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Spoor

Pubblicato il 13 febbraio 2017 da Matteo Galli

VOTO:

Spoor

Nata nel 1948 Agnieszka Holland rappresenta un pezzo importante della storia del cinema (d’autore) polacco, avendo collaborato con Wajda, con Kieslowski, con Zanussi. Negli ultimi anni, come sanno benissimo i più informati, ha alternato cinema e televisione collaborando a serie televisive di grande richiamo come The Wire, House of Cards, The Killing, girando alcuni episodi. Il film, presentato alla Berlinale, dal brevissimo titolo Spoor, cioè “traccia” è in realtà tratto da un romanzo, tradotto anche in italiano, che ha un titolo invece assai più lungo (è una citazione tratta da William Blake) Guida il tuo carro sulle ossa dei morti, di cui è autrice una fra le più note e lette scrittrici polacche Olga Tokarczuk, di una quindicina d’anni più giovane della regista (il libro è tradotto in italiano da Nottetempo). La scrittrice ha collaborato in prima persona alla sceneggiatura. Si potrebbe ribattezzare il film Scene di caccia in Bassa Slesia, è infatti nella impervia e boscosa regione di Klodzko, al confine fra la Polonia e la Repubblica Ceca che si svolge l’intero film che, come nel film di Peter Fleischmann, racconta la violenza latente ed esplicita di una comunità sostanzialmente primitiva e malata dalla prospettiva di una outsider, una ex-ingegnera edile con una vita piuttosto avventurosa alle spalle che adesso si è ritirata in quelle lande, predicando il vegetarianismo, il rispetto assoluto per gli animali, praticando l’astrologia virata in direzione new age e dando anche una mano nella scuola elementare insegnando inglese. Un personaggio alquanto bizzarro di disperata umanità, che si trova ad essere testimone, ma forse non solo testimone, dell’uccisione di tutti gli odiosissimi personaggi titolari del potere all’interno della comunità: il capo della polizia, il padroncino sadico allevatore di volpi, il sindaco, il prete (che va pur detto nei film polacchi non manca mai), tutti appassionati cacciatori. Si tratta di omicidi uno diverso dall’altro, ma che recano tutti a loro modo le tracce di esecuzioni in cui giocano un ruolo degli animali. Lo spettatore è trascinato nella lunga e tortuosa detection che peraltro può avere un unico possibile esito, a meno di non propendere per un’ipotesi sovrannaturale che la protagonista nel corso dei suoi reiterati interrogatori presso le non brillantissime autorità investigative sembrerebbe addirittura suggerire. In questo universo rigorosamente manicheo, in cui i cattivi sono cattivi cattivi, la protagonista che si fa chiamare solo per cognome (Duszejko) si circonda di una piccola community, tre o quattro personaggi che sente a lei affini e che protegge, sposando le rispettive cause di emancipazione: una ragazza traumatizzata, maltrattata dal padroncino, un giovane informatico affetto da crisi epilettiche, un vicino di casa con una storia personale e politica alle spalle piuttosto tormentata e infine, conosciuto durante una delle frequenti escursioni en plein air, un entomologo della vicina Repubblica Ceca, una comunità che si ritroverà tutta, utopica e solidale, al termine del film che culmina appunto in uno happy end non esattamente convincente, anzi posticcio e consolatorio. Come, in fondo, non è convincente l’intero film molto costoso, (co-)prodotto senza badare a spese (peraltro dal summenzionato Zanussi) che si rivela un mix privo di saldature: da una parte un thrillerone qua e là televisivo, non privo di effettacci, con musica pompata al massimo, dall’altro un film che vorrebbe suggerire complessità: ellittico, corale, con struttura apparentemente logico-razionale (scandita dalle varie stagioni della caccia) e flashback immaginati, con vaghi riferimenti alle maledizioni storiche della regione in cui è girata. L’attrice è, innegabilmente, molto brava, si chiama Agnieszka Mandat, e insieme all’attrice congolese e a quella ungherese è decisamente in lizza per l’Orso d’Argento.


CAST & CREDITS

(Pokot). Regia: Agnieszka Holland sceneggiatura: Agnieszka Holland, Olga Tokarczuk fotografia:Jolanta Dylewska, Rafał Paradowski; montaggio: Pavel Hrdlička; interpreti: Agnieszka Mandat (Duszejko), Viktor Zborowski (Matoga), Miroslav Krobot (Boros), Jakub Gierszał (Dyzio), Patricia Volny (Good News); produzione: Tor Film Production, Varsaviaorigine: Polonia, Germania, Repubblica Ceca, Svezia, Slovacchia, 2017; durata: 128’.


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