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Todos lo saben

Pubblicato il 10 maggio 2018 da Anton Giulio Onofri

VOTO:

Todos lo saben

Con la più grande amarezza va registrata la delusione (la prima, e si spera l’ultima) al termine della visione del film scelto per l’apertura del 71º Festival di Cannes: Todos lo saben, del grande regista iraniano Asghar Farhadi (Una separazione, Il passato, Il cliente). In trasferta iberica nella soleggiata e sovraesposta Mancha con una coproduzione internazionale alle spalle (nella lista ci sono anche Raicinema e Andrea Occhipinti) e un cast di star conosciute ed amate dal pubblico di tutto il mondo come Penélope Cruz, Javier Bardem e Ricardo Darín, Farhadi risulta stavolta spaesato, demotivato, poco convinto. Evidentemente non ha rintracciato nel paesaggio spagnolo e nei volti troppo noti dei suoi pur volenterosi attori stimoli sufficienti per assecondare il proprio stile, solitamente teso come una corda di violino sul punto di spezzarsi, o vibratile come un fragile vetro percorso a intervalli da piccole, insinuanti scosse telluriche in grado di trasmettere nello spettatore disagio e crescente inquietudine. Eppure, come è sua consuetudine, l’ha scritta lui la storia di questa famiglia che per un matrimonio si riunisce nella casa ornata di vigneti dei parenti di campagna, con alcune geografie sentimentali alle spalle in apparenza serenemente risolte. Ma fin da subito, dopo una bella sequenza di titoli di testa che suggerisce l’idea di un cinema custode dell’immanenza senza tempo delle storie e delle vite che racconta girata all’interno della cella dell’orologio di un campanile (dove il meccanismo degli ingranaggi ricorda le pizze di pellicola che scorrono in uno di quei proiettori dell’ormai tempo che fu), le cose cominciano a non funzionare: si assiste ad una messa in scena blanda e piuttosto approssimativa per introdurci in un universo familiare che forse avrebbe potuto intrigarci con i volti scuri e incisivi dei magnifici attori iraniani dei precedenti film di Farhadi, ma che sui corpi e sulle espressioni dei fin troppo noti attori ‘occidentali’ risulta impostato, ingessato, troppo schematico e ai limiti della telenovellistica, cui nemmeno il dramma fosco che piomba all’improvviso sulla apparente letizia della famiglia riesce a conferire credibilità drammaturgica. Questo è, forse, il problema più grosso di Todos lo saben: se fosse stato un film ‘iraniano’, tutto sarebbe risultato più plausibile: ogni riferimento a ‘Dio’ di Ricardo Darín, per esempio, suonerebbe rispettabile in bocca a un contemporaneo cittadino di Teheran, mentre pronunciate dal laicissimo testimone feticcio del cinema di Pablo Larrain sono battute di sceneggiatura che il pubblico dei giornalisti ha accolto addirittura con perplesse risatine... Virata all’europea, insomma, la storia di Farhadi arranca tra impacci e forzature e brancola, cosa ben più grave per un regista conosciuto per le sue qualità di scatenatore di emozioni elettriche, nella noia. In una noia che non è solo della struttura e dei canoni narrativi, ma scaturisce direttamente dallo sguardo disorientato di un autore alle prese con una macchina produttiva che ha purtroppo ottenuto il risultato di smorzare, quando non spegnere fino all’estinzione, la fiamma autoriale del suo tocco.


CAST & CREDITS

(Todos lo saben); Regia: Asghar Farhadi; sceneggiatura: Asghar Farhadi; fotografia: José Luis Alcaine; montaggio: Hayedeh Safiyari; musica: Javier Limón; interpreti: Penélope Cruz, Javier Bardem, Ricardo Darín; produzione: Memento Films Production, Morena Films, Lucky Red; origine: Spagna, 2018; durata: 132’


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