisica, tangibile e arriva dritta a scaldare il cuore di chi osserva. Ulidi, parola marocchina che significa piccola mia, ha un suono armonioso e rassicurante e ben si adatta a personaggi affetti dal male di vivere in cerca di conforto, carezze e di dare un senso a questa vita che troppo spesso li accompagna verso pensieri terribili, verso la depressione; sul baratro del suicidio. La giovane protagonista di questa storia si trova in una comunit&#224;, lontano dalla famiglia, per cercare di allontanare da se quel &quot;magone&quot; (come lei stessa chiama) che la spinge all'autolesionismo e verso un desiderio di morte. Zoni procede documentando tutto con discrezione e sensibilit&#224;. I racconti della ragazza non sono mai rivolti verso la macchina da presa la quale cerca sempre angolazioni e punti di vista delicati e rispettosi dell'intimit&#224; di chi racconta. Vediamo inquadrate finestre, piccoli spiragli di luce che si fanno largo attraverso la fessura di una porta, ombre che si muovono quasi a formare una danza sul suolo di un giardino o un pavimento di una casa, racchiusi all'interno di una inquadratura. Il tutto lasciando alla soavit&#224; con le quali vengono pronunciate le parole dei protagonisti, la scena principale. Poco importa se spesso l'audio arriva a stridere nelle orecchie dello spettatore e ancor meno importa se a volte il missaggio non &#232; dei migliori; Mateo Zoni porta in scena stati d'animo e spesso essi sono senza filtro (n&#233; audio n&#233; video) ma schietti e diretti.
&lt;br /&gt;Un esordio importante che insieme a quello di altri giovani registi del panorama nostrano in questo 2011, porta un nuovo modo di fare e intendere il cinema nel nostro Paese. Uno stile gi&#224; consolidato e maturo quello di Zoni, al quale non sfuggono mai le redini della storia e la direzione verso la quale ci vuole condurre.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                &lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;(&lt;i&gt;id.&lt;/i&gt;); &lt;strong&gt;Regia e sceneggiatura&lt;/strong&gt;: Mateo Zoni, liberamente tratto da &lt;i&gt;Fuga dalla follia - Viaggio attraverso la Legge Basaglia&lt;/i&gt; di Maria Zirilli; &lt;strong&gt;fotografia&lt;/strong&gt;: Alessandro Chiodo; &lt;strong&gt;montaggio&lt;/strong&gt;: Sara Pazienti; &lt;strong&gt;musica&lt;/strong&gt;: Piernicola Di Muro; &lt;strong&gt;interpreti&lt;/strong&gt;: Paola Pugnetti, Giada Meraglia, Marcella Diena, Mirko Salati; &lt;strong&gt;produzione&lt;/strong&gt;: Indigo Film, Solares Fondazione delle Arti e Mateo Zoni; &lt;strong&gt;distribuzione&lt;/strong&gt;: Cinecit&#224; Luce; &lt;strong&gt;origine&lt;/strong&gt;: Italia, 2011; &lt;strong&gt;durata&lt;/strong&gt;: 66'&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>La Silvio D'Amico tra partnership con Coming Soon tv e il bando in critica giornalistica</title>
		<link>http://www.close-up.it/la-silvio-d-amico-tra-partnership-con-coming-soon-tv-e-il-bando-in-critica-giornalistica</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/la-silvio-d-amico-tra-partnership-con-coming-soon-tv-e-il-bando-in-critica-giornalistica</guid>
		<dc:date>2012-05-03T20:01:23Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Carlo Dutto</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		NEWS &amp; EVENTI
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>Il Master in Critica Giornalistica dell'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica &#8220;Silvio D'Amico&#8221; e Coming Soon Television hanno siglato un accordo di partnership per offrire agli allievi del corso una nuova opportunit&#224; di stage e per garantire quindi quella preparazione pratica considerata fondamentale nel mestiere giornalistico e nella gestione degli uffici stampa del mondo dello spettacolo. L'Accademia &#8220;Silvio d'Amico&#8221;, mentre sono in corso le lezioni della VII edizione, ha pubblicato nei giorni (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/news-eventi" rel="directory"&gt;NEWS &amp; EVENTI&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L121xH150/arton7607-16fcf.jpg&quot; width='121' height='150' style='height:150px;width:121px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Il &lt;strong&gt;Master in Critica Giornalistica dell'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica &#8220;Silvio D'Amico&#8221;&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Coming Soon Television&lt;/strong&gt; hanno siglato un accordo di partnership per offrire agli allievi del corso una nuova opportunit&#224; di stage e per garantire quindi quella preparazione pratica considerata fondamentale nel mestiere giornalistico e nella gestione degli uffici stampa del mondo dello spettacolo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'&lt;strong&gt;Accademia &#8220;Silvio d'Amico&lt;/strong&gt;&#8221;, mentre sono in corso le lezioni della VII edizione, ha pubblicato nei giorni scorsi il Bando per l'edizione 2013 del Master di Primo Livello in Critica Giornalistica istituito dal Ministero dell'Istruzione, dell'Universit&#224; e della Ricerca e patrocinato dal Consiglio Internazionale dell'UNESCO per il Cinema, la Televisione e la Comunicazione Audiovisiva e dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani&lt;/p&gt; &lt;p&gt;I 25 allievi attualmente in corso stanno svolgendo un percorso formativo che terminer&#224; a settembre 2012 con la concreta opportunit&#224; di svolgere uno stage presso le numerose Aziende Partner operanti nell'editoria e nella comunicazione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Nelle scorse settimane sono stati siglati importanti accordi con testate giornalistiche, uffici stampa, enti e istituzioni che operano nell'ambito dello spettacolo, per allargare la rosa di sinergie in essere e quindi confermare il carattere prettamente pratico del progetto didattico.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&#8220;&lt;i&gt;L'obiettivo principale &#232; quello di offrire ai corsisti una preparazione non solo teorica, ma soprattutto pratica&lt;/i&gt;&#8221; ha dichiarato il Direttore dell'Accademia, Lorenzo Salveti. &#8220;&lt;i&gt;Raggiungiamo questo scopo sia nella didattica frontale, dove i docenti sono professionisti affermati provenienti dalle principali realt&#224; editoriali del nostro Paese, sia nell'attivit&#224; pratica che i ragazzi sono chiamati a svolgere. Il tirocinio giornalistico con Recensito e le possibilit&#224; di stage con aziende leader nel settore del giornalismo e della comunicazione&#8221; conclude Salveti &#8220;sono infatti un'opportunit&#224; preziosa che mettiamo a disposizione degli allievi per cimentarsi concretamente in questo affascinante mestiere, durante tutto il percorso formativo&lt;/i&gt;&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Tra i numerosi accordi di partnership siglati, &lt;strong&gt;Coming Soon Television&lt;/strong&gt; si inserisce nella rosa di sinergie avviate come punto di riferimento imprescindibile per gli appassionati di cinema e non solo. Emittente televisiva satellitare ma visibile anche attraverso il digitale terrestre, Coming Soon trasmette 24 ore al giorno trailer, backstage, interviste, rassegne cinematografiche e altre curiosit&#224; del mondo del cinema, con approfondimenti di ogni tipo. L'Ufficio Stampa interno e la divisione comunicazione e promozione, saranno gli spazi in cui l'allievo del Master scelto per intraprendere questa esperienza, potr&#224; assorbire nozioni pratiche e imparare i &#8220;&lt;strong&gt;trucchi del mestier&lt;/strong&gt;e&#8221; spendibili in seguito in molti ambiti del mercato del lavoro.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Per maggiorni informazioni:&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.close-up.it/maitlo: segreteria@criticagiornalistica.it&quot; class='spip_out'&gt;segreteria@criticagiornalistica.it&lt;/a&gt;
&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.criticagiornalistica.it/&quot; class='spip_out' rel='external'&gt;www.criticagiornalistica.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Dal filmico al teatro: The Women al Teatro dell'Angelo</title>
		<link>http://www.close-up.it/dal-filmico-al-teatro-the-women-al-teatro-dell-angelo</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/dal-filmico-al-teatro-the-women-al-teatro-dell-angelo</guid>
		<dc:date>2012-05-03T19:43:59Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Laura Khasiev</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		TEATRO
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>Un salotto stile anni '30, quattro donne ad un tavolo che giocano a bridge: si apre cos&#236; lo spettacolo The Women, in scena al Teatro dell'Angelo di Roma, rifacimento teatrale di un film di quell'epoca. Claire Boothe Luce ha ricamato tutti i tipici comportamenti femminili, risaltando le sfumature di unicit&#224; caratterizzanti ognuna delle dodici protagoniste in scena. Tante tipologie di donne a cui corrispondono altrettanti tipi di uomini, non presenti fisicamente, ma concretizzati attraverso i (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/teatro" rel="directory"&gt;TEATRO&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L150xH140/arton7601-9c40f.jpg&quot; width='150' height='140' style='height:140px;width:150px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Un salotto stile anni '30, quattro donne ad un tavolo che giocano a bridge: si apre cos&#236; lo spettacolo &lt;i&gt;The Women&lt;/i&gt;, in scena al Teatro dell'Angelo di Roma, rifacimento teatrale di un film di quell'epoca. &lt;strong&gt;Claire Boothe Luce&lt;/strong&gt; ha ricamato tutti i tipici comportamenti femminili, risaltando le sfumature di unicit&#224; caratterizzanti ognuna delle dodici protagoniste in scena. Tante tipologie di donne a cui corrispondono altrettanti tipi di uomini, non presenti fisicamente, ma concretizzati attraverso i racconti e le vicende vissute dalle signore di questa commedia. Tra i colori tenui, alternati tra il grigio e il biege, scelti appostamente per trascinare gli spettatori in quell'epoca di poco lontana dall'inizio del Ventesimo secolo, emblematici di un tempo in cui l'eleganza si alternava alla ricerca di femminilit&#224;, esplode il colore rosso &lt;i&gt;giungla&lt;/i&gt;, l'ultima tendenza della cosmesi, che avrebbe regalato ad ogni donna quel tanto di femminilit&#224; necessaria a spezzare la monotonia delle nuances degli abiti. Un metaforico contrasto di colori che ben rispecchia la vita ritratta in questo cammeo teatrale, una distesa di eventi apparentemente ordinari, su cui si pone il &#8220;colore&#8221; acceso di sconvolgimenti amorosi ed amicali.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La trasposizione teatrale, si sa, &#232; portatrice di rischi non piccoli, eppure la regista &lt;strong&gt;Carlotta Corradi&lt;/strong&gt; ha voluto prendersi tale responsabilit&#224;. Probabilmente perch&#233; le tematiche, che vengono qui acutamente tracciate, sono tuttora portatrici di una riflessione sulle dinamiche dei rapporti interpersonali. In primo piano situazioni ruotanti attorno all'amore e all'amicizia, un circuito di eventi, apparentemente distaccati, che si scoprono esser collegati da un &lt;i&gt;filo rosso&lt;/i&gt;, quello della vita. Tra risate amare e divertimento si insinua la riflessione sul proprio esistere, ci si sente coinvolti o per immedesimazione o per compassione nei confronti dell'uno piuttosto che dell'altro personaggio: questa la chiave che ha reso cos&#236; coinvolgente una &lt;i&gt;pi&#233;ce&lt;/i&gt; accuratamente riprodotta per il palco e per i nostri tempi. Il lieto fine regala il ruolo da protagonista a colei che, dapprima sconfitta, con grande saggezza affronta le avversit&#224; a cui la vita di coppia e poi di separazione la sottopongono e ne esce risuscitata, pi&#249; consapevole, probabilmente con una ferita in pi&#249;, ma anche con la grande gioia di aver avuto la possibilit&#224;, attraverso quella ferita, di diventare migliore, una donna felice e fiera. Attorno a lei le microstorie di altre donne e l'amicizia, declinata in tutte le sue sfaccettature, intersecata a corde solide o pi&#249; fragili, sgretolate in amarezza.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La vita, messa in scena come qualcosa da osservare, non si vive per un paio d'ore: si guarda ci&#242; che potrebbe capitare a chiunque, ci si distrae ma si prende coscienza su quale ruolo assumere nella propria vita. E poi si esce, forse pi&#249; disorientati di prima, ma con una certezza: seguire il proprio cuore in qualsiasi situazione, ascoltare s&#233; stessi nel profondo, senza farsi deviare dalle opinioni altrui. Questa &#232; l'unica via d'uscita dalla sofferenza e verso la vittoria personale, comunque vadano le cose.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                &lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;(&lt;i&gt;The Women&lt;/i&gt;); &lt;strong&gt;Regia&lt;/strong&gt;: Carlotta Corradi; &lt;strong&gt;drammaturgia&lt;/strong&gt;: Claire Boothe Luce; &lt;strong&gt;costumi&lt;/strong&gt; Laura Distefano; &lt;strong&gt;scene&lt;/strong&gt;: Silvia Nurzia; &lt;strong&gt;aiuto regia&lt;/strong&gt; Tullia Raspini; &lt;strong&gt;direzione&lt;/strong&gt;: Charis Goretti &lt;strong&gt;produzione&lt;/strong&gt; Quattroquinte; &lt;strong&gt;interpreti&lt;/strong&gt;: (Lydia Biondi), (Betta Cianchini), (Caterina Corsi), (Francesca Ferrazza), (Giada Fradeani), (Silvia Giuliano), (Ornella Lorenzano), (Claudia Mei Pastorelli), (Daph Mereu), (Aglaia Mora), (Giorgia Sinicorni), (Giorgia Trasselli); &lt;strong&gt;musiche&lt;/strong&gt;: Radiosa Romani; &lt;strong&gt;costumi&lt;/strong&gt;: Laura Distefano; &lt;strong&gt;teatro e date spettacolo&lt;/strong&gt;: Teatro dell'Angelo 24-29 aprile 2012.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>RENDEZ-VOUS - la tappa palermitana</title>
		<link>http://www.close-up.it/rendez-vous-la-tappa-palermitana</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/rendez-vous-la-tappa-palermitana</guid>
		<dc:date>2012-05-03T14:15:00Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Redazione Close-up</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		NEWS &amp; EVENTI
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>Torna a Palermo per la seconda edizione, Rendez-vous, il festival cinematografico dedicato al nuovo cinema francese che da mercoled&#236; 2 a venerd&#236; 4 maggio, far&#224; tappa al Cinema Rouge et Noir di Palermo e proporr&#224; al pubblico un programma esclusivo di anteprime cinematografiche e incontri con gli autori. L'iniziativa ideata dall'Ambasciata di Francia in Italia &#232; realizzata dall'Institut fran&#231;ais Italia, con il sostegno di BNL, sponsor principale, e in collaborazione con uniFrance Films. &#8220;Questa (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/news-eventi" rel="directory"&gt;NEWS &amp; EVENTI&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L107xH150/arton7606-858a1.jpg&quot; width='107' height='150' style='height:150px;width:107px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Torna a Palermo per la seconda edizione, &lt;strong&gt;Rendez-vous&lt;/strong&gt;, il festival cinematografico dedicato al nuovo cinema francese che da mercoled&#236; 2 a venerd&#236; 4 maggio, far&#224; tappa al Cinema Rouge et Noir di Palermo e proporr&#224; al pubblico un programma esclusivo di anteprime cinematografiche e incontri con gli autori. L'iniziativa ideata dall'Ambasciata di Francia in Italia &#232; realizzata dall'Institut fran&#231;ais Italia, con il sostegno di BNL, sponsor principale, e in collaborazione con uniFrance Films. &lt;br /&gt;&#8220;Questa seconda edizione di RENDEZ-VOUS - afferma Eric Biagi, Direttore dell'Institut fran&#231;ais Palermo - si presenta come un invito alla scoperta del cinema d'Oltralpe sotto il segno dell'eclettismo: autori affermati come Andr&#233; T&#233;chin&#233; e Robert Gu&#233;diguian, un cineasta apolide e singolare come Jonathan Nossiter, il primo film intrigante e affascinante di un'attrice passata alla regia come Estelle Larrivaz, un documentario sull'emigrazione italiana (Ritals) di Sophie e Annalisa Chiarello, un film di genere (il noir mozzafiato Nuit blanche) di Fr&#233;d&#233;ric Jardin.&#8221; L'obiettivo &#232; quello di presentare il meglio della produzione francese inedita in Italia, raccontare le tendenze pi&#249; contemporanee attraverso tutti i generi. &#8220;Abbiamo voluto anche stavolta che gli autori e gli attori accompagnassero i film ed incontrassero il pubblico palermitano - prosegue Eric Biagi &#8211; cos&#236; Jonathan Nossiter, presenter&#224; il suo Rio Sex Comedy, una commedia stravagante interpretata da Charlotte Rampling e Ir&#232;ne Jacob, ma proporr&#224; anche una masterclass dedicata agli studenti del Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo&#8221;. Si parte il 2 maggio alle 18:00 al Rouge et Noir con IMPARDONNABLES il nuovo film di Andr&#233; T&#233;chin&#233; tratto del romanzo omonimo di Philippe Djian che presenta una galleria di personaggi imperdonabili e umanissimi al contempo interpretati da attori del calibro di Andr&#233; Dussollier, Carol Bouquet e Adriana Asti. Sempre il 2 maggio ma alle 21:00 LES NEIGES DU KILIMANDJARO il film di un altro maestro del cinema francese, Robert Gu&#233;diguian che, ispirandosi a &quot;Les pauvres gens&quot; di Victor Hugo, riesce a raccontare con tocco lieve e venato di ottimismo un evento drammatico come la perdita del lavoro. Gioved&#236; 3 maggio, il programma &#232; dedicato interamente a Jonathan Nossiter, il celebrato autore di Mondovino. Alle 18:30 all'Institut fran&#231;ais Palermo (Cantieri Culturali alla Zisa, via Paolo Gili, 4) il regista presenter&#224; il suo libro &#8220;Le vie del vino&#8221;, edito in Italia da Einaudi, nel contesto di un incontro-dibattito moderato dalla rivista Cronache di Gusto durante il quale si potranno degustare vini naturali siciliani (ingresso a inviti, per prenotare info@cronachedigusto.it.). Alle 21:30, al Rouge et Noir, il nuovo film di Nossiter RIO SEX COMEDY, una commedia gioiosa e corrosiva, girata tra le spiagge, le favelas e le cliniche di Rio de Janeiro. Venerd&#236; 4 maggio Nossiter infine dedicher&#224; una masterclass agli studenti del Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo che avr&#224; per tema: &quot;Tensione fra documentario e fiction in Mondovino e Rio Sex Comedy di Jonathan Nossiter&quot;. &lt;br /&gt;Ultima giornata di programmazione, venerd&#236; 4 maggio con tre film, alle 18:30 LE PARADIS DES B&#202;TES, opera prima di Estelle Larrivaz, sul tema della violenza domestica visto dal punto di vista dei bambini. Alle 20:30 RITALS di Sophie e Annalisa Chiarello su un tema sempre caldo come quello dell'emigrazione e dello sradicamento culturale che ne consegue. Annalisa Chiarello sar&#224; presente al Rouge et Noir e introdurr&#224; il film con l'intervento di Gian Mauro Costa.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Alle 22:30 RENDEZ-VOUS chiude la programmazione con NUIT BLANCHE un noir avvincente e tesissimo, ispirato dai classici del polar francese quanto dal poliziesco statunitense.
&lt;br /&gt;Tutti i film, in anteprima italiana, saranno presentati in lingua originale e sottotitolati in italiano. &lt;br /&gt;INGRESSO 4 &#8364; intero; 3 &#8364; Ridotto (studenti, iscritti all'Institut fran&#231;ais, insegnanti di francese) &lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.rendezvouscinemafrancese.it/&quot; class='spip_url spip_out' rel='nofollow external'&gt;www.rendezvouscinemafrancese.it&lt;/a&gt; &lt;a href=&quot;http://www.institutfrancais-palermo.com/&quot; class='spip_url spip_out' rel='nofollow external'&gt;www.institutfrancais-palermo.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Hollywood detective (libro)</title>
		<link>http://www.close-up.it/hollywood-detective-libro</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/hollywood-detective-libro</guid>
		<dc:date>2012-05-03T13:06:45Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Alessandro Izzi</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		LIBRI
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>&#200; tutto intriso dello spirito di Kevin Brownlow questo Hollywood detective, romanzo giallo che apre la collana Extra della Casa Editrice Gargoyle. Per chi non lo ricordasse, Kevin Brownlow &#232; stato quello che ha raccolto, in tempi non sospetti e quando il cinema era ancora considerato un mero oggetto di consumo, alcune delle pi&#249; belle interviste ai Giganti del cinema muto. Beninteso: le grandi interviste dei Cahiers du cin&#233;ma c'erano gi&#224; state tutte, Truffaut aveva gi&#224; incontrato Hitchcock e (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/libri" rel="directory"&gt;LIBRI&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L104xH150/arton7605-fab3e.jpg&quot; width='104' height='150' style='height:150px;width:104px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&#200; tutto intriso dello spirito di Kevin Brownlow questo &lt;i&gt;Hollywood detective&lt;/i&gt;, romanzo giallo che apre la collana &lt;strong&gt;Extra&lt;/strong&gt; della Casa Editrice &lt;strong&gt;Gargoyle&lt;/strong&gt;.
&lt;br /&gt;Per chi non lo ricordasse, Kevin Brownlow &#232; stato quello che ha raccolto, in tempi non sospetti e quando il cinema era ancora considerato un mero oggetto di consumo, alcune delle pi&#249; belle interviste ai Giganti del cinema muto.
&lt;br /&gt;Beninteso: le grandi interviste dei &lt;i&gt;Cahiers du cin&#233;ma&lt;/i&gt; c'erano gi&#224; state tutte, Truffaut aveva gi&#224; incontrato Hitchcock e Bogdanovich, dall'altro lato dell'oceano, si era gi&#224; messo sulle tracce di John Ford, ma in quei casi si trattava di registi che omaggiavano numi tutelari ancora attivi, vitali e pronti a stupire il proprio pubblico, non di storici che ragionavano a freddo su capolavori perduti. Brownlow, infatti, era un caso diverso. Intanto, anche se &#232; vero che era stato pure lui un regista (&#232; del 1966 l'uscita di un progetto dalla gestazione decennale &lt;i&gt;It happened here&lt;/i&gt; che racconta la storia alternativa e dickiana di un mondo parallelo in cui i nazisti vincono invadendo il Regno Unito), il suo impegno alla regia era stato pi&#249; sporadico di quello di uno Chabrol, tanto per dirne uno. In secondo luogo tutti i figlioletti di Bazin, prima e dopo essere passati dietro la macchina da presa, erano stati essenzialmente dei critici, mentre Brownlow scopre abbastanza presto un'altra vocazione: quella dello storico, del ricercatore, di colui che si mette sulle tracce di un passato vicino, ma a rischio di oblio.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Insomma, Kevin Brownlow, passato alla storia per eccellenti monografie e manuali sul cinema muto e per una serie di interviste televisive in cui recuperava il ricordo di nume tutelari come Chaplin o Buster Keaton ce lo dobbiamo immaginare un po' come un Indiana Jones della celluloide. Magari meno romantico e pi&#249; accademico, meno spettacolare di quegli spettacoli che riporta alla luce, ma comunque come qualcuno che pu&#242; ben essere soggetto di un romanzo.
&lt;br /&gt;Loren D. Estleman prende, quindi, a modello Brownlow, gli cambia nome, dati anagrafici e collocazione temporale e lo trasforma in Valentino, il detective della celluloide protagonista di questo gustoso romanzo.
&lt;br /&gt;Valentino, che si tiene con orgoglio il nome uguale a quello della star del cinema d'un tempo, si muove, infatti, in un contesto universitario gi&#224; formalizzato, un mondo in cui l'idea di conservare le pellicole del passato non suona balzana e in cui il recupero di qualche pezzo di pellicola antecedente al triacetato &#232; degno preludio ad un corso di studi.
&lt;br /&gt;Contro l'andazzo hollywoodiano della memoria-zero del cinema, lui rappresenta, insieme a tutti i personaggi che gli ruotano intorno, l'idea rohmeriana della celluloide come marmo, capace di resistere al tempo.
&lt;br /&gt;Ma questa idea romantica convive anche con la consapevolezza relativamente nuova, che la pellicola &#232;, in realt&#224;, deperibile, pronta ad attraversare ben quattro stadi di decomposizione e sempre ad un passo da una combustione assolutamente non controllabile i cui effetti potrebbero essere devastanti. Insomma conservare il cinema pu&#242; essere dannoso non solo per la mente (alla lunga si perdono i contatti con il mondo vero), ma anche per la salute (brucia in una sola fiammata, parente stretta, com'&#232; della nitroglicerina).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Alla conservazione si unisce anche il problema della ricerca, resa viepi&#249; difficile dal fatto che molte pellicole son state riciclate nel tentativo di recuperarne l'argento in esse contenuto (lo stesso che dava al cinema muto quelo splendore fotografico mai pi&#249; replicato) e che dalla cellulosa son stati tratti tacchi di scarpe per signore.
&lt;br /&gt;Ma di Brownlow si prende non solo il personaggio, ma anche l'idea di un universo parallelo da mettere in scena. Il romanzo parte, infatti, dal ritrovamento (ahinoi, mai avvenuto) dell'edizione integrale di &lt;i&gt;Greed&lt;/i&gt; di Eric von Stroheim. E quale cinefilo non vorrebbe vivere in un mondo dove si possono vedere tutte e dieci le ore di questo capolavoro mutilato?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il romanzo &#232; del 1976, quindi ben lungi dalla rivoluzione digitale che tanto sta scompigliando le carte del nostro ultimo decennio anche in fatto di restauri. Alla lettura la pagina risulta quindi, un pizzico inattuale, ma anche squisitamente nostalgica. &lt;br /&gt;Valentino &#232; un personaggio bello e sfaccettato. Pi&#249; di quanto non si creda a tutta prima. E il romanzo convince non tanto nella ricostruzione del mondo hollywoodiano, popolato com'&#232; di tanti attori che non ce l'hanno fatta, quanto nei dettagli psicologici (bellissima la naturalezza con cui prende corpo la piccola storia d'amore tra il protagonista e Harriett) e nella ricchezza brillante dei dialoghi, fulminanti ed acidi al punto giusto.
&lt;br /&gt;Qualche nota di demerito va ascritta all'edizione italiana che qui e l&#236; tira fuori dal cappello qualche termine non esattamente filologico (&#8220;rimessa in scena&#8221; &#8220;copia di scorta&#8221;). Un peccato soprattutto nei confronti dell'enorme lavoro di documentazione che sta a monte ad un romanzo di questa fatta.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                &lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Autore&lt;/strong&gt;: Loren D. Estleman
&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Titolo&lt;/strong&gt;: &lt;i&gt;Hollywood detective&lt;/i&gt;
&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Titolo originale&lt;/strong&gt;: &lt;i&gt;Frames&lt;/i&gt;
&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Traduzione&lt;/strong&gt;: Clara Laurenzi (Revisione: Alessandro Gebbia)
&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Collana&lt;/strong&gt;: Extra
&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Editore&lt;/strong&gt;: Gargoyle Books
&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dati&lt;/strong&gt;: 208 pp, copertina brossura con alette
&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Anno&lt;/strong&gt;: 2011 &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Prezzo&lt;/strong&gt;: 16,50 &#8364; &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Isbn&lt;/strong&gt;: 978-88-89541-80-7
&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;webinfo&lt;/strong&gt;: &lt;a href=&quot;http://www.gargoylebooks.it/site/content/hollywood-detective&quot; class='spip_out' rel='external'&gt;Scheda libro sul sito Gargoyle&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                </content:encoded>
        

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Fiction Italia - Zodiaco: il libro perduto</title>
		<link>http://www.close-up.it/fiction-italia-zodiaco-il-libro-perduto</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.close-up.it/fiction-italia-zodiaco-il-libro-perduto</guid>
		<dc:date>2012-05-02T07:20:57Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Alessandro Izzi</dc:creator>
        <dc:subject>
        	
        		TELEVISIONE
            
       	</dc:subject>
            
        
		<description>Partiamo da un dettaglio minuto, che non esaurisce (n&#232; vuole farlo) l'opera nella sua interezza, ma che, secondo noi, ci aiuta ad entrare in uno snodo complesso delle produzioni televisive nostrane di cui si parla ancora troppo poco. Facciamo, quindi, un passo indietro e raccontiamo. Siamo in un albergo a gestione pi&#249; o meno familiare. Anonimo e caratteristico ad un tempo, lo gestisce la consueta impicciona di paese che tiene sempre gli occhi sul registro delle prenotazioni, ma di sottecchi (...)
        
        
        
        
        	-&lt;a href="http://www.close-up.it/televisione" rel="directory"&gt;TELEVISIONE&lt;/a&gt;
        
        
		</description>
        
        
         <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.close-up.it/local/cache-vignettes/L150xH101/arton7604-a4419.jpg&quot; width='150' height='101' style='height:101px;width:150px;' /&gt;
                &lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Partiamo da un dettaglio minuto, che non esaurisce (n&#232; vuole farlo) l'opera nella sua interezza, ma che, secondo noi, ci aiuta ad entrare in uno snodo complesso delle produzioni televisive nostrane di cui si parla ancora troppo poco. Facciamo, quindi, un passo indietro e raccontiamo.
&lt;br /&gt;Siamo in un albergo a gestione pi&#249; o meno familiare. Anonimo e caratteristico ad un tempo, lo gestisce la consueta impicciona di paese che tiene sempre gli occhi sul registro delle prenotazioni, ma di sottecchi controlla tutto. Non la pulizia degli avventori, ma gli amorazzi che potrebbero consumarsi tra i clienti, le storielle di pettegolezzo spinto tra le tende e gli asciugami freschi di bucato. &lt;br /&gt;E, in fin dei conti, questa Eva Gruber, commissario incaricato di indagare sulla morte in un misterioso incidente stradale di Ester, sorella gemella dello Zodiaco, il serial killer che uccise a profusione appena qualche anno prima, ci starebbe bene con Julian che dice a tutti di essere un professore ed &#232; in realt&#224; un agente di Scotald Yard che cerca sette sataniche e il perduto ultimo libro delle profezie di Nostradamus. &lt;br /&gt;Il pubblico &#232; gi&#224; dentro ad un pizzico di mistero. Non capisce bene perch&#233; e percome, ma gli indizi gli dicono che questi incontri tra Eva e Julian tanto casuali non sono, che qualcosa c'&#232; di mezzo, che qualche mistero deve essere chiarito. L'azione sprona a partire dal presupposto che nulla &#232; come sembra, che da qualche parte c'&#232; un codice da decifrare, un mistero da svelare. Cosicch&#233; questa storia dell'ennesimo incontro dei due nella hall dell'albergo proprio puzza un poco. Insospettisce anche Eva Gruber che, di sottecchi comincia a pensare all'occasione buona in cui infilarsi nella camera di lui per vedere cosa c'&#232; dentro ai suoi cassetti. Ed &#232; esattamente qui che casca l'asino! In mezzo a questo turbine di supposizioni, di mezzi non detti e di tanti sospetti, la fiction sente il bisogno di aprire una parentesi sulla proprietaria dell'albergo che sogghigna pensando &#8220;Son stata brava, li ho fatti mettere insieme!&#8221;
&lt;br /&gt;Questa pratica bassa di dare ad ogni personaggio, fosse anche il fattorino che ti porta la valigia in camera, un sospirato primo piano &#232;, ahinoi, un'abitudine pestifera delle fiction italiane, una piccola colpa di fondo al sapor di provincia che ci tiene lontani da un sospirato respiro internazionale.
&lt;br /&gt;Il problema non &#232; neanche in s&#233; la strizzatina d'occhio che in un genere come il &lt;strong&gt;polar&lt;/strong&gt; imparentato al &lt;strong&gt;thriller&lt;/strong&gt; ci sta tutto, ma sta nel fatto che &#232; un'interruzione incongrua nel muovere dell'azione, spezza il ritmo, la logica successione delle scene e delle supposizioni, introduce un elemento spurio di poca o nessuna utilit&#224; nello svolgersi dell'intreccio. &lt;br /&gt;Di questa prassi non possiamo, certo, dar la colpa al regista. Si tratta piuttosto del risultato di un'ingerenza produttiva, di un bisogno di far piacere che non &#232; solo della Rai, ma sta di casa anche in Mediaset. Quel che dispiace, semmai &#232; che a tanta brama di &quot;chiedere&quot; della produzione non sia corrisposta altrettanta brama di &quot;dare&quot; quando si &#232; trattato poi di trasmettere visto che questa fiction, Mamma Rai, l'ha nascosta in un cassetto due anni, l'ha poi scesa in campo timida, l'ha tenuta su una settimana e, quando ha visto che il pubblico restava sotto il milione e mezzo, l'ha declassata su &lt;strong&gt;Rai premium&lt;/strong&gt; che, salvo altri imprevisti, mander&#224; l'ultima puntata luned&#236; prossimo. &lt;br /&gt;In realt&#224; siamo partiti da questa scena minuta e piccola perch&#233;, nella sua ragion d'essere, essa tocca uno snodo importante per comprendere le difficolt&#224; critiche nell'analisi di un prodotto attualmente al traguardo della terza puntata e di cui dobbiamo scrivere adesso per questioni giornalistiche e non quando sarebbe pi&#249; opportuno a fiction completata. Il problema di &lt;i&gt;Zodiaco &#8211; Il libro perduto&lt;/i&gt;, viene, da questo punto di vista, reso solo pi&#249; evidente da queste piccole aperture di parantesi che in un prodotto meno &quot;di genere&quot; si noterebbero appena. Il fatto &#232; che l'opera in questione stenta a trovare il giusto equilibrio tra il necessario e l'accessorio, tra l'indizio rivelatore e la falsa pista. Non si capisce mai fino in fondo se l'intenzione di regia &#232; quella di limitarsi alla confezione bella di un prodotto dignitoso o se dietro ci siano ambizioni altre. Quando ragioni in termini attanziali, e quindi partendo dal presupposto che dietro tutto ci sia, prima di ogni cosa, la vocazione alla narrazione &quot;di genere&quot;, urti di fronte alla considerazione che per tutte le prime due puntate te ne stai l&#236; e non sai ancora bene qual &#232; la posta in gioco, chi ha ucciso chi e perch&#233; dovrebbe importartene qualcosa. Ma il clima di sospensione che prende il posto di quel racconto orientato delle indagini che ti saresti aspettato in un semplice giallo non &#232;, poi, abbastanza forte da diventare altro che atmosfera. Insomma le regole son rispettate, ma con parsimonia, come se qualcos'altro dovesse essere, di colpo, pi&#249; importante, ma cosa non lo capisci per davvero. &lt;br /&gt;A livello attanziale fatichi a definire un eroe, figurarsi a seguirne sino in fondo l'accidentato percorso verso la meta. Non hai, insomma, un oggetto di valore che ti indichi la direzione a tanti affanni. E questo avviene non per intorbidare le acque del racconto, ma per un'indecisione di fondo che non sembra risolversi mai del tutto. Per lungo tempo senti una distanza strana nei confronti dei personaggi che si colma solo quando si lascia il racconto e si entra nei personaggi di contorno che vivono, appunto, del loro essere di maniera. &lt;br /&gt;Dispiace per gli attori che un po' ci hanno creduto e per Zangardi, altrove interessante, ma il risultato annaspa nello stravizio televisivo di una ridente penisola che del thriller sa poco che farsene e non sa, quindi, forse neanche farlo per bene. Non ci riusciva, in fondo, neanche il dario Argento del periodo d'oro.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
                
                </content:encoded>
        

	</item>

</channel>

</rss>

