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Venezia 75 - The Favourite - Concorso

Pubblicato il 31 agosto 2018 da Anton Giulio Onofri

VOTO:

Venezia 75 - The Favourite - Concorso

Dopo lo splendido Il sacrificio del cervo sacro, Yorgos Lanthimos prosegue il suo viaggio nel cinema internazionale (è difficile già da almeno tre titoli rintracciare nelle sue opere recenti una qualsiasi ‘grecità’, al di là dei riferimenti alla tragedia antica del film con Colin Farrell e Nicole Kidman presentato a Cannes nel 2017 e uscito in Italia lo scorso giugno) con The Favourite, un pastiche settecentesco nel quale scatena tutta la propria istrionica bulimìa cinematografica al servizio delle prospettive, degli spazi e delle profondità in interni ed esterni delle architetture dell’Inghilterra del XVIII secolo, popolate di una fauna colorita e variegata come quella di un giardino zoologico d’altri tempi, che dalla Queen Anne (l’ultima Stuart) all’ultima e più oscura delle sguattere della servitù esibisce un campionario reinventato e ricreato ispirandosi al nutritissimo catalogo pittorico e cinematografico di personaggi imparruccati, imbellettati e incorsettati nati dal pennello di William Hogarth, Arthur Davis, Thomas Gainsborough, Thomas Lawrence, Thomas Sandby e molti altri, inesaurita fonte per i costumisti e gli scenografi chiamati negli anni a ricostruire per il grande schermo la vita quotidiana nelle corti, nei palazzi e nelle campagne d’Europa durante il secolo che con la Rivoluzione Francese gettò le basi della futura società Occidentale. Com’è il Settecento di Lanthimos? Somiglia più a quello di Fellini e del suo Casanova, o al Barry Lyndon di Stanley Kubrick, al Drawghtman’s Contract di Peter Greenaway, all’Amadeus di Milos Forman, o alla Marie Antoinette di Sofia Coppola, per restare ai titoli più celebri? Un po’ a tutti e un po’ a nessuno, naturalmente, ma quello che appunto costituisce il neo (veniale, per carità) di The Favourite, presentato in concorso a Venezia 75, è proprio l’assenza di un colpo d’ala che aggiorni genialmente quanto finora il cinema aveva mostrato nel rappresentare il secolo di Handel, Mozart, Swift, e naturalmente Sade. Il regista di The Lobster ha evidentemente preferito concentrarsi sulle relazioni interpersonali che legano e costringono il trio delle sue protagoniste (oltre alla Regina Anna, la sua favorita di lunga data e forse addirittura amante Lady Sarah Churchill, e una new entry a Palazzo Reale, l’ambiziosa ‘parente di campagna’ Abigail) ad un gioco al massacro sottile, spietato, senza esclusione di colpi, per conquistare il favore e il cuore della sgraziata sovrana dalla salute compromessa. Nella spessa coltre di odio rancoroso e represso (anche sessualmente) che aleggia a corte, la macchina da presa di Lanthimos avanza per implacabili carrelli semicircolari e panoramiche a schiaffo, spesso adottando un marcato e claustrofobico grandangolo: la ferocia, la grettezza, la volgarità, l’ambiguità e il ridicolo della schiuma di ministri e lacchè emergente dai flutti del fiume in piena che travolge un trittico femminile di straordinari caratteri muliebri (Olivia Colman, già Regina Madre per il cinema ed Elisabetta II per la serie tv The Crown, è una Queen di scarsa avvenenza e appesantita dall’età che avanza; Rachel Weisz, amazzone, mascolina, è la granitica Lady Sarah; Emma Stone, peperina e brillante, è la campagnola Abigail) compongono l’affresco di The Favourite schiacciando il pedale di un grottesco schizofrenico e straniante che asseconda a meraviglia la veloce e graffiante sceneggiatura di Tony McNamara, concepita come una travolgente giga barocca, così come tutta barocca è la sapiente colonna musicale del film, che tuttavia accoglie anche sonorità di autori contemporanei e l’ottocentesco Quintetto per pianoforte e archi di Schumann, falso cronologico utilizzato, come già fece Kubrick con il Trio di Schubert in Barry Lyndon, come funebre memento per un mondo di lì a poco destinato a dissolversi per sempre. Forse deluso dalla modesta accoglienza de Il sacrificio del cervo sacro, Lanthimos ha qui opportunamente scelto di bandire ogni elemento di disturbante inquietudine (al di là di un coniglio torturato con un tacco a spillo, o i piccioni usati come bersaglio del tiro a piattello), e, lui greco, insieme al suo sceneggiatore australiano, si è sentito più libero di allontanarsi dalle consuete ricostruzioni rigorose e compassate della storia inglese, optando per modalità più aggressive e plateali, allo scopo di emulsionare con maggiore efficacia il trionfo di una cattiveria pura, istintiva, ferina, ed evidenziare somiglianze con certe attitudini comportamentali in ambito privato, pubblico e politico dell’evo contemporaneo.

È forse questo aver smussato il suo pruriginoso pungiglione, per risultare più gradito alle vaste platee del cinema mondiale e confezionare un film senz’altro portentoso ma più appetibile, che lascia un po’ di amaro in bocca ai fedelissimi estimatori di un autore che dell’eccesso, mai comunque compiaciuto e gratuito, ha sempre fatto il proprio marchio di fabbrica.


CAST & CREDITS

(The Favourite); Regia: Yorgos Lanthimos; sceneggiatura: Tony McNamara, Deborah Davis; fotografia: Robbie Ryan; montaggio: Yorgos Mavropsaridis; interpreti: Olivia Colman, Emma Stone, Rachel Weisz; produzione: Element Pictures, Scarlet Films; distribuzione: 20th Century Fox Italia; origine: Irlanda, Regno Unito, USA, 2018; durata: 120’


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