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Zemanlandia & Due o tre cose che so di lui

Pubblicato il 3 agosto 2012 da Annalaura Imperiali


Zemanlandia & Due o tre cose che so di lui

In apparenza freddo come il ghiaccio; in realtà palpitante come un cuore in corsa. Zdeněk Zeman ha cambiato le sorti del mondo calcistico con la propria preparazione degna della Serie A e con un’indicibile voglia di sperimentare senza mai stancarsi.

Tutto questo viene raccontato da due ironici documentari della durata di circa cinquanta minuti ciascuno. Zemanlandia, il primo, vive grazie alla potenza memorialistica del regista Giuseppe Sansonna: raccogliendo la più lunga intervista mai rilasciata dall’allenatore boemo, che si configura al contempo come la cronaca dell’ascesa del primo “Foggia dei miracoli”, la tenacia di Zeman viene illustrata a suon di sguardi e di poche parole soprattutto grazie alle testimonianze di chi rese leggendaria la squadra e la sua marcatura a zona nei primi anni Novanta. Da Beppe Signori a Gigi Di Biagio, passando per il presidente partenopeo Don Casillo, a Roberto Rambaudi, Maurizio Codispoti e tutti gli irriducibili tifosi che si sono fatti perenni accompagnatori di questa passionale avventura.

In Due o tre cose che so di lui, che ripercorre la seconda esperienza di Zeman al Foggia, nonché un vero e proprio divenire delle modalità d’allenamento di Zeman studiato nel farsi del gioco del calcio, Sansonna a distanza di qualche anno decide di proporre un vero e proprio “aggiornamento” documentaristico relativo alla stagione 2010/2011. L’arco temporale è quello che si inserisce prima dell’approdo al Pescara e prima del secondo miracolo e del ritorno alla Roma di Francesco Totti.



<< Sembrava Clint Eastwood diretto da Kaurismaki – ricorda il regista Giuseppe Sansonna che al Kino Village, nell’ambito dell’organizzazione estiva di “Roma Vintage”, ha presentato di persona i due documentari da lui diretti - mentre stringeva gli occhi da capo apache su di me. Per rievocare la vicenda del “Foggia dei miracoli” ho rinunciato all’intervista classica e ho collocato il boemo e il patron Casillo sull’ampio divano di un salotto pariolino. Un set che mi ricordava il finale di C’era una volta in America, sede del dialogo decisivo tra Noodles e il senatore Bailey. Due vecchi amici che si confrontano sulle opposte aspettative esistenziali: nulla di più, nulla di meno. La formula funzionava. Casillo tracimava corpulento sul divano, stretto nella sua mise scorsesiana: giacca e cravatta nera, camicia bianca con iniziali ricamate, scarpe lucide. Zeman, immoto e composto, lo osservava con divertita perplessità, con il suo solito contegno da levriero annoiato.
Nel secondo documentario ho spesso ripreso solo la panchina – sottolinea Sansonna - disinteressandomi al gioco, fin troppo visibile, documentato da tanta televisione. Ho lasciato come unico sfondo sonoro una concitata radiocronaca locale. La panchina zemaniana, inquadrata in lunghi piani sequenza, si è rivelata un microcosmo ricco di sfumature. >>


Un microcosmo da cui attingere a piene mani gli insegnamenti di un Mister sottili come le pieghe di una roccia assottigliata da anni di erosione e formidabili come la filosofia del vivere senza aspettarsi un futuro tra i primi della Terra.


1) (Zemanlandia) – 2) (Due o tre cose che so di lui) Regia: Giuseppe Sansonna; soggetto: Giuseppe Sansonna; produzione: Showlab in collaborazione con Fly Film; origine: Italia (soprattutto Foggia), 2009 - 2012; durata: 55’ – 51’.


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