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Feuchtgebiete

Pubblicato il 19 agosto 2013 da Filippo Baracchi

VOTO:

Feuchtgebiete

Da alcuni giorni sono usciti i primi (soliti) titoli sensazionalisti sui giornali italiani, definendo Feuchtgebiete/Wetlands il film "scandalo" di Locarno.
Feuchtgebiete/Wetlands non è un film "scandalo"; né per la cinematografia tedesca che è abituata da tempo a confrontarsi con tematiche scabrose (sesso, rapporti prematuri, droga etc., si veda film come Christiane F. oppure Elementarteilchen, tratti entrambi da libri), né per un prodotto internazionale dal momento che i temi non sono per nulla scabrosi (se consideriamo i confini ampliati da internet, che permettono di attingere a contenuti e immagini esplicite ben più scandalose).
Semmai Feuchtgebiete/Wetlands, tradotto letteralmente in italiano come Zone Umide, si può definire una pellicola disgustosa, adatta a stomaci forti e sicuramente da guardare cercando di andare oltre le immagini esplicite presenti nei centonove minuti. Molte e forse troppe, che alla lunga stancano e rischiano di respingere lo spettatore dallo schermo (anche per la noia).
La storia è veramente molto semplice: Helen è una adolescente anticonformista, che dopo la separazione dei suoi genitori, subisce una ribellione interiore che la porta ha compiere tutte le esperienze possibili sul proprio corpo per mettere proprio in discussione gli insegnamenti che ha ricevuto da piccola da parte della madre. Narrato in gran parte in prima persona, attraverso un flusso di coscienza continuo che riflette il disagio e il masochismo della protagonista, Feuchtgebiete/Wetlands è una riflessione appesa tra femminilità e corpo, tra limite e tabù.
Scritto dallo stesso regista, David Wendt assieme a Claus Falkenberg, è tratto dal romanzo omonimo di Charlotte Roche (scrittrice per la televisione nominata all’Adolf Grimme Preis, il più importante premio della televisione tedesca), primo bestseller tedesco numero uno di vendite online, poi anche entrato in vetta in classifica. Tradotto in ventotto paesi, eccetto l’Italia, a differenza del film, è costruito sul discorso in prima persona della protagonista.
La capacità immaginativa del regista ben si adatta ad un romanzo di per sé già difficile da mettere in scena. Forse l’eccessiva leziosità grafica e minuziosità descrittiva delle scene più "scandolose" (che subiranno una censura oppure un limite di età sulla pellicola all’uscita in sala) rischiano di far cadere la pellicola verso confini retorici (quasi da videoclip) e weird (forse sarebbe stata più adatta una donna alla regia), neutralizzando purtroppo la lunga riflessione sulla sessualità presente nel libro. Non è da mettere in secondo piano ciò che ha affermato la protagonista del film, l’attrice svizzera Carla Juri, durante la conferenza stampa di presentazione al Festival di Locarno, "Il regista ha avuto un gran coraggio a mettere in scena una storia del genere".
Infatti pellicole di questo tipo sono rare da vedere al cinema. Chissà se si uscirà in Italia?


CAST & CREDITS

(Feuchtgebiete); Regia: David Wendt; sceneggiatura: David Wendt, Claus Falkenberg; fotografia: Jakub Bejnarowicz; montaggio: Andreas Wodraschke; musica: Enis Rotthoff; interpreti: Carla Juri, Christoph Letkowski, Meret Becker, Axel Milberg, Marlen Kruse, Peri Baumeister; produzione: Rommel Film, ZDF/Das Kleine Fernsehspiel; distribuzione: The Match Factory; origine: Germania, 2013; durata: 109’; webinfo: [http://www.feuchtgebiete-film.de/] Proposta di voto: 3 stelle su 5


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