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Venezia 76 - Joker

Pubblicato il 2 settembre 2019 da Anton Giulio Onofri

VOTO:

Venezia 76 - Joker

Se non si sapesse già che il Joker del titolo è colui che qualche anno dopo i fatti raccontati nel film diventerà uno dei più pericolosi nemici di Batman, il film di Todd Phillips espone fin dalle prime battute una dichiarazione d’intenti decisamente ambiziosa che tutto lo fa sembrare tranne che un cinecomics: la metropoli americana caotica e sommersa dall’immondizia dove un povero disgraziato con seri problemi di psicolabilità cerca di mettere insieme qualche soldo lavorando in strada vestito da pagliaccio ha lo stesso identico aspetto delle città di certo cinema USA degli anni ’70, conservandone sullo schermo la pasta densa e satura di colori sporchi e unta di umori e fetori che denunciano un degrado urbano e sociale da crisi economica galoppante: la Gotham City di Joker somiglia alla New York di Serpico o di Taxi Driver, ed è immersa in un’aura lugubre e grondante quel disagio che dopo il ‘68 il cinema a stelle e strisce politicamente impegnato ha più o meno vistosamente cercato di illustrare senza peli sulla lingua, in contrasto con il glamour e il lucore in technicolor dell’American Dream. L’assenza di qualsiasi patinatura da effetti speciali o elettronici che solitamente edulcorano – com’è giusto che sia – i fondali metropolitani dei cinecomics, produce un piacevole disorientamento e contribuisce ad alzare l’asticella della qualità di un film che sembra sfuggire ad ogni categorizzazione di genere. Arthur Fleck, il disadattato outsider come tanti altri bulloni schizzati via dai congegni del Capitalismo che fanno funzionare la società americana, ha il volto e il corpo scavato e deforme di Joaquin Phoenix, mai come stavolta messo a nudo con la malformazione ossea della sua spalla sinistra ostentata senza alcuna vergogna: è dalla fisicità malata e compromessa della sua tragica figura che pare prendere le mosse la regia di Phillips, che procede per crasi, squarci improvvisi, altrettanto repentini guizzi e cambi di luce, sfruttando la greve materialità del cemento, dell’acciaio, del ferro delle rotaie, e l’allucinata, espressionistica illuminazione notturna della città e dei suoi sotterranei. Il disagio mentale di Fleck non poteva trovare incarnazione più adatta della dolente maschera naturale di un attore agitato da un tormento che traspare nel suo sguardo disperato di angelo caduto, e nelle ambiguità delle movenze da animale ferito o in fuga perenne. Le situazioni da noir di cui Joker abbonda brillano di una coreografia e di una messa in scena di rara e insolita penetranza, per un blockbuster. Un cinema adulto, e anche piuttosto scopertamente politico: nell’America agli sgoccioli per colpa di una crisi economica tanto pesante da indurre alla rivolta una popolazione esasperata, imbastardita, istintivamente aggressiva e violenta (per quanto si sia nel 1981, come si deduce dai titoli dei film in programmazione nei cinema cittadini, tra i quali Blow Out di Brian De Palma, o Zorro Mezzo e Mezzo di Peter Medak) non è difficile riconoscere l’attualità di un Paese sempre più stordito dagli effetti dell’amministrazione Trump. In questo apocalittico scenario, allestito da Phillips con sorprendente maturità di tocco ed efficacia travolgente, il Male Puro che si annida nella follia di Arthur Fleck, per quanto educato fin da bambino a portare col sorriso gioia e amore al mondo, trova il terreno ideale per autorigenerarsi e proliferare. Ma in un mondo che calpesta i sentimenti, la tenerezza, la voglia di amare, sorridere e rispettare il prossimo, sconsolato, ossessionato dalla cronica mancanza di denaro e dalla compulsiva necessità di procurarselo, un mondo arrogante, cinico, affacciato sull’orlo di una dissoluzione irreversibile, un povero pagliaccio malato di mente non può che trasformarsi in un demone furioso e feroce, forzato alla risata dallo stesso morbo venefico che gli avvelena l’anima, approfittando della ribalta offertagli da un programma televisivo identico al David Letterman Show condotto da un paterno, bonario e straordinario Robert De Niro...

Insomma: roba seria. Serissima. Anni luce distante da quello cui ci hanno abituato finora i cinecomics, anche i più ambiziosi. Un grande spettacolo del disagio e del terrore contemporaneo che al termine della visione lascia addosso un gelo misto all’ansia di aver toccato quasi con mano un male così insidioso e strisciante. E soprattutto gran bel cinema americano.


CAST & CREDITS

(Joker); Regia: Todd Phillips; sceneggiatura: Todd Phillips, Scott Silver; fotografia: Lawrence Sher; montaggio: Jeff Groth; musica: Hildur Gudnadottir; interpreti: Joaquin Phoenix, Robert De Niro; produzione: Village Roadshow Pictures, DC Films; distribuzione: Warner Bros Italia; origine: USA, 2019; durata: 118’


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