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Venezia 74 - The Shape of Water

Pubblicato il 2 settembre 2017 da Monia Manzo

VOTO:

Venezia 74 - The Shape of Water

The Shape of Water non è solo un film ma un manifesto dell’estetica cinematografica di Guillermo Del Toro, in cui coinfluiscono amore, violenza, conflitti e una palese evocazione della fiaba della Bella e La Bestia, con annessi e connessi che ci riportano agli studi fatti da Propp in un testo celeberrimo “Morfologia della fiaba”, che indubbiamente il regista messicano avrà preso in considerazione.
L’elemento marino, che per antonomasia costituisce una delle basi dei plot fiabeschi, anche in questo film affascina e ci riporta ad elementi ancestrali, in cui tutto fluttua in una dimensione di leggerezza e profondità.
La storia è ambientata durante la Guerra fredda, la protagonista, Elisa, una bellezza diversa dai soliti cliché: è muta e vive una vita scandita da ritmi ripetitivi; si ritrova spesso a vedere film in un cinema diroccato proprio sotto casa sua e a parlare con il suo vicino e amico, un grafico, omosessuale discriminato a lavoro.
La monotonia dell’esistenza della donna viene interrotta, quando improvvisamente a lavoro, un laboratorio scientifico di Baltimora, dove lei fa le pulizie, scopre un essere misterioso.
È da questo incontro che si scatena un interesse profondo per la “Bestia”, un anfibio metà animale metà uomo, catturato nelle acque sudamericane da uno spietato capo della sicurezza, Strickland, interpretato magistralmente da Michael Shannon, emblema di come la bestia non risieda nell’animale ma in uomo vestito di tutto punto in stile Armani e la cui battuta avvalora questa tesi: “un vero uomo lo si distingue dal fatto che si lava le mani prima e non dopo aver urinato”.
La vita di Elisa cambia radicalmente, il mostro squamato infatti risponde agli stimoli che lei gli propone, attraverso il cibo e la musica e tra loro inizia un dialogo fatto di gesti, codici, sguardi, per cui il normale codice linguistico, viene completamente ignorato, dimostrando che così come l’estetica possa essere un inutile contenuto, anche il linguaggio umano, è spesso privo di vero significato.
La fiaba d’amore si unisce in modo fluido ad una spystory degli anni ’60, senza mai risultare esagerata nelle sovrapposizioni narrative; tutto è condito da una scenografia perfetta, in cui le tinte gotiche vengono illuminate da rossi e verdi delle numerosissime scarpe di Elisa, evocativo di una femminilità non troppo repressa, ma inserita nei gesti quotidiani in cui là si intuisce masturbarsi nella sua vasca da bagno.
Il mostro tira fuori la sua parte erotica mancante, senza troppi moralismi Del Toro parla anche delle nostre perversioni, in maniera dolce e seducente, attingendo a piene mani dalla fiaba diventata un cult disneyano di tipo pedagogico.
L’attrice che interpreta Elisa, Sally Hawkins (pluripremiata per il film Happy go Lucky di Mike Leigh, che l’ha resa celebre) potrebbe essere definita l’incarnazione di una Amelie in salsa americana, una delle tante donne delle metropoli, che spesso incontriamo su un metro o in giro per i negozi, speciali nella loro anonimia, attente osservatrici, seppur distratte nelle loro azioni quotidiane.
La bellezza di questo personaggio ci coinvolge sin dalle prime scene e ci riporta ad un cinema degli anni ’60, attraverso l’utilizzo degli sguardi e del corpo, dei passi leggeri, della soavità del movimento delle mani, di uno stile volutamente elegante.
Anche il mostro anfibio, che grazie ai suoi poteri taumaturgici dona la parola a Elisa e guarisce le ferite, -come avevano testimoniato gli indigeni derisi dai militari- ci appare finalmente grazioso; i contatti dei corpi non risultano più ripugnanti nelle scene finali, in cui Elisa lo rapisce per salvarlo dalla vivisezione del perfido Strickland, tutto appare molto coinvolgente e gli eventi portano inevitabilmente alla fine del male, come in tutti gli schemi proppiani.

L’incubo di Del Toro, si trasforma in un onirismo mitologico, in cui gli amanti vengono cristallizzati per l’eternità in un abbraccio marino che racconta, attraverso la luce e i colori molto di più di ciò che avrebbe potuto raccontare un dialogo tra i protagonisti.


CAST & CREDITS

(The Shape of Water); Regia: Guillermo del Toro; sceneggiatura: Guillermo del Toro, Vanessa Taylor; fotografia: Dan Laustsen; montaggio: Sidney Wolinsky; musica: Alexandre Desplat; interpreti: Sally Hawkins, Michael Shannon, Octavia Spencer, Michael Stuhlbarg, Doug Jones, Richard Jenkins, Lauren Lee Smith, Nick Searcy, David Hewlett; produzione: Bull Productions, Fox Searchlight Pictures; distribuzione: 20th Century Fox; origine: USA, 2017; durata: 119’


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