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Cannes 2017 - The Square

Pubblicato il 21 maggio 2017 da Anton Giulio Onofri

VOTO:

Cannes 2017 - The Square

Dopo il tostissimo autoritratto della Russia firmato da Andrey Zvyagintsev con il suo Loveless, e il pasticciato Jupiter’s Moon dell’Ungherese Kornel Mondruczo che affronta con gusto barocco e grandguignolesco il dramma del suo paese corrotto e fascistizzante coinvolto nella tragedia delle popolazioni migranti, entrambi passati in concorso nei giorni scorsi, arriva a Cannes la nuova opera dello svedese Ruben Östland, vincitore due anni fa del Prix du Jury di Un Certain Regard con Force Majeure. The Square è un lavoro assai complesso e ambizioso, che nei toni di una satira algida e un po’ fashionable mette a nudo i punti deboli affiorati dopo tanti decenni di democrazia in Svezia, ma un po’ in tutta quell’Europa evoluta socialmente e moralmente, vittima tuttavia di quel ’pensiero debole’ che ne sta minacciando le fondamenta rendendone sempre più vulnerabili convinzioni e certezze. Da una parte si cede alla tentazione di cadere nella fascinosa ed elaborata macchina spettacolare organizzata da Östlund, nella perfezione di un impianto inventivo e registico di magistrale, consumata perizia. Poco a poco però, affiora il sospetto di un’artificiosità tanto esasperata quanto esasperante che trasforma la visione in un’esperienza faticosa e sgradevole, come se la consapevolezza della maestria del regista arrivasse a coincidere con quel complesso di superiorità degli europei prima coloni ed ora ’invasi’, che rischia di affossarli e distruggerli, e che è al centro delle pur nobili argomentazioni del film. Christian è il curatore di un museo d’arte contemporanea che ha programmato la mostra di un importante artista argentino. Una mattina, recandosi ad una riunione per pianificare la strategia di comunicazione dell’evento, subisce il furto del cellulare. La sua reazione scatenerà una serie di eventi che scomporrà pezzo per pezzo, mandandole in frantumi, tutte le sue sicurezze di intellettuale piacente e raffinato, sostenute da fragili e precarie impalcature di carta, proprio nel confronto con coloro che tutti stentiamo ancora a considerare come "ospiti", e che anzi continuiamo ad isolare e a considerare "intrusi". Tanta perfezione di messa in scena (precisione millimetrica nella scansione tempistica della spettacolarità di cause ed effetti, cura maniacale delle prestazioni attoriali dai protagonisti alle figure minori e di contorno - addirittura imbarazzante è la bravura di un ragazzino di 12 anni che risponde al nome di Elijandro Edouard – cura altrettanto ossessiva dell’impianto scenografico, studiato insieme all’architetto svedese Gert Wingårdh, esponente postmodernista del massimalismo nordico, che ha rivisitato in chiave futuribile il Palazzo Reale di Stoccolma) riesce a destare senz’altro ammirazione e tanta stima per un progetto che anche in questi dettagli rivela di puntare verso obiettivi molto, molto alti. Ma la sensazione di una progressiva caduta in una presuntuosa compiacenza distrugge poco a poco ogni sincerità di intenti (troppo ovvia e irrisolta, per quanto ben costruita e diretta, l’aggressiva performance al pranzo di Gala dello scimmiesco Terry Notary, lo stunt che veste la pelliccia di King Kong nel recente Skull Island, così come prosaici e grossolani risultano gli improponibili riferimenti all’Arte Contemporanea), con la complicità di una colonna sonora e marpiona (L’Ave Maria di Schubert performata da Yo Yo Ma in duetto con Bobby McFerrin…), che non mancherà tuttavia di procurare al film quei consensi che arridono a prodotti tanto furbi e ben confezionati. Garantito che un premio se lo porterà a casa, tra regia, sceneggiatura, e addirittura l’oro, se una Giuria tanto stramba come quella di quest’anno cascherà in una trappola così ben tessuta.


CAST & CREDITS

(The Square); Regia: Ruben Östlund; sceneggiatura: Ruben Östlund; fotografia: Fredrik Wenzel; montaggio: Ruben Östlund, Jakob Secher Schulsinger; musica: AA. VV.; interpreti: Claes Bang, Elisabeth Moss, Dominic West, Terry Notary; produzione: Plattform Produktion AB; origine: Svezia, Germania, Francia, Danimarca 2017; durata: 142’


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