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Venezia 76 - Il sindaco del rione Sanità

Pubblicato il 31 agosto 2019 da Anton Giulio Onofri

VOTO:

Venezia 76 - Il sindaco del rione Sanità

Chi frequenta il mondo della Lirica è abituato ad assistere ad allestimenti dei titoli del repertorio che, per diverse ragioni comprese tra le limitazioni del budget e l’eccentricità di registi particolarmente ‘creativi’, spostano l’epoca dell’azione raccontata nel libretto in epoche completamente diverse, con viva preferenza per la nostra tormentata attualità. Traviate, Sigfridi e Butterfly muoiono tragicamente nel parcheggio di un Autogrill, nella corsia di un ospedale del Bronx, o in una piattaforma petrolifera in mezzo all’Oceano. Nei casi più nobili, là dove l’intenzione è quella di evidenziare similitudini e parallelismi tra i tempi in cui quell’opera vide la luce e la nostra contemporaneità, l’esito è convincente e lo spettacolo può dirsi pienamente riuscito, al di là di qualche inevitabile e comprensibile rifiuto da parte del pubblico più ‘conservatore’. Il sindaco del rione Sanità è una celebre commedia che Eduardo De Filippo scrisse nel 1960 ispirandosi a fatti e personaggi reali degli ambienti della Camorra napoletana, ed è già stata oggetto di trasposizione cinematografica nel 1996, con l’omonimo film diretto da Ugo Fabrizio Giordani e interpretato da Anthony Quinn, che anticipava la vicenda agli anni ’40 del XX secolo. Mario Martone, invece, con gesto geniale e non privo di una forte valenza ‘politica’ venata della stessa ambizione utopistica che già fu di Eduardo, mette in bocca le battute della commedia del 1960 ai camorristi della Napoli odierna, e al posto di gessati, ghette e Borsalini, esibisce un’antologia di canotte, giubbini di pelle, rasature alte, orecchini, tatuaggi, stivaletti, jeans strappati e aderenti, rossetti carichi e femminilità procaci, pacchianeria d’arredamento di interni, l’intero corredo estetico, insomma, che abbiamo imparato a conoscere dai film e dalle serie televisive proliferate dal Gomorra di Matteo Garrone in poi. E nella attualizzazione di parole ed espressioni lasciate più o meno identiche al testo eduardiano, ancora più struggente è la statura che assume il personaggio di Don Antonio Barracano, boss ‘buono’ e ‘malgré lui’, inserito in un sistema malavitoso in cui si è ritrovato a crescere e a vivere, eppure con un’idea etica della legge forse troppo pragmatica per i codici, ma con una propria luminosa e lucida voglia di giustizia autentica. Tutto questo, innestato nel volto rotondo e infantile di un attore dalla virilità animalesca come Francesco Di Leva (molto più giovane del Barracano dell’originale), davvero concede il beneficio di quella speranza che già fu di Eduardo, e che Martone rilancia con la forza di un’invettiva morale ancora più perentoria nella sua riaffermazione contemporanea, in una Napoli livida e piovosa, nuovamente fotografata con l’originalità dello sguardo che abbracciò i vicoli e le strade di Morte di un matematico napoletano e L’amore molesto, stavolta esasperato dalla pasta e dalla qualità del digitale, la stessa dei filmini dei matrimoni e delle altre feste comandate prodotte dagli studi fotografici del circondario partenopeo. Non è, va ricordato, la ripresa di uno spettacolo teatrale: Il sindaco del rione Sanità di Mario Martone è un film a pieno titolo, ed è proprio nell’impostazione teatrale che Martone volontariamente non finge di mascherare che va rintracciata l’idea di un cinema fatto di innamoramenti istantanei e continui per le voci e i corpi delle dramatis personae, da inquadrare e seguire secondo geometriche gerarchie familiari, per sollecitare lo sguardo dello spettatore verso dettagli ravvicinati che scandiscono il flusso fluviale di una spirale che tutti avviluppa, mentre seduto a teatro godrebbe della scena da un’unica, globale angolazione. Un aggiornamento, questo compiuto da Martone, di un teatro come quello di Eduardo, forse ancora troppo vincolato alla presenza fisica del suo autore sulla scena o come ce l’hanno restituita le registrazioni televisive, che apre nuove prospettive e possibilità per allestimenti futuri con attori di nuova generazione non più spaventati di misurarsi e competere con il ricordo del Maestro. L’intero cast di questa versione cinematografica è orchestrato con la mano di chi sa affondarla nella lava pietrificata del palcoscenico di una città bullicante di energia vitalistica, bene o mal veicolata che sia, e fra tutti è d’obbligo ricordare almeno anche Roberto Di Francesco e Massimiliano Gallo, consapevoli come tutti gli altri di aver partecipato a una sfida etica che forse il cinema, anzi solo il cinema, oggi potrebbe vincere, senza la retorica delle cartoline e degli spot elettorali.


CAST & CREDITS

(Il sindaco del rione Sanità); Regia: Mario Martone; sceneggiatura: Eduardo De Filippo; fotografia: Ferran Paredes Rubio; montaggio: Jacopo Quadri; musica: Ralph P; interpreti: Francesco Di Leva, Massimiliano Gallo, Roberto De Francesco; produzione: Indigo Film, Rai Cinema, Malìa; distribuzione: Nexo Digital; origine: Italia, 2019; durata: 115’


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