Titanic (DVD)

Pubblicato il 10 settembre 2012 da Alessandro Izzi


Titanic (DVD)

Il Titanic è stato raccontato in mille modi.
Al cinema, ad ogni passaggio, non ha mai negato una vocazione al catastrofico mantenendo sempre salda la rotta rivolta all’affondamento, alle scialuppe in mare, all’orchestra che continua a suonare sul ponte anche se l’acqua arriva da tutte le parti.
Poi James Cameron, che sogna in grande ogni cosa che gli passa per la testa, ci ha visto un riflesso di specchio alla sua megalomania, che è anche quella, inconfessata, del mondo non solo hollywoodiano che gli gira intorno. E così, chiamati in giro un po’ di attori in gran spolvero e qualche troupe subacquea di quelle che lavorano nei documentari, ha fatto costruire un modellino in scala reale e ha pensato bene che il resto l’avrebbero fatto gli effetti digitali. Aveva una storia grande alle spalle: la consueta di “boy meet girl e non possono stare insieme”. L’ha tenuta per specchietto delle allodole e ci ha costruito intorno un mondo vero, di classi sociali reciprocamente impermeabili, di lavoratori sporchi di fumo e di gran dame e ha puntato tutta l’attenzione del suo film al momento in cui la nave sembra quasi uscir dall’acqua, protesa al folle volo della morte, per poi spezzarsi in due come i sogni di molti.
James Cameron aveva composto il grande affresco e in esso aveva messo tutto il possibile. Il suo sembrava ed è, sinora, il testo definitivo sul Titanic, ma il film, oltre che alla nave, sta attaccato ai suoi personaggi e ai mondi che rappresentano. Lo sfondo è composito, ma la storia una sola e finisce con il ferro che affonda tra i flutti.
Quando Julian Fellowes comincia a scrivere una miniserie televisiva sul Titanc per Jon Jones, in occasione delle commemorazioni del recente centenario, ha un’idea geniale per evitare il confronto col capolavoro di Cameron: portare lo sfondo in primo piano. Scrive una miniserie in quattro puntate e, quasi fatalmente, si accorge che ogni puntata è per una classe diversa. E c’è spazio pure per l’equipaggio in questo composito affresco che suona cubista per la sola ed ottima ragione che la logica lineare del racconto riparte ad ogni puntata.
Ogni episodio comincia, infatti, col varo della nave, col pubblico festante e l’ansia delle grandi occasioni. Ed ogni puntata finisce col Titanic che affonda nel freddo mare tra le grida delle vittime e il doloroso stare a distanza dei superstiti su scialuppe ancora troppo vuote. A cambiare tra un episodio e l’altro non è la vicenda, che tanto è pure già nota, ma lo sguardo. Una volta la nave la si racconta dal punto di vista dei camerieri, un’altra da quello dei conti e dei principi di prima classe. Una volta c’è la storia d’amore e un’altra volta c’è quella della famiglia che si sgretola sotto il peso dell’abitudine. In una puntata c’è lo stupore dell’amore che sboccia malgrado tutte le premesse, la volta successiva si racconta la difficoltà del chiedere perdono alla donna che si continua ad amare nonostante tutto.
La scelta è efficace soprattutto sulla lunga durata: nel microcosmo della nave che solca le acque, tutti i personaggi si incontrano tra loro e i loro incontri si ripetono fatalmente ad ogni puntata, come occasioni perdute e parole inascoltate. Ad ogni puntata come spettatori capiamo qualcosa di più perché il nostro punto di vista s’è fatto più largo, mentre quello dei personaggi, rimasto ristretto al loro hic et nunc di eterna solitudine, si riempie di tragedia da eterno ritorno.
Quel che Cameron aveva stretto come il corpetto che la povera Kate Winslet deve indossare trattenendo il respiro, si dipana come un arazzo intessuto di mare e buio nel tempo più ampio della serialità. Ma il materiale è lo stesso, le illusioni infrante fanno lo stesso rumore e l’idea che il mito di Icaro riviva in pagine di storia a noi più vicine ha lo stesso sorriso saturnino.
E il prodotto televisivo finisce per avere quasi la stessa profondità di quello cinematografico, anche se deve sognare più in piccolo. La televisione inglese ci riesce, perché, perché non potremmo provarci anche noi?

La qualità audio-video

Eccellente la resa del DVD edito da Dall’Angelo. Immagine pulita, colori ben equilibrati, neri abbastanza profondo ed una visione che si mantiene piacevole anche nei momenti luministicamente più difficili. Molto per un racconto che si svolge prevalentemente in una sola notte fatale.
Ottimo anche l’audio. Preferibile la traccia inglese per il notevole lavoro su accenti e strati linguistici differenti anche se il lavoro sui personaggi italiani (per inciso scopriamo il destino dei lavoratori italiani del Titanic lasciati ad affondare per via del pregiudizio sulla loro inaffidabilità ed inferiorità razziale) potrebbe, talvolta, strappare il sorriso.

Extra

Circa un’ora tra Backstage e interviste. Tutto interessante e meritevole di visione.


(Titanic); Regia: Jon Jones; interpreti: Ben Bishop, Glen Blackhall, Ruth Bradley, Dragos Bucur, David Calder, Jenna-Louise Coleman, Toby Jones, Will Keen, Maria Doyle Kennedy, James Wilby; distribuzione dvd: Dall’Angelo.
formato video: 1.77:1 Widescreen; audio: Inglese e italiano Dolby digital 2.0; sottotitoli: Italiano non udenti
Edizione in 2 dischi

Extra: 1) Backstage 2) interviste


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